Cultura

CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE…

Posted on aprile 14, 2010. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giustizia, Pace, Politica, Uncategorized | Tag: |

Ho davvero poco da aggiungere alla lettera anonima del cittadino di Adro che ha pagato i debiti di alcune famiglie che in questi mesi erano rimaste indietro con i pagamenti della mensa scolastica dei loro figli e si e’ offerto di continuare a farlo fino a fine anno. Di fronte alla possibilita’ che il comune sospendesse il servizio a quei bambini (per la serie ” a scuola senza pranzo!”) una voce si e’ levata, e continua giustamente a difendere il suo anonimato.

La lettera la trovate qui se ancora non l’avete letta e vorrei solo sottolinearne  una parte che mi ha fatto molto riflettere. Il cittadino di Adro si chiede perche’ invece di ergersi contro i morosi, i cittadini della citta’ non si chiedano come l’amministrazione spenda i soldi delle sue casse per non poter nemmeno pagare una mensa scolastica.

Non e’ una questione di colori politici, ma di visione allargata o ristretta che abbiamo della societa’: le persone non sono solo contribuenti, i bambini non sono solo fruitori di un servizio, la tutela di un dovere (pagare la retta) non puo’ essere l’unico obiettivo. Come il cittadino di Adro immagino ci possano essere dei “furbetti” tra quelle famiglie come in tantissime altre circostanze, ma perche’ difendere a dispetto di tutti l’obbligo di pagare le rette e non la nostra capacita’ di dire no ai gesti che non hanno senso (perche’ puniscono chi non ha colpa) ?

Come dici bene, anonimo cittadino ci sono cose che non si possono comprare, ma per cui vale bene darsi da fare, come si puo’.

Neanche io ci sto!

-Caterina

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L’UOMO CHE E’ VENUTO

Posted on marzo 9, 2010. Filed under: Cultura | Tag: |

L'uomo che verrà

L'uomo che verrà

C’è un bel film italiano al cinema in questi giorni: “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti. L’occasione narrativa del film è l’eccidio nazista di Marzabotto (1944), il tema è quello, mi sembra,  del rapporto che c’è fra l’uomo in tempo di pace e l’uomo in tempo di guerra. Fra l’uomo che c’è, in guerra, e l’uomo che verrà, una volta finita la guerra, in pace. Lo svolgimento del film mi sembra che dica che sono lo stesso uomo. L’uomo che accetta sorridendo una bruschetta dai contadini è anche l’uomo che in seguito uccide quegli stessi contadini. E’ proprio il rifiuto della retorica romanzesca l’aspetto che più ha fatto discutere di questo film, ma forse anche il suo maggior pregio, oggi, in Italia, dove si romanza tutto infischiandosene della realtà e dell’onestà.

Che l’uomo sia sempre lo stesso uomo, quello che c’è stato, quello che c’è e quello che verrà, è dimostrato dal fatto che oggi siamo governati da un tizio che potrebbe essere quel bambino che siede sulle ginocchia della sorellina muta nella scena finale del film. E’ questo l’Uomo che verrà per il quale i nostri nonni hanno combattuto e sono morti?

Valerio

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A LITTLE NUDGE

Posted on marzo 4, 2010. Filed under: Attualità e politica, Cultura, economia, Ricerca | Tag: |

La copertina del libro

Può un libro firmato da due economisti della nota scuola di Chicago essere chiaro, divertente e terribilmente attuale e parlare di politica e di Homer Simpson?

Se parliamo di NUDGE, la risposta è senza dubbio sì! Questo libro di Richard Thaler e Cass Sunstein accompagna il lettore in una rivisitazione dell’economia neoclassica alla luce degli studi sul comportamento umano nelle più classiche decisioni economiche, spiegandoci come l’uomo “economico” della teoria sia diverso da noi comuni “umani”. Scoprire perchè è facile mettere “”perdere 10 kili” nella lista dei buoni propositi di fine anno per poi non riuscire a dire no all’ennesimo cioccolatino, è solo una delle cose che tutti noi “Umani” abbiamo in comune!

Attraverso una serie di esempi anche molto buffi che coinvolgono spesso uno o entrambi gli autori (o anche Homer Simpson), vengono spiegate le più importanti scoperte di quella che viene chiamata “economia comportamentale“, dal metodo sperimentale (come si fanno gli esperimenti in economia e perchè possiamo credere che ci dicano qualcosa sulla realtà?), a tutte le evidenze che contraddicono la teoria e a modi (spesso divertenti) in cui possiamo aiutarci a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Tornando all’esempio dei 10 kili da perdere, il meccanismo che gli autori suggeriscono è quello di cominciare la dieta insieme ad un amico, fissare obiettivi comuni e introdurre il seguente meccanismo di controllo: in un qualunque momento uno dei due può chiamare l’altro ad una sessione di pesatura e se il peso non è in linea con il programma… beh si paga una multa!

