Racconti (ri)costituenti

Posted on febbraio 22, 2009. Filed under: Attualità e politica, Inchieste | Tag:, , , |

“Salve, cerchiamo delegati con meno di 95 anni da intervistare per l’Infedele… “

“95 anni?”

“Beh, è quasi l’età media….”

E’ cominciata così, ieri, la nostra avventura nei meandri del Partito Democratico sul palco della nuova fiera di Roma.  Siamo partiti alle 5 da casa per partecipare all’assemblea Costituente Nazionale, a cui siamo stati entrambi eletti nel lontano – in molti sensi – ottobre 2007, convocata in tutta emergenza dopo le dimissioni del segretario Walter Veltroni. Un grande cartello un po’ sgualcito, attaccato all’ingresso inneggia a “congresso primarie ora” e dà il benvenuto ai delegati, quasi a voler sottolineare da subito la vera posta in gioco di questa assemblea. La sala è piena evidentemente ad di là delle previsioni visto il numero delle sedie predisposte, anche se i numeri smentiscono questa impressione con 1229 presenti sui 2858 aventi diritto.

I lavori cominciano con solo 50 minuti di ritardo, con Anna Finocchiaro presidente dell’Assemblea che nella sua breve introduzione descrive con precisione la struttura della giornata con un piglio formale doveroso e apprezzato. Ci viene detto che la prima scelta a cui saremo chiamati è la scelta tra dare all’assemblea il mandato di scegliere un nuovo segretario fino al Congresso di ottobre oppure procedere con lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale.

L’approvazione della prima ipotesi comporta la successiva presentazione delle candidature e il voto dell’Assemblea, con esplicita menzione del fatto che la Direzione Nazionale e tutti i segretari regionali e provinciali appoggiano questa opzione e la successiva candidatura di Dario Franceschini. La seconda ipotesi invece richiede che si decida se utilizzare il regolamento utilizzato per la primarie del 14 ottobre oppure la stesura di uno nuovo, per poi innescare l’iter di preparazione delle primarie per la scelta del segretario nazionale. Con nostra grande sorpresa, vengono stabiliti (e rispettati nella maggior parte dei casi) dei limiti precisi per gli interventi a supporto, 5 per ciascuna delle tesi (segretario o primarie) di 5 minuti ciascuna. Intervengono per la prima tesi Piero Fassino, Rosy Bindi, il segretario del PD di Piombino, Ermete Realacci e Vaasco Errani; a sostegno della tesi delle primarie sono invece Arturo Parisi, Rognoni, Paola Concia, Gad Lerner e Enrico Morando.

A quelli di voi che non si sono appassionati delle vicende del PD all’indomani delle dimissioni di Veltroni, interesserà sapere che tra i primi ad esporsi a sostegno della tesi di rimettere alla base le sorti del partito con le primarie è stato Arturo Parisi, ingrossando le fila dei molti che dalle pagine dei giornali avevano auspicato questa soluzione, come il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, Ilvo Diamanti, oltre a Gad Lerner, che aveva lanciato dal suo sito una pre-riunione alle 9.30 per prepararsi a sostenere la tesi delle primarie, ai primi firmatari dell’appello “nontorniamoindietro” Scafarotto, Gozi e Concia. Invece la quasi totalità dell’establishment PDino aveva dichiarato il sostegno all’ipotesi Franceschini segretario “a patto di chiarire alcuni punti”, dal potenziale avversario Bersani, che aveva avanzato la sua candidatura a segretario solo pochi giorni prima delle dimissioni di Veltroni, alla direzione nazionale.

Non sorprendentemente le argomentazioni a sostegno della tesi del segretario girano intorno al concetto base della tempistica: serve tempo per organizzare un congresso “vero” ( con “vero” diventato il nuovo aggettivo mascotte del rinato PD al posto dell’ormai trito “nuovo”), tempo che non abbiamo perchè impiegato nella campagna elettorale (locale ed europea). Inoltre andare ora ad un congresso, senza idee chiare porterebbe ad una mera lotta tra fazioni, mentre rimandare ad ottobre permetterebbe di condurre una riflessione più ampia. E’ stato fatto ampio riferimento a parole come “innovazione generazionale”, contatto con i “territori”, oltre che alla necessità di un segretario credibile e forte per portare avanti il progetto del PD.

