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	<title>RICOSTITUENTE</title>
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	<description>Contro l'apatia politica e sociale.    Posologia: lettura quotidiana</description>
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		<title>RICOSTITUENTE</title>
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		<title>Quando il leone raggiunge la gazzella&#8230; è troppo tardi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 15:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ricostituenti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009 (poi convertito in legge il 23 aprile 2009, l. n. 38) ha introdotto un “nuovo” reato in Italia: lo stalking. “Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un&#8217;altra persona, perseguitandola ed ingenerando stati di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=941&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009 (poi convertito in legge il 23 aprile 2009, l. n. 38) ha introdotto un “nuovo” reato in Italia: lo stalking. “Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un&#8217;altra persona, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata” (fonte: Wikipedia). Il termine utilizzato è decisamente appropriato: lo stalker è un predatore, che si apposta e pianifica inseguimenti, azioni minatorie, diffamazioni, violenze. È colui che aspetta per ore sotto casa, che segue furtivamente, che telefona ad ogni ora, che controlla, che insulta. E che fa paura.</p>
<p>Le modifiche che questo decreto legge apporta al codice penale sono molto importanti. In primo luogo perché conferiscono la giusta importanza a comportamenti apparentemente non gravi quali telefonate, pedinamenti, ecc… ma che sono, in realtà, veri e propri atti persecutori e che, in moltissimi casi, sono l’anticamera di comportamenti violenti, abusi e omicidi: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l&#8217;incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa” (fonte: Ministero dell’Interno).</p>
<p>Un secondo elemento positivo, è l’introduzione dell’Ammonimento: “(…) la persona offesa può esporre i fatti all&#8217;autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell&#8217;autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l&#8217;istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. (…). Il questore valuta l&#8217;eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. (…)” (fonte: Ministero dell’Interno).</p>
<p>Un grande passo avanti è stato indubbiamente fatto, anche se ancora non riesco a credere che tutto ciò sia stato possibile solo nel duemilanove (!!!!), dopo migliaia di casi finiti in tragedia, ed ettolitri di lacrime versate dalle vittime e dalle loro famiglie. <a href="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/munch_l27urlo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-942" title="munch_l%27urlo" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/munch_l27urlo.jpg?w=236&#038;h=300" alt="Munch" width="236" height="300" /></a>Questa legge riconosce, finalmente, la gravità delle persecuzioni a cui milioni di donne (e pochissimi uomini) sono soggette quotidianamente. Le forti implicazioni psicologiche nelle vittime degli stolker si protraggono anche per tutta la vita.</p>
<p>Ma ci sono ancora molte questioni da risolvere. L’attuazione della nuova legge è ancora largamente insufficiente per arginare questo drammatico problema sociale e ne sono dimostrazione tutti i casi in cui persone denunciate di stalking riescono comunque a ledere la loro vittima (ultimo episodio raccontato dai giornali solo qualche giorno fa a Pescara) o, una volta scontata la pena, ricominciano la loro attività oppressiva.</p>
<p>Secondo i dati della polizia di stato, da aprile 2009 ad oggi sono state arrestate 520 persone e ne sono state denunciate 2.950. Come mai solo un quinto (circa) delle denunce hanno portato all’arresto?</p>
<p>La risposta che mi sono data è molto semplice: è difficilissimo accedere a strumenti, far avviare le indagini, ottenere davvero una tutela finché non accade qualcosa di grave (a meno che la vittima non sia una persona famosa, o ricca o un politico &#8211; perdonate la vena polemica …). È più facile sentirsi elargire consigli banali (“se teme di essere seguita giri più volte attorno ad una rotonda” … “si prenda lo spray al peperoncino” … “tolga il numero dall’elenco telefonico”) che ottenere la vera e propria apertura di un caso.</p>
<p>La speranza è che questa nuova legge tenga sempre alta l’attenzione e la discussione su questo crimine e che, prima o poi, ogni vittima possa ottenere giustizia prima di essere raggiunta dal leone.</p>
<p>Ilaria</p>
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		<title>POETI</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 12:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerioozu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_933" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/isabella.jpg"><img class="size-full wp-image-933" title="Isabella Leardini" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/isabella.jpg?w=200&#038;h=320" alt="Isabella Leardini" width="200" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Isabella Leardini</p></div>
<p><a href="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/aldamerini.jpg"></a>Ho appena finito di leggere “Il miele del silenzio – Antologia della giovane poesia italiana”, a cura di Giancarlo Pontiggia, Interlinea editore. Sono 18 poeti nati fra il 1970 e il 1981. E’ utile leggere un’antologia di poesia perché è l’unica possibilità di entrare in contatto con autori che altrimenti rimarrebbero nell’ombra. Della poesia, infatti, non parla nessuno (molti però, si dice, scrivono poesie, ma questa è un’altra storia). Capita sempre, poi, di trovarne qualcuno, nel gruppo, particolarmente affine alla propria sensibilità. In quest’antologia per me ce ne sono quattro, li segnalo: Maurizio Marota, Isabella Leardini, Matteo Munaretto e Pietro Montorfani. Pontiggia segnala che a differenza dell’antologia che lui stesso curò nel 1978 (“La parola innamorata”), dove i poeti di Milano, perché lì nati o residenti, erano più della metà dei diciassette selezionati, in questa ci sono solo due poeti su diciotto che risiedono a Milano, e l’unico che ci è nato oggi vive a Riccione. E non solo Milano, ma tutte le grandi città sono assenti da quest’antologia. Verrebbe da chiedersi perché. Il curatore della raccolta fa quest’ipotesi, che “la poesia si è accampata, negli ultimi decenni, come un’esperienza di frontiera e di resistenza, ma un’esperienza troppo sottile e rarefatta, e forse poco spendibile (per lo meno in tempi brevi) in un universo saturo e sovreccitato com’è quello delle grandi città”. Mentre scrivo, il rumore del traffico fuori, sulla strada, mi urla che è così! La poesia avrebbe bisogno di silenzio, quiete, raccoglimento: tutte cose che a Milano non si trovano.</p>
<div id="attachment_934" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/aldamerini1.jpg"><img class="size-full wp-image-934" title="Alda Merini" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/aldamerini1.jpg?w=280&#038;h=233" alt="Alda Merini" width="280" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Alda Merini</p></div>
<p>E proprio il primo novembre, giorno di Ognissanti, Milano ha perso la sua più grande poetessa: Alda Merini. Viveva sui Navigli. Io l’avevo scoperta una quindicina d’anni fa, per sbaglio, comprando un suo libretto pensando che fosse di un’altra poetessa (Amelia Rosselli). Era “Ipotenusa d’amore”, il libretto. Mi è piaciuto talmente tanto che ho subito comprato anche “La presenza di Orfeo”. In seguito assistetti ad una sua lettura di poesie, al Teatro delle Maddalene, a Padova. Lei era magnetica e affascinante. Ai suoi funerali, funerali di Stato, in Duomo a Milano, c’erano moltissime persone. E’ un segno di speranza.</p>
<p>Valerio</p>
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		<title>IL FILM: GLI ABBRACCI SPEZZATI (LOS ABRAZOS ROTOS, 2009)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 17:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulianosq</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Almodóvar]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho visto l&#8217;ultimo lavoro di Pedro Almodóvar, Gli abbracci spezzati, qualche settimana fa. Non sono un grande ammiratore dei suoi film ma ero curioso di vederlo dopo averne sentito parlare nelle recensioni. E devo dire che non mi ha deluso.
