Ambiente

CONFERENZA DECRESCITA – L’ESPERIENZA DI UN VOLONTARIO

Posted on settembre 28, 2012. Filed under: Ambiente, Pace, Politica, Uncategorized | Tag:, |

Accidenti che fatica! Tra il 19 e il 23 settembre ho dato una mano come volontario alla terza conferenza internazionale sulla decrescita che si è svolta a Venezia, presso la sede dell’ex cotonificio dello IUAV

Dico subito che la conferenza è stata un successo: circa 700 partecipanti da una cinquantina di paesi del mondo hanno discusso sia in piccoli gruppi (workshop), sia in sedute plenarie, di molti argomenti collegati al tema della decrescita.

Grazie all’aiuto di traduttori e facilitatori, persone di differenti culture ed esperienze hanno potuto dibattere e costruire assieme progetti per portare avanti l’idea che il nostro stare assieme come persone e popoli del mondo non può basarsi sulla crescita economica e la massimizzazione del profitto, ma che sia necessario mettere al centro delle nostre vite i diritti delle persone, la difesa dell’ecosistema, la partecipazione alla costruzione della società attraverso il lavoro.

Purtroppo, non ho potuto seguire molto i lavori perché, in quanto volontario, avevo anche io le mie mansioni, eh!

Giovedì 20 mi sono occupato di una rassegna cinematografica: prima abbiamo visto un bel documentario sul cotone indiano e su come le sementi geneticamente modificate stiano impoverendo i contadini ed il terreno, poi altri documentari sull’estrazione di petrolio in sudamerica, sulle società matriarcali, sulla scienza non come osservazione ma come partecipazione al tutto che è la terra e altro.

Il tempo è stato Image0552amico e i momenti del pranzo che si svolgeva all’aperto erano proprio un bel colpo d’occhio.

Molti volontari si dovevano occupare dell’accoglienza dei partecipanti e di dar loro le informazioni necessarie e sono stati arruolati anche una decina di giovani che svolgevano il servizio civile internazionale, così avevamo proprio un bel desk multiculturale 😉

Io mi sono occupato di vendere, pardon, di regalare a fronte di offerta, le magliette della conferenza e della gestione dei rifiuti. Su questo fronte vorrei raccontarvi che ai partecipanti era stato chiesto di portarsi piatti, posate e bicchiere da casa, ma che solo una piccola parte di loro lo ha fatto. Tuttavia il fatto che si distribuisse acqua in caraffa e vino dai cartoni, oltre che piatti, posate e bicchieri lavabili in lavastoviglie, ha consentito che si producessero pochi rifiuti. Rigorosamente differenziati. Alla fine tra tutta la carta usata nelle varie attività di 5 giorni e i pasti di 3 giorni (600 persone alla volta) abbiamo raccolto meno di una decina di bidoni della spazzatura, che non è spazzatura ma materiali che si ricicleranno.

E’ stato anche bello essere fianco a fianco con i big della decrescita Serge Latouche col suo bastone, Alex Zanotelli forte più che mai, Luca Mercalli che sembrava un piccoletto fuori moda. Rob Hopkins, mi dicono che sia gentilissimo, il prof. Tamino si è portato il bicchiere da casa, ho fatto da interprete alla regista Helena Norberg-Hodge e ho rivisto Maurizio Pallante.

Inoltre era possiVolontariRifiutibile ospitare alcuni partecipanti alla conferenza, per favorire la creazione di relazioni (sempre non commerciali) tra noi “locali” e coloro che venivano da fuori. La mia famiglia ne ha ospitati tre: Antonio, operaio in cassa integrazione dello stabilimento FIAT di Pomigliano e dirigente sindacale ci ha raccontato del dramma della perdita del lavoro con tre figli a carico; Marco, ricercatore all’Università di Milano, assieme alle spezie dall’Uzbekistan, ci ha portato le sue tesi su decrescita e partecipazione dei cittadini; Agelos giovane greco inquieto e generoso ci ha detto che era qui perché la sua felicità non era completa se non la poteva diffondere a tutti (!!!).

Ovviamente tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di mia moglie che ha tenuto il nostro bambino in questi giorni e ha garantito che agli ospiti non mancasse niente a casa.

Per concludere direi che la cosa più importante di questo evento è stata la possibilità di creare relazioni tra persone e tra movimenti. L’auspicio è quindi che queste relazioni permangano e si rafforzino in modo da rendere sempre più efficace la promozione di un mondo più giusto.

Marco

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TERRA DA CONDIVIDERE

Posted on febbraio 3, 2012. Filed under: Ambiente, Attualità e politica | Tag:, , , , , , , |

Mi sembra che oggi ci siano troppi soldi. E lo dico a costo di attirarmi le ire di chi è senza lavoro e fa fatica ad arrivare a fine mese. Ci sono troppi soldi mal distribuiti. La finanza internazionale non sa cosa farne e allora li usa per acquistare e vendere niente: soldi che comprano e vendono soldi. L’acquisto dei beni di lusso non conosce recessione. E se quei denari tornassero a soddisfare i bisogni del popolo? Se si usassero per acquistare beni e servizi di cui le famiglie hanno bisogno? Se chi ha 1.000 o un milione di euro da parte non decidesse di investirli sulla base del rendimento ma dell’utilità per tutti e della sicurezza dell’investimento?

Secondo me sarebbe un miglioramento.