Pur ammettendo la nostra parzialità, non ci sembra immotivato dire che gli interventi per l’ipotesi primarie hanno prodotto gli argomenti più convincenti, a partire da quello accorato di Arturo Parisi, che con grande lucidità ha identificato nella vacuità del programma del partito la prima ragione delle sconfitte elettorali e dell’aumento della sfiducia all’interno della base. Soprattutto la necessità di recuperare credibilità ed evitare di nasconderci nell’illusione di compattezza che ha circondato il partito sono state richiamate sia da Gad Lerner che da Enrico Morando, ribadendo che una leadership provvisoria, indipendentemente dalla persona che la incarni, non può essere la via per uscire da una crisi strutturale come quella che stiamo attraversando. Soprattutto la cosa che più ci ha colpito è la semplicità delle proposta parisiana e dei suoi sostenitori, cioè chiedere all’attuale classe dirigente di assumersi la responsabilità del fallimento e tornare alla base con proposte e progetti politici precisi tra cui la gente possa liberamente scegliere. Per la serie, diteci come la pensate e lasciateci votare chi preferiamo! Senza contare che il semplice sostenere che non ci siano idee per andare al Congresso oggi dovrebbe dirla lunga sul lavoro fatto all’interno del PD quanto a sintesi di contenuti (idea nostra).

Vi invitiamo a cercare su youdem i video degli interventi se siete interessati, visto che per amor di sintesi non ci possiamo dilungare oltre (ma ne varrebbe la pena).

Il resto, purtroppo direbbero alcuni, è storia: l’Assemblea ha votato e scelto con 1006 voti a favore, 207 contro e 16 astenuti di andare alla scelta del segretario, per poi eleggere con 1047 voti a sostegno Dario Franceschini come nuovo segretario. Arturo Parisi, candidatosi a seguito della sconfitta della sua mozione ha ricevuto solo 92 voti. Visto che la Presidente dell’Assemblea ha detto che i votanti sono stati 1258, se la matematica non è un’opinione restano 119 voti nulli o bianchi… un dato che fa riflettere!

Facendo un po’ di sintesi di tutti questi dati, appare chiaro che se la componente pro segretario è decisamente “fidelizzata” su Franceschini, anche tra coloro che avrebbero preferito lo scioglimento dell’Assemblea, solo una parte hanno poi votato Parisi candidato. Parisi nel suo discorso (su cui torniamo più avanti) ha fatto notare come l’opzione scioglimento abbia trovato solo il 17 percento dei consensi in assemblea e a noi piace provocatoriamente aggiungere come il 17 percento sia proprio la quota di componenti dell’Assemblea che non proviene da DS o Margherita.

Due elementi di colore non possono non essere sottolineati: il primo potrebbe essere chiamato “gli urlatori” e il secondo “la vergogna”. Durante l’intervento di Ermete Realacci, fischi, urla e rumore sono provenuti da una piccola parte degli astanti, costituenti hard core a sostegno dell’opzione primarie senza molto buon senso, poichè come ha ricordato Morando rischiavano più di ledere che di aiutare la causa a sostegno dell’opzione di scioglimento dell’Assemblea. Anche la Presidente dell’Assemblea ha giustamente chiesto ai facinorosi di calmarsi per non attirare i giornalisti e dare un’idea sbagliata del procedere dei lavori, per ben due volte. La stessa solerzia però non l’abbiamo vista quando è stato Parisi a prendere la parola, dopo 35 minuti di discorso di Franceschini  a seguito della vittoria dell’opzione scelta del segretario. Dopo l’arringa da vincitore (?) dell’ex vice Dario al di là di ogni logica di gestione del tempo di intervento, Anna Finocchiaro ha dato la parola a Vannino Chiti, per poi togliergliela subito per far parlare Parisi “che non aveva visto”. Arturo Parisi ha dimostrato grande compostezza, ha presentato la sua candidatura e una lucida analisi dei problemi del Partito, della necessità di dare forza ad un vero progetto politico capace di affrontare la crisi, citando Keynes e una serie di dati precisi, mentre davanti a lui sembrava fosse suonata la campanella della ricreazione. Finito l’applauso per Franceschini, la maggior parte dei presenti, delegati e parlamentari ospiti si sono alzati per fare quattro ciaccole, per salutarsi, per discutere della vittoria, incuranti del discorso dell’altro candidato. Eravamo entrambi allibiti dalla scena, Caterina si è persino dovuta alzare per chiedere ad una serie di gruppetti di spostarsi perchè non si vedeva nè sentiva assolutamente nulla. Parisi, a cui va tutta la nostra solidarietà e stima, ha continauto il suo discorso cercando di ignorare la vergognosa bolgia, per poi chiedere alla Presidente di intervenire per invitare i presenti a fare silenzio o uscire. “Mi hanno appena riacceso il microfono” è stata la sua risposta, insieme ad un laconico invito a fare silenzio (largamente inascoltato).