Personalmente mi interesso di studiare come il comportamento umano si discosti dalle previsioni dell’economia neoclassica, e come gli autori di questo libro, mi chiedo come utilizzare queste informazioni per costruire istituzioni migliori, capaci di aiutare e non schiacciare gli Umani nelle decisioni di tutti i giorni. Al di là del fatto che vi convinca o meno la loro idea di “paternalismo liberale” è indubbio che semplici “spintarelle” (nudges appunto) possano a volte indirizzare l’umano inesperto in percorsi di scelta più comprensibili e quindi a decisioni più ragionate (anche se con la razionalità “limitata” di un Umano). Lo spirito del paternalismo liberale è appunto aumentare la trasparenza delle scelte, non limitare il numero delle opzioni. Ad esempio nella scelta di un mutuo, produrre delle tabelle confrontabili che mostrano la rata futura in diversi scenari economici più o meno favorevoli consente a tutti di comprendere meglio termini e rischi della scelta che sta facendo.

A molti ( e spesso anche a me) la teoria economica sembra qualcosa di assurdamente complicato o troppo astratto per essere applicato nella vita di tutti i giorni. Gli ultimi vent’anni e un gruppo molto nutrito di economisti, psicologi e teorici delle decisioni ci hanno portato un nuovo modo di vedere l’economia, non in contrapposizione con il caso generale che elegantemente ancora rappresenta la teoria neoclassica, ma con un dettaglio diverso e più vicino alla nostra esperienza.

Capire come e perchè siamo influenzati dal contesto in cui prendiamo decisioni è molto importante per capire come gestire meglio tutti quei processi collettivi che affrontiamo ogni giorno, dalle scelte ambientali alla nostra visione di società e per una volta degli economisti ce lo spiegano facendoci anche sorridere!

-Caterina

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LA SEMPLIFICAZIONE DELLA SCUOLA

Posted on febbraio 11, 2010. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giovani, Politica | Tag:, , , , , |

Con l’approvazione di tre regolamenti del 4 febbraio scorso (recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei, dei tecnici e dei professionali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)  il Governo ha approvato la cosiddetta “riforma della scuola superiore”.

A mio modo di vedere essa ha un lato positivo e uno negativo.

Il lato positivo è quello della semplificazione. A parità di contenuto, tra una scuola che propone 500 indirizzi di studio la maggior parte dei quali pensati senza una linea centrale ed una che che ne propone 23 (6 licei -anche se con varie opzioni-  11 tecnici e 6 professionali) io preferisco la seconda. Gli utenti della scuola sono molti: gli studenti e le loro famiglie, gli insegnanti e gli amministratori; perché possano prendere le loro scelte in maniera ponderata devono conoscere l’oggetto del contendere. Prima era oggettivamente difficile sapere cosa fosse “la scuola” e le scelte al riguardo quindi ne risultavano viziate.

Dentro il lato positivo della semplificazione ci metto anche la durata di un’ora. Sembra che le ore di insegnamento tornino a durare 60 minuti. E mi sento anche cretino a dover discutere di quanto duri una misura di tempo: un’ora non può che durare 60 minuti. Io ho un contratto di lavoro che prevede 36 ore settimanali, la mia macchina fa i 150km all’ora e tutti sanno cosa sono questi due concetti. Non si capisce perché a scuola le ore debbano avere una loro durata speciale: studiare 30 “ore” da 50 minuti equivale a studiare 1500 minuti, cioè 25 ore vere.  Qualcuno potrebbe obiettare che l’attenzione e la memorizzazione degli studenti hanno durata diversa dalle ore di lezione. Su questo concordo ma la durata di una sessione di apprendimento che favorisca la memorizzazione è compresa tra un minimo di 20 e un massimo di 40 minuti, per questo la cosa migliore è un’ora da 60 minuti e una pausa di 5 minuti a metà.

I lati negativi della riforma sono invece relativi al taglio delle risorse, alla diversità dei piani di studio tra tipi di istruzione e al poco tempo a disposizione per attuarla.

Questa riforma della scuola, come anche le altre modifiche agli assetti scolastici proposti da questo governo, si sono posti l’obiettivo di diminuire le i costi dell’istruzione. Il minor numero di ore e la differente gestione del personale e dei laboratori consentiranno verosimilmente di spendere meno, ma questo si ripercuoterà necessariamente sulla qualità della scuola, che invece a parole si vuole aumentare. Inoltre si porrà il problema dei numerosi insegnanti precari che saranno privati del loro lavoro e della loro fonte di reddito oltre che degli insegnanti in ruolo che perderanno la cattedra. Questo è un problema rilevante al quale il governo non sembra aver posto sufficiente attenzione.

Infine il problema della messa a regime del nuovo sistema. Solitamente i ragazzi che frequentano il terzo anno della scuola secondaria di primo grado (ex media) scelgono a quale scuola iscriversi entro gennaio.  Gennaio è passato e solo il 4 febbraio il Governo ha deciso a quali scuole ci si poteva iscrivere. Per questo le iscrizioni sono slittate al 26 marzo. Tuttavia i giovani e le loro famiglie hanno poco tempo per conoscere la nuova scuola ed effettuare scelte ponderate, e la macchina organizzativa avrà difficoltà a dar corso a tutti i necessari adempimenti entro l’inizio del nuovo anno scolastico.