IMG_5884Mi sembra che nel sistema commerciale attuale non siamo assolutamente in contatto con i produttori di ciò che mangiamo, né con i luoghi in cui verdure, frutta, carni e pesci crescono, né conosciamo i procedimenti di trattamento, conservazione, trasporto, imballaggio ecc. Insomma dobbiamo fidarci e spesso paghiamo qualcuno per verificare che tutto sia OK: le società di certificazione della qualità, del biologico, le ispezioni delle ASL, i NAS, le catene di supermercati. E se invece conoscessimo i produttori e potessimo visitare i campi, la terra, le stagioni, gli animali? E se potessimo scegliere tra varietà di cereali rispettose delle necessità della terra e buone per l’uomo?

Secondo me sarebbe un miglioramento.

Mi sembra che partecipiamo troppo poco alla gestione del nostro territorio. E del mondo intero. Se vicino casa mia si decide di costruire l’area direzionale più grande d’Italia o si decide di preservare il panorama tradizionale e la biodiversità, questo viene fatto senza la mia opinione e il mio consenso. E se invece agissi in prima persona per decidere la destinazione d’uso del terreno circostante? Se sfruttassi l’occasione per creare delle relazioni nella mia comunità?

Secondo me, ancora, sarebbe un miglioramento.

Mi sembra, tra l’altro, che la capacità della terra di rigenerarsi e rigenerare ciò che serve a noi stia diminuendo a causa dei troppi prelievi che facciamo da essa. L’eccessiva cementificazione crea zone impermeabili che non le consentono di proseguire con il ciclo naturale dell’acqua o, più in generale con i cicli della vita. Tuttavia acquistare della terra per costruirci sopra una casa o una fabbrica è più redditizio che acquistarla per tenerci un bosco o coltivarla. E se decidessimo comunque che l’investimento in terra è un gioco che vale la candela?

Anche questo sarebbe un miglioramento.

Tutto questo (e altro ancora!) per dirvi che dovremmo spendere una parte dei nostri risparmi per comprarci la terra ancora “libera” attorno ai nostri paesi e alle nostre città. Potremmo salvarla dalla speculazione edilizia, potremmo scegliere quali verdure, ortaggi, alberi coltivarci; potremmo tenerne parte a bosco, potremmo portarci i nostri figli e ricordare loro che esistono le stagioni. Potremmo allevare animali che facciano una vita, prima di morire. Alla fine potremmo cibarci dei frutti della terra ottenuti senza spremerla tanto da avere necessità di riempirla con prodotti chimici.

E questo è senz’altro un miglioramento.

Marco

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LA DECRESCITA FELICE

Posted on aprile 18, 2011. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Pace | Tag:, , , |

Qualche giorno fa ho partecipato a Noale (VE), ad una serata in cui gli organizzatori hanno proposto una cena a base di prodotti della terra locali e tradizionali e uno scambio di idee con Maurizio Pallante, presidente dell’associazione “Movimento per la decrescita felice”.

Maurizio Pallante

Maurizio Pallante

Da molto tempo speravo di poter incontrare dal vivo Maurizio e ascoltare le proposte del movimento e non sono rimasto deluso.
Provo brevemente a riportarvi i principali concetti proposti:
1) in questo periodo ed in questo sistema economico si fa confusione tra i concetti di bene e di merce. I beni sono cose che servono per soddisfare un nostro bisogno e possono avere o non avere un valore economico scambiabile nel mercato. Le merci sono cose che si possono scambiare nel mercato e sono quindi misurabili con il denaro. Non tutte le cose che soddisfano un nostro bisogno si acquistano nel mercato: ad esempio posso mangiare lo yogurt fatto in casa o il cibo del mio orto e non ho pagato per quel bene. Non tutte le merci che acquistiamo nel mercato soddisfano un nostro bisogno: ad esempio se vivo in una casa che ha una alta dispersione di calore acquisto petrolio o gas per scaldare me ed invece una gran parte del calore non scalda me ma l’aria fuori della mia casa.

2) Per misurare la nostra ricchezza ci viene abitualmente proposto l’indice del PIL che serve a misurare il valore monetario delle merci e dei servizi prodotti in un determinato contesto in un determinato periodo di tempo. Purtroppo esso misura il valore delle merci anche quando queste non soddisfano nostri bisogni e non considera la ricchezza di cui godiamo quando sono soddisfatti i nostri bisogni in maniera non mercantile. Questo modo di misurare la ricchezza risulta paradossale in alcuni casi e vi riporto due esempi: se un anno molte persone stanno male  sarà necessario acquistare molti farmaci e quindi il PIL crescerà più che se stessimo bene; se per andare al lavoro incontro molto traffico impiegherò più tempo e più benzina e quindi saranno vendute più merci di quanto non avverrebbe se le strade fossero sgombre.

3) Si è soliti attribuire alla parola “crescita” un significato positivo e i nostri politici ed economisti di varie estrazioni ritengono che la crescita debba essere perseguita per poter ottenere la ricchezza necessaria al mantenimento di diritti e welfare. Se però la crescita è misurata con il PIL, allora si ritiene desiderabile che ci sia più traffico nelle strade e che ci si ammali di più.

4) I sostenitori della decrescita considerano invece che sia necessario mettere in atto tutte le azioni che siano volte a evitare i comportamenti che creano valore monetario senza soddisafcimento di bisogni, come ad esempio spendere per acquistare gasolio per scaldare indirettamente l’ambiente circostante alla mia casa. Su questo tema Maurizio Pallante ha ricordato che la maggior parte delle nostre case trattiene 7 unità di calore prodotto a fronte di 20 unità di energia/calore immesso e che invece ci sono modalità di costruire case molto più efficienti. Questo però farebbe diminuire la crescita ed anzi produrrebbe decrescita del PIL.

