BURQA BURQA DELLE MIE BRAME…

Posted on ottobre 28, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

… chi è la più libera del reame?

(dialogo immaginario e semiserio con la Ministra Mara Carfagna)

Donne in burqa

Donne in burqa (da: http://www.msnbc.msn.com/id/15766750/ - Christopher Furlong/Getty Images)

Mi è capitato di riflettere comparando il mio post precedente sulle pratiche matrimoniali in Benin, con l’articolo apparso il 13 ottobre sull’ottimo “Il Fatto Quotidiano” a firma dell’ottima Elisa Battistini.

Il filo che lega i due pezzi è una frase della Ministra (insomma si dice Ministra o Ministro? Boh… facciamo Ministra che a proposito fa tanto donna emancipata…). Dice: “Il fenomeno [del burqa nelle scuole] è sintomo di scarsa istruzione”. Più o meno quello che diceva Mons. Pascal N’Koue a proposito dei matrimoni forzati. La premessa insomma è identica, ma l’atteggiamento che ne consegue mi sembra diametralmente opposto: Lì si investe (o si tenta di investire) nell’istruzione, qui si vieta il burqa. Preciso che non voglio parlare di sicurezza: mi fermo all’aspetto “culturale” sollevato dalla Superministra.

Dunque Ministra: la “scarsa istruzione” di chi? Nostra o delle ragazze con il burqa? E se fosse di entrambi? E’ vero, chissà quante ragazze ignoranti sono costrette a mettere il burqa, ma… Ministra, per favore guardiamoci un attimo negli occhi reciprocamente sbarrati. Lo sappiamo che cos’è il burqa? Lo sappiamo perchè si mette? Quanti tipi ne esistono? Chi l’ha inventato e introdotto nella cultura islamica, e perchè?

Io non ho problemi ad ammettere che non lo so; ho alcune informazioni ma a mio parere frammentarie e scarse (ringrazio chi vorrà integrarmele). E lei? Si dice allarmata per la condizione delle immigrate, ma lei si allarma per la condizione delle loro coetanee italiane che si prostituiscono per una ricarica di cellulare? Quali sono i “simboli di sottomissione” nel nostro civilissimo paese? Solo il burqa o c’è dell’altro?

Ministro, invece di “vietare l’espressione di tradizioni, culture e modi di trattare le donne incompatibili con i nostri” (testuale), non sarebbe meglio avviare un dialogo finalmente serio con queste culture per eliminare insieme e da entrambe le parti tradizioni e culture incompatibili con i diritti umani ma anche con la dignità delle donne? O pensa che le nostre siano tutte “compatibili”? E soprattutto – come al solito – chi siamo noi per decidere cosa è “compatibile” e cosa non lo è? Io nel post sul Benin mi sono quantomeno posto il problema, e stavo parlando di tradizioni forse più sconcertanti del burqa.

Su una cosa non sono d’accordo con la Battistini. Quando dice “Una battaglia giusta, quella dell’emancipazione femminile. Che il velo diventi il suo simbolo è però una semplificazione”. Non è una semplificazione: è una sciocchezza. Ho conosciuto personalmente donne velate immensamente più emancipate di tante italiche ragazze con la pancia emancipata in fuori.

A questo punto, per tagliare la testa al toro, sarebbe tanto semplice metterci d’accordo con la ministra una volta per tutte su cosa intendiamo per “emancipazione”. Ma qui subentrano fattori che renderebbero probabilmente impossibile l’accordo. Ministra, abbia pazienza, io ci metto anche tutta la buona volontà, posso anche essere convinto delle sue serie intenzioni e buona fede, ma parliamoci chiaro: che credibilità ha una “calendarista” che affronta questi temi? E per favore non tiriamo fuori la solita storiella del “scurdammoce ‘o passato!” Insomma io cerco di mettermi nei panni (che fatica!) di una ragazza islamica col suo bel velo che ascolta il suo discorso: diciamo che mi viene da sorridere. Anche la Battistini vede oltremodo semplicistico “giudicare una cultura pensando alle donne che si spogliano per fare un calendario”. Siamo già in due: quanti altri ce ne sono?

Ministra Carfagna, non me ne voglia: è la solita questione dell’uovo e della gallina. Non sono io che ce l’ho con lei perché faceva i calendari (ci mancherebbe: era pur sempre un bel vedere!…), ma è lei che, come del resto “altri” prima di lei, si è (liberamente? Spero almeno consapevolmente!) messa a fare un mestiere “incompatibile” (aridaje) con quello precedente, se non altro in termini di credibilità. Trattandosi tra l’altro di uno dei mestieri più difficili ed “alti”, è un bel problema per lei, ma se lo deve risolvere se vuole essere ascoltata da teste anche solo minimamente pensanti.

Un momento: “…se vuole essere ascoltata da teste…” Ecco! Ha ragione! Forse la soluzione è tutta qui: ma chi se ne frega delle teste pensanti? Lei intanto le spara, qualcuno sicuramente raccoglierà…

Auguri Ministra, e buon lavoro!

Alvise

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