Pace

CONFERENZA DECRESCITA – L’ESPERIENZA DI UN VOLONTARIO

Posted on settembre 28, 2012. Filed under: Ambiente, Pace, Politica, Uncategorized | Tag:, |

Accidenti che fatica! Tra il 19 e il 23 settembre ho dato una mano come volontario alla terza conferenza internazionale sulla decrescita che si è svolta a Venezia, presso la sede dell’ex cotonificio dello IUAV

Dico subito che la conferenza è stata un successo: circa 700 partecipanti da una cinquantina di paesi del mondo hanno discusso sia in piccoli gruppi (workshop), sia in sedute plenarie, di molti argomenti collegati al tema della decrescita.

Grazie all’aiuto di traduttori e facilitatori, persone di differenti culture ed esperienze hanno potuto dibattere e costruire assieme progetti per portare avanti l’idea che il nostro stare assieme come persone e popoli del mondo non può basarsi sulla crescita economica e la massimizzazione del profitto, ma che sia necessario mettere al centro delle nostre vite i diritti delle persone, la difesa dell’ecosistema, la partecipazione alla costruzione della società attraverso il lavoro.

Purtroppo, non ho potuto seguire molto i lavori perché, in quanto volontario, avevo anche io le mie mansioni, eh!

Giovedì 20 mi sono occupato di una rassegna cinematografica: prima abbiamo visto un bel documentario sul cotone indiano e su come le sementi geneticamente modificate stiano impoverendo i contadini ed il terreno, poi altri documentari sull’estrazione di petrolio in sudamerica, sulle società matriarcali, sulla scienza non come osservazione ma come partecipazione al tutto che è la terra e altro.

Il tempo è stato Image0552amico e i momenti del pranzo che si svolgeva all’aperto erano proprio un bel colpo d’occhio.

Molti volontari si dovevano occupare dell’accoglienza dei partecipanti e di dar loro le informazioni necessarie e sono stati arruolati anche una decina di giovani che svolgevano il servizio civile internazionale, così avevamo proprio un bel desk multiculturale 😉

Io mi sono occupato di vendere, pardon, di regalare a fronte di offerta, le magliette della conferenza e della gestione dei rifiuti. Su questo fronte vorrei raccontarvi che ai partecipanti era stato chiesto di portarsi piatti, posate e bicchiere da casa, ma che solo una piccola parte di loro lo ha fatto. Tuttavia il fatto che si distribuisse acqua in caraffa e vino dai cartoni, oltre che piatti, posate e bicchieri lavabili in lavastoviglie, ha consentito che si producessero pochi rifiuti. Rigorosamente differenziati. Alla fine tra tutta la carta usata nelle varie attività di 5 giorni e i pasti di 3 giorni (600 persone alla volta) abbiamo raccolto meno di una decina di bidoni della spazzatura, che non è spazzatura ma materiali che si ricicleranno.

E’ stato anche bello essere fianco a fianco con i big della decrescita Serge Latouche col suo bastone, Alex Zanotelli forte più che mai, Luca Mercalli che sembrava un piccoletto fuori moda. Rob Hopkins, mi dicono che sia gentilissimo, il prof. Tamino si è portato il bicchiere da casa, ho fatto da interprete alla regista Helena Norberg-Hodge e ho rivisto Maurizio Pallante.

Inoltre era possiVolontariRifiutibile ospitare alcuni partecipanti alla conferenza, per favorire la creazione di relazioni (sempre non commerciali) tra noi “locali” e coloro che venivano da fuori. La mia famiglia ne ha ospitati tre: Antonio, operaio in cassa integrazione dello stabilimento FIAT di Pomigliano e dirigente sindacale ci ha raccontato del dramma della perdita del lavoro con tre figli a carico; Marco, ricercatore all’Università di Milano, assieme alle spezie dall’Uzbekistan, ci ha portato le sue tesi su decrescita e partecipazione dei cittadini; Agelos giovane greco inquieto e generoso ci ha detto che era qui perché la sua felicità non era completa se non la poteva diffondere a tutti (!!!).