5) Che cosa si può fare per diffondere i comportamenti virtuosi? Tre le parole d’ordine: tecnologia, stili di vita e politica. Bisogna utilizzare tecnologie che ottimizzino l’uso delle risorse e consentano di evitare gli sprechi (ad esempio automobili più efficienti), bisogna utilizzare stili di vita improntati al risparmio e alla sobrietà (ad esempio utilizzare i mezzi pubblici) e bisogna fare pressioni sui nostri politici perché sia le leggi che le politiche tengano conto delle ragioni della decresita (ad esempio ristrutturare le case esistenti piuttosto che costruirne di nuove).

6) Perché felice? Secondo Pallante se ci concentriamo sul soddisfacimento dei nostri bisogni e non ci facciamo rapire dalle sirene della pubblicità riusciremo ad indirizzare meglio le nostre risorse personali e monetarie verso il nostro bene e meno verso chi ci vuol vendere qualcosa.

Ecco, questo è il riassunto di quella serata. Se volete saperne di più potete acquistare il libro La decrescita felice – la qualità della vita non dipende dal PIL di Maurizio Pallante, edizioni per la decrescita felice, 2011. Il sito del movimento è questo: http://decrescitafelice.it/.

Su questo blog ho scritto in passato sugli indici di misurazione della ricchezza e dello sviluppo: chi è interessato può leggere anche questo post.

Marco

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SAGRE PAESANE SOSTENIBILI

Posted on giugno 13, 2010. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Giustizia | Tag:, |

Ho pensato di dare una mano agli organizzatori della sagra del mio paese.

Ho pensato che oltre che in cucina, potessi dare un contributo anche nella definizione delle linee guida della sagra.

Ho pensato che a far la sagra ci si mette tanto impegno e tante energie e si usano anche molte risorse della terra.

Ho pensato di proporre agli organizzatori questo documento che contiene:

  • la giustificazione teorica del perché è importante usare meno materiali, energia e risorse
  • 10 proposte concrete per rendere la Sagra più sostenibile dal punto di vista ambientale

So per esperienza che le cose nuove, le cose teoriche e le cose che servono per difendere l’ambiente sono difficili da accettare. Questa proposta contiene tutti e tre questi elementi “difficili”, ma mi ci sono tuffato lo stesso con il necessario entusiasmo.

Ovviamente non è filato tutto liscio, ma sentite com’è andata:

In una prima riunione allargata ho buttato lì l’argomento. In una seconda, più ristretta, ho fatto lo stesso. Di fronte allo scetticismo e l’incomprensione ho chiesto la possibilità di incontrare due volte alcune persone che ricoprivano ruoli “utili” alla sagra per spiegare meglio di che si trattava. La prima riunione si è svolta e ho presentato il già citato documento. Qui sono emerse le prime critiche più circostanziate. Al secondo incontro han cambiato l’ordine del giorno e la sostenibilità è scomparsa.

Assieme alle giuste e concrete critiche di singole attività che avevo proposte ce ne son state tre di fenomenali:

  • “a cosa serve un documento scritto? A me piace guardarmi in faccia con la gente e dire quel che ho da dire”
  • “dovrebbero pagarci per fare queste cose, che le facciano loro”
  • “no, noi è meglio che non facciamo ‘ste robe, che è difficile. Ma senti qua: perché non proponiamo a un gruppo di ragazzi dei centri estivi di farle loro?”

I veneti sono un popolo concreto: poche parole e molti fatti. I conti si fanno coi soldi e non con le chiacchiere. In tutto questo non c’è spazio per la cultura e il suo mezzo prediletto: la scrittura. Se riusciamo a star bene insieme, a divertirci e bere un ombra de vin, siamo tutti soddisfatti.

La crisi ambientale esiste e bisogna fare qualcosa? Finché non vedo che la casa crolla, tiro dritto. E se c’è da raffonzare le fondamenta, che siano altri a farlo. Chi? Non si sa bene, forse il governo, forse coloro che hanno scoperto le crepe.

Va bene, è vero, fare qualcosa è giusto. Quindi che siano i bambini a fare queste esperienze. Io devo dare il buon esempio? Ci sono gli educatori per questo.

Come dicevo, ci sono state anche critiche assolutamente giustificate:  l’organizzazione, i tempi, il fatto che senza molta esperienza è bene partire con le minime incognite possibili, ecc. Per questo avevo preparato alcune contromosse. Ma contro la cultura che sa guardare solo al futuro immediato, mi sento veramente impotente.

Che facciamo?

Marco

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LO STRANO CASO DEL DOTTOR TORNATORE

Posted on gennaio 17, 2010. Filed under: Ambiente | Tag:, , , , |

Venerdì 15 gennaio sono andato a Trieste a festeggiare la liberazione di Luca Tornatore. Luca era stato arrestato il 14 dicembre scorso a Copenhagen a seguito di un “rastrellamento” della polizia locale in contrasto a manifestazioni di dissenso verso il vertice COP 15 sul clima.

Parlo di rastrellamenti, che a me ricordano il nazismo, perché mi sembra la parola più adatta: setacciamento del territorio da parte di persone autorizzarte, equipaggiate e fortemente “motivate” alla ricerca di qualcuno. Il problema è che il qualcuno non è necessariamente chi ha commesso azioni contrarie alla legge, bensì anche chi propone idee contrarie a quelle “giuste”, cioè quelle di chi comanda. In questa rete è caduto Luca.

