ITALIA GERMANIA PARTE II

Posted on maggio 24, 2009. Filed under: economia | Tag:, , , , , , , , , , , |

Cari amici di Ricostituente,

qualcuno ricorderà il post che avevo scritto qualche tempo fa su una mia vicenda personale che – guarda la combinazione! – riguardava FIAT e OPEL. La combinazione naturalmente è che in questi giorni si parla tanto della vicenda del possibile acquisto di OPEL da parte di FIAT, dopo che “sembra” sia andato in porto l’affare con Chrysler. In attesa di capire veramente come andranno a finire entrambe le storie, mi permetto alcune considerazioni, naturalmente sollecitando le vostre opinioni, e sempre partendo da quella mia esperienza personale. Per gli amanti del genere “valutazioni quattroruote” intanto comunico che la mia Opel funziona benissimo, le prestazioni buone, le rifiniture anche, i consumi ottimi… insomma finora sono molto soddisfatto, pur con qualche piccola e inevitabile critica. Detto ciò confermo l’impressione negativa che avevo espresso in quel post riguardo all’“italianità” di FIAT ed alle prospettive occupazionali ed industriali, a questo punto – alla luce degli avvenimenti – non solo di FIAT ma anche delle altre due case automobilistiche coinvolte nell’affaire. Infatti, dalle notizie non del tutto chiare che circolano in questi giorni, mi pare emergano alcuni elementi da considerare. 1) Sia nell’affare Chrysler che in quello Opel si parla inevitabilmente di debiti privati assorbiti dal pubblico. Addirittura (articolo su La Repubblica del 30/04/09) il New York Post ipotizzava che “il piano di salvataggio messo a punto dal Governo (USA n.d.r.) per Chrysler attraverso l’unione con l’italiana Fiat potrebbe trasformarsi in un grande bidone, che potrebbe costare miliardi di dollari ai contribuenti americani se fallisse”. Vi ricorda niente? Vi do un aiutino: compagnie aeree, CAI… Che poi se ci pensate non si tratta né più né meno della prassi finanziaria in uso presso FIAT praticamente da sempre. Penso che se si calcolasse seriamente quanti fondi pubblici sono stati versati nel capitale FIAT in decenni di casse integrazioni, aiuti, incentivi, eccetera, potremmo tranquillamente affermare che la FIAT è di proprietà del Tesoro, cioè nostra. 2) Alla fine, in tutti gli affari in questione, quello che non sarà garantito – non del tutto almeno – saranno proprio i posti di lavoro. In Germania, in USA, e… guarda un po’… anche in Italia! Non per niente gli operai interessati cominciano a ribollire. Insomma il ragionamento che io e mia moglie avevamo fatto nella nostra beata ingenuità (“compriamo italiano, che diamo una mano ai nostri operai!”), era ancora meno fondato di quello che si pensava, perché alla fine abbiamo comprato tedesco, ma probabilmente non daremo una mano neanche ai tedeschi, a meno di una manovra salvadebiti che pagheranno i cittadini tedeschi, e che comunque non garantirà il lavoro agli operai tedeschi… c’è di che impazzire! 3) Resta da capire che fine farà la parte di tecnologia, di ricerca e sviluppo: altro argomento affrontato in quel mio post. Questo secondo me rimane l’aspetto più incomprensibile di tutta la vicenda, ma sarò io che sono un somaro; chiedo a voi di darmi lumi se ne siete in grado. Insomma, per quante critiche si possano fare a Marchionne, è indubbio che la strategia di puntare decisamente sulle alimentazioni alternative e sulle riduzioni drastiche di emissioni e consumi (magari in attesa dell’idrogeno) sia stata azzeccata, e lo vediamo soprattutto da quando ci troviamo nel pieno della crisi economica. Tant’è vero che “pare” che FIAT attualmente sia in controtendenza sul mercato dell’auto europeo, e che stia addirittura acquisendo quote. Ma perché la ricerca e la costruzione dei modelli eco-alimentati non si fa da noi anziché in Turchia? Perché le nostre istituzioni (e quelle europee) non incentivano questa politica invece che pagare debiti per conto terzi qua e la? Perché non sfruttiamo la nostra cultura storica del metano per autotrazione, che credo ancora oggi non abbia eguali in Europa (per dire: nel 2003 gli stati con il maggior numero di veicoli a gas erano Argentina, Brasile, Pakistan, India e appunto Italia, unico Paese europeo), nonostante incredibili tentativi di governi precedenti per farci tornare indietro? Alla luce di tutto ciò (vi invito a questo proposito ad andarvi a leggere anche la pagina http://new.eurogasauto.egm.it/it/infometano, che contiene una illuminante e sintetica sezione sulla storia del Metano in Italia e in Europa) che dire? Sono il solito italiota polemico che sputa nel piatto dove mangia, che fa polemica sterile su tutto, perché “in Italia non funziona niente e piove sempre, governo ladro”? Può darsi. Allora forse la strategia della FIAT (investire in Turchia per diminuire i costi di produzione anche per motori ad alto contenuto tecnologico) è stata migliore della “dissennata” strategia OPEL (investire in Germania per la costruzione di modelli ibridi, perché era lì che c’era in know how), tant’è che è FIAT che si sta comprando OPEL e non viceversa. Tuttavia ancora nessuno finora è stato in grado di levarmi questa pulce dall’orecchio. Vedo l’eterna abitudine della FIAT a fare affari coi soldi nostri o dei contribuenti dei Paesi in cui “investe”. Vedo che non si punta sulla qualità delle risorse umane e (di conseguenza) sulla ricerca, ma ci si ostina a competere sui costi di fronte a concorrenti stile India e Cina; Vedo l’adagiarsi sugli allori di un residuo vantaggio dell’Italia/FIAT rispetto ai concorrenti stranieri sul know how del metano, anziché spingere di più sull’idrogeno o – perché no? – sulla ricerca di ulteriori alternative… Ecco, la mia pulce è una pesante impressione che tutto questo lo pagheremo prima o poi. Forse lo pagheremo allegramente insieme ai nostri amici operai tedeschi e statunitensi a suon di wurstel, hot dog e sangiovese (per dimenticare). O forse lo pagheremo da soli, e berremo solo sangiovese. In tetrapak. A presto.

Alvise

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