Ovviamente tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di mia moglie che ha tenuto il nostro bambino in questi giorni e ha garantito che agli ospiti non mancasse niente a casa.

Per concludere direi che la cosa più importante di questo evento è stata la possibilità di creare relazioni tra persone e tra movimenti. L’auspicio è quindi che queste relazioni permangano e si rafforzino in modo da rendere sempre più efficace la promozione di un mondo più giusto.

Marco

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LA DECRESCITA FELICE

Posted on aprile 18, 2011. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Pace | Tag:, , , |

Qualche giorno fa ho partecipato a Noale (VE), ad una serata in cui gli organizzatori hanno proposto una cena a base di prodotti della terra locali e tradizionali e uno scambio di idee con Maurizio Pallante, presidente dell’associazione “Movimento per la decrescita felice”.

Maurizio Pallante

Maurizio Pallante

Da molto tempo speravo di poter incontrare dal vivo Maurizio e ascoltare le proposte del movimento e non sono rimasto deluso.
Provo brevemente a riportarvi i principali concetti proposti:
1) in questo periodo ed in questo sistema economico si fa confusione tra i concetti di bene e di merce. I beni sono cose che servono per soddisfare un nostro bisogno e possono avere o non avere un valore economico scambiabile nel mercato. Le merci sono cose che si possono scambiare nel mercato e sono quindi misurabili con il denaro. Non tutte le cose che soddisfano un nostro bisogno si acquistano nel mercato: ad esempio posso mangiare lo yogurt fatto in casa o il cibo del mio orto e non ho pagato per quel bene. Non tutte le merci che acquistiamo nel mercato soddisfano un nostro bisogno: ad esempio se vivo in una casa che ha una alta dispersione di calore acquisto petrolio o gas per scaldare me ed invece una gran parte del calore non scalda me ma l’aria fuori della mia casa.

2) Per misurare la nostra ricchezza ci viene abitualmente proposto l’indice del PIL che serve a misurare il valore monetario delle merci e dei servizi prodotti in un determinato contesto in un determinato periodo di tempo. Purtroppo esso misura il valore delle merci anche quando queste non soddisfano nostri bisogni e non considera la ricchezza di cui godiamo quando sono soddisfatti i nostri bisogni in maniera non mercantile. Questo modo di misurare la ricchezza risulta paradossale in alcuni casi e vi riporto due esempi: se un anno molte persone stanno male  sarà necessario acquistare molti farmaci e quindi il PIL crescerà più che se stessimo bene; se per andare al lavoro incontro molto traffico impiegherò più tempo e più benzina e quindi saranno vendute più merci di quanto non avverrebbe se le strade fossero sgombre.

3) Si è soliti attribuire alla parola “crescita” un significato positivo e i nostri politici ed economisti di varie estrazioni ritengono che la crescita debba essere perseguita per poter ottenere la ricchezza necessaria al mantenimento di diritti e welfare. Se però la crescita è misurata con il PIL, allora si ritiene desiderabile che ci sia più traffico nelle strade e che ci si ammali di più.

4) I sostenitori della decrescita considerano invece che sia necessario mettere in atto tutte le azioni che siano volte a evitare i comportamenti che creano valore monetario senza soddisafcimento di bisogni, come ad esempio spendere per acquistare gasolio per scaldare indirettamente l’ambiente circostante alla mia casa. Su questo tema Maurizio Pallante ha ricordato che la maggior parte delle nostre case trattiene 7 unità di calore prodotto a fronte di 20 unità di energia/calore immesso e che invece ci sono modalità di costruire case molto più efficienti. Questo però farebbe diminuire la crescita ed anzi produrrebbe decrescita del PIL.

5) Che cosa si può fare per diffondere i comportamenti virtuosi? Tre le parole d’ordine: tecnologia, stili di vita e politica. Bisogna utilizzare tecnologie che ottimizzino l’uso delle risorse e consentano di evitare gli sprechi (ad esempio automobili più efficienti), bisogna utilizzare stili di vita improntati al risparmio e alla sobrietà (ad esempio utilizzare i mezzi pubblici) e bisogna fare pressioni sui nostri politici perché sia le leggi che le politiche tengano conto delle ragioni della decresita (ad esempio ristrutturare le case esistenti piuttosto che costruirne di nuove).