Luca Tornatore

Luca Tornatore

Il 14 gennaio un tribunale danese ha confermato che Luca è innocente rispetto alle imputazioni che gli erano state mosse e che quindi le testimonianze dei due poliziotti che sostenevano di averlo visto lanciare molotov, o comunque oggetti, all’indirizzo della polizia non sono credibili.
Ciò che non dice il tribunale, ma che dico io, è che le testimonianze non sono inesatte o frutto di errore, bensì false e rivolte a causare un danno a Luca Tornatore in quanto personaggio di spicco del movimento di difesa del clima, della terra e delle persone contro gli interessi dei Governi e delle grandi lobby economiche. Badate bene che sono perfettamente cosciente che gli interessi delle persone possono essere tutelati dai governi e possono coincidere con quelli delle imprese, ma non è queso il caso del clima.

L’avvocata di Luca (qualcuno la definisce la Ghedini danese per la sua bravura e fama) lo aveva preparato ad una condanna perché contro le testimonianze della polizia mai nessuno, a suo ricordo, era riuscito a spuntarla. Anche questo, a mio avviso, concorre a determinare la sensazione di un processo “politico” (Mio Dio sto parlando come Berlusconi!). Inoltre Luca sta cercando di recuperare un video nel quale si vede che quando sono avvenuti gli scontri che gli sono imputati, lui era già stato tratto in arresto dalla polizia.

Comunque Luca sta bene. In carcere non se l’è passata poi tanto male: in isolamento nessuno gli rompeva le scatole, riceveva moltissima posta e questo assieme al suo atteggiamento non violento lo ha fatto salire nella considerazione dei secondini che hanno smesso di abbaiargli ordini e lo trattavano non dico con gentilezza, ma senza violenza. Aveva il cibo vegetariamo che è l’unico che mangia. Avendo attaccato tutte le lettere e le cartoline alle pareti aveva trasformato la propria cella in una stanza di persone, ricordi e idee. Qualcosa di cui, dice Luca, i secondini ed il sistema “non aveva la chiave”.

La sua passione per la giustizia gli fa leggere questa esperienza come una prova da mostrare a tutti che lo Stato può sbagliare e che verificarlo, controllarlo e dubitarne sono azioni doverose che possono aiutare altre persone che finiscono ingiustamente nella rete.

Luca adesso ci chiede di continuare ad aiutare gli altri ragazzi che sono ancora in carcere a Copenhagen.

Concludo con un pensiero alle famiglie delle vittime di carcerati morti misteriosamente durante la loro detenzione che ieri hanno manifestato a Livorno per chiedere giustizia.

Marco

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C’È QUALCOSA DI MARCIO IN DANIMARCA

Posted on dicembre 16, 2009. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Pace, Politica | Tag:, , , |

Care/i tutte/i,

pubblico un appello per la scarcerazione del mio amico  Luca Tornatore, in carcere per una vicenda assurda.

Luca, astrofisico, residente a Quarto d’Altino, Compagno di Federica e padre di una bambina di 5 anni, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste e attivista della Casa delle Culture, si trova dalla scorsa settimana a Copenhagen per partecipare, con la delegazione italiana (oltre 200 persone) dellaCampagna ‘See You in Copenhagen’, di cui è uno dei portavoce pubblici e riconosciuti, alle iniziative organizzate in occasione della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 15).

Lunedì sera si è recato nel quartiere di Christiania per intervenire al dibattito organizzato dalla rete “Climate Justice Action” con la partecipazione di Michael Hardt e Naomi Klein, e un migliaio di persone tra il pubblico. Mentre il dibattito era in corso, ad alcune centinaia di metri, un gruppetto di persone vestite di nero ha attaccato, lanciando oggetti ed erigendo una barricata successivamente incendiata, la Polizia danese che stazionava in forze ai margini del quartiere. Questo gruppo, dopo aver colpito, si è dato alla fuga verso l’interno del quartiere, dove nel frattempo il dibattito si era concluso e centinaia di persone si erano fermate nei locali della zona. L’azione ha dato il pretesto alla Polizia danese per effettuare un vero e proprio rastrellamento di massa per le strade e all’interno dei pubblici esercizi di Christiania, procedendo al fermo di circa duecento persone (tra cui alcune decine di italiani) che sono state condotte ammanettate ai Centri detentivi.

Mentre la quasi totalità dei fermati sono stati rilasciati tra la tarda notte e le prime ore del mattino, Luca Tornatore è stato condotto davanti ad un Tribunale con pesanti accuse (lancio di oggetti e resistenza aggravata a pubblico ufficiale), senza alcuna prova, ma basate esclusivamente sul rapporto e le testimonianze della Polizia. Nel tardo pomeriggio, il Tribunale ha convalidato il suo arresto, fissato la prima udienza del processo per il prossimo 12 gennaio e disposto, fino ad allora, la sua detenzione cautelare in carcere.

Luca sta probabilmente pagando il ruolo che, a viso aperto, ha avuto nelle manifestazioni di questi giorni. La sua vicenda, così come gli oltre milleduecento fermi preventivi già compiuti in soli tre giorni dalla Polizia danese, non può che destare grande preoccupazione in merito all’effettiva garanzia della libertà d’espressione e del diritto a manifestare, sanciti dalla Costituzione danese e riconosciuti dalla Carta Europea, a cui la Danimarca così come il nostro Paese aderisce.

Forse è possibile che Luca sia stato scambiato per un altra persona che il giorno degli arresti (lunedì 14/12 sera) stava effettivamente combinando guai in giro per la città.

Potete firmare una petizione a sostegno di Luca qui.

Marco

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ATTENZIONE ALL’AMBIENTE E POLITICHE PER LA FAMIGLIA

Posted on novembre 27, 2009. Filed under: Ambiente, Cultura | Tag:, , |

Direte: “e che c’entrano l’attenzione all’ambiente con le politiche per la famiglia?” Aspettate a leggere, uomini e donne di poca fede! Intanto datemene atto: finalmente mi sono deciso a parlarvi di questi benedetti pannolini lavabili!

