ETICA E TECNICA

Posted on febbraio 13, 2009. Filed under: Ricerca | Tag:, |

L’avanzamento rapido ed inarrestabile del sapere scientifico ripropone ciclicamente il tema dei “limiti”.
Il ‘900 ha visto sorgere quesiti nuovi e impensabili, ha reso necessario interrogarsi su scelte intorno ad accadimenti che in passato erano affidati esclusivamente “al caso ed alla necessità”(Rodotà, Repertorio di fine secolo).
Il ‘900 è il secolo della bioetica, dei diritti umani di terza generazione, dei diritti dell’età tecnologica.
Nuovi quesiti sono sorti senza che le domande fondamentali intorno al concetto di vita, di persona abbiano trovato soluzione.
Nella incessante ricerca, non di risposte definitive, ma almeno di orientamenti dotati di una qualche stabilità sono rimasto particolarmente affascinato da pensatori come Hans Jonas, Heidegger, Severino.
In particolare il “nostro” Emanuele Severino ha negli ultimi anni riproposto il problema della “natura” e dei limiti “tecnica” invitandoci a non affrontare questo tema come se ci trovassimo di fronte uno strumento neutro, al servizio di saperi più alti. “Il problema della tecnica non è un problema tecnico”: la civiltà cd tecnologica non si presta ad essere guidata dal sapere tradizionale e la tecnica tende a trasformarsi da mezzo per eccellenza a fine ultimo.
Anche l’etica, ammonisce Severino, in questa ottica è attratta nella sfera della tecnica. È una “supertecnica”.
Ma l’interrogativo basilare su cui mi trovo spesso a riflettere è l’affermazione secondo cui la civiltà della tecnica (caratterizzata dalla convinzione che il compito supremo sia “l’incremento indefinito della capacità di realizzare scopi”) sarebbe anche la civiltà della violenza.
O meglio, se una civiltà che rifiuta il concetto di sapere “stabile” (che cioè accetta come criterio generale epistemologico l’impostazione relativistica proposta in ambito scientifico) sia anche una civiltà all’interno della quale ogni decisione sia, alla fine, basata su meri rapporti di forza e quindi sulla prevaricazione.

Tommaso

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2 Risposte to “ETICA E TECNICA”

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beh, si potrebbe anche inferire che la mancanza di un sapere stabile e l’esercizio della propria relatività rispetto all’altro potrebbero incoraggiare il dubbio epistemologico e quindi allontanare l’esercizio della forza in favore dell’esercizio del confronto. Probabilmente la prevaricazione come mezzo per risolvere il confronto ha radici altrove, più lontano. E, altrettanto probabilmente, quelle radici pescano in zone contigue a quelle del logos che adotta la techne come metodo investigativo.

Del resto, Un sapere “stabile” che non accetti il relativismo – nel senso, se capisco bene, di accettare un argomento sino a che non sia dimostrato falso o di coltivare il dubbio per ciò che non è falsificabile – è un sapere oppressivo, perché per sua natura è etero-imposto da qualcuno che, evidentemente, ha un accesso privilegiato alla verità. Non una mancanza di prevaricazione, ma piuttosto prevaricazione ante-litteram. cioè prima che si sia spesa una parola soggettiva.

Ci ho messo un po’ a capire cosa diceva Tommaso, poi è arrivato il commento di Luca… e ho dovuto rimettere in moto il cervello (che fatica!). Che cosa vorrà dire “il logos che adotta la techne come metodo investigativo”? Beh, comunque, se mi lasciate parlare in italiano, vorrei dire che mi viene più spontaneo credere che un relativismo più accentuato è minor portatore di violenza e di prevaricazione di un sapere stabile perché la mia esperienza vede nella certezza delle proprie idee la spinta ad imporle. Indipedentemente da tecnica ed etica. Questo nulla toglie all’Affermazione di Severino che la civiltà e la tecnica moderne devono essere governate con un sapere non tecnico. Magari non tradizionale, ma sicuramente non tecnico. Se dovessi azzardare una definizione direi che è necessario un governo di valore e di senso. Anche io, infatti, sono oggi guardingo quando si parla di etica. Mi sembra che venga troppo spesso usata da chi vuole imporre valori come monoliti sulla testa della gente. Beh, oa mi fermo perché comincio a non capire nemmeno quello che ho scrivo io!!! Grazie per l’occasione che mi avete dato di mettere in moto le rotelle…


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