6) Perché felice? Secondo Pallante se ci concentriamo sul soddisfacimento dei nostri bisogni e non ci facciamo rapire dalle sirene della pubblicità riusciremo ad indirizzare meglio le nostre risorse personali e monetarie verso il nostro bene e meno verso chi ci vuol vendere qualcosa.

Ecco, questo è il riassunto di quella serata. Se volete saperne di più potete acquistare il libro La decrescita felice – la qualità della vita non dipende dal PIL di Maurizio Pallante, edizioni per la decrescita felice, 2011. Il sito del movimento è questo: http://decrescitafelice.it/.

Su questo blog ho scritto in passato sugli indici di misurazione della ricchezza e dello sviluppo: chi è interessato può leggere anche questo post.

Marco

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CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE…

Posted on aprile 14, 2010. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giustizia, Pace, Politica, Uncategorized | Tag: |

Ho davvero poco da aggiungere alla lettera anonima del cittadino di Adro che ha pagato i debiti di alcune famiglie che in questi mesi erano rimaste indietro con i pagamenti della mensa scolastica dei loro figli e si e’ offerto di continuare a farlo fino a fine anno. Di fronte alla possibilita’ che il comune sospendesse il servizio a quei bambini (per la serie ” a scuola senza pranzo!”) una voce si e’ levata, e continua giustamente a difendere il suo anonimato.

La lettera la trovate qui se ancora non l’avete letta e vorrei solo sottolinearne  una parte che mi ha fatto molto riflettere. Il cittadino di Adro si chiede perche’ invece di ergersi contro i morosi, i cittadini della citta’ non si chiedano come l’amministrazione spenda i soldi delle sue casse per non poter nemmeno pagare una mensa scolastica.

Non e’ una questione di colori politici, ma di visione allargata o ristretta che abbiamo della societa’: le persone non sono solo contribuenti, i bambini non sono solo fruitori di un servizio, la tutela di un dovere (pagare la retta) non puo’ essere l’unico obiettivo. Come il cittadino di Adro immagino ci possano essere dei “furbetti” tra quelle famiglie come in tantissime altre circostanze, ma perche’ difendere a dispetto di tutti l’obbligo di pagare le rette e non la nostra capacita’ di dire no ai gesti che non hanno senso (perche’ puniscono chi non ha colpa) ?

Come dici bene, anonimo cittadino ci sono cose che non si possono comprare, ma per cui vale bene darsi da fare, come si puo’.

Neanche io ci sto!

-Caterina

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C’È QUALCOSA DI MARCIO IN DANIMARCA

Posted on dicembre 16, 2009. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Pace, Politica | Tag:, , , |

Care/i tutte/i,

pubblico un appello per la scarcerazione del mio amico  Luca Tornatore, in carcere per una vicenda assurda.

Luca, astrofisico, residente a Quarto d’Altino, Compagno di Federica e padre di una bambina di 5 anni, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste e attivista della Casa delle Culture, si trova dalla scorsa settimana a Copenhagen per partecipare, con la delegazione italiana (oltre 200 persone) dellaCampagna ‘See You in Copenhagen’, di cui è uno dei portavoce pubblici e riconosciuti, alle iniziative organizzate in occasione della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 15).

Lunedì sera si è recato nel quartiere di Christiania per intervenire al dibattito organizzato dalla rete “Climate Justice Action” con la partecipazione di Michael Hardt e Naomi Klein, e un migliaio di persone tra il pubblico. Mentre il dibattito era in corso, ad alcune centinaia di metri, un gruppetto di persone vestite di nero ha attaccato, lanciando oggetti ed erigendo una barricata successivamente incendiata, la Polizia danese che stazionava in forze ai margini del quartiere. Questo gruppo, dopo aver colpito, si è dato alla fuga verso l’interno del quartiere, dove nel frattempo il dibattito si era concluso e centinaia di persone si erano fermate nei locali della zona. L’azione ha dato il pretesto alla Polizia danese per effettuare un vero e proprio rastrellamento di massa per le strade e all’interno dei pubblici esercizi di Christiania, procedendo al fermo di circa duecento persone (tra cui alcune decine di italiani) che sono state condotte ammanettate ai Centri detentivi.