Devo dire che diversi fattori hanno “sbloccato la situazione”.

Innanzitutto sappiate che dal 21 al 29 novembre c’è la “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti”. Tanto per introdurre l’aspetto di cui vorrei parlare: qualcuno lo sapeva? Qualcuno sa di cosa si tratta? È stata adeguatamente pubblicizzata? Non credo, perciò vi invito intanto a visitare il sito http://www.ecodallecitta.it/menorifiuti/index.php

Per chi non l'ha mai visto, ecco un esemplare del famigerato "lavabile"

Poi naturalmente ci sono state le vostre “pressioni”, anche in occasione dell’ultima cena ricostituente. Ancora non ho capito il perché di tanto interesse da parte di chi non ha nemmeno figli, ma va benissimo: mi sembrano comunque informazioni che vale la pena diffondere.

Infine il recente inizio per mia figlia Alessia dell’esperienza del nido. Ottima sotto tanti punti di vista, non ultimo il fatto che Alessia abbia non solo accettato da subito il primo “distacco”, ma lo abbia fatto con entusiasmo. Segno che l’ambiente è accogliente (oppure è l’Alessia che è un mito?). Tuttavia dal lato “ecologia” ho avuto le notizie non buone che trovate più avanti.

Andiamo con ordine. Intanto vi do subito il sito che dovete vedere se siete interessati al prodotto: www.ecobaby.it. La bibbia del pannolino lavabile.

Lo definirei un “broker” di pannolini lavabili, nel senso che dalla pagina si possono ricevere informazioni dettagliatissime (prezzi, modelli, colori, caratteristiche…), confrontarle, nonché naturalmente acquistare i diversi tipi di pannolini, dei diversi produttori (quasi tutti stranieri), con diverse modalità, con sconti-quantità, ecc. C’è inoltre la possibilità di conoscere ed acquistare tutto l’”indotto” e i prodotti della stessa linea: “mooncups” (gli assorbenti ecologici di grillina memoria), buste porta pannolini, vari accessori, ecc.

Non ultima, da notare la sezione più “filosofica” (nella homepage in basso, alla voce “Pannolini lavabili perchè?”), indispensabile per chi vuole capire cosa c’è dietro all’idea di usare pannolini lavabili, e per chi vuole farsi una cultura, anche con numeri e dati oggettivi.

In estrema sintesi, calcolando la somma di pannolini usa e getta che vengono utilizzati mediamente nella vita di un bambino, e confrontandoli con i vari sistemi lavabili, i vantaggi sono di 3 tipi: economico (il risparmio sull’acquisto), educativo (il bambino ad un certo momento con il lavabile sente il disagio del panno sporco e viene quindi invogliato a toglierlo prima rispetto agli usa e getta) e naturalmente ecologico (se le andate a vedere, le cifre fanno veramente paura!).

Sui primi due vantaggi nulla da eccepire. Vorrei soffermarmi proprio sul terzo per invitare a due riflessioni che vengono naturalmente dall’esperienza personale.

1) Non è così facile. Insomma, ho notato che finchè mia moglie era a casa dal lavoro, la procedura (cambiare il pannolino, sciacquarlo, metterlo da parte fino ad arrivare ad un numero sufficiente da mettere in lavatrice, fare la lavatrice, stendere i pannolini, riporli) pur essendo indubbiamente faticosa rispetto all’usare e gettare, era un “sacrificio” che si faceva molto volentieri per tutti i motivi di cui sopra. Devo dire che eravamo arrivati ad un’organizzazione veramente efficace ed efficiente. Ma tutto è cambiato con il ritorno di mia moglie al lavoro. Insomma si lavora entrambi a tempo pieno, torniamo a casa quando va bene entrambi alle 18, ci sono ovviamente mille altre cose da fare per la piccola, quindi la procedura dei pannolini lavabili oltrepassa molto spesso i limiti del possibile.

2) Viviamo in un ambiente non ancora culturalmente preparato. E qui torno al tema del nido. Quando abbiamo inserito Alessia al nido, ci è stato detto testualmente che i pannolini lavabili non erano ammessi, in quanto dopo il cambio avrebbero dovuto essere necessariamente conservati negli armadietti (che nel loro caso sono divisi in comune tra due bimbi). Niente da obiettare, ma mi pare evidente la mancanza di una cultura in questo senso. Ricordo che si tratta di una struttura comunale, all’avanguardia sotto vari aspetti (da sottolineare la mensa interna: una vera rarità che, oltre a garantire elevata qualità, abbatte notevolmente i costi). Ciononostante la struttura evidentemente non è (ancora?) attrezzata per promuovere tra le mamme la cultura del pannolino lavabile.

Che fare? Per questo secondo aspetto non resta che sensibilizzare. Le istituzioni, ma anche i singoli cittadini, le mamme, ecc. La lobby degli usa e getta non aiuterà di certo, ma ci si può provare. Del resto io nel mio piccolo lo sto facendo.

Invece per il primo aspetto la faccenda è più complicata. Verrebbe da tirar fuori le annose questioni delle “politiche per la famiglia” con cui tutti i nostri eccelsi parlamentari si riempiono la bocca, della possibilità concrete che hanno le donne (e gli uomini?) di conciliare davvero i tempi del lavoro con quelli della famiglia… voi che dite?

