IL FILM: THE GIRLFRIEND EXPERIENCE (2009)

Posted on dicembre 15, 2009. Filed under: Cultura | Tag: |

La locandina del film.

Tre cose mi hanno incuriosito di The girlfriend experience. Anzitutto l’attrice protagonista, Sasha Grey, che ha solo ventun anni e già un numero considerevole di film pornografici alle spalle. In secondo luogo il successo ottenuto al Sundance Festival, vetrina del cinema indipendente. Infine ero curioso di vedere l’ultimo film di Soderbergh, che ultimamente sembra sfornare nuove pellicole a ripetizione.

L’idea su cui si basa The girlfriend experience è molto semplice: la protagonista, Chelsea, è una prostituta di lusso che oltre ad andare a letto con il cliente (a volte al posto di andarci a letto) lo conforta, parla con lui e discute perfino dei suoi problemi finanziari. Completa il quadro un fidanzato-compagno, Chris, che lavora come personal trainer, uno dei personaggi più vuoti e irritanti che vi sarà mai capitato di vedere al cinema.

La trama vede Chelsea trasgredire la regola non scritta secondo cui non si passa mai più di una notte con un cliente. L’eccezione alla regola scatena una serie di reazioni da parte di Chris e coincide con il fallimento del tentativo da parte di Chelsea di mettersi in luce grazie alla recensione di un anonimo esperto in prostitute newyorchesi.

Comincerò col dire che nel complesso mi è sembrato che il film non fosse particolarmente riuscito. A dispetto della abilità tecnica, di cui dirò tra poco, lo spettatore esce dal cinema con la sensazione che le premesse del film siano troppo ambiziose. Una possibile lettura è che tutti noi ci stiamo prostituendo, in nome di una vuota ricerca della ricchezza. Effettivamente certi richiami tra gli atteggiamenti di Chelsea e quelli di Chris, il cui lavoro dovrebbe essere più socialmente rispettabile, fanno pensare ad una amara ironia sulla vacuità della vita moderna. Questa interpretazione è supportata dal fatto che la storia si svolge nel 2008, quando la crisi economica sta per farsi sentire particolarmente tra quelli che, come i protagonisti del film, dipendono dalla fascia più ricca della società per la propria sopravvivenza.

Quello che mi è piaciuto di The girlfriend experience è la tecnica. Il film è quasi completamente girato con una telecamera digitale a mano, un mezzo sfruttato meravigliosamente in alcune scene particolari. Per esempio vediamo una serie di primi piani asfissianti, con colori esageratamente brillanti, di Chris e dei suoi ricchi clienti mentre intrattengono una conversazione stucchevole su un jet privato in viaggio verso Las Vegas. Oppure vediamo due bicchieri di vino, perfettamente a fuoco, in primo piano e i movimenti di Chelsea impegnata con un cliente molto sfocati sullo sfondo. O ancora le tante sequenze in bar e locali alla moda, in cui la telecamera tenuta a mano ad altezza d’uomo dà la sensazione sconcertante e realistica di perdersi in una folla di sconosciuti.

L’ordine in cui sono presentate le scene non è quello in cui gli avvenimenti si svolgono. Diversi piani temporali si sovrappongono, intrecciano e richiamano continuamente quasi come in un documentario televisivo – a volte, va detto, in modo un po’ confuso. Il regista sceglie di enfatizzare alcune scene minori e soffermarsi pochissimo su altre che sembrano più importanti nello svolgimento dei fatti. All’inizio del film una intera sequenza ritrae Chelsea e il suo cliente come una coppia, creando un’illusione svelata nelle scene successive.

Chi va a vedere The girlfriend experience aspettandosi scene di sesso rimane deluso, praticamente niente accade davanti alla telecamera. Il tono prevalente del film è anzi triste, centrato sulle miserie personali della protagonista che fallisce qundo sembra lasciarsi andare alla ricerca di una parvenza di sentimento vero. O quando sente la pressione delle concorrenti più giovani e le parole taglienti del misterioso esperto, anch’egli alla fine mosso dai propri fini egoistici.

Infine la prova di Sasha Grey mi è sembrata eccezionale, in particolare vista la difficoltà di un personaggio che è allo stesso tempo inconsistente e profondo.

Giuliano

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3 Risposte to “IL FILM: THE GIRLFRIEND EXPERIENCE (2009)”

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The Girlfriend Experience
di Steven Soderbergh

ovvero:
Cos’è il cinema sperimentale?
di Giorgio Viali

The Girlfriend Experience (2009) è un film da vedere. Non fosse altro per l’amore per Steven Soderbergh. Seguire questo regista nelle sue varie produzioni è comunque obbligatorio.

Non è un bel film!
Non è un film avvincente!
Non è un film interessante!
Non è innovativo!
Non è un film da vedere una sola volta!

E’ un film vuoto.
E’ un film pretenzioso.
E’ un film insensibile.
E’ un film di distanze.
E’ un film di vuoti.

Un film curato.
Un film d’autore.
Un film freddo.