Mentre la quasi totalità dei fermati sono stati rilasciati tra la tarda notte e le prime ore del mattino, Luca Tornatore è stato condotto davanti ad un Tribunale con pesanti accuse (lancio di oggetti e resistenza aggravata a pubblico ufficiale), senza alcuna prova, ma basate esclusivamente sul rapporto e le testimonianze della Polizia. Nel tardo pomeriggio, il Tribunale ha convalidato il suo arresto, fissato la prima udienza del processo per il prossimo 12 gennaio e disposto, fino ad allora, la sua detenzione cautelare in carcere.

Luca sta probabilmente pagando il ruolo che, a viso aperto, ha avuto nelle manifestazioni di questi giorni. La sua vicenda, così come gli oltre milleduecento fermi preventivi già compiuti in soli tre giorni dalla Polizia danese, non può che destare grande preoccupazione in merito all’effettiva garanzia della libertà d’espressione e del diritto a manifestare, sanciti dalla Costituzione danese e riconosciuti dalla Carta Europea, a cui la Danimarca così come il nostro Paese aderisce.

Forse è possibile che Luca sia stato scambiato per un altra persona che il giorno degli arresti (lunedì 14/12 sera) stava effettivamente combinando guai in giro per la città.

Potete firmare una petizione a sostegno di Luca qui.

Marco

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IL PROGETTO NESSUNO ESCLUSO (E UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PARTITI CENTRALIZZATI)

Posted on dicembre 4, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giustizia, Inchieste, Pace, Politica | Tag:, , , , , , |

A volte l’azione amministrativa riesce a tradurre in pratica il paradigma della multiculturalità con metodo ed intelligenza.
Il Comune di Novellara (RE) con il suo progetto “Nessuno escluso” è sicuramente un buon esempio.
Recentemente, con una associazione a cui appartengo (La magnifica Compagnia della Melanzana, che magari vi descriverò con qualche maggior dettaglio in seguito) abbiamo premiato il sindaco di questa cittadina, Raul Daoli, e questi, per l’occasione, ci ha illustrato il senso della sua esperienza.
Nel suo discorso mi ha colpito, in particolare, la assoluta mancanza di enfasi e la volontà di rifuggire da qualsiasi “ismo” (buonismo, catastrofismo).
Il suo è un progetto saldamente ancorato a solide premesse teoriche e ad una accurata analisi della realtà territoriale (tanto apparentemente inattaccabile per serietà e senso del futuro quanto concretamente ostacolato anche all’interno dell’area di centro sinistra in cui è stato concepito, sic!).
Ho avuto la curiosità di consultare il sito del Comune e di apprezzare il lungo iter in cui il progetto si sviluppa (dai convegni per riflettere sui dati emersi dal territorio alla istituzione del mediatore culturale; dalle collaborazioni con le scuole alle celebrazioni delle festività -dal Capodanno cinese al Ramadan- tipiche delle comunità residenti a Novellara, etc.)
Consiglio quindi una visita sul web, a prescindere da temi e contenuti, si tratta infatti di un qualcosa di “esportabile”,
Questi progetti ed altri analoghi dovrebbero venire “messi in circolo” a cura delle strutture di partito nazionali.
Invece spesso queste iniziative anche l’iscritto al partito le conosce della tv o dal web, mentre riceve continue sollecitazioni per partecipare ad estemporanee manifestazioni di piazza che lasciano solo impronte sulla sabbia (a volte verrebbe da dire fango) della politica.
Se un partito come struttura centralizzata non venisse sistematicamente meno alla sua funzione
a) di canalizzazione dal basso verso l’alto di energie, idee, progettualità,
b) di incubazione di tali input ed elaborazione di output da far ricadere a cascata sul territtorio
probabilmente non si starebbe tanto a ragionare sulla crisi del sistema, sarebbe uno “strumento” molto utile a prescindere dalla sua strutturazione.
Per chiudere tornando sul tema iniziale, riporto un simpatico stralcio tratti da un convegno tenutosi a Novellara nel 2007 dal titolo “Il dialogo fra paura e scoperta dell’altro”:
“Una storia mediorientale racconta di un viandante nel deserto che, all’improvviso, vide in lontananza un mostro orribile e cattivo che, ovviamente, gli fece molta paura.