Io, quando faccio questo ragionamento, penso a quella puntata di Report di qualche anno fa, dove una mamma francese diceva che aveva diritto ad un anno di maternità obbligatoria, più l’eventuale facoltativa, più assegni progressivi in base al numero di figli che le garantivano – con tre figli – pressochè il suo stipendio mensile, più incentivi, più la possibilità del nido aziendale…

Limitandoci all’aspetto economico (non parliamo della qualità dell’ambiente con tutta quell’immondizia in meno), è da queste piccole cose che si vede la “catena virtuosa”. Nel nostro caso: “investire” nella mamma = incentivare l’abitudine ecologica = minore produzione di rifiuti = minore spesa per smaltirli

Troppo complicato? Sarà… ma intanto non mi risulta che in Francia il debito pubblico sia esploso come in altri paesi… vuoi vedere che si possono fare sul serio delle vere politiche per la famiglia senza andare in bancarotta?

A presto.

Alvise

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MISSIONI DI PACE?

Posted on ottobre 13, 2009. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, economia, Pace, Politica | Tag: |

Missioni di pace?
da qualche tempo volevo affrontare sul blog il tema delle “missioni di pace”, ma non riesco ad affrontare questo argomento in modo sintetico.
Quando l’uso della forza è legittimo?
Penso che rispondere con un mai! sia legittimo solo a livello personale.
Talvolta in presenza di taluni presupposti è inevitabile, il problema è che spesso proprio la responsabilità originaria di quei presupposti deve ascriversi a chi si sente legittimato a reagire (penso ovviamente alle politiche colonialistiche ed energetiche poste in essere da uno Stato in un determinato momento storico ed alle ricadute che hanno sulle generazioni successive rendendo l’uso della forza solo apparentemente difensivo pur in presenza di presupposti astrattamente legittimanti)
L’amministrazione Obama, sia pur ancora a livello prevalentemente simbolico, sembra stia avviando un’opera di riequilibrio che l’Unione Europea e gli Stati che la compongono dovrebbe fare maggiormente propria adottando concrete politiche di lungo periodo che tengano maggiormente in considerazione la necessità da parte dell’Occidente di dover saldare ancora qualche “debito” anziché assumere atteggiamenti da guardiano della civiltà.
Val la pena di ricordare sempre le parole di Brecht
“Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s’è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.”
“Mio fratello aviatore”

Tommaso

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IL COSTO DEI CELLULARI

Posted on settembre 26, 2009. Filed under: Ambiente, economia | Tag:, , , |

Una volta, qualche anno fa, ho comprato un cellulare. Non era il primo che avevo e ne ho avuti anche dopo che quello si è rotto. Il primo me lo ha regalato (o venduto?) mio fratello circa 10 anni fa. Poi negli anni, a parte quella volta che l’ho comprato, ho sostituito i telefoni ai quali non funzionava più la batteria o alcuni tasti, o si spegnevano in corsa, con altri telefoni che altre persone mi regalavano. All’inizio fu un caso, ma poi pensai che fosse giusto così: nella nostra società il cellulare è uno status symbol e molti acquistano l’ultimo modello senza che quello che già possiedono sia fuori uso. A volte lo fanno per le nuove funzionalità che offre, ma di sicuro ci sono più cellulari che persone in Italia. Basta leggere questo articolo per capire come non solo hanno un telefono anche i cani, ma questo fatto è ritenuto positivo dagli economisti.

Un telefono cellulare

Un telefono cellulare

In queste condizioni, ho pensato, non dovrebbe essere difficile ottenere un telefono vecchio ma funzionante gratis da amici e conoscenti. Basta spargere la voce e qualcuno è sempre disposto a darti il suo vecchio. I vantaggi di questo modo di fare sono che si riutilizzano gli apparecchi usati, quindi si diminuiscono i rifiuti in discarica, e onoltre  si fa funzionare un’economia senza denaro, che pure non guasta. Se avessi un figlio farei di tutto per spiegargli che i soldi non comprano tutto e che molte cose (materiali o meno) si possono ottenere grazie alle buone relazioni tra le persone.

Qualche giorno fa ho ricevuto dal mio amico Patrizio questo articolo sul coltan, un minerale necessario per la produzione dei nostri telefoni cellulari che ci racconta come per poterlo ottenere e controllare, bande di guerriglieri scateninano guerre sanguionose. Così come per tutte le altre risorse scarse, anche in questo caso l’ingordigia dell’uomo può uccidere.

Insomma la parola d’ordine per me è sempre la stessa: sobrietà.

L’articolo sul coltan, puurtroppo, l’ho ricevuto dopo il 21 settembre, giorno del mio compleanno e giorno in cui mia moglie ha deciso che non poteva più vedermi con questi telefoni vecchi che non si riesce neanche a leggere un messaggio e me ne ha regalato uno nuovo.

Marco

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A PROPOSITO DI FORESTA AMAZZONICA: INTERVISTA A P. MIGUEL PIOVESAN

Posted on luglio 3, 2009. Filed under: Ambiente | Tag:, , , , |

Qualche giorno fa ho potuto intervistare don Michele “Miguel” Piovesan, un missionario di quelli che io dico “con la tuta mimetica”, con il quale da qualche anno stiamo cercando di realizzare piccole azioni di cooperazione allo sviluppo nella regione peruviana del Purus, al confine con il Brasile, in piena foresta amazzonica. Mi sembrava un’opportunità formidabile per avere un punto di vista autorevole, da parte di una persona che vive in Sudamerica da moltissimi anni, sia sul ruolo storico delle chiese (non solo quella cattolica) in quell’area, sia soprattutto sulla questione ambientale dell’Amazzonia che anche Giuliano ha affrontato recentemente nel suo post.

