CERVELLI…IN TRASFERTA!

Posted on febbraio 15, 2010. Filed under: economia, Giovani, lavoro, Ricerca, Uncategorized | Tag:, |

Senza dubbio la questione dei “cervelli in fuga” non poteva essere tralasciata da questo blog, che oltre ad avere due di questi cervelli (Silvia -ex collaboratrice e Giuliano-attuale autore) nella squadra di lavoro, ha da qualche tempo una forma ibrida di tale migrazione: un cervello in trasferta! Infatti, da poche settimane mi sono trasferita all’Università di Nottingham per un semestre all’estero per il mio dottorato. Oggi, oltre a suggerirvi la lettura delle mirabilanti avventure mie e dei miei altri colleghi in trasferta, vorrei cercare di usare l’esperienza personale per stimolare la riflessione sul perchè di queste fughe cerebrali.

L’Università di Nottingham sorge all’interno di un grande campus immerso nel verde, subito fuori dai confini della città di Nottingham. La School of

Welcome to the School of Economics!

economics contiene uno dei più importanti centri di economia comportamentale e sperimentale d’Europa, che è anche la ragione per cui mi trovo qui per questo semestre. Come ci si aspetta dal mondo anglosassone, è tutto super organizzato e per venire qui  come studente in visita si segue una formale procedura di accettazione (con tanto di lettere di raccomandazione). Al mio arrivo mi è stata assegnata una scrivania con computer in una stanza con altri studenti e  assicurato l’accesso a tutti i servizi (stampa, sala ristoro ecc).

Durante il semestre seguirò dei corsi, i cui materiali sono inseriti e aggiornati online su un server specifico dove i professori caricano homeworks, letture ecc. Fin qui nulla di nuovo, più o meno questi sono i servizi che tutte le università (almeno la mia) offrono ai dottorandi.

La cosa che più mi ha colpito da quando sono qui è la gentilezza e l’apertura dei professori del Centro, che mi hanno accolta con simpatia e dimostrando fin da subito la massima disponibilità. Abituata al rigore del darsi del lei, essere ricevuta dal direttore del Centro e accolta da tutto lo staff come una risorsa mi è sembrata una cosa meravigliosa!

Non so se per il clima (sempre uggioso con piogga intermittente), per cultura o per indole delle persone che lavorano in questo posto, ma l’ambiente di lavoro è quanto mai stimolante (non c’è niente di più stimolante del vedere interesse intorno a sè,  verso il lavoro di tutti, dottorandi e staff) e c’è un’atmosfera davvero collaborativa da parte di tutti.

Da bravo “cervello in trasferta” me ne tornerò a Venezia a giugno portando a casa anche la convinzione che la cultura del merito può produrre un ambiente molto umano in cui è bello lavorare, con ritmi  normali (qui non c’è nessuno dopo le 6 di sera) e tanto spirito d’accoglienza.

Ne ho parlato anche con i miei colleghi inglesi (la cui borsa di studio è pagata dal governo che di fatto li paga solo se restano a studiare nel paese) e grazie alla loro prospettiva ho capito che il diverso sistema che regola il lavoro all’interno dell’università (tenure accademica) consente di incentivare i professori a coltivare i giovani di talento e a spronarli e promuoverli. Infatti, una volta ottenuta la tenure un professore è legato all’istituto per cui lavora non solo attraverso benefici finanziari e di servizi ma anche ragioni “identitarie”, per cui il bene dell’Università diventa anche il suo.

Non so bene come ci riescano, ma quello che ho visto finora mi fa pensare che sia possibile. E’ evidente che esistono anche delle ragioni economiche per cui i nostri cervelli fuggono, ma risolvere queste problematiche secondo me richiede anche cambiare prospettiva mentale.

C'è anche tanta natura!

E a me questa prospettiva inglese per ora sembra un buono spunto di riflessione.

-Caterina

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