C’è LA CRISI E IL GOVERNO CHE FA?

Posted on marzo 3, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

In questi giorni ho partecipato ad un paio di seminari sulla crisi che attraversa l’Italia e il mondo intero predisposti dallo SPI Cgil con il contributo di alcuni economisti locali.
A febbraio l’ISTAT ha rettificato la previsione in negativo del PIL(prodotto interno lordo) al -2% per il 2009 con conseguenti fermate d’azienda e messa in cassa integrazione dei lavoratori, nella migliore delle ipotesi, o col licenziamento.
In Veneto i dati aggiornati di Veneto Lavoro, agenzia regionale, attestano che, per ore di cassa integrazione e licenziamenti, la situazione ci vede in situazione simile a quella del 1978/9 (ricordate l’austerity petrolifera?), con un PIL regionale del -2% ma che vide la crescita dell’anno successivo ribaltare quei dati.
Il problema attuale è che, dato che la crisi interessa tutto il mondo anche se nasce dagli States, non si vede ancora la luce in fondo al tunnel e nessuno è in grado di dire quando si comincerà a respirare, soprattutto nel nostro paese perchè il governo, per voler rispettare i parametri di Maastricht, non vuole adottare politiche coraggiose ma dispendiose.
I grandi economisti affermano che durante le crisi sono i governi a dover ridare fiducia finanziando aziende e consumi, indebitandosi, è vero, ma facendo da volano all’economia, con conseguente ritorno successivo di introiti per lo Stato.
Invece il ns governo sceglie la poltica degli annunci a cui non seguono fatti e snocciola cifre che non sono reali: 1) i 40 miliardi dichiarati per le infrastrutture sono come le vacche di Mussolini, che venivano spostate di fattoria in fattoria per mostrare ai giornalisti la florida realtà agricola del tempo: sono cifre per cantieri già finanziati ma bloccati per questioni burocratiche o per sforamento del patto economico, oppure sono soldi nascosti per finanziare opere che partiranno FORSE dopo il 2010, vedi il ponte di Messina, scomparso dall’agenza del governo di c.s. e ricomparso surrettiziamente l’altra settimana.
Sono stati promessi 8 miliardi per aiutare le banche in sofferenza ma il denaro, parzialmente giunto a destinazione, viene trattenuto dalle banche che non solo non si fidano dei clienti ma neppure di loro stesse: la mancanza di liquidità mette a dura prova le aziende sane che hanno ordini di lavoro ma che non possono acquistare il materiale per produrre.
Alcune aziende, quelle grosse, utilizzano la  cassa integrazione, altre, quelle che non hanno versato i contributi allo scopo, a volte ottengono la c. integrazione in deroga. Spesso sono quelle artigiane, il tessuto connettivo del nostro sistema nordestino, che non sono tenute a dichiarare quanti esuberi di personale hanno e, di conseguenza, riusciamo a dedurre il numero dei licenziamenti da quanti si iscrivono alle liste di collocamento.
In questo marasma alcune aziende approfittano della crisi per “fare pulizia”, cioè per lasciare a casa quelli che considerano “rami secchi” non considerando il fatto che fino ad oggi hanno spremuto lavoratori e territorio (imprese edili) incassando ricchezze ingenti che, in tempi di vacche magre, non intendono far ritornare in circolazione, alla faccia della responsabilità sociale d’impresa.
Il governo si è accordato con le regioni, o meglio, ha scippato alle regioni, 8 miliardi di finanziamento europeo, che dovevano essere utilizzati per la  formazione ai lavoratori, per allargare gli ammortizzatori sociali ai dipendenti che non possono accedere normalmente e a qualche tipologia di lavoratori precari che, ricordo, sono quelli che non hanno nessun titpo di tutela una volta terminato il proprio contratto. E’ una misura positiva, direte voi. Certamente! Peccato che i tempi non siano chiari e soprattutto le cifre che verrebbero utilizzate.
Dato che non ci sono regole e quelle che ci sono si allentano, si rischia che, pur di mangiare, la gente si adatti a tonare a lavorare in nero, con duplice effetto negativo: fermare il finanziamento dello stato attraverso le tasse e interrompere le tutele contributive dei lavoratori che più avanti avranno serie difficlotà per andare in pensione.
Insomma il governo in momenti particolarmente critici, come questo, dovrebbe: 1) sostenere gli investimenti e, causa il patto di stabilità, muove pochissimi capitali; 2) sostenere i consumi ed invece sceglie di dare pochi sostegni e a pioggia in settori specifici, auto, mobili, eletrodomestici che prendono i soldi e chiudono ugualmente le aziende italiane privilegiando la produzione in fabbriche estere; 3) sostenere la spesa pubblica ed invece diminuisce anche la propria spesa primaria.
Insomma, afferma di muoversi come le altre nazioni europee e gli Stati Uniti, che hanno sostenuto spese per svariati punti del PIL nazionale, mentre invece ha forse mosso 1 punto reale del PIL italiano.
In questi momenti è FORTE il pericolo di conflitto sociale: i poveri sono abituati a patire e non pensano a mobilitarsi ma quando in sofferenza va la “classe media”, che non è abiutata a soffrire, allora le cose si fanno tremendamente serie e si rischiano  forme di violenza personale e di massa.

