ALBANIA, SORELLA DIMENTICATA

Posted on marzo 12, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , |

Nei giorni scorsi ho avuto modo di raccontare ad amici alcune  informazioni che ho sull’Albania che forse potrebbero interessare anche i lettori di Ricostituente.

Nel periodo della guerra fredda l’Albania era tra i paesi “comunisti” forse il più isolazionista e dispotico. I cittadini albanesi non potevano avere informazione libera e votare per il partito albaniache volevano, ma nemmeno spostarsi da una zona all’altra del paese o di sposare chi volevano.

La fine della dittatura e l’apertura verso l’esterno sono stati sconvolgimenti che hanno distrutto tutti i punti di riferimento esistenti in precedenza. In quell’atmosfera dei primi anni ’90, di paura e di euforia, molti hanno percepito per la prima volta che esisteva un mondo esterno, una parte del quale si chiamava Italia, in cui c’era ricchezza e libertà in abbondanza. Questa è la prima fase del post comunismo: quella caratterizzata da improvvisazione, assenza di regole, velocità, arricchimenti, speranze, scafisti. Con un motoscafo in poche ore potevi raggiungere l’Eldorado. Anche in casa ci si arricchiva con le società piramidali.

Migliaia di persone hanno voluto partire per l’Italia anche a rischio della clandestinità, che pareva loro un problema secondario rispetto alle immense possibilità che si prospettavano. Gli albanesi arrivavano in Italia con aspettative altissime, noi non avevamo una politica di accoglienza degna di questo nome e il risultato era caos, xenofobia e emarginazione. I nostri mezzi di comunicazione dipingevano gli albanesi come persone disperate, prive di cultura, pronte a tutto e delinquenti.

In Albania grandi masse di popolazione si spostavano dai villaggi verso la città raddoppiando la popolazione di Tirana in pochi anni (è ovviamente un’ipotesi, visto che a tutt’oggi non si sa quanti siano gli abitanti della città). In Albania tutti tentavano di parlare italiano e le nostre televisioni erano seguitissime. Molti italiani provavano ad inserirsi nel mercato albanese.

Nel giro di 10-15 anni questa situazione è cambiata radicalmente: grazie alle varie regolarizzazioni che si sono succedute nel tempo molti albanesi hanno potuto stabilizzare il loro lavoro e la loro famiglia in Italia. I legami che hanno conservato con la Madre patria sono stati importanti ed hanno consentito di arricchire il paese di origine e di fare arrivare un’immagine più corretta dell’Italia. Alcuni hanno acquisito professionalità che hanno deciso di spendere in Patria, la maggior parte ha scelto di rimanere in Italia (o in occidente) con la famiglia. Pochi si sono sposati con italiane. Anche la maggior parte dei miei amici albanesi, che hanno oggi meno di trent’anni si stanno sposando con ragazze che conoscono poco ma le cui famiglie sono conosciute dalle proprie.

In Albania gli imprenditori italiani hanno ricevuto abbastanza fregature da averli spinti a preferire altre mete. Il governo locale ha tentato varie strategie ma gli incentivi fiscali non sono stati un buon sostituto della certezza dei contratti. Mi raccontavano le suore salesiane di Skutari che è pratica comune falsificare i certificati di proprietà dei terreni e che ci sono persone specializzate nell'”invecchiamento” dei certificati per farli sembrare un po’ più veri.

Negli ultimi 5-10 anni l’Italia è diventata un paese di passaggio più che di meta, per gli albanesi, che preferiscono i paesi dell’Europa del Nord se non gli Stati Uniti e il Canada. Le televisioni locali hanno soppiantato quelle italiane.

Oggi mi sembra che si parli poco dell’Albania e degli albanesi, probabilmente grazie alla delinquenza di alcuni rumeni…. Credo invece che sarebbe meglio mantenere l’attenzione sui molti paesi con i quali abbiamo legami di migrazioni, storia ed affari e non focalizzarsi per poco tempo su quello che riesce a catalizzare la maggiore attenzione. Eviteremmo pericolose distorsioni mediatiche della realtà.

Marco

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Una Risposta to “ALBANIA, SORELLA DIMENTICATA”

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Grazie che hai scrito per Albania e per tutto cosa era nel tempi di comunizmi e VERRO CHE E LA VERITA e adeso speriamo che anche noi che siamo ALBANESI abbiamo diriti e dovere come tutti per andare avanti e per una vita e cultura piu moderne e migliore perche il tempi cambiano e va avanti TI LARINGRAZIO E TI AUGURO SCRIVI DI PIU PER QUESTO POPOLO SOFERENTE GRAZIE MILE


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