I Costituenti hanno scelto, ma chi sono questi costituenti nelle cui mani è stata messa una scelta così delicata? Per quanto ci riguarda siamo andati in assemblea sapendo di non poter rappresentare che noi stessi (per le ragioni per cui siamo stati eletti) ma consapevoli di avere una responsabilità verso la base di iscritti che hanno radicato il partito in questi mesi di cui facciamo parte, iscritti senza voce alcuna nè menzione all’Asseblea di ieri. Nessuno dei molti oratori che hanno esposto ancora e ancora le loro ragioni ha detto di aver parlato con il proprio territorio, di aver indetto una riunione, di essersi confrontato con la base di cui fa parte. Nessuno. Nemmeno l’establishment del partito si è ricordato dei molti che saranno il cuore e soprattuttole braccia delle campagne elettorali in onore delle quali non si poteva fare il congresso subito, se non per dire che bisogna fare di più per radicare il partito. Nessuno di loro legge i sondaggi, o forse, come tristemente ricordava Sebastiamo Messina ieri su Repubblica nel suo Bonsai, è una questione di principio fare l’esatto opposto di quello che tutti i sondaggi popolari mostravano: che il popolo del PD era pronto a partecipare di nuovo, a lavorare per la primarie per scegliere un volto nuovo, adesso. Personalmente abbiamo cercato di sentire alcune delle persone con cui facciamo vita di PD; il circolo di Caterina ha persino organizzato una riunione last minute per scambiarsi opinioni e consigli, in cui è emerso lo stesso desiderio di novità. Abbiamo sentito il desiderio di cercare conforto nella difficile, ma secondo noi necessaria, scelta di rimettere nelle mani degli iscritti le sorti del Partito, al di là degli accordi dei pochi.

Siamo partiti forti del sostegno di molti, che ringraziamo, ma siamo tornati sconfitti. Franceschini nel suo discorso finale ha fatto molte promesse, a partire dall’azzeramento del governo ombra e del coordinamento nazionale  ( la direzione nazionale viene confermata ma sarà ampliata per rispettare il principio di rappresentanza… no comment). Non possiamo che sperare che questa volta riesca a mantenerle…

“E’ tornato l’ottimismo?” ci hanno chiesto gli stessi giornalisti dell’Infedele all’uscita dell’Assemblea quali imperdibili bestie rare, controcorrente in un’asseblea all’insegna della concordia massima.

Serve dirvi che cosa abbiamo risposto?

Caterina e Raffaele

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5 Risposte to “Racconti (ri)costituenti”

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Anche questa volta radio radicale ha coperto l’evento, pur mancando alla diretta gli elementi pittoreschi inseriti da voi.
Il grosso pericolo per il PD oggi va oltre i limiti organizzativi, che sono solo il campanello d’allarme.
Il guaio grosso è la perdita del senso della realtà, che potrebbe portare il partito ad essere totalmente irrilevante sul piano politico.
Al di là della commozione, una domanda rimane drammaticamente irrisolta: perché uno dovrebbe votare PD?

comunque GRAZIE

Giusto per farci del male e introdurre un argomento molto PD, il riequilibrio tra DS e Margherita eccovi un bell’articolo del Corriere
http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_22/ex_ds_attacco_meli_895eb156-0099-11de-987b-00144f02aabc.shtml

Dai giornali, da internet ecc sembrava, nei giorni precedenti l’assemblea, che i delegati fossero infuriati, che si andasse lì per fare piazza pulita del gruppo dirigente ecc. Poi si scopre che quando arrivano a Roma sono tutti “responsabili”! Bisognerà studiarlo questo effetto che fa Roma sulle persone…
Comunque Franceschini ha fatto un bel discorso, e il gesto di giurare sulla Costituzione a Ferrara mi è piaciuto. Adesso bisogna vedere se riesce a tenere a bada i teodemi e i d’alemi della situazione…

Anche io vi ringrazio per il servizio. Chissà però se le primarie o l’elezione di Parisi avrebbero fatto la differenza. Il punto è sempre quello di liberarsi dell’oligarchia interna al PD (e agli altri partiti) o meglio: trasformarla in una classe dirigente in grado di vedere oltre il proprio naso. Non mi sembra facile. Veltroni, che era forse la giusta via di mezzo tra passato e futuro, tra dentro e fuori, l’hanno fatto fuori in un anno. Ma D’Alema la notte riesce a dormire?


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