Con Gli abbracci spezzati il regista torna al tema del cinema nel cinema: la struttura del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=922&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><div id="attachment_924" class="wp-caption alignleft" style="width: 105px"><img src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/locandinalar.jpg?w=95&#038;h=140" alt="La locandina del film." title="locandinaLAR" width="95" height="140" class="size-full wp-image-924" /><p class="wp-caption-text">La locandina del film.</p></div>Ho visto l&#8217;ultimo lavoro di Pedro Almodóvar, <i>Gli abbracci spezzati</i>, qualche settimana fa. Non sono un grande ammiratore dei suoi film ma ero curioso di vederlo dopo averne sentito parlare nelle recensioni. E devo dire che non mi ha deluso.</p>
<p>Con <i>Gli abbracci spezzati</i> il regista torna al tema del cinema nel cinema: la struttura del film è imperniata sulla realizzazione di un lungometraggio in cui tutti i protagonisti sono coinvolti. Di più, l&#8217;intero film è un susseguirsi di citazioni e rimandi, prima di tutto ai film di Almodóvar stesso. La scena dell&#8217;incendio e la vicenda del gazpacho, che ricorderete da <i>Donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi</i>, appaiono direttamente nel film che i protagonisti stanno realizzando.</p>
<p>Il modo in cui la storia è narrata è insolito: Almodóvar comincia in mezzo all&#8217;azione, ambientata ai tempi nostri, per poi scoprire attraverso una serie di flashback l&#8217;antefatto (avvenuto nei primi anni Novanta) e infine svolgere il finale. Tuttavia questo complicato espediente narrativo viene utilizzato con grande abilità dal regista. Non c&#8217;è mai confusione tra i diversi piani del racconto e l&#8217;identità dei personaggi appare sempre credibile e ben delineata.</p>
<p>La storia principale al centro del film può essere descritta semplicemente come un triangolo tra l&#8217;attrice Lena (Penelope Cruz), il produttore molto più anziano di lei (José Luis Gómez) e il regista (Lluís Homar). I toni principali sono quello dell&#8217;amore passionale e un registro comico riuscitissimo. Voglio solo citare, per darvi un&#8217;idea, le sequenze divertentissime in cui il figlio omosessuale del produttore è costretto a seguire l&#8217;attrice sul set del film dal padre con la scusa di girare un documentario sulla realizzazione da distribuire con il dvd. La scelta di questo stesso tema propone una riflessione sullo stato attuale del cinema. Ogni sera il produttore geloso esamina il materiale sequenza per sequenza con l&#8217;aiuto di un&#8217;assistente ingaggiata per leggere il labiale dei due amanti.</p>
<p><i>Gli abbracci spezzati</i> procede, un po&#8217; troppo lentamente forse, a svelare gli interrogativi posti dal susseguirsi di scene nel presente e flashback. Per esempio, il regista è uno scrittore cieco nel presente ma appare chiaro allo spettatore che egli deve aver perso la vista dopo le vicende raccontate al passato. Da metà film in poi si intuisce che la chiave interpretativa sta nell&#8217;incidente a cui tutto l&#8217;impianto narrativo ci prepara, scena per scena.</p>
<p>Mi sento di dire che, appunto per l&#8217;alternarsi di registri così diversi tra loro, il copione sembra richiedere una prova estremamente impegnativa agli attori, soprattutto alla protagonista femminile. Da questo punto di vista, Penelope Cruz mi è sembrata davvero convincente, uno strumento perfetto nelle mani del regista per raccontare la storia di una donna attraverso due decenni.</p>
<p>In conclusione, raccomanderei a tutti di andare a vedere <i>Gli abbracci spezzati</i>. Credo che ogni spettatore possa trovare in questo film qualcosa di gratificante, forse la storia dei personaggi, forse la qualità del lavoro o ancora la riflessione critica e piena d&#8217;affetto al tempo stesso sul mondo del cinema.</p>
<p>Giuliano</p>
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		<title>IL SORRISO SOVIETICO</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 21:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcos0974</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sto leggendo Buonanotte signor Lenin, di Tiziano Terzani: la cronaca del viaggio che fece il giornalista tra l’agosto e l’ottobre 1991 nelle repubbliche dell’Unione sovietica che andava sciogliendosi proprio in quei giorni. Non voglio raccontarvi le avventure cui va incontro il nostro eroe, grande giornalista di viaggi, di guerre e di Asia morto nel 2004. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=911&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sto leggendo <em>Buonanotte signor Lenin</em>, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Terzani">Tiziano Terzani</a>: la cronaca del viaggio che fece il giornalista tra l’agosto e l’ottobre 1991 nelle repubbliche dell’Unione sovietica che andava sciogliendosi proprio in quei giorni. Non voglio raccontarvi le avventure cui va incontro il nostro eroe, grande giornalista di viaggi, di guerre e di Asia morto nel 2004. Voglio invece soffermarmi su alcune considerazioni che ci offre sul tipo di uomo sovietico.</p>
<div id="attachment_914" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><img class="size-medium wp-image-914" title="Tiziano Terzani" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/tizianoqq3.jpg?w=195&#038;h=300" alt="Tiziano Terzani" width="195" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tiziano Terzani</p></div>
<p>I teorici (e pratici) del comunismo ritenevano che a seguito di un periodo di transizione si sarebbe riusciti a creare una società con un nuovo tipo di uomo non affetto da qualità quali l’egoismo, la diffidenza e la volontà di sopraffazione. Un uomo generoso, quindi, che opera in una società in cui lo sfruttamento e il male sono solo ricordi.</p>
<p>In questo suo viaggio Terzani ci ricorda che la realizzazione concreta (quantomeno asiatica) del socialismo ha portato alla creazione di uomini e donne passivi e diffidenti, inoperosi e inefficienti, tristi persone che abitano luoghi tristi.</p>
<p>Il regime sovietico era fondato sulla menzogna, il Partito che doveva creare e difendere un sistema che non esisteva in terra, riscriveva la storia, creava miti, diffondeva “verità ufficiali” mentre limitava le libertà individuali. Le politiche di pianificazione economica alla lunga non sono riuscite a soddisfare i bisogni delle persone e regnava quindi una povertà diffusa (salvo per i quadri del partito, ovviamente).</p>
