PADRI RICOSTITUENTI – PIERO GOBETTI

Posted on luglio 15, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Mentre infuria la corsa alla segreteria del PD, com’è giusto che sia per un partito che vuole essere aperto, anzi, che è aperto di fatto, non avendo ancora, volente o nolente, delineato il proprio profilo politico, è utile rileggere alcune riflessioni che faceva Piero Gobetti nei primi anni Venti del secolo scorso, anni di incubazione avanzata del Fascismo. Il libro è “La Rivoluzione Liberale”, uscito nel 1924. Di lì a poco ci sarebbe stato l’omicidio Matteotti, il definitivo tramonto della libertà in Italia e due anni più tardi lo stesso Gobetti sarebbe morto a Parigi in seguito alle botte dei fascisti, a 25 anni. L’indicazione delle pagine fra parentesi si riferisce all’edizione 2008 nella Piccola Biblioteca Einaudi.

Politica

La politica diventa un perpetuo ricatto in cui a eterne concessioni fanno eco eterne richieste senza che s’introduca nella lotta politica un principio di responsabilità (p. 28)

Perché la lotta politica abbia il suo ritmo di responsabilità bisogna che le affermazioni procedano autonome dal basso, quasi secondo una legge di separatismo. La conciliazione è un risultato sempre nuovo della lotta: affermarla a priori significa annientare i liberi sforzi mentre sorgono. (p.32)

La posizione del politico […] si appaga di uno pseudo-realismo, inteso come riformismo, che tende ad eliminare dalla storia l’imprevisto e la lotta per sostituirvi un ottimismo senza asprezze e senza intransigenze (p.62)

Interminabili discussioni sul dilemma: programma massimo o programma minimo. […] L’azione del popolo, nel momento storico presente può svolgersi soltanto secondo gli indirizzi di un programma massimo, una concezione della vita e della realtà elaborata come mito suscitatore di opere, e l’interesse verso le riforme pratiche deve rimanere un interesse di ordine amministrativo (p.87)

Società (italiana)

Un’Italia che si pasceva di conciliazioni e di unanimità (p .29)

Non vede come il problema della vita sociale non consista nella ricerca di un patriarcale accordo di carità e di giustizia, ma soltanto nell’adesione vitale del popolo stesso all’organismo della società che esso senta come creazione propria e di cui sappia assumere la responsabilità (p.65)

La liberazione che viene dagli istituti giuridici e dalle stesse riforme politiche è solo una molla ad agire e non significa nulla senza la forza delle iniziative (p.82)

La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio (p.164)

Partito (d’opposizione)

La battaglia per l’unità del partito avrebbe potuto assumere almeno un carattere educativo e sarebbe stato più fecondo lo sforzo di imprimere all’unico movimento una direzione operosa e libera che stimolasse le forze popolari invece di attenderne lo svegliarsi e che facesse coincidere l’opera del partito col pensiero della minoranza più attiva, più coerente, più rivoluzionaria. L’unità di Serrati invece era viziata da un pregiudizio quietistico e democratico. (p.107) [qui sostituire Serrati con Veltroni ndr]

Il partito si volle diffondere seguendo, col metodo più borghese e reazionario, le circoscrizioni amministrative del regno (una sezione in ogni comune, era il sogno più caro!) e non si tenne conto che un partito rivoluzionario deve fondarsi sulle forze più che sugli uffici e la distribuzione geografica delle sezioni deve corrispondere allo sforzo e alla volontà degli aderenti secondo una legge di autonomia, non secondo un piano burocratico (p.111)

Fascismo (provare a sostituire con Berlusconismo, funziona lo stesso!)

Fascismo che rappresenta l’ultima rivincita dell’oligarchia patriottica, cortigiana e piccolo-borghese che governa l’Italia da molti secoli, soffocando ogni iniziativa popolare (p. 30)

La storia recente ha dimostrato in modo inconcusso la superiorità degli incompetenti sui competenti (p.129)

In un regime intollerante di critica e di autonomia, sotto un governo paternamente dispotico, queste sfumature di immagini e delicatezze di metodo hanno un compito ben preciso di difesa per l’avvenire, anche se non ne scaturisca oggi un imperativo di azione tutto chiaro (p.129)

Il nostro antifascismo prima che un’ideologia, è un istinto (p.164)

Il fascismo […] è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. (p.165)

Nel fascista non si trova poi se non di rado il rispetto del barbaro per la sapienza che gli è negata (p.171)

Tuttavia restano notevoli le attitudini di Mussolini a conservare il potere tra un popolo entusiasta e desideroso di svaghi, che egli conosce benissimo e cui appresta quotidiane sorprese (p.176)

La lotta politica in regime mussoliniano non è facile: non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna coerenza, a nessuna posizione, a nessuna distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi (p. 176)

Valerio

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