La grande occasione

Posted on marzo 24, 2009. Filed under: Politica | Tag:, |

Mai come in questo periodo di crisi economica ho sentito parlare così tanto di welfare state, redistribuzione del reddito e solidarietà sociale. Esempi di politiche tradizionalmente considerate di sinistra che vengono proposte, adottate e lodate dai governi di grandi paesi occidentali abbondano.

La gravità della crisi fornisce argomenti a quelli che vorrebbero sospendere alcuni dei precetti fino a qualche anno fa considerati fondamentali del nostro sistema capitalistico. Il Guardian ha ironizzato poco tempo fa su questa tendenza del governo laburista con una vignetta. Vi si vedono il primo ministro e il ministro delle finanze mentre portano uno scheletro su una barella al cimitero. Di fronte a una tomba, su cui si legge l’iscrizione ‘Dr. Keynes, assassinato dal thatcherismo’, si fermano e chiamano: “Fatti vedere, c’è un paziente per te!”

Il Financial Times ha gestito un blog molto interessante sul futuro del capitalismo, ospitando interventi, piuttosto inconsueti per un quotidiano finanziario, di economisti e politici sulla crisi del sistema economico e i difetti dell’economia di mercato. Dalle mie parti si diceva una volta: “Fin che ghe n’è, viva el re; co’ non ghe n’è più, viva Gesù”.

Un intervento che mi ha particolarmente colpito è quello del presidente brasiliano Lula, il quale ha ricordato come il successo del Brasile sia stato determinato dal rifiuto dell’ortodossia liberista del Fondo Monetario Internazionale. Un’ortodossia che vacillava già da parecchi anni a giudicare dal successo di un libro come La globalizzazione e i suoi oppositori di Joseph Stiglitz. Fatto sta che due delle economie più citate come esempi di successo economico, il Brasile appunto e la Cina, hanno entrambe difeso con forza l’indipendenza delle proprie politiche economiche.

Un altro premio Nobel per l’economia che ha criticato certi assunti del paradigma dominante, particolarmente la loro applicabilità ai paesi in via di sviluppo, è Amartya Sen. Nel suo intervento nel blog del FT, Sen sottolinea che la natura stessa del mercato nel sistema capitalistico implica la sua incapacità di autoregolarsi. Egli puntualizza, non senza una certa ironia, che l’idea di mitigare le tendenze egoistiche della pura ricerca del profitto con valori di prudenza, giustizia e generosità era centrale nell’opera dello stesso Adam Smith.

Da sempre esistono teorie in grado di fornire strumenti per capire i limiti dello sviluppo capitalistico e l’importanza della solidarietà per ogni idea di giustizia sociale. Per esempio Hyman Minsky, non certo un economista marxista, è stato riscoperto anche nel mondo della finanza per la sua analisi dei meccanismi del credito che getta luce sulla crisi attuale. Un aspetto che, invece, si presenta forse per la prima volta nel nostro tempo, è l’affermazione di leader pronti a testimoniare con il peso della propria videnda personale l’importanza della solidarietà sociale e della redistribuzione del reddito.

Nel blog di cui parlavo sopra, lo stesso Lula cerca, ricordando il suo passato, di dare forza alle sue credenziali di progressista nemico delle disuguaglianze sociali. Egli scrive del difficile trasferimento della sua famiglia da un’area povera del Brasile rurale a San Paolo, e della sua mancata istruzione. Sottolinea come l’avere provato queste difficoltà sulla propria pelle gli abbia permesso di mantenere l’obiettivo fondamentale dell’uguaglianza contro i pregiudizi più radicati. Lula conclude il suo intervento con una frase che potremmo fare nostra fin da ora: “Non mi importa come si chiamerà l’ordine economico e sociale che uscirà da questa crisi, purché ponga al centro dell’attenzione gli esseri umani”.

Ma l’esempio che più mi ha colpito, a cui la sinistra italiana si è esplicitamente richiamata, è Barack Obama. Quanto è importante la storia personale nel suo trionfo del 2008? Durante il discorso di accettazione della candidatura democratica, molti di noi si sono commossi a sentirlo parlare delle difficoltà dei suoi nonni, di sua madre e degli operai di Chicago, che Obama definì “i miei eroi”. “Le loro storie hanno dato forma alla mia vita” disse, e noi sappiamo che ora il presidente ha l’opportunità di mettere in atto una politica fiscale tra le più espansive della storia recente.

Paradossalmente, quella che è cominciata come la crisi più devastante dalla Depressione a oggi potrebbe rivelarsi una grande occasione.

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