<p>Terzani si immaginava che il fallito colpo di stato del ‘91, lo smantellamento del partito e quindi il sostanziale crollo dell’URSS avrebbero provocato enormi sconvolgimenti in tutti i territori dell’Unione, che gli uomini si sarebbero affrettati a godere della libertà a lungo negata, ma ciò non è accaduto. Le persone non si facevano illusioni sul futuro e nemmeno sul presente e quindi: non sarà l’informazione (ma sarà vero?) che è caduto il comunismo a farci mettere in agitazione. Attendiamo e vediamo se non sia un&#8217;ulteriore gioco dei potenti, bisogna comunque pensare alla cena…</p>
<p>Rispetto alla bellezza: “Vado all’Aeroflot a vedere se da qui c’è un modo per andare in Armenia.  Debbo aspettare per mezz’ora il mio turno dinanzi a uno sportello affollato e faccio un gioco con me stesso. Chiudo gli occhi. Mi volto in una direzione e guardo. C’è un dettaglio piacevole? Una faccia sorridente?  Mai. Ogni volta che riapro gli occhi non vedo che tende piene di patacche, buche nel pavimento, muri sbrecciati, cartelli mezzo rotti, cumuli di sporcizia e gente affaticata, mal vestita, sporca, adombrata.”</p>
<p>Rispetto all’efficienza: se avevi bisogno di telefonare, potevi prenotare la chiamata nel locale ufficio postale con la relativa coda di ore. Poi, se per caso le linee funzionano, si attende. Una volta Terzani prenota una chiamata e gli dicono non prima delle 4 del mattino. Così la mattina presto lui scende dalla sua camera d’albergo e va al telefono solo per scoprire che avevano sbagliato a comporre il numero, quindi … riprovi domani!” . “Se Mosca avesse mai deciso di lanciare un attacco contro l’Occidente, all’ultimo minuto sarebbe caduta la linea telefonica con cui dare l’ordine, sarebbe mancato il generale con le chiavi degli arsenali e il primo missile sarebbe ricaduto sulla testa di quelli che lo avessero lanciato.&#8221;</p>
<p>Rispetto al sorriso: gli uffici, i negozi, gli alberghi, le istituzioni sono gestite da membri del partito, prevalentemente di nazionalità russa anche nelle altre repubbliche. In quei posti ti chiedono con diffidenza chi sei, cosa fai, perché vuoi fare quelle cose, ecc. Senza mai il sorriso.</p>
<p>E’ capitato anche a me di essere a San Pietroburgo (ex Leningrado) nel 1998 e di aver notato che se entravi in un negozio i commessi o le commesse non ti badavano. Come se tu non esistessi. Se poi riuscivi ad attrarre la loro attenzione sicuramente non ti sorridevano. All’università ci avevano anche spiegato che… si usa così. La cultura russa è in un certo qual modo malinconica&#8230; Però nel libro di Terzani emerge che non sono solo i russi, ma anche i turkmeni, gli uzbeki, i siberiani ecc. Che abbia a che fare col socialismo?</p>
<p>A questo proposito ricordo che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dovlatov">Sergej Dovlatov</a>, nel suo libro <em>Straniera</em>, fa dire ad emigrata russa in USA: “Mentre i russi soffrono e si lamentano senza sosta, gli americani sono fatti in modo diverso. La maggior parte di loro sono ottimisti per principio…” “L’America ama i forti, i belli e gli arroganti. Questo è il paese delle persone attive e perseveranti. Gli americani disprezzano all’unanimità i perdenti.&#8221;</p>
<p>Quando ero a San Pietroburgo mi era capitato di aver bisogni di cannucce per bibite. Trovatele voi se siete capaci! Io girai tutta la città e le trovai solo da McDonald&#8217;s&#8230; assieme all&#8217;unico sorriso <em>in town</em>.</p>
<p>Marco</p>
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		<title>VIA DELLA CROCE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 10:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tommasopoliti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Dalle traduzioni del testo in francese della recente sentenza della Corte europea dei diritti Umani che condanna lo Stato italiano per la vicenda relativa al Crocefisso nelle scuole sembra che i giudici abbiano individuato la violazione dei diritti della  ricorrente e dei suoi figli nel fatto che «lo Stato è tenuto a conformarsi alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=905&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dalle traduzioni del testo in francese della recente sentenza della Corte europea dei diritti Umani che condanna lo Stato italiano per la vicenda relativa al Crocefisso nelle scuole sembra che i giudici abbiano individuato la violazione dei diritti della  ricorrente e dei suoi figli nel fatto che «lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione pubblica perchè studenti di tutte le religioni o atei sono obbligati a seguire le lezioni e lo scopo della scuola è di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente»<br />
Dal punto di vista giuridico attendo di poter leggere una traduzione ufficiale in italiano, mi limito quindi ad esprimere liberamente alcuni pensieri.<br />
La mia fede, sempre vacillante, ha trovato e trova qualche sicurezza proprio nella figura emblematica del Cristo storico.<br />
Dovendo, per indole, appigliarmi ad argomenti che mi sembrano razionali anche con riferimento alla dimensione religiosa, ho trovato sempre estremamente “tranquillizzante” la proposta del cristianesimo di “adorare” un simbolo rappresentato da un uomo crocefisso.<br />
È una proposta che svincola il concetto di divinità da quello di potenza, assolutezza cui la stessa tradizione religiosa ci aveva abituato e lo lega alla mitezza, al sacrificio, alla sofferenza.<br />
Razionalmente quindi è un simbolo che rovescia il normale modo di atteggiarsi rispetto alle cose del mondo e dovrebbe, tra l&#8217;altro, costituire un antidoto potentissimo verso qualsiasi forma di imposizione della scelta religiosa sottostante.<br />
In quest&#8217;ottica ovviamente dovrebbe essere del tutto incomprensibile come una immagine -che in realtà costituisce un “non simbolo” &#8211; possa turbare l&#8217;altrui coscienza nei termini indicati dal ricorso (semmai il turbamento dovremmo provarlo noi cristiani ogni volta che rivolgiamo lo sguardo a questa icona della sofferenza e che dovrebbe spingerci a parametrarci con quella scelta esistenziale nella nostra quotidianità)<br />
Però la realtà è diversa: se l&#8217;effige di un uomo/dio crocefisso e morente è vissuta da taluno come una prevaricazione, allora significa che la testimonianza del cristiano nella storia quotidiana non sa rendere conto del reale valore di questo simbolo.<br />
Per altro verso non possiamo dimenticare che la religione cattolica ha avuto caratteristica di religione di Stato e in quella realtà storica si è quantomeno rafforzata una “commistione” tra dimensione pubblica (date a Cesare) e dimensione privata (date a Dio) che è, dal mio punto di vista contraria rispetto ai principi del cristianesimo (date a Cesare quello che è di Cesare&#8230;)<br />
Il rifiuto della presenza del crocefisso in ambito pubblico rende quindi paradossalmente piena “giustizia” alla dimensione privata e personale del sentimento religioso.<br />
