Valutare lo sviluppo
Siamo in un periodo che viene definito di crisi. La crisi riguarda gli aspetti economici della nostra società. Chissà perché quando l’economia va male diciamo che “siamo in crisi” e ci strappiamo i capelli, ma quando la politica ed il senso civico dei cittadini sono sotto zero non ci preoccupiamo così tanto.
Allo stesso modo abbiamo il vizio di considerare lo sviluppo economico. O peggio la crescita economica, come l’obiettivo del nostro sistema paese. Siamo contenti se cresce il PIL e tristi se diminuisce.
Io credo che questo modo di pensare sia folle e sia un simbolo della decadenza della nostra società.
Sappiamo bene che il PIL misura il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un determinato contesto (Italia) in un determinato periodo (1 anno). Nulla ci dice invece rispetto a che cosa si produce e si vende: l’aumento del PIL può derivare sia dalla costruzione di un nuovo ospedale che da un terremoto che produce migliaia di morti; sia dall’insegnamento dell’educazione civica che dalla costruzione di armi di sterminio di massa.
Siamo nel 2008, siamo andati sulla luna, costruiamo computer potentissimi e mezzi di trasporto superveloci. Possibile che usiamo ancora un indice di sviluppo così grezzo? Possibile che non abbiamo strumenti realmente in grado di valutare se stiamo andando in meglio o in peggio?
Negli anni 80 l’ONU si pose il problema e nel 1990 l’economista pakistano Mahbub ul Haq realizzò l’HDI (Human Development Index, cioè l’Indice di Sviluppo Umano) che associava ai dati economici anche dati relativi alla sanità e all’istruzione.
Se consideriamo la classifica dei paesi con il PIL pro capite più alto (dati del 2007), in testa troviamo il Qatar, Gli USA sono al 6° posto e l’Italia al 26°. Considerando la classifica basata sull’ISU (dati 2005) invece il Qatar è al 35° posto, gli USA sono al 12° e l’Italia è al 20°. La differenza è quindi sostanziale.
Vi sono però anche numerosi aspetti della nostra vita e della nostra economia che non sono presi in considerazione dall’ISU e che invece sono assolutamente rilevanti per il benessere nostro e delle successive generazioni: la sostenibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale1.
Faccio un esempio: se a Scorzè (VE) usano l’acqua in bottiglia proveniente da Geraci Siculo (PA) e a Geraci usano la San Benedetto di Scorzè (VE):
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il PIL si accresce del viaggio in autostrada, dell’uso del carburante, della produzione della plastica, dei costi di smaltimento dei rifiuti, degli stipendi degli operai e dei manager, degli autisti, del casellante, ecc.
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L’ISU rimane indifferente non essendoci in ballo istruzione o sanità
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io mi incazzo.
Vorrei invece, (in attesa di cessare i comportamenti demenziali quali quelli dell’acquisto dell’acqua in bottiglia sopra descritti) un indice che di fronte a questi comportamenti desse valore negativo. Chiedo troppo?
1http://www.ofm-jpic.org/otherjpic/other/capacedifutur.html



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aprile 19, 2009