In breve, il mostro gli si avvicinò e vide che in realtà era un uomo: certo un uomo che incuteva paura, ma pur sempre un uomo.

Dopo poco quell’uomo gli fu vicino e quando poté finalmente guardarlo negli occhi, riconobbe che era sua fratello”
Dalla politica della paura dobbiamo passare a quella della conoscenza, della ragione, della convivenza. A volte la nostra paura e la nostra ignoranza ci fanno vedere dei mostri che non esistono e delle differenze che non hanno rilevanza”

Tommaso

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VIA DELLA CROCE

Posted on novembre 6, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Pace, Politica | Tag:, , , , |

Dalle traduzioni del testo in francese della recente sentenza della Corte europea dei diritti Umani che condanna lo Stato italiano per la vicenda relativa al Crocefisso nelle scuole sembra che i giudici abbiano individuato la violazione dei diritti della ricorrente e dei suoi figli nel fatto che «lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell’ambito dell’educazione pubblica perchè studenti di tutte le religioni o atei sono obbligati a seguire le lezioni e lo scopo della scuola è di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente»
Dal punto di vista giuridico attendo di poter leggere una traduzione ufficiale in italiano, mi limito quindi ad esprimere liberamente alcuni pensieri.
La mia fede, sempre vacillante, ha trovato e trova qualche sicurezza proprio nella figura emblematica del Cristo storico.
Dovendo, per indole, appigliarmi ad argomenti che mi sembrano razionali anche con riferimento alla dimensione religiosa, ho trovato sempre estremamente “tranquillizzante” la proposta del cristianesimo di “adorare” un simbolo rappresentato da un uomo crocefisso.
È una proposta che svincola il concetto di divinità da quello di potenza, assolutezza cui la stessa tradizione religiosa ci aveva abituato e lo lega alla mitezza, al sacrificio, alla sofferenza.
Razionalmente quindi è un simbolo che rovescia il normale modo di atteggiarsi rispetto alle cose del mondo e dovrebbe, tra l’altro, costituire un antidoto potentissimo verso qualsiasi forma di imposizione della scelta religiosa sottostante.
In quest’ottica ovviamente dovrebbe essere del tutto incomprensibile come una immagine -che in realtà costituisce un “non simbolo” – possa turbare l’altrui coscienza nei termini indicati dal ricorso (semmai il turbamento dovremmo provarlo noi cristiani ogni volta che rivolgiamo lo sguardo a questa icona della sofferenza e che dovrebbe spingerci a parametrarci con quella scelta esistenziale nella nostra quotidianità)
Però la realtà è diversa: se l’effige di un uomo/dio crocefisso e morente è vissuta da taluno come una prevaricazione, allora significa che la testimonianza del cristiano nella storia quotidiana non sa rendere conto del reale valore di questo simbolo.
Per altro verso non possiamo dimenticare che la religione cattolica ha avuto caratteristica di religione di Stato e in quella realtà storica si è quantomeno rafforzata una “commistione” tra dimensione pubblica (date a Cesare) e dimensione privata (date a Dio) che è, dal mio punto di vista contraria rispetto ai principi del cristianesimo (date a Cesare quello che è di Cesare…)
Il rifiuto della presenza del crocefisso in ambito pubblico rende quindi paradossalmente piena “giustizia” alla dimensione privata e personale del sentimento religioso.
Altra cosa sarebbe se venisse vietato agli studenti di portare con sé e collocare sul proprio banco un Crocefisso; soluzione peraltro che mi permetterei di suggerire a quanti, con linguaggio esasperato e violento, tuonano contro la sentenza della Corte (soluzione forse poco gradita perchè consentirebbe a tutti di esprimere pubblicamente la propria dimensione religiosa/atea/agnostica su un piano di assoluta parità)
Per quanto riguarda invece il ragionamento secondo cui il crocefisso viene “depotenziato” da immagine sacra a mera effige espressione delle radici culturali del nostro Paese e pertanto legittimato a “rimanere in classe”, ritengo, innanzitutto, che si tratti spesso di posizioni assolutamente “strumentali” assolutamente slegate rispetto alla dimensione culturale o religiosa e finalizzate soltanto a cercare consenso in una determinata fascia sociale/culturale e, quand’anche fossero istanze sincere, non riesco a comprendere per quale motivo-non esistendo più una religione di Stato e non esistendo una Cultura di Stato- dovrebbe mancare nelle scuole l’effige di Socrate o di qualche altro filosofo ateniese o ancora di altri simboli rappresentanti movimenti di pensiero cui la nostra cultura è ampiamente tributaria.
Resta la mia amarissima riflessione iniziale: come siamo riusciti a giungere a questo risultato ? Quanto ci siamo allontanati dal messaggio originario del cristianesimo perchè ci sia anche soltanto qualcuno che percepisce l’esposizione del Cristo crocefisso come una violazione di un diritto dell’Uomo.
Quanti errori abbiamo fatto e stiamo perseverando nel commettere per aver creato o solo contribuito a creare un clima culturale di questo genere!
Vi propongo il testo della canzone Via della Croce di Fabrizio De Andrè tratto da La Buona Novella:

Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav’uomo di nome Pilato.”

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t’uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent’anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d’un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d’un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
“A redimere il mondo” gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d’umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l’ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d’onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

Tommaso

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BUSINESS SOCIALE

Posted on ottobre 24, 2009. Filed under: Attualità e politica, Pace, Politica | Tag:, , , , , , , , , |

Ho letto il libro di Mohammad Yunus, premio nobel per la pace nel 2006 “Un mondo senza povertà”, Feltrinelli, 2008.

Copertina libro Yunus

Copertina libro Yunus

Racconta della sua idea combattere la povertà attraverso un nuovo tipo di impresa che come scopo non ha la massimizzazione del profitto ma il miglioramento delle condizioni di vita sul pianeta: il business sociale.

Esempio di business sociale è la Grameen Danone un’impresa strutturata formalmente come le imprese normali ma che ha come scopo “ridurre la povertà per mezzo di un originale modello di impresa di prossimità che metta ogni giorno cibo salutare alla portata dei poveri”. In sostanza questa impresa ha sede in varie aree povere del Bangladesh, compra il latte dalle famiglie dei dintorni che hanno qualche mucca, produce yogurt arricchito con vitamina A, ferro, calcio, zinco, proteine e iodio e lo rivende porta a porta ai bambini dei villaggi vicini ad un prezzo vantaggioso. Il metodo di vendita è interessante: sapete che la Grameen Bank è una banca che presta soldi a persone povere e senza garanzie per consentir loro di intraprendere una attività economica. Nei primi anni di vita ha scoperto che prestare denaro agli uomini è meno efficiente che prestarlo alle donne: l’uomo “tende a spenderlo per sé, mentre se sono le donne a guadagnare tutta la famiglia e soprattutto i bambini ne traggono vantaggio”. Quindi i beneficiari dei prestiti, quindi i soci della banca e quindi i titolari delle attività economiche sono quasi esclusivamente donne. È stato quindi naturale pensare a loro come distributrici dello yogurt presso i villaggi: ognuna riceve una fornitura e con una borsa termica, gira per i villaggi che conosce, presso i quali svolge forse un’altra attività economica, e propone lo yogurt le cui proprietà rimangono invariate se è consumato entro 48 ore dall’uscita della fabbrica.