Altra cosa sarebbe se venisse vietato agli studenti di portare con sé e collocare sul proprio banco un Crocefisso; soluzione peraltro che mi permetterei di suggerire a quanti, con linguaggio esasperato e violento, tuonano contro la sentenza della Corte (soluzione forse poco gradita perchè consentirebbe a tutti di esprimere pubblicamente la propria dimensione religiosa/atea/agnostica su un piano di assoluta parità)<br />
Per quanto riguarda invece il ragionamento secondo cui il crocefisso viene “depotenziato” da immagine sacra a mera effige espressione delle radici culturali del nostro Paese e pertanto legittimato a “rimanere in classe”, ritengo, innanzitutto, che si tratti spesso di posizioni assolutamente “strumentali” assolutamente slegate rispetto alla dimensione culturale o religiosa e finalizzate soltanto a cercare consenso in una determinata fascia sociale/culturale e, quand&#8217;anche fossero istanze sincere, non riesco a comprendere per quale motivo-non esistendo più una religione di Stato e non esistendo una Cultura di Stato- dovrebbe mancare nelle scuole l&#8217;effige di Socrate o di qualche altro filosofo ateniese o ancora di altri simboli rappresentanti movimenti di pensiero cui la nostra cultura è ampiamente tributaria.<br />
Resta la mia amarissima riflessione iniziale: come siamo riusciti a giungere a questo risultato ? Quanto ci siamo allontanati dal messaggio originario del cristianesimo perchè ci sia anche soltanto qualcuno che  percepisce l&#8217;esposizione del Cristo crocefisso come una violazione di un diritto dell&#8217;Uomo.<br />
Quanti errori abbiamo fatto e stiamo perseverando nel commettere per aver creato o solo contribuito a creare un clima culturale di questo genere!<br />
Vi propongo il testo della canzone Via della Croce di Fabrizio De Andrè tratto da La Buona Novella:</p>
<p><em>Poterti smembrare coi denti e le mani,<br />
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,<br />
di morire in croce puoi essere grato<br />
a un brav&#8217;uomo di nome Pilato.&#8221; </p>
<p>Ben più della morte che oggi ti vuole,<br />
t&#8217;uccide il veleno di queste parole:<br />
le voci dei padri di quei neonati,<br />
da Erode per te trucidati. </p>
<p>Nel lugubre scherno degli abiti nuovi<br />
misurano a gocce il dolore che provi;<br />
trent&#8217;anni hanno atteso col fegato in mano,<br />
i rantoli d&#8217;un ciarlatano. </p>
<p>Si muovono curve le vedove in testa,<br />
per loro non è un pomeriggio di festa;<br />
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore<br />
ma filtra dai veli il dolore: </p>
<p>fedeli umiliate da un credo inumano<br />
che le volle schiave già prima di Abramo,<br />
con riconoscenza ora soffron la pena<br />
di chi perdonò a Maddalena, </p>
<p>di chi con un gesto soltanto fraterno<br />
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,<br />
e guardano in alto, trafitti dal sole,<br />
gli spasimi d&#8217;un redentore. </p>
<p>Confusi alla folla ti seguono muti,<br />
sgomenti al pensiero che tu li saluti:<br />
&#8220;A redimere il mondo&#8221; gli serve pensare,<br />
il tuo sangue può certo bastare. </p>
<p>La semineranno per mare e per terra<br />
tra boschi e città la tua buona novella,<br />
ma questo domani, con fede migliore,<br />
stasera è più forte il terrore. </p>
<p>Nessuno di loro ti grida un addio<br />
per esser scoperto cugino di Dio:<br />
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,<br />
fratello che sanguini in croce. </p>
<p>Han volti distesi, già inclini al perdono,<br />
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo<br />
fregiarti le membra di rivoli viola,<br />
incapace di nuocere ancora. </p>
<p>Il potere vestito d&#8217;umana sembianza,<br />
ormai ti considera morto abbastanza<br />
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni<br />
degli umili, degli straccioni. </p>
<p>Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,<br />
non sono venuti a esibire un dolore<br />
che alla via della croce ha proibito l&#8217;ingresso<br />
a chi ti ama come se stesso. </p>
<p>Sono pallidi al volto, scavati al torace,<br />
non hanno la faccia di chi si compiace<br />
dei gesti che ormai ti propone il dolore,<br />
eppure hanno un posto d&#8217;onore. </p>
<p>Non hanno negli occhi scintille di pena.<br />
Non sono stupiti a vederti la schiena<br />
piegata dal legno che a stento trascini,<br />
eppure ti stanno vicini. </p>
<p>Perdonali se non ti lasciano solo,<br />
se sanno morir sulla croce anche loro,<br />
a piangerli sotto non han che le madri,<br />
in fondo, son solo due ladri.</em> </p>
<p>Tommaso</p>
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	</item>
		<item>
		<title>LE OLIMPIADI E GLI ULTIMI: UNA TESTIMONIANZA DAL BRASILE</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 08:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alvise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo e molto volentieri pubblico una riflessione dell’amica Giovanna, con cui collaboro per i progetti di formazione e sviluppo in Brasile. Tempo fa avevo chiesto anche a lei, come agli altri miei “emissari” sparsi per il mondo, qualche notizia sul paese in cui vive da anni, di quelle che non passano sui nostri giornali. E [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=900&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ricevo e molto volentieri pubblico una riflessione dell’amica Giovanna, con cui collaboro per i progetti di formazione e sviluppo in Brasile. Tempo fa avevo chiesto anche a lei, come agli altri miei “emissari” sparsi per il mondo, qualche notizia sul paese in cui vive da anni, di quelle che non passano sui nostri giornali. E Giovanna non si è fatta attendere, partendo però da una notizia che è passata eccome da noi: l’assegnazione delle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro.</p>
<p>Grazie Gio e a presto (un’intervista?&#8230;).</p>
<p>Alvise</p>
<div id="attachment_901" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-901" title="maior idade penal" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/11/manif-crianca.jpg?w=225&#038;h=300" alt="maior idade penal" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">uno striscione durante una manifestazione del 2008 contro la riduzione della &quot;maggiore età penale&quot; (possibilità di arresto anche per i minori)</p></div>
<p>“Sono Giovanna, vivo qui in Brasile dal 2004 come volontaria per alcune associazioni che si occupano di bambini e bambine madri. Sono stata 2 anni a San Paolo e da 2 anni vivo a Rio de Janeiro. Come posso trasmettervi il fascino di questo popolo brasiliano?</p>
