Valutare lo sviluppo

Posted on dicembre 26, 2008. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , |

Siamo in un periodo che viene definito di crisi. La crisi riguarda gli aspetti economici della nostra società. Chissà perché quando l’economia va male diciamo che “siamo in crisi” e ci strappiamo i capelli, ma quando la politica ed il senso civico dei cittadini sono sotto zero non ci preoccupiamo così tanto.

Allo stesso modo abbiamo il vizio di considerare lo sviluppo economico. O peggio la crescita economica, come l’obiettivo del nostro sistema paese. Siamo contenti se cresce il PIL e tristi se diminuisce.

Io credo che questo modo di pensare sia folle e sia un simbolo della decadenza della nostra società.

Sappiamo bene che il PIL misura il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un determinato contesto (Italia) in un determinato periodo (1 anno). Nulla ci dice invece rispetto a che cosa si produce e si vende: l’aumento del PIL può derivare sia dalla costruzione di un nuovo ospedale che da un terremoto che produce migliaia di morti; sia dall’insegnamento dell’educazione civica che dalla costruzione di armi di sterminio di massa.

Siamo nel 2008, siamo andati sulla luna, costruiamo computer potentissimi e mezzi di trasporto superveloci. Possibile che usiamo ancora un indice di sviluppo così grezzo? Possibile che non abbiamo strumenti realmente in grado di valutare se stiamo andando in meglio o in peggio?

Negli anni 80 l’ONU si pose il problema e nel 1990 l’economista pakistano Mahbub ul Haq realizzò l’HDI (Human Development Index, cioè l’Indice di Sviluppo Umano) che associava ai dati economici anche dati relativi alla sanità e all’istruzione.

Se consideriamo la classifica dei paesi con il PIL pro capite più alto (dati del 2007), in testa troviamo il Qatar, Gli USA sono al 6° posto e l’Italia al 26°. Considerando la classifica basata sull’ISU (dati 2005) invece il Qatar è al 35° posto, gli USA sono al 12° e l’Italia è al 20°. La differenza è quindi sostanziale.

Vi sono però anche numerosi aspetti della nostra vita e della nostra economia che non sono presi in considerazione dall’ISU e che invece sono assolutamente rilevanti per il benessere nostro e delle successive generazioni: la sostenibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale1.

Faccio un esempio: se a Scorzè (VE) usano l’acqua in bottiglia proveniente da Geraci Siculo (PA) e a Geraci usano la San Benedetto di Scorzè (VE):

  • il PIL si accresce del viaggio in autostrada, dell’uso del carburante, della produzione della plastica, dei costi di smaltimento dei rifiuti, degli stipendi degli operai e dei manager, degli autisti, del casellante, ecc.

  • L’ISU rimane indifferente non essendoci in ballo istruzione o sanità

  • io mi incazzo.

Vorrei invece, (in attesa di cessare i comportamenti demenziali quali quelli dell’acquisto dell’acqua in bottiglia sopra descritti) un indice che di fronte a questi comportamenti desse valore negativo. Chiedo troppo?

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