Libertà di stampa: l’Italia e l’Unione Europea

Posted on gennaio 12, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag: |

Comprensibilmente non se ne parla granché sulla stampa italiana, ma ogni anno vengono compilate alcune classifiche della libertà di stampa nel mondo. Ho scritto comprensibilmente perché i risultati non sono incoraggianti per il nostro Paese.

La classifica più nota è probabilmente quella di Reporters sans frontières, che vede l’Italia al 44° posto. Nell’Unione Europea solo Polonia, Bulgaria e Romania hanno ottenuto risultati peggiori. È interessante notare che, se escludiamo i Paesi che sono entrati nell’Unione negli ultimi cinque anni, la Spagna è il più vicino a noi (36° posto). In questo caso, tuttavia, Reporters sans frontières cita le pressioni dei gruppi separatisti baschi sui giornalisti (e non le attività del governo nazionale o della magistratura) come minaccia principale alla libertà di stampa.

Il conflitto di interessi è sempre una delle cause del pessimo risultato dell’Italia – al punto che nel 2003 ci ritrovammo al 53° posto, ben al di sotto di Spagna, Bulgaria e Polonia nella classifica. Le motivazioni si riferiscono anche ad un clima in generale ostile, determinato da sentenze della magistratura che ledono la libertà di stampa. Le pressioni della mafia sono un altro motivo di preoccupazione secondo Reporters sans frontières.

Colpisce ancora di più il risultato dell’analisi di Freedom House, che tra il 2004 e il 2006 classificò l’Italia tra i Paesi in cui la stampa è parzialmente libera. Gli unici stati dell’attuale Unione Europea a subire un simile destino furono Bulgaria e Romania. Il conflitto di interessi e, in particolare, la legge Gasparri furono le principali determinanti del punteggio.

In realtà basta leggere i giornali e soprattutto guardare i programmi televisivi di altri Paesi per notare una certa differenza. In Inghilterra, per esempio, uno dei commentatori politici più famosi è Jeremy Paxman, giornalista della BBC. Nel 1997 intervistò l’allora ministro degli interni Michael Howard dopo una fuga di massa da una prigione britannica. Howard cercò di eludere una domanda e Paxman la ripeté 12 volte consecutive, rifiutandosi di continuare l’intervista se l’altro non avesse risposto. Prima dell’elezione del sindaco di Londra, l’anno scorso, i tre candidati parteciparono ad un dibattito televisivo. Come prima domanda il conduttore chiese al sindaco uscente Ken Livingstone come ci si sentisse ad essere un ‘deficiente senza cuore’ (heartless moron). Il riferimento era ad un voltafaccia dello stesso Livingstone, il quale prima aveva dichiarato che per eliminare gli autobus a due piani vecchio stile bisognerebbe essere, appunto, un deficiente senza cuore e qualche anno più tardi li aveva tolti dalla circolazione.

In fondo, si può pensare che gli elettori hanno imparato a filtrare le notizie tenendo conto delle possibili influenze di chi ha interesse a presentare solo certi aspetti dei fatti. Ci si può chiedere se, alla fine, avere una stampa veramente libera, con giornalisti che non hanno paura di nessuno, faccia davvero una differenza significativa per la vita democratica di una nazione. In Italia abbiamo sperimentato gli effetti dell’estremo opposto, descritti dalle parole che Moravia mise in bocca a Cesira in La ciociara:
Per vent’anni, infatti, cioè da quando avevo cominciato a ragionare, io non avevo sentito dire che del bene del governo; e benché ogni tanto avessi trovato da ridire su questa o quest’altra cosa che riguardava soprattutto il mio negozio, anche perché non mi sono mai occupata di politica, pensavo, in fondo, che, se i giornali approvavano sempre il governo, dovevano averci le loro buone ragioni e non stava a noialtri, poveretti e ignoranti, giudicare di cose che non capivamo né conoscevamo.
(A. Moravia, La ciociara, Bompiani, Milano 1957, p. 101).

Altri tempi, naturalmente.

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