<p>Innanzitutto devo dire che negli anni ho imparato a vivere l’accoglienza, la convivialità, la festa, le dimensioni comunitarie. Una  lezione che nel nostro mondo travolto dal superfluo diviene provocazione quando in gruppo a piedi scalzi, davanti alle baracche la gente canta danzando a ritmo di samba. Questa lezione nasce da qualcosa di piu’ profondo che ci mette in discussione.</p>
<p>Rio de Janeiro è come San Paolo: due grandi metropoli del Brasile, dove di notte nessuno dorme. Nella <em>favela</em> perche’ hanno fame e nei quartieri ricchi perchè hanno paura di quelli che hanno fame. La precarietà quotidiana, le incertezze, la mancanza di prospettive future stanno spingendo le giovani generazioni dentro il vortice della criminalità. Così il traffico delle armi e della droga, il cui fatturato è costantemente in crescita, diviene una delle migliori offerte di lavoro.</p>
<p>Ed è pensando alle bande che appare evidente il fatto che la politica non può accontentarsi di organizzare le olimpiadi del 2016 in Brasile. Dovrebbe prima curare le enormi piaghe che ogni città possiede, soprattutto Rio de Janiero e San Paolo. Non possono pensare di vincere l’illegalità reprimendola con azioni di polizia. Devono educare, dare casa e lavoro ai giovani prima che questi entrino nell’esercito della malavita. È invece evidente l’incapacità dello Stato nell’intervenire e punire i responsabili, così come l’incapacità di esaltare il sacrificio delle vittime, con la conseguente perdita di fiducia degli abitanti nei confronti del potere politico, pressoché assente nelle <em>favelas</em>. Una condizione che li sottomette sempre di più alle regole e ai codici del narcotraffico.</p>
<p>Un‘altra delle cose che mi stupisce sempre più è il constatare quanto sia abile questa gente nell’arte di soppravivere, la loro furbizia e capacità di gestire i debiti ai quali spesso sono costretti. Credo che la regola sia questa: mai fare un debito grosso con una sola persona, ma tanti piccoli debiti con tante persone diverse. Nessuno si spaventa se deve farti un prestito di poco denaro, cosa che invece accadrebbe con grandi somme. A volte mi sembra che nascano delle catene infinite di prestiti per risarcire i prestiti. Ad esempio, non ho mai sentito che qualcuno chieda interessi ad usura. Perfino i trafficanti, se qualcuno si rivolge a loro per un prestito, non chiedono interessi. Anzi, in casi di particolare necessità (soldi per medicinali, o un funerale, o semplicemente cibo) vengono prestati senza richiedere la restituzione. Però il rischio è che un giorno vengano a “chiederti” di nascondergli della droga o delle armi, o qualche altro favore che non è possibile rifiutare. Tutto questo si  gestisce all’interno delle <em>favelas</em>.</p>
<p>Il problema d Rio de Janeiro oggi non sono più i <em>meninos de rua</em> (bambini di strada) , ma i <em>menores armados</em> (minori armati). Muoiono piu’ minori per arma da fuoco nelle favelas di Rio de Janeiro e S.Paolo che nel conflitto Israele – Palestina. Quante guerre ci saranno e quanti innocenti moriranno in queste città prima delle Olimpiadi 2016?”</p>
<p> Giovanna Binotto</p>
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			<media:title type="html">maior idade penal</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>LARGO AI GIOVANI</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 12:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ricostituenti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Entrata da poco nel terzo decennio della mia esistenza, mi trovo frequentemente a fare i conti con un’età che, almeno biologicamente, dovrebbe avermi traghettato nella maturità, e una situazione professionale che fatica ad abbandonare definitivamente una connotazione tipicamente giovanile. Il riferimento è, naturalmente, al perdurare della fase di inserimento flessibile (per alcuni precario, atipico, saltuario) [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=894&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Entrata da poco nel terzo decennio della mia esistenza, mi trovo frequentemente a fare i conti con un’età che, almeno biologicamente, dovrebbe avermi traghettato nella maturità, e una situazione professionale che fatica ad abbandonare definitivamente una connotazione tipicamente giovanile. Il riferimento è, naturalmente, al perdurare della fase di inserimento flessibile (per alcuni precario, atipico, saltuario) nel mondo del lavoro. Condizione alla quale sembra che ormai la maggior parte dei “giovani” sia soggetta. Pur da un osservatorio privilegiato (ho un lavoro flessibile virtuoso, che mi concede spazi, vera libertà di orario, aggiornamento, crescita …), non posso non riflettere sulla condizione dei giovani lavoratori che vedono perdurare periodi di stagnazione professionale e, di conseguenza, anche economica e personale.<br />
E subito mi ritrovo davanti ad un paradosso non di poco conto. Da un lato, va considerato che il progressivo invecchiamento della popolazione &#8211; dovuto all’aumento della durata di vita media e ai bassi tassi di natalità – non può non assumere una sempre maggiore rilevanza nel mondo del lavoro che si ritrova a dover trattenere una grossa quantità di “giovani sessantenni”, con una speranza di vita ancora troppo lunga per pensare di poter smettere di lavorare e contare su una buona pensione. Dall’altro lato ci sono eserciti di giovani che attendono con ansia il consolidarsi del proprio posto nella società, con difficoltà sempre più gravose a causa delle evidenti mutazioni che hanno coinvolto il mondo del lavoro e, complice, non indifferente, questa fase prolungata di crisi economica.</p>
<p>Furio Colombo, nel suo libro <em>La paga. Il destino del lavoro e altri destini </em>(edito da Il Saggiatore, Milano, 2009), racconta di una “guerra all’ultimo sangue tra i giovani che non riescono ad accedere ai posti di lavoro, e i vecchi, che ingombrano il passaggio” e ne attribuisce la responsabilità a “un’economia da campo che monta e smonta in fretta le sue attività con tecniche da spettacolo”. La sua visione è molto drammatica. Per Colombo siamo ormai avvolti in una spirale di incertezza, dove l’investimento non è mai sufficiente (in termini di qualità e quantità di lavoro, di tempo, di investimento personale) ed il precariato è l’unica condizione sicura. Il mondo del lavoro è “un gioco dove la selezione, la formazione, il merito, la crescita sono solo apparenti, si perdono in un percorso labirintico che non porta al dignitoso e meritato posto di lavoro”. </p>
