MENO REGOLE, PIU’ LIBERTA’!

Posted on luglio 8, 2010. Filed under: Attualità e politica, Giustizia | Tag:, , |

Bentrovati a tutti, è un po’ che non mi faccio sentire, ma mi pare di non essere l’unico.

In attesa di notizie dal mondo, traggo come di consueto spunto da un’esperienza personale di dimensione “micro”, per alcune considerazioni di carattere generale “macro” sui tempi che stiamo vivendo.

Qualche giorno fa incontro un mio coinquilino, ormai ex, che stava ultimando il trasloco dall’appartamento in cui era in affitto. Non lo conosco molto, ma da quel poco direi una persona normale, sicuramente non molto socievole in quanto un po’ scorbutico. Mi dice più o meno che è abbastanza contento di andarsene, perché i vicini sono una banda di matti, maleducati, ecc. Cita tra le varie cose il fatto che uno dei vicini si è lamentato perché lui e gli operai che lo aiutavano avevano usato l’ascensore per trasportare i mobili, provocando alcuni strisci sul pavimento. Gli ho quindi fatto presente che in effetti il regolamento del condominio (sottoscritto da tutti i proprietari) vieta l’uso dell’ascensore per il trasporto di mobili o oggetti voluminosi proprio per evitare danni. Dapprima mi sorride ironico, dicendomi “non vorrai dirmi che tutti i condomini si sono fatti il trasloco senza ascensore?” Al che gli rispondo che è proprio così, e che anzi, trattandosi di case nuove, l’ascensore l’avevamo fatto attivare solo dopo circa 3 mesi dal nostro ingresso, quando quasi tutti i condomini erano già entrati nei loro appartamenti.

Per tutta risposta l’ex condomino mi dice che lui il regolamento non lo aveva mai letto (gli ho ricordato che era un suo diritto/dovere, anche se non era proprietario ma solo inquilino), ma che a questo punto era proprio contento di andarsene, perchè non si può vivere con queste regole così strette! Cito testualmente: “Ci vuole un po’ di “buonsenso”: un po’ più di libertà e meno regole!”.

Dopodichè esprime più o meno lo stesso concetto quando abbiamo discusso di una signora del piano terra, che purtroppo non rispetta la regola per cui non si può tenere animali negli appartamenti, se gli stessi recano disturbo agli altri condomini (tipo cagnolini abbaianti giorno e notte). Per inciso, a suo tempo la signora in questione, alle nostre proteste aveva risposto con due argomenti sconcertanti, del tipo “mi sono presa la casa col giardino apposta per avere un cane, e quindi non vi rinuncio”, o quello ancora migliore “allora se tua figlia comincia a piangere dovrei protestare anch’io!”.

Insomma a questo nuovo argomento l’ex coinquilino sgrana gli occhi, ritenendo folle un regolamento che non consente di tenere in appartamento un cane, anche se abbaia.

Ora, come quelli di voi che abitano in condominio ben sapranno, i regolamenti dei condominii sono pressochè tutti uguali: vi sono piccole variazioni, ma generalmente le due regole che ho citato sono sempre presenti e abbastanza note.

Saprete bene anche che il condominio perfetto non esiste: per quanto piccolo, c’è sempre una varietà di caratteri che sono lo specchio di ogni società: c’è il rompiscatole, il menefreghista, il riservato, il “caciarone”, il pignolino, il pazzo furioso, ma anche il compagnone, il tuttofare, la vecchina simpatica, ecc. Proprio questa diversità di caratteri impone alle società di fissare delle regole di convivenza (per i condomini, le piccole società, le famiglie…) o delle vere e proprie leggi (quando si tratta di società più grandi e complesse).

Tuttavia le dinamiche sono le stesse, a prescindere dalla dimensione della società “normata”.

E’ per questo che parlando con l’ex coinquilino, mi sono sorpreso a riflettere sul perché la nostra società è messa come è messa, e soprattutto la nostra Res-publica italiana.