L’impresa non produce utili: tutti i ricavi che superano le spese servono in un primo periodo a rimborsare coloro che hanno messo il capitale iniziale (in questo caso La Danone e la Grameen) e poi vengono reinvestiti in azienda.Un po’ come le nostre cooperative. Le attività “ammissibili” per il business sociale riguardano la lotta alla povertà, l’alimentazione, la difesa dell’ambiente, la sanità, le energie rinnovabili per i poveri, ecc. In questo si distingue dalle nostre cooperative sociali perché non necessariamente lavora con soggetti svantaggiati e ha un ambito di applicazione più ampio del nostro “sociale”.

Secondo Yunus l’elemento vincente di questo modo di fare impresa è che risponde a bisogni dell’individuo che non trovano spazio nel mercato per profitto: tutti noi vogliamo arricchirci ma vogliamo anche fare del bene e se potessimo guadagnarci da vivere alleviando le sofferenze nostre e altrui lo faremmo volentieri.

Concludo con due chicche relative al funzionamento della Grameen Bank: il tasso di restituzione dei prestiti dei poveri cui non vengono chiesti documenti bollati, pegni e firme, è del 98,6% (dati 2007). E le sedici regole che ogni nuova socia della banca deve impegnarsi a rispettare sono le seguenti:

  1. Durante il percorso della nostra vita seguiremo e porteremo avanti i quattro principi della Grameen Bank: disciplina, unità, coraggio e duro lavoro;
  2. Porteremo prosperità alle nostre famiglie.
  3. Non continueremo a vivere in case dissestate. Le ripareremo e cercheremo di costruirne di nuove appena ci sarà possibile.
  4. Coltiveremo verdure in tutto lo spiazzo intorno alla casa. Ne mangeremo a sazietà e venderemo il resto.
  5. Nella stagione della semina cercheremo di seminare il più possibile.
  6. Dobbiamo mantenere piccola la nostra famiglia. Dobbiamo spendere il minimo possibile. Dobbiamo occuparci della nostra salute.
  7. Dobbiamo educare i nostri figli e assicurarci che guadagnino per pagarsi un’istruzione.
  8. Terremo sempre puliti i nostri figli e l’ambiente intorno a noi.
  9. Costruiremo e useremo latrine con pozzi neri.
  10. Prima di bere l’acqua la bolliremo o la purificheremo con l’allume. Useremo terraglie filtranti per togliere l’arsenico.
  11. Manterremo il nostro centro immune dalla piaga della dote: non ne accetteremo quando nostro figlio si sposerà e non ne daremo quando nostra figlia si sposerà. Non organizzeremo matrimoni tra bambini.
  12. Non faremo ingiustizia a nessuno e non permetteremo a nessuno di farla a noi.
  13. Per aumentare il nostro reddito faremo investimenti tutte insieme.
  14. Saremo pronte ad aiutarci l’una con l’altra. Aiuteremo chiunque si trovi in difficoltà.
  15. Se verremo a sapere che in qualcuno dei centri è stata infranta qualche regola, andremo là e daremo una mano a ristabilire la disciplina.
  16. Prenderemo parte alle attività sociali sempre tutte insieme.

Marco

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MISSIONI DI PACE?

Posted on ottobre 13, 2009. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, economia, Pace, Politica | Tag: |

Missioni di pace?
da qualche tempo volevo affrontare sul blog il tema delle “missioni di pace”, ma non riesco ad affrontare questo argomento in modo sintetico.
Quando l’uso della forza è legittimo?
Penso che rispondere con un mai! sia legittimo solo a livello personale.
Talvolta in presenza di taluni presupposti è inevitabile, il problema è che spesso proprio la responsabilità originaria di quei presupposti deve ascriversi a chi si sente legittimato a reagire (penso ovviamente alle politiche colonialistiche ed energetiche poste in essere da uno Stato in un determinato momento storico ed alle ricadute che hanno sulle generazioni successive rendendo l’uso della forza solo apparentemente difensivo pur in presenza di presupposti astrattamente legittimanti)
L’amministrazione Obama, sia pur ancora a livello prevalentemente simbolico, sembra stia avviando un’opera di riequilibrio che l’Unione Europea e gli Stati che la compongono dovrebbe fare maggiormente propria adottando concrete politiche di lungo periodo che tengano maggiormente in considerazione la necessità da parte dell’Occidente di dover saldare ancora qualche “debito” anziché assumere atteggiamenti da guardiano della civiltà.
Val la pena di ricordare sempre le parole di Brecht
“Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s’è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.”
“Mio fratello aviatore”