<p>È vero anche che, come scriveva Michele Serra in un’<em>Amaca</em> di qualche anno fa (10 maggio 2005), “il nostro slittamento nella gerontocrazia sembra inarrestabile ed è perfettamente coincidente con una cultura di governo che cura pochissimo la formazione culturale, la scuola e la ricerca […]”. Ciononostante, la capacità di adattamento umana si è dimostrata davvero illimitata ed ha portato al progressivo cambio delle variabili osservate per la classificazione delle età anagrafiche. “Avendo la barba già grigia, e dopo trent’anni di giornalismo e di scrittura, mi sono sentito definire «giovane autore» in qualche recente dibattito. Ne consegue che i trentenni italiani sono considerati teen-ager e i quarantenni giovanotti”. Serra conclude chiedendosi se questo cambiamento sia causato prevalentemente dalla prepotenza degli adulti o dalla timidezza e pigrizia dei giovani ma la sua ultima frase non lascia spazio a fraintendimenti: “Non so rispondere se non dicendo questo: che non ho l’impressione di dovermi difendere, nel mio lavoro, da agguerrite e insistenti pressioni di giovani leoni che aspirano al mio cadreghino”.</p>
<p>Queste parole di Serra mi avevano molto impressionato, e il pensiero autocritico nei confronti della mia generazione è prevalso. Ma penso anche fortemente che abbiamo sotto gli occhi, oggi più che mai, esempi di spazi non lasciati, maturi prepotenti e troppo attaccati al cadreghino, che non lasciano spazio alle giovani leve. Nel mondo del lavoro e, ancor più, nella politica. Occorrerebbe, in entrambi i contesti, una rivoluzione del modo di concepire l’investimento personale, il tempo concesso e l’apporto di competenze. Ad esempio, la flessibilità dei contratti di lavoro, che attualmente è strettamente concepita per la fase iniziale della vita lavorativa, andrebbe utilizzata per attenuare le forti rigidità della fase finale. Questo favorirebbe un ricambio generazionale graduale e virtuoso. Favorirebbe il passaggio delle competente ai giovani mantenendo un ruolo attivo dei lavoratori più anziani ed eviterebbe il permanere in condizioni lavorative precarie per lungo tempo. Forse, in questo modo, quando la responsabile del call center del film <em>Un giorno perfetto </em>di F. Ozpetek comunica la decisione di non rinnovare il contratto a termine alla precaria centralinista quarantenne perché “L’azienda preferisce personale più giovane”, potrebbe essere per un posto di quadro o dirigente, con un contratto a tempo indeterminato …</p>
<p>Ilaria</p>
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		<title>BURQA BURQA DELLE MIE BRAME&#8230;</title>
		<link>http://ricostituente.wordpress.com/2009/10/28/burqa-burqa-delle-mie-brame/</link>
		<comments>http://ricostituente.wordpress.com/2009/10/28/burqa-burqa-delle-mie-brame/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 07:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alvise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; chi è la più libera del reame?
(dialogo immaginario e semiserio con la Ministra Mara Carfagna)
Mi è capitato di riflettere comparando il mio post precedente sulle pratiche matrimoniali in Benin, con l&#8217;articolo apparso il 13 ottobre sull’ottimo &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; a firma dell&#8217;ottima Elisa Battistini.
Il filo che lega i due pezzi è una frase della Ministra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=834&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8230; chi è la più libera del reame?</p>
<p>(dialogo immaginario e semiserio con la Ministra Mara Carfagna)</p>
<div id="attachment_887" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-887  " src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/10/burqa.jpg?w=300&#038;h=195" alt="Donne in burqa" width="300" height="195" /><p class="wp-caption-text">Donne in burqa (da: www.msnbc.msn.com/id/15766750/ - Christopher Furlong/Getty Images)</p></div>
<p>Mi è capitato di riflettere comparando il mio post precedente sulle pratiche matrimoniali in Benin, con l&#8217;articolo apparso il 13 ottobre sull’ottimo &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; a firma dell&#8217;ottima Elisa Battistini.</p>
<p>Il filo che lega i due pezzi è una frase della Ministra (insomma si dice Ministra o Ministro? Boh… facciamo Ministra che a proposito fa tanto donna emancipata…). Dice: &#8220;Il fenomeno [del burqa nelle scuole] è sintomo di scarsa istruzione”. Più o meno quello che diceva Mons. Pascal N&#8217;Koue a proposito dei matrimoni forzati. La premessa insomma è identica, ma l&#8217;atteggiamento che ne consegue mi sembra diametralmente opposto: Lì si investe (o si tenta di investire) nell&#8217;istruzione, qui si vieta il burqa. Preciso che non voglio parlare di sicurezza: mi fermo all&#8217;aspetto &#8220;culturale&#8221; sollevato dalla Superministra.</p>
<p>Dunque Ministra: la &#8220;scarsa istruzione&#8221; di chi? Nostra o delle ragazze con il burqa? E se fosse di entrambi? E’ vero, chissà quante ragazze ignoranti sono costrette a mettere il burqa, ma… Ministra, per favore guardiamoci un attimo negli occhi reciprocamente sbarrati. Lo sappiamo che cos&#8217;è il burqa? Lo sappiamo perchè si mette? Quanti tipi ne esistono? Chi l&#8217;ha inventato e introdotto nella cultura islamica, e perchè?</p>
<p>Io non ho problemi ad ammettere che non lo so; ho alcune informazioni ma a mio parere frammentarie e scarse (ringrazio chi vorrà integrarmele). E lei? Si dice allarmata per la condizione delle immigrate, ma lei si allarma per la condizione delle loro coetanee italiane che si prostituiscono per una ricarica di cellulare? Quali sono i “simboli di sottomissione” nel nostro civilissimo paese? Solo il burqa o c&#8217;è dell’altro?</p>
<p>Ministro, invece di &#8220;vietare l’espressione di tradizioni, culture e modi di trattare le donne incompatibili con i <span style="text-decoration:underline;">nostri</span>” (testuale), non sarebbe meglio avviare un dialogo finalmente serio con queste culture per eliminare <span style="text-decoration:underline;">insieme</span> e <span style="text-decoration:underline;">da entrambe le parti</span> tradizioni e culture incompatibili <span style="text-decoration:underline;">con i diritti umani</span> ma anche con la <span style="text-decoration:underline;">dignità delle donne</span>? O pensa che le nostre siano tutte “compatibili”? E soprattutto &#8211; come al solito &#8211; chi siamo noi per decidere cosa è &#8220;compatibile&#8221; e cosa non lo è? Io nel post sul Benin mi sono quantomeno posto il problema, e stavo parlando di tradizioni forse più sconcertanti del burqa.</p>
<p>Su una cosa non sono d&#8217;accordo con la Battistini. Quando dice &#8220;Una battaglia giusta, quella dell’emancipazione femminile. Che il velo diventi il suo simbolo è però una semplificazione&#8221;. Non è una semplificazione: è una sciocchezza. Ho conosciuto personalmente donne velate immensamente più emancipate di tante italiche ragazze con la pancia emancipata in fuori.</p>