Quella frase “più libertà e meno regole”, nella sua disarmante semplicità, mi ha fatto capire dove un governo e una classe dirigente come quelli attuali hanno trovato terreno fertile, hanno vinto e continueranno a farlo, salvo risveglio improvviso della società stessa. Se ci pensate in realtà è proprio uno degli slogan con cui Berlusconi ha conquistato milioni di elettori. Il messaggio che è passato (“se ci sono le regole non sei libero”), è stato davvero diabolicamente geniale (del resto Berlusconi è pur sempre un bravissimo piazzista, come diceva Montanelli). Alcuni elettori erano ben consapevoli della strategia, e anzi desiderosi di “sregolatezza”; altri forse erano in buona fede.

Fatto sta che il “piazzista” ha tradotto in slogan un desiderio già diffuso, che a volte era già una prassi in uso da tanti anni (forse da sempre?) nel nostro paese: se possibile le regole si cancellano, o si diminuiscono, o si rendono inoffensive (e di esempi recenti di questa prassi ne abbiamo da vendere!) Se ciò non è possibile, allora si “usa il buon senso”: “In fondo, che sarà mai?… Non muore mica nessuno!…”.

Questo non vuol dire che il buon senso non vada usato. Tuttavia credo sia un problema di priorità: prima si legge e si capisce la regola, poi si cerca in tutti i modi di osservarla, e poi eventualmente (non a priori) si applica il buon senso. Tra l’altro non bisogna dimenticare che le regole – se si vede che non funzionano – possono essere modificate dalla stessa società, previo accordo tra tutte le parti, o quantomeno con una congrua maggioranza di esse. Non certo con una semplice imposizione da parte di un’oligarchia, o peggio di un unico despota, o peggio ancora decidendo unilateralmente di fare finta che non esistano!

Va infine ricordato che il fatto di essere VIP, gente importante e quasi sempre ricca, fornisce da sempre una sorta di autocertificazione, per cui “le regole valgono, tranne che per me”(concetto tra l’altro sdoganato dall’ormai famoso “super inter pares”).

Quando alcuni giornalisti, politici, opinionisti, anche magistrati, soprattutto negli ultimi mesi davano l’allarme contro una inesorabile caduta del nostro paese in una sorta di anarchia selettiva, ero già piuttosto allarmato. Questa conversazione con l’ex coinquilino mi ha allarmato ancora di più, e mi ha fatto riflettere anche su me stesso: quante volte anch’io ho pensato “non faccio mica male a nessuno…”!

Forse da oggi in centro città starò più attento ad andare a 50 km/h. Facciamolo tutti: ne guadagneremo sicuramente in sicurezza, e soprattutto, anche se non sarà molto, sarà pur sempre una goccia d’acqua fresca nel deserto arido dell’illegalità.

Alvise

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6 Risposte to “MENO REGOLE, PIU’ LIBERTA’!”

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mentre leggevo il tuo racconto facevo lo stesso commemto che tu fai alla fine.
regole si ma non per tutti..e Berlusca è quello che per primo l’ha capito e praticato…bravo Alvise!!!

Ringrazio intanto Raffaele per la segnalazione del refuso di cui mi scuso (“super inter pares” anziché “primus inter pares”… ma insomma il concetto è chiaro, no?)
Ringrazio anche Margherita, ma vorrei precisare il mio pensiero: è vero che il piazzista di Arcore “è quello che per primo ha capito e praticato” quel concetto in modo – diciamolo – delinquenziale, ma è anche vero che gli italiani (me compreso) gli hanno dato una grossa mano tutte le volte che hanno pensato che le regole – piccole o grandi – non sono poi così importanti, ed hanno agito di conseguenza.

hai ragione Alvise, il Piazzista ha solo favorito il sentire comune degli italiani ma Lui è il capo del governo e dovrebbe essere il BUON esempio per la nazione.
Poi credo che non tutti gli italiani siano così lascivi sulle regole…ciao