Buongiorno Miguel, mi racconti brevemente la tua storia? Da quanto sei in Perù, come sei arrivato alla Parrocchia del Purus, quanti parrocchiani hai…
Padre Miguel a Monastier

Padre Miguel con il suo caratteristico copricapo

Sono nato a Pralongo di Monastier (TV), sul Piave, nel Veneto, nel 1949. Sono il 13° di 15 fratelli, una classica famiglia povera del dopoguerra, in cui i genitori insegnavano che “è meglio poveri ed onesti che ricchi e con la coscienza non tranquilla…” Devo dire che il gruppo famigliare numeroso mi ha allenato alla comunione della diversità ed al dibattito immediato sul dissenso. Le otto sorelle e i sei fratelli mi hanno inoltre trasmesso un equilibrio che sento come un tesoro, se penso ai tanti che attualmente hanno bisogno di terapie psicologiche…
Gli anni di seminario mi hanno garantito un’istruzione valida. In seguito, uscendo dall’Italia, ho scoperto che il nostro Paese non è il centro del Mondo. E adesso, ritornando ogni tanto, vedo che è sempre meno quella Nazione meravigliosa con una propria identità di artisti, ingegneri, filosofi, imprenditori…
A 20 anni sono stato inviato in Argentina, dove ho finito gli studi teologici ed ho ricevuto l’Ordine Sacro, assegnato alla Diocesi di Viedma in Patagonia. Nel 1989 ho fatto anche uno studio in Colombia sull’ecumenismo.
Per 20 anni sono stato parroco in diverse parrocchie della Provincia di Rio Negro. Nel 1992 la diocesi mi ha inviato (perché mi ero offerto) presso un vicariato in una zona montagnosa del Perù con pochi sacerdoti e con mille problemi. Siamo durante il periodo tormentoso delle azioni di “Sendero Luminoso”, che faceva invece molto “buio” sulla società, con azioni crudeli e morti continue, ingiuste ed assurde.
Nel 1999 sono stato nominato parroco (niente a che vedere con i parroci in Europa!) nella regione amazzonica del fiume Purus. Una zona isolatissima: non c’ è altra maniera di raggiungerla se non con un aereo privato! La zona è abitata da dieci gruppi etnici, ciascuno con la propia lingua ed identità: Cashinahua, Sharanahua, Culina, Mastanahua, Chaninahua, Amahuaca, Ashaninka, Yines, Piros, Mestizos. Sono tutti contadini, vivono di caccia, pesca e agricoltura. I gruppi etnici risiedono complessivamente in 44 villaggi, ciascuno composto dai cento ai trecento abitanti. La somma della popolazione non supera i 5 mila abitanti.
Il loro isolamento geografico ha naturalmente provocato anche un isolamento storico. Lo sviluppo tecnologico in molti casi è ancora in una fase che si potrebbe definire preistorica. (Alcuni gruppi non conoscono nemmeno la ruota n.d.r.).
Appena arrivato, la gente mi ha supplicato affinché collaborassi a rompere il loro isolamento, realizzando in qualche modo una connessione fisica con il resto della Nazione. Mi sono messo all’opera, ma la presenza nel posto di gruppi evangelici integralisti, praticanti forme di fanatismo ossessivo, ha ridotto di molto il nostro agire.
Inoltre certi “sbirri” del Primo Mondo con vestiti “messianici”, hanno proposto azioni di accompagnamento allo sviluppo (educativo, sanitario, organizzativo, ecc) in maniera aggressiva, al punto da creare una rottura ed uno scontro fra Chiesa e popolazione (che cerca comunque un minimo benessere) da una parte, e gruppi di potere internazionale dall’altra, arrivando anche a gravi e ripetute minacce.

Allora ti faccio una domanda che avrei fatto anche ai primi Gesuiti arrivati in quei posti così difficili: secondo te come si fa a conciliare l’evangelizzazione e l’educazione con la salvaguardia delle tradizioni locali?
Per fortuna la Chiesa si è ravveduta abbastanza sugli errori commessi nel passato in nome dell’evangelizzazione. Infatti come sappiamo in America la Chiesa è arrivata sulle barche della conquista del Regno di Castilla, e la Croce è apparsa assieme alla spada. Nonostante questo, la presenza della Chiesa è stata sempre un freno alla conquista. Gli sbagli metodologici dell’uso della lingua latina anche per i non latini (guarda un po’: proprio oggi le ordinazioni lefevbriste a Econe…), la liturgia romana (che ancora sussiste, sfortunatamente), e l’imposizione a volte anche involontaria della cultura “occidentale e cristiana”, senza capire e senza valorizzare le culture locali… tutti questi sbagli per fortuna hanno insegnato a rivedere le metodologie.
Oggi la Chiesa in America Latina è senza dubbio molto più vicina alla gente rispetto ad esempio a quella Italiana. Lo prova il fatto che la gerarchia non ha e non vuole tutti quei privilegi, quel potere che si colgono in Italia. Un altro segno di una più genuina comunione è il protagonismo dei laici, sempre molto intenso. E poi un altro elemento di questa vicinanza è la liturgia, che è senza dubbio più “incarnata” nell’identità locale, più vivace, meno controllata dalla gerarchia ecclesiastica, più “festosa” direi, ed anche più connessa ed impegnata con la realtà quotidiana. Insomma più fedele al Concilio Vaticano II.