La prima impressione negativa, la prima osservazione contrariata, la prima incomprensione visiva riguarda il montaggio.
In un’epoca in cui il cinema (d’autore) cerca di riappropriarsi di una continuità di sguardo, di una continuità di ripresa, a tutto scapito del montaggio, questo film si incarna e trova ragione d’essere solo nel montaggio.
Rinunciando alle imperfezioni della continuità, rinunciando alla specificità dello sguardo, rinunciando alla responsabilità dello sguardo stesso.
Oggi la strada obbligata sembra essere quella di un’integralità dello sguardo stesso, una sorta di sguardo(prodotto)(cibo)(alimento visivo) integrale. Non raffinato. Grezzo. Pieno di fibre visive. Pieno di grezze visioni non frammentate e triturate.
Questo film invece si affida completamente al montaggio. Si disarma. Si arrende. Cede qualsiasi qualità, qualsiasi dignità alle scelte del montaggio. Montaggio realizzato dallo stesso regista…
Intendiamoci… montaggio impeccabile, ben fatto, che obbliga lo spettatore a gustare il film stesso solo con una doppia o tripla visione, per cogliere riferimenti e pezzi di montaggio altrimenti incompresibili.

Forse il modo per approcciarsi a questo film è quello di considerarlo uno sguardo semplice sulla realtà. Un tentativo da parte del regista di raccontare la quotidianità. Il tentativo di documentare semplicemente. Non si tratta di un documentario, intendiamoci. Ma c’è forse la scelta di documentare. Di rinunciare volutamente e consciamente alle pulsioni del proprio sguardo per raccontare da lontano e in modo imparziale e freddo quanto accade.
L’amore che il regista sembra inserire in questo film ha a che fare con la scelta di non avvicinarsi e con la scelta della rinuncia ad una prossimità che avrebbe potuto modificare ed urtare. Se non addirittura compromettere e modificare.

La musica è indubbiamente un aspetto positivo e sgargiante e avvincente di questo film. E il modello di persistere, di continuare i dialoghi fuori campo a lungo. Un trasbordare continuo di un dialogo nella scena successiva. Un modello audio-visivo a cui non siamo abituati.

Parte del film è composto da riprese effettuate in modo amatoriale (il viaggio a Las Vegas). Sinceramente non l’ho trovato per niente interessante. Anzi fuori luogo e poco innovativo. Non convincente. Superfluo. Inutile.

E’ un film che merita però attenzione per il nuovo modello distributivo che rappresenta. Potrebbe darci un’idea di come evolverà il mercato dell’intrattenimento visivo prossimo futuro.
Cinema non più e non solo per la grande distribuzione cinematografica. Ma per un nuovo modello digitale di distribuzione più veloce e immediata.
Da questo possiamo ricavare due osservazioni. Che il mercato di questo tipo avrà sempre meno bisogno di autori e registi famosi e grandi (dinosauri) che sono poco funzionali ai nuovi modelli produttivi e distributivi. Sempre più possibilità di produrre e distribuire prodotti velocemente fruibuili e con una scadenza ravvicinata, che non terranno in nessun conto l’autore.
Che non permetteranno e non prenderanno in considerazioni la ricerca e la sperimentazione. Ricerca e sperimentazione che saranno sempre più a carico esclusivo del singolo autore. Ricerca e sperimentazione sempre più fuori del mercato. Non inutile, non importante, ma non retribuita. Ognuno dovrà sempre più farsene carico personalmente.

Un altro aspetto evolutivo ha a che fare con la non settorialità del mondo dell’intrattenimento. La possibilità che andrà sempre più accentuandosi di utilizzare, usare, un personaggio famoso in tutti i possibili ambiti dell’intrattenimento. Sasha Grey, in questo film, rappresenta questo tentativo di inserimento, di un’operazione di trapianto temporaneo di un personaggio famoso in un altro ambito.
Cinema sperimentale inteso allora solo come sperimentazione per il mercato. Apertura di nuovi modelli di vendita di un prodotto-personaggio mediatico.
Non come vera ricerca e sperimentazione visiva.

Leggendo altre recensioni:
Da verificare!

Mi è parso buono il riferimento a: Colazione da Tiffany.

Inizialmente è stato proiettato incompiuto e grezzo al Sundance Film Festival, successivamente è stato presentato in anteprima al Tribeca Film Festival.

Soderbergh ha girato il film ispirandosi a capolavori come Deserto rosso di Antonioni e Sussurri e grida di Bergman, ma The Girlfriend Experience ha ricevuto commenti contrastanti: Roger Ebert, forse il più famoso critico americano, l’ha definito il miglior film dell’anno, altri l’hanno stroncato completamente.

Anche se i difetti più grandi sono in fase di sceneggiatura e la sceneggiatura è stata improvvisata quasi totalmente sul set, se il film non convince la colpa è tutta sua.

Cos’è il cinema sperimentale?
[www.fictionsperimentale.com]
di Giorgio Viali

[…] Il film: the girlfriend experience (2009) La locandina del film. Tre cose mi hanno incuriosito di The girlfriend experience . Anzitutto l’attrice protagonista, Sasha Grey, che ha solo ventun anni e già un numero considerevole di film pornografici alle spalle. In secondo luogo il successo ottenuto al Sundance Festival, vetrina del cinema indipendente. blog: Ricostituente | leggi l'articolo […]

Visto il film.
Sasha Grey … altro che come le altre ex-pornostar che di fronte ad una prova di recitazione vera falliscono miseramente, secondo me darà filo da torcere a tutte nei prossimi anni.
E’ fantastica.
I produttori che scommetteranno su di lei faranno bene..


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