ANCHE MOHAMED POTRÀ GUIDARE IL TRAM

Posted on luglio 31, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Questo è il titolo dell’articolo con cui il bollettino Adapt n. 23 del 27 luglio scorso (www.adapt.it) racconta di un ragazzo immigrato, Mohamed Hailoua, che ha denunciato un caso di discriminazione nella possibilità di accesso ad un concorso per operaio elettricista presso l’Azienda Trasporti Milanesi S.p.A.. Il bando, infatti, limitava la possibilità di partecipazione al concorso ai cittadini di paesi appartenenti all’Unione Europea. Eppure, come cita il documento, l’art. 2, comma 3 del D. L.vo n. 286/98 stabilisce che “la Repubblica Italiana […] garantisce a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento o piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”.

Discriminazioni

Discriminazioni

Peccato però, che nella realtà dei fatti, anche considerando tutte le deroghe ed i limiti previsti per l’accesso a determinate occupazioni (cfr. articoli 10, 12 e 14 della L. n. 158/81), siamo molto lontani dal rispettare le nostre stesse normative, non solo per quanto riguarda l’accesso al lavoro, ma anche e soprattutto durante il lavoro. È oltremodo evidente quanto permanga l’atteggiamento per il quale lo straniero è “necessario ma non benvenuto”. Il bisogno sempre più impellente della sua forza lavoro è nettamente in contrasto con la difficoltà della sua accettazione all’interno della società. L’immigrato è necessario per coprire tutti i posti di lavoro più pesanti, con ritmi più sostenuti, non qualificati e pericolosi. E, nonostante questo, moltissimi imprenditori continuano a non puntare sulla qualità delle loro condizioni di lavoro e sul soddisfacimento dei bisogni di cui sono portatori in quanto appartenenti a etnie diverse e provenienti da paesi anche molto lontani (come ad esempio la concessione di periodi di ferie più lunghi per tornare in patria o spazi e orari flessibili per il culto religioso).

Così come non è un caso trovare operai non qualificati stranieri con una laurea in ingegneria. Il mancato riconoscimento della professionalità e l’impossibilità di sviluppo professionale sono, infatti, la seconda grande discriminazione subita dai lavoratori immigrati. Discriminazione che, oltre ad essere un danno per la persona, è un incredibile perdita di risorse e di potenziale per l’azienda.

Per fortuna esistono anche casi positivi, che andrebbero raccontati e valorizzati il più possibile. Vi racconto brevemente una storia (i nomi e le attività dell’azienda sono di fantasia… ma la storia è vera). Gianni è un caporeparto cinquantenne. Ha la terza media e, al suo attivo, trent’anni di esperienza professionale. Gianni non ama i cambiamenti e le procedure per creare il tubo che esce dal suo reparto sono le stesse da anni, anche perché non è compito suo proporre alternative. Juan viene dal Perù. È un operaio non qualificato ed ha una laurea in ingegneria meccanica. Il suo compito è esattamente come quello di Charlie Chaplin nel film “Tempi moderni”. Un giorno decide con grande coraggio di esporsi e, suscitando l’ira di Gianni, propone all’imprenditore un sistema innovativo per la produzione del tubo. L’imprenditore concede la possibilità di fare una prova e, riconosciuta la validità dell’alternativa, adotta il nuovo processo e promuove Juan.

Detto questo… staremo a vedere se, alla fine, anche Mohamed sarà così fortunato e il tram lo guiderà davvero!

Ilaria

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