<p>A questo punto, per tagliare la testa al toro, sarebbe tanto semplice metterci d&#8217;accordo con la ministra una volta per tutte su cosa intendiamo per &#8220;emancipazione&#8221;. Ma qui subentrano fattori che renderebbero probabilmente impossibile l’accordo. Ministra, abbia pazienza, io ci metto anche tutta la buona volontà, posso anche essere convinto delle sue serie intenzioni e buona fede, ma parliamoci chiaro: che credibilità ha una “calendarista” che affronta questi temi? E per favore non tiriamo fuori la solita storiella del “scurdammoce ‘o passato!” Insomma io cerco di mettermi nei panni (che fatica!) di una ragazza islamica col suo bel velo che ascolta il suo discorso: diciamo che mi viene da sorridere. Anche la Battistini vede oltremodo semplicistico “giudicare una cultura pensando alle donne che si spogliano per fare un calendario”. Siamo già in due: quanti altri ce ne sono?</p>
<p>Ministra Carfagna, non me ne voglia: è la solita questione dell’uovo e della gallina. Non sono io che ce l’ho con lei perché faceva i calendari (ci mancherebbe: era pur sempre un bel vedere!…), ma è lei che, come del resto “altri” prima di lei, si è (liberamente? Spero almeno consapevolmente!) messa a fare un mestiere “incompatibile” (aridaje) con quello precedente, se non altro in termini di credibilità. Trattandosi tra l’altro di uno dei mestieri più difficili ed “alti”, è un bel problema per lei, ma se lo deve risolvere se vuole essere ascoltata da teste anche solo minimamente pensanti.</p>
<p>Un momento: “…se vuole essere ascoltata da teste…” Ecco! Ha ragione! Forse la soluzione è tutta qui: ma chi se ne frega delle teste pensanti? Lei intanto le spara, qualcuno sicuramente raccoglierà…</p>
<p>Auguri Ministra, e buon lavoro!</p>
<p>Alvise</p>
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		<title>BUSINESS SOCIALE</title>
		<link>http://ricostituente.wordpress.com/2009/10/24/business-sociale/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 09:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcos0974</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
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		<category><![CDATA[business sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[mondo senza povertà]]></category>
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		<category><![CDATA[Yunus. Mohammad Yunus]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto il libro di Mohammad Yunus, premio nobel per la pace nel 2006 “Un mondo senza povertà”, Feltrinelli, 2008.
Racconta della sua idea combattere la povertà attraverso un nuovo tipo di impresa che come scopo non ha la massimizzazione del profitto ma il miglioramento delle condizioni di vita sul pianeta: il business sociale.
Esempio di business [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=882&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho letto il libro di Mohammad Yunus, premio nobel per la pace nel 2006 “Un mondo senza povertà”, Feltrinelli, 2008.</p>
<div id="attachment_883" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-883" title="CopertinaYunus" src="http://ricostituente.files.wordpress.com/2009/10/copertinayunus.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Copertina libro Yunus" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Copertina libro Yunus</p></div>
<p>Racconta della sua idea combattere la povertà attraverso un nuovo tipo di impresa che come scopo non ha la massimizzazione del profitto ma il miglioramento delle condizioni di vita sul pianeta: il business sociale.</p>
<p>Esempio di business sociale è la Grameen Danone un’impresa strutturata formalmente come le imprese normali ma che ha come scopo “ridurre la povertà per mezzo di un originale modello di impresa di prossimità che metta ogni giorno cibo salutare alla portata dei poveri”. In sostanza questa impresa ha sede in varie aree povere del Bangladesh, compra il latte dalle famiglie dei dintorni che hanno qualche mucca, produce yogurt arricchito con vitamina A, ferro, calcio, zinco, proteine e iodio e lo rivende porta a porta ai bambini dei villaggi vicini ad un prezzo vantaggioso. Il metodo di vendita è interessante: sapete che la Grameen Bank è una banca che presta soldi a persone povere e senza garanzie per consentir loro di intraprendere una attività economica. Nei primi anni di vita ha scoperto che prestare denaro agli uomini è meno efficiente che prestarlo alle donne: l’uomo “tende a spenderlo per sé, mentre se sono le donne a guadagnare tutta la famiglia e soprattutto i bambini ne traggono vantaggio”. Quindi i beneficiari dei prestiti, quindi i soci della banca e quindi i titolari delle attività economiche sono quasi esclusivamente donne. È stato quindi naturale pensare a loro come distributrici dello yogurt presso i villaggi: ognuna riceve una fornitura e con una borsa termica, gira per i villaggi che conosce, presso i quali svolge forse un’altra attività economica, e propone lo yogurt le cui proprietà rimangono invariate se è consumato entro 48 ore dall’uscita della fabbrica.</p>
<p>L’impresa non produce utili: tutti i ricavi che superano le spese servono in un primo periodo a rimborsare coloro che hanno messo il capitale iniziale (in questo caso La Danone e la Grameen) e poi vengono reinvestiti in azienda.Un po’ come le nostre cooperative. Le attività “ammissibili” per il business sociale riguardano la lotta alla povertà, l’alimentazione, la difesa dell’ambiente, la sanità, le energie rinnovabili per i poveri, ecc. In questo si distingue dalle nostre cooperative sociali perché non necessariamente lavora con soggetti svantaggiati e ha un ambito di applicazione più ampio del nostro “sociale”.</p>
<p>Secondo Yunus l’elemento vincente di questo modo di fare impresa è che risponde a bisogni dell’individuo che non trovano spazio nel mercato per profitto: tutti noi vogliamo arricchirci ma vogliamo anche fare del bene e se potessimo guadagnarci da vivere alleviando le sofferenze nostre e altrui lo faremmo volentieri.</p>
<p>Concludo con due chicche relative al funzionamento della Grameen Bank: il tasso di restituzione dei prestiti dei poveri cui non vengono chiesti documenti bollati, pegni e firme, è del 98,6% (dati 2007). E le sedici regole che ogni nuova socia della banca deve impegnarsi a rispettare sono le seguenti:</p>
<ol>
<li>Durante      il percorso della nostra vita seguiremo e porteremo avanti i quattro      principi della Grameen Bank: disciplina, unità, coraggio e duro lavoro;</li>
<li>Porteremo      prosperità alle nostre famiglie.</li>
<li>Non      continueremo a vivere in case dissestate. Le ripareremo e cercheremo di      costruirne di nuove appena ci sarà possibile.</li>
