VIA DELLA CROCE

Posted on novembre 6, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Pace, Politica | Tag:, , , , |

Dalle traduzioni del testo in francese della recente sentenza della Corte europea dei diritti Umani che condanna lo Stato italiano per la vicenda relativa al Crocefisso nelle scuole sembra che i giudici abbiano individuato la violazione dei diritti della ricorrente e dei suoi figli nel fatto che «lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell’ambito dell’educazione pubblica perchè studenti di tutte le religioni o atei sono obbligati a seguire le lezioni e lo scopo della scuola è di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente»
Dal punto di vista giuridico attendo di poter leggere una traduzione ufficiale in italiano, mi limito quindi ad esprimere liberamente alcuni pensieri.
La mia fede, sempre vacillante, ha trovato e trova qualche sicurezza proprio nella figura emblematica del Cristo storico.
Dovendo, per indole, appigliarmi ad argomenti che mi sembrano razionali anche con riferimento alla dimensione religiosa, ho trovato sempre estremamente “tranquillizzante” la proposta del cristianesimo di “adorare” un simbolo rappresentato da un uomo crocefisso.
È una proposta che svincola il concetto di divinità da quello di potenza, assolutezza cui la stessa tradizione religiosa ci aveva abituato e lo lega alla mitezza, al sacrificio, alla sofferenza.
Razionalmente quindi è un simbolo che rovescia il normale modo di atteggiarsi rispetto alle cose del mondo e dovrebbe, tra l’altro, costituire un antidoto potentissimo verso qualsiasi forma di imposizione della scelta religiosa sottostante.
In quest’ottica ovviamente dovrebbe essere del tutto incomprensibile come una immagine -che in realtà costituisce un “non simbolo” – possa turbare l’altrui coscienza nei termini indicati dal ricorso (semmai il turbamento dovremmo provarlo noi cristiani ogni volta che rivolgiamo lo sguardo a questa icona della sofferenza e che dovrebbe spingerci a parametrarci con quella scelta esistenziale nella nostra quotidianità)
Però la realtà è diversa: se l’effige di un uomo/dio crocefisso e morente è vissuta da taluno come una prevaricazione, allora significa che la testimonianza del cristiano nella storia quotidiana non sa rendere conto del reale valore di questo simbolo.
Per altro verso non possiamo dimenticare che la religione cattolica ha avuto caratteristica di religione di Stato e in quella realtà storica si è quantomeno rafforzata una “commistione” tra dimensione pubblica (date a Cesare) e dimensione privata (date a Dio) che è, dal mio punto di vista contraria rispetto ai principi del cristianesimo (date a Cesare quello che è di Cesare…)
Il rifiuto della presenza del crocefisso in ambito pubblico rende quindi paradossalmente piena “giustizia” alla dimensione privata e personale del sentimento religioso.
Altra cosa sarebbe se venisse vietato agli studenti di portare con sé e collocare sul proprio banco un Crocefisso; soluzione peraltro che mi permetterei di suggerire a quanti, con linguaggio esasperato e violento, tuonano contro la sentenza della Corte (soluzione forse poco gradita perchè consentirebbe a tutti di esprimere pubblicamente la propria dimensione religiosa/atea/agnostica su un piano di assoluta parità)
Per quanto riguarda invece il ragionamento secondo cui il crocefisso viene “depotenziato” da immagine sacra a mera effige espressione delle radici culturali del nostro Paese e pertanto legittimato a “rimanere in classe”, ritengo, innanzitutto, che si tratti spesso di posizioni assolutamente “strumentali” assolutamente slegate rispetto alla dimensione culturale o religiosa e finalizzate soltanto a cercare consenso in una determinata fascia sociale/culturale e, quand’anche fossero istanze sincere, non riesco a comprendere per quale motivo-non esistendo più una religione di Stato e non esistendo una Cultura di Stato- dovrebbe mancare nelle scuole l’effige di Socrate o di qualche altro filosofo ateniese o ancora di altri simboli rappresentanti movimenti di pensiero cui la nostra cultura è ampiamente tributaria.
Resta la mia amarissima riflessione iniziale: come siamo riusciti a giungere a questo risultato ? Quanto ci siamo allontanati dal messaggio originario del cristianesimo perchè ci sia anche soltanto qualcuno che percepisce l’esposizione del Cristo crocefisso come una violazione di un diritto dell’Uomo.
Quanti errori abbiamo fatto e stiamo perseverando nel commettere per aver creato o solo contribuito a creare un clima culturale di questo genere!
Vi propongo il testo della canzone Via della Croce di Fabrizio De Andrè tratto da La Buona Novella:

Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav’uomo di nome Pilato.”

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t’uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent’anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d’un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d’un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
“A redimere il mondo” gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d’umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l’ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d’onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

Tommaso

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