OCCUPAZIONE E STRATEGIA DI LISBONA

Posted on marzo 28, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , |

Con l’articolo “L’Europa questa sconosciuta” mi ero riproposto di iniziare una serie di interventi che evidenziassero l’importanza dell’Unione europea sulla nostra vita quotidiana. Oggi vi presento alcune osservazioni sulle politiche europee dell’occupazione.

La crisi economica che sta attraversando il mondo riporta alla ribalta la questione della disoccupazione che era stata considerata meno prioritaria in Europa negli ultimi anni a causa della continua discesa del tasso di disoccupazione. Oggi che vediamo intorno a noi le imprese chiudere, ci chiediamo cosa può fare il governo per questo problema, ma dovremmo anche chiederci se le strategie europee complessive siano state adeguate e se lo siano ancora. L’economia di mercato funziona infatti su scala globale e le politiche per l’occupazione devono quindi superare l’ambito dei singoli stati. I Paesi membri dell’Unione europea al Consiglio europeo del 2000 tenutosi a Lisbona hanno dato avvio ad un processo, denominato strategia di Lisbona, attraverso il quale si voleva rendere “l’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale di pervenire alla piena occupazione entro il 2010”. Essa si fonda su tre pilastri:

  • un pilastro economico che deve preparare la transizione verso un’economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza. L’accento è posto sulla necessità di adattarsi continuamente alle evoluzioni della società dell’informazione e sulle iniziative da incoraggiare in materia di ricerca e di sviluppo;
  • un pilastro sociale che deve consentire di modernizzare il modello sociale europeo grazie all’investimento nelle risorse umane e alla lotta contro l’esclusione sociale. Gli Stati membri sono invitati a investire nell’istruzione e nella formazione e a condurre una politica attiva per l’occupazione onde agevolare il passaggio all’economia della conoscenza;
  • un pilastro ambientale aggiunto in occasione del Consiglio europeo di Göteborg nel giugno 2001 e che attira l’attenzione sul fatto che la crescita economica va dissociata dall’utilizzazione delle risorse naturali.

Il Consiglio europeo di Lisbona ha considerato che l’obiettivo generale in ambito occupazionale era quello di aumentare il tasso di occupazione globale dell’Unione europea al 70 % e il tasso di occupazione femminile a più del 60 % entro il 2010. Il bilancio a metà percorso realizzato nel 2005 ha dimostrato che la concreta realizzazione degli obiettivi posti era insufficiente. Ad esempio in Italia il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni a fine 2007 era ancora al 58,7%. Per tale motivo sono state approvate nuove procedure che dovrebbero rendere più efficiente la realizzazione della strategia. Oltre a queste modifiche organizzative, l’Unione europea utilizza tre strumenti finanziari per sostenere l’occupazione: il programma PROGRESS, i fondi strutturali e il programma per l’apprendimento reciproco che consiste nel mettere in evidenza il trasferimento delle politiche più efficaci.

L’Unione tuttavia non ha competenze dirette ed esclusive sulle politiche per l’occupazione previste all’interno della strategia di Lisbona; a qualcuno quindi tale strategia potrebbe sembrare ininfluente. In realtà i governi nazionali sanno che è necessario un coordinamento delle politiche dell’occupazione ed accettano volontariamente i vincoli derivanti dalle proposte e dalle normative comunitarie. D’altro canto l’Unione europea è fondata sulla libera adesione degli stati che ne accettano i vincoli pur di partecipare ai vantaggi che derivano dalla partecipazione. All’inizio la Comunità Economica Europea era un accordo molto limitato ma con il passare degli anni si sono aggiunte nuove competenze alle strutture europee. Con il trattato di Amsterdam del 1997 l’occupazione diventa una materia di interesse comune e oggi si trova inserita nel nuovo Titolo VIII (articoli da 125 a 130) del trattato CE che precisa obiettivi e mezzi per raggiungerli.

In tutti i documenti italiani che riguardano la programmazione delle politiche del lavoro e della formazione sono citati gli obiettivi della strategia di Lisbona che sono quindi anche obiettiva nazionali. Io vedo positivamente questa “limitazione di sovranità” perché mi sembra che aiuti i nostri governi, di solito occupati ad affrontare l’oggi, ad effettuare una programmazione di lungo periodo, quindi bipartisan. Inoltre sia la qualità della documentazione, sia i contenuti delle politiche proposte in ambito Europeo sono mediamente migliori delle nostre. Noi siamo un paese che continua ad infilare le riforme della scuola all’articolo 622 della legge finanziaria 2007 o in norme che riguardano la tutela del consumatore. E siamo un paese in cui spesso si preferiscono le politiche che hanno un effetto immediato sull’opinione pubblica piuttosto che quelle realmente tarate sul contesto e che avranno effetti magari nel lungo periodo.

Marco

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