Si incomincia con gli immigrati, accusati di portar via il lavoro agli italiani, poi si passa alle donne che sono le prime espulse dal lavoro perchè anelli deboli della catena produttiva e poi? Dove si finisce? Si finisce forse per dare FORZA a voci che chiedono l’uomo forte; perdere un pò di democrazia in cambio di maggior sicurezza?
Sono convinta che la SOLIDARIETÀ sia l’unica via d’uscita per questa crisi ma questo governo non ha nessuna intenzione di perseguirla visto che attenta deliberatamente alla spaccatura del fronte sindacale e delle parti sociali, ma di questo parleremo un’altra volta.

Margherita

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3 Risposte to “C’è LA CRISI E IL GOVERNO CHE FA?”

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Cara Margherita non sono molto d’accordo: i “grandi economisti” che sentiamo alla radio o alla televisione sono normalmente soggetti interessati a stampellare i governanti di turno. Sono parte del problema.
La natura di questa crisi, per il mondo occidentale come per la nostra italia è piuttosto chiara: siamo seduti su una montagna di debiti e di privilegi. La via di uscita, dolorosa, è rientrare dai debiti e rinunciare ai privilegi.
Secondo me il governo
1) NON dovrebbe sostenere investimenti, perché gli investimenti “incoraggiati” creano distorsioni, inefficienze e favoriscono i furbi;
2) NON dovrebbe sostenere i consumi o determinate tipologie di consumi, sia per motivi economici che etici (le risorse del pianeta sono LIMITATE);
3) NON dovrebbe sostenere la spesa pubblica ma controllarla: l’italia è un esempio lampante di come la spesa pubblica inefficiente di per sè distrugga ricchezza.
E’ vero invece che il nostro sistema mantiene privilegi che non hanno nessun motivo sul piano strettamente economico, che riguardano un po’ tutti: i residenti, i maschi, gli industriali, il sindacato, la chiesa, i dipendenti pubblici, i politici, i professionisti ecc. E’ triste dirlo, ma è quasi impossibile parlare di solidarietà in una società così profondamente ingiusta: bisogna avere il coraggio di denunciare le ingiustizie.

Margherita risponde a marcomarkiori:
Gli economisti di cui mi sono servita non sono quelli che puntellano il governo, sono indipendenti, anche a livello internazionale, o almeno ci provano.
Sono daccordo con te sull’esistenza di alcuni privilegi ma la CGIL sta tentando di eliminare i propri.
Mi sconcerta però, che si possa parlare di privilegi parlando di tutela dei lavoratori. Si cerca di allargare le tutele ai lavoratori che non le hanno, salvo poi dire che sono privilegiati, questa è schizofrenia, non ti pare?
Condivido la proposta di Boeri, che non è molto vicino a noi, sul contratto unico per quanto riguarda lavoratori atipici e giovani, io aggiungo anche il reddito di cittadinanza, o reddito minimo d’inserimento, che c’è in molti paesi dell’Europa dei 15.
CISL e UIL hanno votato l’accordo separato con il governo per il nuovo modello contrattuale: a nostro avviso è peggiorativo dell’esistente: non tutela i salari dall’inflazione, indebolisce il contratto nazionale perchè apre a deroghe “in peius” sulla contrattazione territoriale, limita la democrazia perchè interviene sul diritto di sciopero sancito dalla costituzione.
Vi aspetto in qualsiasi sede sindacale CGIL per votare no all’accordo separato.
Se raccoglieremo almeno 3 milioni di voti potremo dire che i lavoratori hanno espresso la volontà di bocciare questo accordo, che in questo momento non aiuta il paese e non lo porta fuori dalla secca.
(Ad esempio la detassazione degli straordinari tanto strombazzata che non ha portato un beneficio che sia uno perchè straordinari non se ne fanno più, e se ci sono vengono pagati in nero). Marghe

Che i sindacati siano soggetti privilegiati ed alcuni sindacati lo siano rispetto ad altri credo sia una verità evidente, apri pure un altro thread se vuoi che ne parliamo. La capacità poi di tutelare i lavoratori si misura con i FATTI, non con i proclami: bene, mi sembra evidente che nei fatti il sindacato degli ultimi anni NON ha saputo tutelare i lavoratori, precari e non. Sono il primo a sperare in un cambiamento del sindacato, ma sull’oggi dobbiamo essere realisti ed ammettere l’esistenza di pesanti conflitti di interesse.
Per quanto riguarda gli economisti, un economista che in questa situazione vuole finanziare a debito aziende e consumi dovrebbe spiegarmi il funzionamento di questo prodigioso “volano” (già, il moltiplicatore keynesiano!). Sfortunatamente i fatti ci stanno dicendo che il risparmio crea ricchezza ed il consumo la distrugge: meglio svegliarsi in fretta.


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