<li>Coltiveremo      verdure in tutto lo spiazzo intorno alla casa. Ne mangeremo a sazietà e      venderemo il resto.</li>
<li>Nella      stagione della semina cercheremo di seminare il più possibile.</li>
<li>Dobbiamo      mantenere piccola la nostra famiglia. Dobbiamo spendere il minimo      possibile. Dobbiamo occuparci della nostra salute.</li>
<li>Dobbiamo      educare i nostri figli e assicurarci che guadagnino per pagarsi      un’istruzione.</li>
<li>Terremo      sempre puliti i nostri figli e l’ambiente intorno a noi.</li>
<li>Costruiremo      e useremo latrine con pozzi neri.</li>
<li>Prima      di bere l’acqua la bolliremo o la purificheremo con l’allume. Useremo      terraglie filtranti per togliere l’arsenico.</li>
<li>Manterremo      il nostro centro immune dalla piaga della dote: non ne accetteremo quando      nostro figlio si sposerà e non ne daremo quando nostra figlia si sposerà.      Non organizzeremo matrimoni tra bambini.</li>
<li>Non      faremo ingiustizia a nessuno e non permetteremo a nessuno di farla a noi.</li>
<li>Per      aumentare il nostro reddito faremo investimenti tutte insieme.</li>
<li>Saremo      pronte ad aiutarci l’una con l’altra. Aiuteremo chiunque si trovi in      difficoltà.</li>
<li>Se      verremo a sapere che in qualcuno dei centri è stata infranta qualche      regola, andremo là e daremo una mano a ristabilire la disciplina.</li>
<li>Prenderemo      parte alle attività sociali sempre tutte insieme.</li>
</ol>
<p>Marco</p>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>TWILIGHT: L&#8217;ETA&#8217; DEGLI EROI ANTIROMANTICI?</title>
		<link>http://ricostituente.wordpress.com/2009/10/22/twilight-leta-degli-eroi-antiromantici/</link>
		<comments>http://ricostituente.wordpress.com/2009/10/22/twilight-leta-degli-eroi-antiromantici/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ricaricate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://ricostituente.wordpress.com/?p=838</guid>
		<description><![CDATA[Recentemente ho letto (a tempo di record) le migliaia di pagine che costituiscono la saga di Twilight -Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. La trama è molto avvincente, abbastanza ricca di colpi di scena, ma al fin della fiera devo dire che sono rimasta piuttosto delusa dal tono così poco antieroico di questa moderna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ricostituente.wordpress.com&blog=5532356&post=838&subd=ricostituente&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Recentemente ho letto (a tempo di record) le migliaia di pagine che costituiscono la saga di Twilight -Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. La trama è molto avvincente, abbastanza ricca di colpi di scena, ma al fin della fiera devo dire che sono rimasta piuttosto delusa dal tono così poco antieroico di questa moderna favola d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align:justify;">Pensiamo al dilemma centrale del romanzo: seguire l&#8217;amore della propria vita in un&#8217;esistenza dannata rinunciando ai piaceri della vita mortale oppure scegliere il destino per cui si è nati imparando a vivere con coraggio tutti i cambiamenti rinunciando ad un perenne idillio d&#8217;amore? Comunque la pensiate, credo sarete d&#8217;accordo con me su un punto: nessuna scelta davvero eroica può essere senza prezzo! Dai dolori del giovane Werther in poi ci hanno abituato a credere che ci sia gloria nel sacrificio d&#8217;amore, ma che soprattutto il vero eroe soffre, perde qualcosa e solo in questo processo trova e definisce se stesso! Pensiamo a Jane Eyre, che è coraggiosa, forte del suo carattere più che della sua bellezza ma che ne passa di tutti i colori prima di poter coronare il suo sogno d&#8217;amore. Potrei però suggerire anche il paragone con un&#8217;altra saga più recente, quella di Harry Potter, che pur nella sua modernità si colloca senza dubbio nel filone della figura eroica: Harry Potter per caso o per sorte è messo nelle condizioni di combattere per ciò che è giusto con la possibilità di non aderire a quello che sembra il suo destino,  che sceglie comunque pagando un carissimo prezzo pur di difendere ciò in cui crede.</p>
<p style="text-align:justify;">A dispetto delle mie aspettative in questa saga i protagonisti non hanno niente dell&#8217;eroico di matrice romantica (in senso storico del romanticismo) che tanto siamo abituati a conoscere! Nè Bella, la protagonista inizialmente umana, nè Edward e i suoi amici vampiri sono costretti a rinunciare a nulla per essere felici insieme; gli ostacoli disseminati lungo la trama sono appunto solo questo, degli ostacoli da saltare, che rallentano l&#8217;arrivo al traguardo ma non modificano la traiettoria per raggiungerlo. Anche quella che sembra una scelta di sacrificio -qualunque cosa Bella scelga dovrà rinunciare a qualcosa- si trasforma in una scelta senza alcun prezzo, una trasformazione totalmente migliorativa, che si suggerisce addirittura naturale per la protagonista. Quello che trovo più antieroico è che le scelte difficili compiute in questa saga avvengono sull&#8217;onda dell&#8217;inevitabilità, con un cambio di regole del gioco del tutto imprevisto che risolve situazioni largamente irrisolvibili.</p>
<p style="text-align:justify;">La ragione della mia critica viene da una valutazione di fondo: cosa vogliamo davvero da un libro? Personalmente mi piace che mi mostri un percorso che non riesco ad immaginare, che mi renda spettatrice di un evento umano personale capace di suggerire sentimenti e pensieri legati solo a me, anche se non c&#8217;entro nulla con la storia. Leggere questi romanzi è davvero come guardare un film, accade tutto quello che accadrebbe in un film, la mia sorpresa è stata aver indovinato esattamente come sarebbe andata (peccato avessi scartato l&#8217;ipotesi perchè mi sembrava troppo assurda per un libro).</p>
<p style="text-align:justify;">Questa saga però ha un grandissimo successo insieme a tutte le pubblicazioni a carattere fantastico e mi chiedo perchè. Per ora non ho grandi risposte, se non pensare che storie fantastiche e caratterizzate da aspetti di ineluttabilità (nessuna scelta implica nessuna responsabilità per le conseguenze che ne derivano) vanno molto di moda in questa fase di mancanza di sicurezza. Forse è solo una nuova moda senza spiegazione della letteratura di evasione. Comunque sia, quando penso che viviamo nell&#8217;era in cui Win for life, che di fatto smonta il mito della vittoria magari impossibile che però ti cambia la vita con un più realistico aiuto quotidiano, diventa un caso di successo, non riesco a non chiedermi dov&#8217;è finito il sano, godibile romanticismo di una volta!?!</p>
<p style="text-align:justify;">Caterina</p>
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