IL FUTURO DEI PARTITI

Posted on settembre 22, 2009. Filed under: Uncategorized |

Cito da Piero Ignazi L’Espresso del 10 settembre 2009

In tutte le democrazie mature i partiti soffrono di una crisi di legittimità. I cittadini contestano con sempre maggiore durezza le loro manchevolezze sia in termini di efficienza e rispondenza – non sono più in grado di interpretare le domande della società civile e di offrire risposte convincenti e/o realizzabili – che di onestà e trasparenza – curano solo i loro interessi trincerandosi dietro paraventi impenetrabili.

-“(I partiti) europei hanno fondato la loro legittimità e la loro ragion d’essere nell’inquadrare, e così rappresentare, ampi strati della popolazione. Seguendo il vecchio mito del partito di massa novecentesco, più numerosi erano gli iscritti, più legittimo e più forte era il partito. Tutto ciò aveva senso all’epoca della rivoluzione industriale quando il numero ‘era’ la forza. Ma nella società post-industriale e post-moderna questi parametri non valgono più. La forza dei partiti non sta più nelle loro quantità, bensì nelle risorse che riescono ad estrarre dallo Stato, sia direttamente in termini di finanziamenti, strutture e personale, sia indirettamente attraverso la lottizzazione. Senza alcun dubbio oggi i partiti sono più forti di un tempo perché dispongono di più risorse e controllano più direttamente le politiche pubbliche. Ma sono giganti dai piedi d’argilla perché, oltre ad aver perso iscritti, hanno perso credito.”

-“L’apertura alla società civile solleva però un altro problema: qual è il ruolo dell’iscritto? Se gli viene tolto il potere di selezione dei candidati e dei leader e anche le grandi scelte politiche vengono sottoposte al giudizio dei simpatizzanti attraverso blog e referendum elettronici, che senso ha iscriversi? In effetti il dilemma dei partiti contemporanei si concentra tutto qui. Per recuperare consenso e fiducia si aprono alla società, ma in tal modo sguarniscono ancora di più le loro fila, finendo quindi per essere di nuovo accusati di aver perso contatto con i cittadini, di non riscuotere più la loro fiducia e quindi, alla fine, di non vantare più alcuna legittimità. Una sorta di circolo vizioso, di trappola, nella quale rischiano di precipitare”.
Probabilmente il vero problema è anche che difficilmente si può pretendere da una classe politica che, nel bene o nel male (ricordate le parole di Craxi), ha gestito il potere con determinati strumenti di deporre le armi sic et simpliciter.

D’altronde il machiavelliano “fine che giustifica i mezzi” pervade l’azione politica da tempi immemorabili.

Occorre sempre più riportare la riflessione a livello locale e sul livello locale, ridisegnando il ruolo del partito, individuando quali debbano essere le sue risorse umane, materiali, economiche, i suoi rapporti verso l’esterno.

Potrebbe anche essere che all’esito della riflessione ci si trovi in mano uno strumento così diverso da quello tradizionale …. che l’etichetta richieda di essere cambiata.

“È la storia che va, bellezza e tu non ci puoi fare niente. Niente!”

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