TWILIGHT: L’ETA’ DEGLI EROI ANTIROMANTICI?

Posted on ottobre 22, 2009. Filed under: Uncategorized |

Recentemente ho letto (a tempo di record) le migliaia di pagine che costituiscono la saga di Twilight -Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn. La trama è molto avvincente, abbastanza ricca di colpi di scena, ma al fin della fiera devo dire che sono rimasta piuttosto delusa dal tono così poco antieroico di questa moderna favola d’amore.

Pensiamo al dilemma centrale del romanzo: seguire l’amore della propria vita in un’esistenza dannata rinunciando ai piaceri della vita mortale oppure scegliere il destino per cui si è nati imparando a vivere con coraggio tutti i cambiamenti rinunciando ad un perenne idillio d’amore? Comunque la pensiate, credo sarete d’accordo con me su un punto: nessuna scelta davvero eroica può essere senza prezzo! Dai dolori del giovane Werther in poi ci hanno abituato a credere che ci sia gloria nel sacrificio d’amore, ma che soprattutto il vero eroe soffre, perde qualcosa e solo in questo processo trova e definisce se stesso! Pensiamo a Jane Eyre, che è coraggiosa, forte del suo carattere più che della sua bellezza ma che ne passa di tutti i colori prima di poter coronare il suo sogno d’amore. Potrei però suggerire anche il paragone con un’altra saga più recente, quella di Harry Potter, che pur nella sua modernità si colloca senza dubbio nel filone della figura eroica: Harry Potter per caso o per sorte è messo nelle condizioni di combattere per ciò che è giusto con la possibilità di non aderire a quello che sembra il suo destino,  che sceglie comunque pagando un carissimo prezzo pur di difendere ciò in cui crede.

A dispetto delle mie aspettative in questa saga i protagonisti non hanno niente dell’eroico di matrice romantica (in senso storico del romanticismo) che tanto siamo abituati a conoscere! Nè Bella, la protagonista inizialmente umana, nè Edward e i suoi amici vampiri sono costretti a rinunciare a nulla per essere felici insieme; gli ostacoli disseminati lungo la trama sono appunto solo questo, degli ostacoli da saltare, che rallentano l’arrivo al traguardo ma non modificano la traiettoria per raggiungerlo. Anche quella che sembra una scelta di sacrificio -qualunque cosa Bella scelga dovrà rinunciare a qualcosa- si trasforma in una scelta senza alcun prezzo, una trasformazione totalmente migliorativa, che si suggerisce addirittura naturale per la protagonista. Quello che trovo più antieroico è che le scelte difficili compiute in questa saga avvengono sull’onda dell’inevitabilità, con un cambio di regole del gioco del tutto imprevisto che risolve situazioni largamente irrisolvibili.

La ragione della mia critica viene da una valutazione di fondo: cosa vogliamo davvero da un libro? Personalmente mi piace che mi mostri un percorso che non riesco ad immaginare, che mi renda spettatrice di un evento umano personale capace di suggerire sentimenti e pensieri legati solo a me, anche se non c’entro nulla con la storia. Leggere questi romanzi è davvero come guardare un film, accade tutto quello che accadrebbe in un film, la mia sorpresa è stata aver indovinato esattamente come sarebbe andata (peccato avessi scartato l’ipotesi perchè mi sembrava troppo assurda per un libro).

Questa saga però ha un grandissimo successo insieme a tutte le pubblicazioni a carattere fantastico e mi chiedo perchè. Per ora non ho grandi risposte, se non pensare che storie fantastiche e caratterizzate da aspetti di ineluttabilità (nessuna scelta implica nessuna responsabilità per le conseguenze che ne derivano) vanno molto di moda in questa fase di mancanza di sicurezza. Forse è solo una nuova moda senza spiegazione della letteratura di evasione. Comunque sia, quando penso che viviamo nell’era in cui Win for life, che di fatto smonta il mito della vittoria magari impossibile che però ti cambia la vita con un più realistico aiuto quotidiano, diventa un caso di successo, non riesco a non chiedermi dov’è finito il sano, godibile romanticismo di una volta!?!

