RISALIRE LA CHINA

Posted on aprile 23, 2009. Filed under: Politica | Tag:, |

Tra i simpatizzanti del Pd ha prodotto un certo interesse l’articolo “Risalire la china dell’«inciviltà» di Bartolomeo Sorge. Ne cito l’incipit “dopo una serie continua di sconfitte, dalle elezioni politiche dell’aprile 2008 alle elezioni regionali sarde del febbraio 2009, e dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria, oggi il Partito Democratico (PD) è alle corde. Il collasso del suo progetto coraggioso e nuovo rende ancora più preoccupante la situazione in cui versa il Paese, stretto tra la crisi economica mondiale e la china pericolosa imboccata dalla politica nazionale. Il rischio maggiore non è tanto nella sconfitta del PD, quanto nello sbandamento in massa dell’elettorato, attratto dall’individualismo, dall’utilitarismo e dall’egoismo imperanti. È chiaro però che il pericolo cresce a causa dello sfaldamento dell’opposizione democratica, l’unica in grado di denunciare il dissesto prodotto dal «pensiero unico» e di mobilitare le forze sane della società per arrestarlo o, quanto meno, contrastarlo.
Questa voleva essere la sfida del PD: realizzare un progetto riformista audace, fondato su una cultura politica nuova, alternativa al neoliberismo galoppante, che facesse sintesi tra le tradizioni politiche che avevano ricostruito la democrazia in Italia dopo il fascismo. Ora, questo disegno, nella forma in cui era stato concepito, non è riuscito, come ha confessato lealmente Veltroni. Tutto ciò – aggiungiamo noi – perché è mancata al PD una chiara identità politica: non si è realizzata tra i partner la necessaria omogeneità culturale intorno a un ethos comune condiviso, che il Manifesto del PD aveva tracciato sulla carta. Affrontando subito le elezioni primarie dell’ottobre 2007, è mancato anche il tempo di una campagna costituente, che invece sarebbe stata necessaria per lanciare e consolidare il nuovo progetto nella società italiana; di conseguenza il PD, anziché essere un soggetto politico «nuovo», è nato vecchio, in seguito alla «fusione fredda» tra ex comunisti ed ex democristiani, che si sono spartiti il potere secondo i canoni della partitocrazia classica. È mancato soprattutto il coraggio di rinnovare la classe dirigente a livello nazionale: volti nuovi e giovani che sapessero interpretare le istanze della base. Riuscirà Dario Franceschini, che ha preso il posto di Veltroni alla segreteria, a recuperare il tempo e il terreno perduti nelle poche settimane che ci separano dalla prova del fuoco delle elezioni europee e amministrative del 7 giugno?……..”
L’interrogativo finale non mi stuzzica molto (anche se comprendo che non dovrebbe essere così), il resto sì.
Lo “sbandamento in massa dell’elettorato attratto dall’individualismo, dall’utilitarismo e dall’egoismo imperanti” è giustamente paventato come effetto e non come causa delle sconfitte elettorali.
Il progetto iniziale del Pd rischia, non tanto di non trovare condivisione nella maggioranza della società civile, ma di essere troppo “alto” rispetto alle capacità operative che questo partito ha potuto/saputo/voluto (?) mettere in campo.
L’entusiasmo iniziale si è scontrato con l’ineffettività del rinnovamento e ha generato una crisi di rigetto.
Condivido quindi il giudizio secondo cui “è mancato soprattutto il coraggio di rinnovare la classe dirigente a livello nazionale: volti nuovi e giovani che sapessero interpretare le istanze della base”, ritengo però che le dinamiche , assolutamente a-conflittuali, che caratterizzano i rapporti tra le generazioni non consentano un avvicendamento, che richiederebbe una spinta dal basso di cui non si vede traccia, ma un faticoso percorso di “coinvolgimento attivo” ad ogni livello.
Su quali strumenti si possa fare leva per giungere a questo risultato, come sempre, lascio lo spazio al dibattito.

Tommaso

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