SINDACATO E GESTIONE IMPRENDITORIALE

Posted on gennaio 7, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Per alcuni anni ho lavorato per Agfol, un’agenzia di formazione collegata alla CISL, il primo sindacato per numero di iscritti nel Veneto.
Agfol è una cooperativa tra i cui soci figuravano la CISL stessa e il suo ente di formazione: IAL Veneto. Oltre a questa adesione formale, il collegamento tra sindacato e cooperativa (questa è la forma giuridica di Agfol) era politico: i dirigenti della cooperativa erano di provenienza sindacale, quando in un progetto bisognava coinvolgere le parti sociali, la CISL era la prima ad essere chiamata al tavolo dei relatori e, tra gli esperti sui vari temi, i sindacalisti della CISL avevano la priorità.
Il rapporto con lo IAL era ancora più evidente: si condivideva la stessa sede, il Direttore di Agfol era l’Amministratore Delegato di IAL, il personale di Agfol lavorava per IAL e quello di IAL per Agfol.
Agfol si occupava principalmente di formazione professionale.
Bene, quando vi propongono che un sindacalista faccia l’amministratore di una società, per favore, opponetevi o scappate in Sudamerica!
Mi spiego meglio: immagino che nei settori di mercato che utilizzano fondi pubblici sia normale focalizzare la propria attenzione sul rapporto politico con le amministrazioni anche a scapito dell’efficienza della propria gestione interna. Nei miei sette anni all’Agfol però mi sono spesso stupito di come ogni proposta volta a creare prodotti di maggior valore, migliori risultati e diminuzione degli sprechi cadesse nel vuoto più totale.
Credo a causa dell’entrata in vigore di una nuova normativa fiscale sulle cooperative, verso il 2005, a molte persone che lavoravano per l’Agfol è stato chiesto di diventare soci. Io tra questi, ed ho accettato.  Ho quindi avuto accesso a documenti e momenti di discussione che prima mi erano preclusi, ma ho potuto solo confermare il mio disagio per una cooperativa con leadership insufficiente, poca trasparenza e confusione circa la propria mission.
Anche per quanto riguarda il rapporto con i lavoratori Agfol non arrivava al 6: le persone che lavoravano all’Agfol, sia che esse avessero un contratto di lavoro dipendente, sia che fossero inquadrate come collaboratori coordinati o consulenti, avevano difficoltà a percepire i loro stipendi. Normalmente nei contratti erano previste scadenze di pagamento molto “lunghe” ovvero prima si lavora e poi, mesi o anche anni dopo, si prendono i soldi. In ogni caso i pagamenti scritti nei contratti non venivano rispettati quasi mai. Ritardare i pagamenti fa sì che quando scoppia la crisi (non ci sono più contratti) e la cooperativa fallisce, i lavoratori non perdono solo l’ultimo mese di stipendio ma, nel caso dei consulenti, il compenso degli ultimi anni (e i dipendenti gli ultimi 3-6 mesi più TFR).
Questo patatrac, che vi racconterò nel dettaglio un’altra volta, è poi successo davvero. È  consistito nella scoperta di un buco di qualche centinaio di migliaia di euro, poi divenuto di circa un milione e mezzo -oggi i liquidatori stanno lavorando per quantificarlo più precisamente-. Il buco economico ha comportato il mancato pagamento dei salari, dei compensi per i consulenti e del costo delle forniture. Molti creditori hanno adito vie legali per recuperare le proprie spettanze e i dipendenti si sono rivolti al sindacato: la CISL!!!!!
Questa storia, del tutto simile ad altre avvenute con altre agenzie o con altri sindacati, ve l’ho raccontata per arrivare ad alcuni commenti:

  • il sindacato da anni si occupa di servizi collegati alla sua attività di tutela dei lavoratori: fa la dichiarazione dei redditi con i CAF, difende i consumatori con le relative associazioni, fa cooperazione allo sviluppo nei paesi poveri con attraverso sue specifiche ONG, fa formazione con le proprie agenzie ecc. Credo che questo suo allontanamento dal proprio core business sia deleterio comporti oltre all’indebolimento della capacità di fare il proprio mestiere, anche altri danni, che espongo qui di seguito;
  • mentre pubblicamente si batte per i diritti dei lavoratori, attraverso alcune proprie organizzazioni non garantisce la tutela del posto di lavoro né la retribuzione ai (indirettamente) suoi lavoratori;
  • il sindacato ottiene per sé benefici, come l’accesso a finanziamenti pubblici, attraverso le proprie organizzazioni, ma quando le cose vanno male rinnega i propri figliocci, ovvero si rifiuta contribuire al risanamento delle situazioni dannose createsi;
  • il sindacato deve essere datore di lavoro il meno possibile in quanto per quello esistono già i padroni, i quali sanno comandare e gestire le organizzazioni molto meglio;
  • le qualità morali del sindacato oggi sono molto scadenti. Ovviamente quando parlo del sindacato ne intendo la struttura complessiva e non certo tutti i singoli che ne fanno parte, tra cui vi sono eccellenti eccezioni.

Marco

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3 Risposte to “SINDACATO E GESTIONE IMPRENDITORIALE”

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hai ragione e mi dispiace che tu abbia vissuto tale esperienza.
ma non tutti i sindacati si comportano così, la Cgil non ha un centro di formazione come Agfol o Jal, credimi, anche Report ne ha dovuto prendere atto.
ciao
marghe

Di fatto il sindacato oggi è un’organizzazione privilegiata e, analogamente alle imprese assistite (1) tende a spendere energie per conservare i propri privilegi, (2) è indebolito, ancorché apparentemente rafforzato dai privilegi di cui gode. Come dici tu è una situazione molto triste che ne mina alla base l’autorevolezza e la credibilità.
E’ curioso che tu parli di “qualità morali del sindacato”: in realtà la moralità si addice alle persone, più che alle organizzazioni.
Ed è sintomatico che in questa situazione il sindacalista onesto sia visto come una lodevole eccezione!
Analogamente ad altri settori della nostra vita sociale questa situazione si risolverà quando si avrà il coraggio di rimuovere le situazioni di privilegio. Per ora di questo coraggio non se ne vede molto in giro.

E se fosse un caso che ‘sta volta è capitato alla CISL?


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