IL SORRISO SOVIETICO

Posted on novembre 8, 2009. Filed under: Cultura, Politica | Tag:, , , , , , , , , , , , , |

Sto leggendo Buonanotte signor Lenin, di Tiziano Terzani: la cronaca del viaggio che fece il giornalista tra l’agosto e l’ottobre 1991 nelle repubbliche dell’Unione sovietica che andava sciogliendosi proprio in quei giorni. Non voglio raccontarvi le avventure cui va incontro il nostro eroe, grande giornalista di viaggi, di guerre e di Asia morto nel 2004. Voglio invece soffermarmi su alcune considerazioni che ci offre sul tipo di uomo sovietico.

Tiziano Terzani

Tiziano Terzani

I teorici (e pratici) del comunismo ritenevano che a seguito di un periodo di transizione si sarebbe riusciti a creare una società con un nuovo tipo di uomo non affetto da qualità quali l’egoismo, la diffidenza e la volontà di sopraffazione. Un uomo generoso, quindi, che opera in una società in cui lo sfruttamento e il male sono solo ricordi.

In questo suo viaggio Terzani ci ricorda che la realizzazione concreta (quantomeno asiatica) del socialismo ha portato alla creazione di uomini e donne passivi e diffidenti, inoperosi e inefficienti, tristi persone che abitano luoghi tristi.

Il regime sovietico era fondato sulla menzogna, il Partito che doveva creare e difendere un sistema che non esisteva in terra, riscriveva la storia, creava miti, diffondeva “verità ufficiali” mentre limitava le libertà individuali. Le politiche di pianificazione economica alla lunga non sono riuscite a soddisfare i bisogni delle persone e regnava quindi una povertà diffusa (salvo per i quadri del partito, ovviamente).

Terzani si immaginava che il fallito colpo di stato del ‘91, lo smantellamento del partito e quindi il sostanziale crollo dell’URSS avrebbero provocato enormi sconvolgimenti in tutti i territori dell’Unione, che gli uomini si sarebbero affrettati a godere della libertà a lungo negata, ma ciò non è accaduto. Le persone non si facevano illusioni sul futuro e nemmeno sul presente e quindi: non sarà l’informazione (ma sarà vero?) che è caduto il comunismo a farci mettere in agitazione. Attendiamo e vediamo se non sia un’ulteriore gioco dei potenti, bisogna comunque pensare alla cena…

Rispetto alla bellezza: “Vado all’Aeroflot a vedere se da qui c’è un modo per andare in Armenia.  Debbo aspettare per mezz’ora il mio turno dinanzi a uno sportello affollato e faccio un gioco con me stesso. Chiudo gli occhi. Mi volto in una direzione e guardo. C’è un dettaglio piacevole? Una faccia sorridente?  Mai. Ogni volta che riapro gli occhi non vedo che tende piene di patacche, buche nel pavimento, muri sbrecciati, cartelli mezzo rotti, cumuli di sporcizia e gente affaticata, mal vestita, sporca, adombrata.”

Rispetto all’efficienza: se avevi bisogno di telefonare, potevi prenotare la chiamata nel locale ufficio postale con la relativa coda di ore. Poi, se per caso le linee funzionano, si attende. Una volta Terzani prenota una chiamata e gli dicono non prima delle 4 del mattino. Così la mattina presto lui scende dalla sua camera d’albergo e va al telefono solo per scoprire che avevano sbagliato a comporre il numero, quindi … riprovi domani!” . “Se Mosca avesse mai deciso di lanciare un attacco contro l’Occidente, all’ultimo minuto sarebbe caduta la linea telefonica con cui dare l’ordine, sarebbe mancato il generale con le chiavi degli arsenali e il primo missile sarebbe ricaduto sulla testa di quelli che lo avessero lanciato.”

Rispetto al sorriso: gli uffici, i negozi, gli alberghi, le istituzioni sono gestite da membri del partito, prevalentemente di nazionalità russa anche nelle altre repubbliche. In quei posti ti chiedono con diffidenza chi sei, cosa fai, perché vuoi fare quelle cose, ecc. Senza mai il sorriso.

E’ capitato anche a me di essere a San Pietroburgo (ex Leningrado) nel 1998 e di aver notato che se entravi in un negozio i commessi o le commesse non ti badavano. Come se tu non esistessi. Se poi riuscivi ad attrarre la loro attenzione sicuramente non ti sorridevano. All’università ci avevano anche spiegato che… si usa così. La cultura russa è in un certo qual modo malinconica… Però nel libro di Terzani emerge che non sono solo i russi, ma anche i turkmeni, gli uzbeki, i siberiani ecc. Che abbia a che fare col socialismo?

A questo proposito ricordo che Sergej Dovlatov, nel suo libro Straniera, fa dire ad emigrata russa in USA: “Mentre i russi soffrono e si lamentano senza sosta, gli americani sono fatti in modo diverso. La maggior parte di loro sono ottimisti per principio…” “L’America ama i forti, i belli e gli arroganti. Questo è il paese delle persone attive e perseveranti. Gli americani disprezzano all’unanimità i perdenti.”

Quando ero a San Pietroburgo mi era capitato di aver bisogni di cannucce per bibite. Trovatele voi se siete capaci! Io girai tutta la città e le trovai solo da McDonald’s… assieme all’unico sorriso in town.

Marco

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