Un tocco di verde nella politica di Obama

Posted on novembre 23, 2008. Filed under: Ambiente | Tag:, |

L’elezione di Barack Obama a nuovo presidente degli Stati Uniti non ha solo segnato un momento di discontinuità nella storia degli Stati Uniti, ma ha anche riacceso le speranze di milioni di persone che avevano finito per non credere più nella politica e in ciò che essa può fare per la società. Guardare in televisione le lunghe file ordinate di votanti a New York, ciascuno con un libro in mano per ingannare l’attesa, mi ha molto colpita per la serenità e la tranquillità con cui l’America non ha mancato l’appuntamento con la storia, scegliendo il rinnovamento, la serietà, scegliendo di credere davvero che un mondo diverso sia possibile! Barack Obama è diventato presidente in un momento molto difficile per la storia mondiale, non solo per la crisi economica, per soprattutto per la definizione di nuovi modelli di sviluppo, più equi e sostenibili.

Da un punto di vista internazionale, gli Stati Uniti pur firmatari del Protocollo di Kyoto, scelsero di non ratificarlo sotto la prima Presidenza George Bush Jr nel 2001, scegliendo di non accettare nessun vincolo di riduzione delle emissioni di gas serra visto il mancato coinvolgimento di grandi emittenti come Cina e India. Il vento di rinnovamento che sta soffiando sulla politica americana sarà in grado di modificare anche la posizione di questo grande paese in ambito ambientale? A leggere le proposte elettorali di Barack Obama la risposta è decisamente SI!

Infatti, il duo Obama-Biden si è sempre dichiarato a favore di vincolare gli Stati Uniti a ridurre i gas serra del 80 percento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, tramite la costituzione di un sistema denominato cap and trade nazionale. Sistemi di questo tipo prevedono l’identificazione di limiti annuali all’emissione di gas serra (che possono essere attribuiti ai singoli stati o ad entità più piccole) a fronte dei quali vengono trasferiti dei permessi di emissione che devono essere restituiti alle autorità competenti alla fine dell’anno. La flessibilità di questo sistema risiede nel fatto che industrie con ridotta capacità di riduzione delle emissioni possono rivolgersi al mercato per acquistare i permessi addizionali di cui hanno bisogno per coprire il totale delle loro emissioni da industrie che invece possono ridurre le loro emissioni più facilmente (perchè hanno una tecnologia più moderna, costa  loro meno, ecc). Globalmente il limite aggregato delle emissioni fissato all’inizio è rispettato, ma i permessi si “spostano” verso chi ne ha più bisogno a fronte di una vera e propria transazione finanziaria. In Europa un mercato di questo genere esiste già dal 2005, ma ve ne parlerò più diffusamente in un prossimo articolo.

Tornando a Barack Obama, non solo il neo presidente porta avanti con forza l’idea di costituire questo sistema per tornare a partecipare attivamente alla lotta ai cambiamenti climatici, ma ha anche inserito nel suo programma elettorale altri punti che fanno ben sperare in un suo prossimo coinvolgimento in un accordo post Kyoto. Il neo presidente ha proposto di istituire all’interno del Dipartimento americano per l’Energia un Programma per il Trasferimento Tecnologico di tecnologie a minor impatto ecologico per aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere i cambiamenti climatici, e sostiene il dibattito sul ruolo delle foreste nella lotta al cambiamento climatico (anche su questo tema ci sarebbe moltissimo da dire, ma non è questo il momento). Ciliegina sulla torta, non solo Obama ha promesso di investire 150 miliardi di dollari a favore dell’efficienza energetica, ma ha anche parlato di creare 5 milioni di posti di lavoro nella nuova industria “verde”, partendo dall’istituzione di percorsi di formazione per giovani svantaggiati.

Di fronte ad una crisi economica come quella che stiamo vivendo, che ha colpito molto gli Stati Uniti, il coraggio e la lungimiranza di investire nel futuro del pianeta, e ,in una sorta di New Deal verde, di offrire una speranza anche lavorativa a chi è stato più colpito non fanno che rafforzare la mia ammirazione per questo nuovo presidente, un grande uomo con una visione.

Era ora.

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