P. Miguel con alcuni suoi piccoli parrocchiani

P. Miguel con alcuni suoi piccoli parrocchiani

Il fatto di dover “attingere l’acqua come e con la Samaritana”, il fatto della fame che esige una moltiplicazione del pane, il fatto di una cecità, di una sordità, di una ignoranza (non rimproverabili) che richiedono un impegno straorinario per trasformare strutture e persone, sono tutti elementi che ispirano molto meglio una religione che faccia da ponte fra terra e cielo, che esigono (e provocano) un cristianesimo più coerente. I Vescovi, i preti, i laici impegnati, uccisi durante gli ultimi anni nel continente, sono il segno di questa religione “con la gente e per la gente”.
Il vescovo attualmente Presidente in Paraguay, come altri preti “sindaci”, sono un’altra espressione di questo fenomeno di religione “incarnata”. Dal mio punto di vista, basta sentire che il messaggio di Gesù Cristo è una proposta, un invito a scoprire il Regno dei cieli nascosto nei sacramenti, ma nascosto anche in ogni uomo di buona volontà, ciascuno con la propria cultura e sensibilità, ed anche con la propria dinamica e ritmo di conversione.

Ogni tanto (raramente) ci arrivano notizie di manifestazioni degli Indios peruviani a difesa della foresta. Tu che ci vivi, ci spieghi cosa sta succedendo veramente in Perù con gli ambientalisti? Perché è importante per le comunità in cui vivi costruire una strada di 100 km in mezzo alla foresta? Cosa pensano e cosa fanno veramente gli Indios? C’è qualcuno che sta approfittando della situazione?
Bisogna partire da un dato di fatto: in quella e in altre regioni l’isolamento impedisce qualsiasi minimo miglioramento e benessere. Non solo. Il costo della vita a volte è superiore anche del 1000% rispetto al resto del Perù a causa delle difficoltà di trasporto. E non dimentichiamoci che senza un minimo di mezzi di comunicazione, chi si ammala muore. Siamo in una regione che ha l’indice di analfabetismo tra i più alti del pianeta, dove la popolazione è esclusa da tutto ciò che la scienza e la tecnica possono offrire all’umanità, dove la gente è costretta comunque a vivere nella miseria, nella povertà e nella sofferenza.
Dall’altra parte, nel 2004 una grossa fetta del territorio degli Indios è stata sottratta alle popolazioni per convertirla in un Parco Nazionale. “Bene!” si dirà… Ma il fatto è che in realtà quella è una riserva ecologica per il Primo Mondo intossicato di carbonio.
Sul resto del territorio, ricco di legno pregiato, è stata vietata la commercializzazione di questo legname da parte delle popolazioni locali: praticamente è stata tolta loro una delle poche possibilità di vivere e svilupparsi.
Poi c’è la questione delle organizzazioni ambientaliste. Emissari di WWF, Ryan Forest, Park Watch, e di tante altre organizzazioni “ecologiche” non governative, hanno iniziato una campagna di lavaggio del cervello sugli indigeni, sollevando ad esempio l’argomento che “se faranno la strada sarà il loro sterminio, se si metteranno in contatto con il mondo esterno, sarà la loro fine”.
Queste organizzazioni hanno creato, guidato e sovvenzionato un’organizzazione indigena denominata “FECONAPU”, che serve sostanzialmente alla loro (delle organizzazioni n.d.r.) remunerazione, e fanno dire e firmare agli Indios quello che interessa alle Organizzazioni Internazionali.
Il fatto è che mentre questi emissari viaggiano comodamente in aereo, e ricevono un lauto stipendio in Dollari, gli indigeni, convinti da costoro che “Dio li ha creati per badare al bosco, polmone del mondo”, hanno loro i polmoni senza ossigeno, sono denutriti, e vivono esclusi ed isolati. In sostanza ho l’impressione che il grande interesse di questi rappresentanti del Primo Mondo sia espressamente l’ossigeno, ma, appunto, solo per il Primo Mondo! E poi, sotto sotto, c’è il discorso dell’ acqua, del petrolio, dell’oro che abbondano in questa regione.
È davvero triste vedere come in Europa questi “verdi” predichino la salvezza della specie umana, mentre nel Purùs mostrano chiaramente di non dare nessuna importanza all’essere umano. Piangono, gridano e si stracciano le vesti se si taglia un albero, ma nulla sembra importare loro se un uomo muore nella nostra selva.
Mi permetto di aggiungere una cosa. Di fronte a questi problemi la Chiesa Evangelica, molto potente e presente nel luogo, insegna la rassegnazione perchè “se le cose stanno così, è perché Iddio ha voluto così…” Invece la Chiesa Cattolica (Vescovi, parroci, consigli parrocchiali), e il Fronte di Difesa dei Diritti del Popolo hanno preso una posizione chiara di denuncia, ed hanno cominciato a costruire la strada. Il vescovo, Mons. Francisco Gonzalez Hernandez, è addirittura vicepresidente della “Commissione Pro-strada”. Allora le organizzazioni pseudo-ecologiste hanno subito “istruito” i loro dirigenti, al punto da far firmare loro diverse minacce contro il parroco ed altre personalità, attive nella promozione umana, nello sviluppo sostenibile della regione e nella lotta all’isolamento imposto da questi falsi “salvatori dell’umanità”.
Come proseguirà questa situazione non si sa. Quello che è chiaro sono gli interessi dei potenti, sempre e comunque a scapito dei più deboli.
Ti ringrazio, complimenti per il blog, al quale accederò, se riesco, con molto piacere, partecipe della vostra nobile curiosità, rispondendo alle tue domande che magari possono aiutare i più ingenui a riflettere su argomenti come il ruolo dei mass media, in mano sempre ai (pre)potenti!
Grazie a te Padre Miguel, in bocca al lupo per tutto, buon lavoro e alla prossima!

Alvise

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