Io credo di essere rispettoso delle regole di convivenza, di cui sostengo la necessità. Un elemento che non emerge dal tuo post è però l’uso burocratico che delle regole vien fatto da alcuni. Un uso che risulta a volte odioso quando fatto da coloro che sono in posizione di potere. Sarà capitato a tutti di avere a che fare con pubbliche amministrazioni che impongono regole che ci costano in temini di tempo, denaro e fatica e di cui non capiamo il senso. A volte questo senso andrebbe solo meglio spiegato, ma a volte lo scopo della norme non viene perseguito nella maniera in cui essa è concretamente posta in essere. Nei condomini in cui ho abitato il piacere e l’educazione ottenuti dallo stare con gli altri hanno sempre prevalso dalla fatica di stare alle regole, però temo che se tutti avessimo sempre fatto valere il regolamento e richiesto sanzioni ad ogni superamento del limite consentito la convivenza non ne avrebbe giovato. Credo quindi che il buonsenso serva, anche se non per evitare le regole, ma per utilizzarle correttamente. Altra cosa è quella del nostro Presidente, che a volte cerca di sottrarsi alle regole, ma spesso le usa per difendere interessi personali. In questo caso si dimostra ancora di più che una regola deve anche essere “ben fatta” e cioè nell’interesse di tutti.
😉

E bravo Marco che mi aiuta sempre ad approfondire le questioni!
L’uso burocratico delle regole in effetti l’ho solo accennato, parlando di chi – in posizione di potere – cancella o rende innocue le leggi. Non ho invece citato tutte le volte in cui si ribalta la questione, cioè il caso (purtroppo frequente di questi tempi) di chi fa le leggi per il proprio tornaconto (insomma: le famose leggi ad personam).
Il fatto è che davo per scontato uno dei fondamentali principi giuridici, cioè che le leggi vanno fatte per regolare un interesse generale della società, e non certo quello personale di qualcuno. Ultimamente se non sbaglio è accaduto che la Corte Costituzionale abbia respinto alcune norme proprio in base a questo principio cardine di una democrazia.
Quindi è pacifico che le regole siano fatte nell’interesse di tutti. Se poi sono anche “ben fatte”, tanto meglio! Se non lo sono, come dicevo, si possono sempre cambiare previo accordo.
Quanto alle regole amministrative, figurarsi se a me non è capitato di avere a che fare con pubbliche amministrazioni che impongono regole (effettivamente o apparentemente) assurde! E’ il mio pane quotidiano! E’ un altro aspetto sicuramente da considerare. Forse con un po’ più di concertazione – in fase di formulazione – con chi a quelle regole dovrà sottostare, potrebbe sicuramente giovare, ma mi rendo conto che non sarebbe per niente semplice.
Insisto invece nella fattispecie del condominio. Tendenzialmente anche in tutte mie esperienze condominiali l’educazione e il rispetto reciproco spesso hanno risolto le questioni ben prima delle regole. Purtroppo come dicevo il condominio è una piccola società, e può quindi capitare inevitabilmente di avere a che fare con un maleducato. E’ proprio in quei casi che devono intervenire le regole, altrimenti si scivola nell’anarchia. Come ho detto, e come ribadisce Marco, il buonsenso è indispensabile, ma è questione di priorità, quindi ancora una volta di educazione e rispetto. In entrambi i casi che ho descritto in realtà non ho fatto valere il regolamento a tutti i costi (il cane è ancora lì ed abbaia allegramente, il pavimento dell’ascensore è strisciato…), tantomeno ho richiesto sanzioni (peraltro nei condomini praticamente non previste). Ho solo fatto osservare che i comportamenti citati potevano recare disturbo o danno agli altri, e che “tra l’altro” c’era un regolamento che li vietava. Il buonsenso secondo me è anche quell’atteggiamento per cui prima di fare qualsiasi cosa – a volte perfino “extra regolamento” – cerco di pensare se può dar fastidio ai miei vicini. Se tutti facessero così, questo sì gioverebbe alla convivenza! Ma sarebbe il condominio perfetto: e abbiamo visto che questo non esiste. Io stesso a volte, magari solo per distrazione, mi dimentico di pensare alle conseguenze delle mie azioni sugli altri condomini. Allora anche a me qualche regoletta, magari in forma di promemoria, non farà male.

legge e libertà
bella riflessione !
Anche se il condominio non è materia da me consciuta , èe interessante il progresso filosofico che nasce da quell’ ascensore, le analogìe, le deduzioni, le conclusioni, le perspettive, le applicazioni…
Due cose sono certe: a)esistono leggi ingiuste, inadeguate… b) senza legge
siamo del “fuorilegge” ( ossia fuori della comunione sociale)
Alvise continua a scrivere che èe bello leggerti


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