Caterina

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3 Risposte to “TWILIGHT: L’ETA’ DEGLI EROI ANTIROMANTICI?”

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siamo nell'”era del videogame”, il protagonista del gioco avanza superando ostacoli, ogni tanto muore e tranquillamente riparte da zero (o dal punto in cui è morto se ha avuto l’accortezza di salvare il risultato)con tanti saluti ad ogni ideale romantico o meno che sia

In qualità di fan sfegatata della saga di Twilight, non posso che rispondere ad alcune questioni poste da Caterina.
Parto dalla questione finale: l’eroe romantico, dov’è finito? Decisamente nella saga di Twilight non lo troviamo, non è proposto e non è proponibile. Caratteristiche dell’eroe romantico sono la tensione verso l’infinito, che crea dolore e senso di impotenza, inquietudine e struggimento; l’eroe romantico prende coscienza della sua piccolezza rispetto alla grande macchina che è l’universo, sulla quale non può avere alcuna influenza o effetto. L’azione dell’eroe romantico è di per sé una contraddizione, perché è attiva solo in apparenza: l’eroe romantico lotta allo strenuo per raggiungere il suo obiettivo, ma in realtà è inevitabilmente trasportato dalle correnti del destino (pessimisticamente, nella maggior parte dei casi, lontano dal proprio obiettivo, che riuscirà a raggiungere solo dopo innumerevoli peripezie).
L’eroe -gli eroi- della Saga di Twilight, non hanno queste caratteristiche. L’autrice ci propone una favola moderna, più alla Cenerentola che alla Jane Eyre: è una ventata d’ottimismo, forse in tempi in cui i ragazzi (e le donne di tutte le età!! 😉 ) hanno bisogno di sognare con semplicità.
Bella, la protagonista della saga, è una signorina nessuno. Come tante, tantissime di noi. Ovvero è nessuno dal punto di vista fisico e sociale, una ragazza normale, della classe media (non l’eroina romantica che viene da un passato burrascoso). Ma Bella ha carattere, è simpatica, autoironica. E’ una donna indipendente già a 17 anni, si occupa della casa, le piace cucinare. Insomma, il ritratto della normalità, ma con un accenno ad un ruolo importante del suo essere donna: si domanda, si interroga, si mette in discussione ed è coraggiosa.
Ed ecco quindi la risposta alla seconda domanda: perché questa Saga ha avuto tutto questo successo? Perché parla alle persone normali e moderne, parla di tutti, e racconta di come non debba sempre per forza “andare tutto male”: le difficoltà ci sono, ma avendo il coraggio di essere sé stessi(e) (ed è qui che viene introdotta la responsabilità delle proprie azioni), possiamo essere sorpresi(e) dai risultati!
Il lieto fine della Saga, arriva inatteso perché i lettori sono già pronti ad immaginarsi una tragedia conclusiva, una delusione, od un compromesso.
E invece S. Meyer (l’autrice), ci regala una ventata d’ottimismo: ce la fa, alla fine tutto si risolve, ci hanno creduto, e ce l’hanno fatta.
E forse proprio in questa conclusione, troviamo le basi per un legame duraturo con la Saga, che va oltre le ultime pagine, dell’ultimo libro.
E poi diciamocelo… chi non vorrebbe un principe azzurro come Edward?! 😉

-Anna

questo e un libro indirizzato ad un target piu che altro (molto) giovane, tante risposte le si trovano proprio ponderando su questo target.In questo tempo, dove i giovani non hanno alcuna voglia di intraprendere delle scelte ne di assumersi delle responsabilità, li vediamo identificarsi con storie e personaggi di un mondo letterario composto da eroi che non hanno nulla di eroico se non il fatto di essere i protagonisti di una storia che non puo che svolgersi in un determinato modo.
se non altro, questo mi rincuora, perche tutto ciò crea un distacco nella massa che con evidenza lava via una grossa fetta di inutilità 🙂


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