Una giornata irreale alla City di Londra

Posted on aprile 2, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, |

Eravamo stati avvisati fin dalla settimana precedente: mercoledì, il giorno prima del G20, ci sarebbe stato un rischio concreto per chi si faceva vedere in giro per la City in giacca e cravatta. Meglio mettersi i jeans e evitare di rispondere alle eventuali provocazioni. Così abbiamo fatto in molti, c’era molta meno gente del solito in metropolitana e ci scambiavamo occhiate come per dire “Sì, anch’io”.

Quattro gruppi diversi hanno sfilato dalle quattro principali stazioni dei treni della City: Moorgate,
Liverpool Street, London Bridge e Cannon Street. Ognuna delle quattro processioni, identificata con uno
dei cavalli dell’apocalisse, ricordava un tema della manifestazione: il cambiamento climatico, la guerra,
la responsabilità delle istituzioni finanziarie nella crisi e il 360° anniversario della rivoluzione dei Diggers.

Quando sono arrivato a Moorgate non c’era ancora nessun manifestante, mentre la presenza della polizia
non passava inosservata. Altre manifestazioni erano in programma allo European Climate Exchange, una sorta di piccola borsa in cui si scambiano contratti finanziari che danno alle aziende il diritto di rilasciare nell’atmosfera un certo livello di gas inquinanti, in applicazione del protocollo di Kyoto.

A metà giornata, un gruppo di pacifisti avrebbe marciato dall’ambasciata americana verso Trafalgar Square per protestare contro tutte le guerre.

All’ora di pranzo eravamo in piedi in ufficio, i più in jeans, attorno allo schermo a guardare le immagini della Bank of England (la banca centrale inglese), che si trova a dieci minuti di cammino. Lì si sono ritrovate le quattro manifestazioni dei cavalli dell’apocalisse, accerchiate da cordoni di poliziotti. Come in altri casi simili, la polizia ha usato il sistema chiamato kettling: accerchiare i manifestanti stringendo o allargando a seconda di come si mettono le cose, senza lasciarli andare via. Ad un certo punto ci sono stati alcuni scontri e un certo numero di arresti. Com’era prevedibile, alcuni se la sono presa con una filiale della Royal Bank of Scotland (tra l’altro vuota) che si trova quasi di fianco alla banca centrale. La RBS era un obiettivo simbolico per vari motivi: è una delle banche più grandi del Regno unito, è ormai sostanzialmente di proprietà pubblica e per via dello scandalo di Fred Goodwin. Quest’ultimo è l’ex amministratore delegato della banca che ha ottenuto un prepensionamento milionario (si parla di 650.000 sterline lorde all’anno) lasciandosi dietro le perdite colossali che hanno costretto il governo a nazionalizzare l’azienda per evitare la bancarotta.

Dopo aver visto queste scene sono andato a curiosare intorno a Liverpool Street prima di comprare qualcosa da mangiare per pranzo. Ho visto gli ambientalisti accampati fuori dallo European Climate Exchange, una scena irreale visto che Bishopgate è normalmente una delle strade più trafficate di quella parte della città. L’atmosfera sembrava allegra, la gente mangiava e ballava (e fumava, si sarebbe detto a giudicare dall’odore che veniva dalle tende). Lo schieramento di polizia era impressionante ma non c’era tensione. I cartelli portavano slogan contro l’inquinamento, lo sviluppo selvaggio e la logica di mercato che sta alla base dell’idea dell’Exchange.

Quello che non sapevamo era che nel frattempo uno dei manifestanti della Bank of England stava per rimetterci la vita. Cosa sia successo non è ancora chiaro. In effetti, se ne parla molto poco sulla stampa inglese per il momento e i comunicati della polizia non dicono granché. Secondo i giornali, testimoni hanno riferito di aver visto un uomo accasciarsi all’interno del cordone di sicurezza. Alcuni dei manifestanti avrebbero chiesto aiuto ai poliziotti, i quali avrebbero cercato di prestare soccorso suscitando la reazione violenta della folla. Sulla violenza della reazione le fonti non concordano: alcuni dicono che il lancio di oggetti è cessato immediatamente, altri che ha reso impossibile un intervento sul luogo e costretto gli agenti a trasportare il ferito altrove. Quello che sappiamo è che il quarantasettenne Ian Tomlinson è stato dichiarato morto all’ospedale poco dopo.

Un’inchiesta indipendente è stata aperta dalle autorità, ma il caso De Menezes ci ha insegnato che inchieste simili sono lunghe e laboriose. Intanto stasera a Regent’s Park, intorno alla residenza dell’ambasciatore americano, c’è ancora un numero impressionante di poliziotti armati di mitra. L’ospite di questi giorni ha dominato la scena del G20, che ha concluso affermando che i leader del mondo hanno risposto al dolore e all’incertezza di tanti individui nel mondo con una serie di misure coordinate che non hanno precedenti nella storia. Serviranno?

Giuliano

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