Tommaso

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IRAN – LETTERA DELLA SORELLA DI NEDA

Posted on giugno 24, 2009. Filed under: Attualità e politica, Pace | Tag:, , , , |

Neda

Neda

Lettera della sorella di Neda. [Diffusa l’altro ieri 22 Giugno (13.30 italiane) in lingua Farsi, tradotta in inglese da un amico a Teheran che me l’ha inviata. La sorella di Neda ha aggiunto alcune correzioni al testo (più breve) di una ‘nota’ che lei stessa avea scritto il 21 Giugno e che era stata pubblicata per qualche ora da un Blog iraniano. La sorella di Neda chiede esplicitamente che questa lettera sia diffusa il più possibile da tutti coloro che la leggeranno per ricordare Neda e tutte le vittime della violenza omicida della polizia dei Mullah. (rdn)]

Teheran, 22 Giugno 2009 (h. 10.08) — “Ieri avevo scritto un breve appunto perchè avevo un’idea fissa: ‘domani sarà un grande giorno [alla manifestazione] , ma io potrei essere uccisa…’ Invece ora io sono qui, viva, e a essere uccisa è stata mia sorella. Sono qui a piangere mia sorella morta tra le braccia di mio padre. Io sono qui per raccontarvi quanti sogni coltivava mia sorella… Io sono qui per raccontarvi quanto fosse una persona dignitosa e bella, mia sorella…Sono qui per raccontarvi come mi piaceva guardarla quando il vento le agitava i capelli… Quanto [Neda] volesse vivere a lungo, in pace e in eguaglianza di diriiti…. Di quanto fosse orgogliosa di dire a tutti, a testa alta, ‘Io sono iraniana’…”

“Di quanto fosse felice quando sognava di avere un giorno un marito con capelli spettinati, [sognava] di avere una figlia e di poterle fare la treccia ai capelli e cantarle una ninna-nanna mentre dormiva nella culla. Mia sorella è morta per colpa di chi non conosceva la vita, mia sorella è morta per un’ingiustizia senza fine, mia sorella è morta perchè amava troppo la vita… Mia sorella è morta perchè provava amore per tutte le persone…”

“Chiunque leggerà questa mia lettera, per favore, accenda una candela nera con un piccolo nastro verde alla base e ricordi Neda e tutti i Martiri di queste giornate, ma quando la candela si sarà spenta non dimenticatevi di noi, non lasciateci soli…”

Fonte:

http://www.facebook.com/home.php#/note.php?note_id=92882203067&id=1342523796&ref=nf

Marco

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Gaza terra martoriata

Posted on gennaio 15, 2009. Filed under: Attualità e politica, Pace | Tag:, , , |

Mi piacerebbe capire meglio la situazione del vicino oriente. Mi piacerebbe capire tutti i motivi che portano arabi ed israeliani a combattersi da anni così tenacemente. Vorrei saperlo per poter suggerire soluzioni, individuare punti di equilibrio, aprire strade.

Forse però la cosa è più semplice di quanto si possa immaginare. In ogni conflitto ciascuna parte ha le sue ragioni e deve però riconoscere quelle dell’altra parte. Gli estremismi sono i primi ostacoli alle soluzioni, ma anche i morti, i feriti, le umiliazioni e le ingiustizie subite sono macigni sulla buona volontà di molti. La pace deve essere fondata sulla giustizia e, dopo tanti anni di guerra,  sul perdono.

Rispetto al perdono non so bene cosa dire: non so come instillarlo. Sulla giustizia, però, voglio citare alcuni stralci di un appello di Luisa Morgantini, Vice-Presidente del Parlamento Europeo:

“Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale.  Furto di  terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati,  colonie che  crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.
Ma voi dirigenti politici [italiani] avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via e dei soldati che  lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con  sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia  loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un’altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.
Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicurezza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.

Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano: dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra  loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.”

Marco

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