Elogio dei Beppe

Posted on febbraio 17, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, |

Oggi si è dimesso Veltroni. Allo speciale di Repubblica TV c’era, a spiegare la crisi del PD, Nicola Latorre, quello del pizzino: il nuovo che avanza. A Ballarò c’è Tonini e Casini. Dall’altra parte La Russa. Cos’hanno in comune tutte queste persone? Che nessuno di loro si chiama Beppe. Io preferisco Beppe, “perché i Giuseppi promettono quasi sempre bene. Giuseppe è un nome antico e pieno di aspettative. Non tradisce, Giuseppe. E poi Giuseppe è un nome polimorfo, polifonico, policromatico, politonale. Cambia aspetto, suono, colore, accento a seconda della circostanza. Pino, Pepè, Pe’, Bepìn, Peppe, Pinìn, Giussy, Useppe, Pinotto, Popi, Pep, Peppino, Peppone. E Beppe, che è il migliore”. Il brano è tratto dalla prefazione di Gino e Michele a questo libro: Quelli che … : racconti di un grande umorista da non dimenticare / Beppe Viola – 3. ed – Milano : Baldini & Castoldi, 1992 – 170 p. ; 22 cm. – Le formiche ; 2 ISBN – 88-85988-06-7. Beppe Viola è morto nel 1982 a 43 anni, mentre lavorava alla moviola per preparare il servizio su Inter-Napoli. Lavorava in Rai come giornalista

beppe viola

beppe viola

sportivo, ma era anche scrittore, di racconti comici e canzoni. E’ lui che ha scritto il testo di “Quelli che…” di Jannacci. In particolare oggi, dopo il risultato sardo, mi sono venuti in mente un paio di raccontini sulla boxe contenuti in questo libro, che trascrivo.
Primo raccontino:
Il pugile tornò all’angolo stravolto, insanguinato, sull’orlo del k.o. “Come vado?”, chiese al suo manager. “Se l’ammazzi, fai pari”, rispose l’altro.
Secondo raccontino:
Un pugile le sta prendendo di santa ragione. Invano il suo manager cerca di consigliarlo dall’angolo: “Tocca e vai, lavora col destro, schiva…”. “Mi pare che non capisca”, dice un giornalista al manager. Questi si gira dalla parte del giornalista e gli fa: “Se capirebbe qualcosa, non sarebbe mica lì!”.

beppino englaro

beppino englaro

E poi c’è Beppino Englaro. Un altro vero Beppe! Uno che è diciassette anni che combatte da solo, alla luce del sole, per farsi riconoscere dallo Stato la possibilità di adempiere ad una volontà di sua figlia. Normalmente, si è detto, le vicende come la sua si risolvono nell’oscurità delle camere d’ospedale. Beppino invece ha fatto una battaglia alla luce del sole, contro l’ipocrisia, per la legge, per noi tutti. E io gli voglio bene e lo ringrazio per questo. Io, se fossi sindaco di una città, gli dedicherei una piazza, a Beppino Englaro! Coraggio! Finchè ci sono quelli come Beppino, c’è speranza.

Valerio

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