Marco

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SFIDA VERSO LA PARITA’ DI GENERE: RAPPRESENTANZA FEMMINILE CAMPANA 1 – GOVERNO ITALIANO 0

Posted on febbraio 4, 2010. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giustizia, Politica | Tag: |

La Corte Costituzionale ha salvato una norma della regione Campania che, per la prima volta nell’ordinamento italiano, prevede la cosiddetta preferenza di genere. In particolare, dispone che l’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza e che, nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile ed una un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.
La norma citata trova fondamento nell’art. 5 del nuovo statuto della Regione Campania «Al fine di conseguire il riequilibrio della rappresentanza dei sessi, la legge elettorale regionale promuove condizioni di parità per l’accesso di uomini e donne alla carica di consigliere regionale mediante azioni positive».
La finalità della nuova regola elettorale è dichiaramente quella di ottenere un riequilibrio della rappresentanza politica dei due sessi all’interno del Consiglio regionale, in linea con l’art. 51, primo comma, Cost., nel testo modificato dalla legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 («Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»)
e con l’art. 117, settimo comma, Cost., nel testo modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive»)
La legge regionale ha l’obiettivo di predisporre condizioni generali volte a favorire il riequilibrio di genere nella rappresentanza politica, senza introdurre strumenti che possano, direttamente o indirettamente, incidere sull’esito delle scelte elettorali dei cittadini.
La Consulta ha in passato già escluso che possano essere legittimamente introdotte nell’ordinamento misure che «non si propongono di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere determinati risultati, bensì di attribuire loro direttamente quei risultati medesimi» (sentenza n. 422 del 1995) e ha precisato che i vincoli imposti dalla legge per conseguire l’equilibrio dei generi nella rappresentanza politica non devono incidere sulla «parità di chances delle liste e dei candidati e delle candidate nella competizione elettorale» (sentenza n. 49 del 2003).
La Consulta ha ritenuto che la norma campana impugnata dal Governo (sostenendo che la medesima operava alterando forzosamente la composizione dell’assemblea elettiva rispetto a quello che sarebbe il risultato di una scelta compiuta dagli elettori in assenza della regola contenuta nella norma medesima, ovvero attribuiva ai candidati dell’uno o dell’altro sesso maggiori opportunità di successo elettorale rispetto agli altri) sia legittima in quanto ll’espressione della doppia preferenza è meramente facoltativa per l’elettore, il quale ben può esprimerne una sola, indirizzando la sua scelta verso un candidato dell’uno o dell’altro sesso. Solo se decide di avvalersi della possibilità di esprimere una seconda preferenza, la scelta dovrà cadere su un candidato della stessa lista, ma di sesso diverso da quello del candidato oggetto della prima preferenza. Nel caso di espressione di due preferenze per candidati dello stesso sesso, l’invalidità colpisce soltanto la seconda preferenza, ferma restando pertanto la prima scelta dell’elettore.
Già la sentenza n. 422 del 1995 della Consulta sottolineava che al riequilibrio tra i sessi nella rappresentanza politica «si può (…) pervenire con un’intensa azione di crescita culturale che porti partiti e forze politiche a riconoscere la necessità improcrastinabile di perseguire l’effettiva presenza paritaria delle donne nella vita pubblica, e nelle cariche rappresentative in particolare».
Vedremo il concreto impatto della norma salvata dal boicottaggio govrnativo sulle vicine elezioni regionali.
Tommaso

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IL FILM: TREELESS MOUNTAIN (2008)

Posted on febbraio 1, 2010. Filed under: Cultura | Tag:, , |

La locandina del film.

La locandina del film.

Tra tutti i film che erano in programma la settimana scorsa, dopo aver dato un’occhiata alle recensioni, ho scelto Treeless mountain. Nel complesso, il critico del New York Times è più entusiasta di quelli del Guardian e dell’Independent ma tutti sono d’accordo nel dire che la regista e sceneggiatrice So Yong Kim ha ottenuto una prova convincente dalle due protagoniste, Hee Yeon Kim e Song Hee Kim, due bambine di sei e quattro anni.

Il film racconta la storia di due bambine di Seul, Jin e Bin, che vivono in piccolo appartamento con la madre. All’inizio accade l’evento che scatenerà tutti gli sviluppi successivi nella vita di Jin e Bin: la madre decide di affidarle temporaneamente alla cognata mentre cerca di rintracciare l’uomo che l’ha abbandonata, il padre delle bambine. La zia si disinteressa delle nipoti, che tratta molto freddamente, e a volte le lascia sole per andare ad ubriacarsi. Nel frattempo le bambine cercano di riempire un piccolo salvadanaio a forma di porcellino perché la madre aveva promesso che sarebbe stata di ritorno prima che il porcellino fosse pieno. Le cose, tuttavia, prendono una piega molto diversa e la zia riceve una lettera dalla madre che la autorizza a portare Bin e Jin in campagna dai nonni.
Questi ultimi accolgono le nipoti con un po’ più di calore ma il clima di tensione tra gli adulti non sfugge alle bambine.

La cinepresa segue sempre le due protagoniste da vicino, con inquadrature asfissianti in primo piano dell’espressione seria di Jin. In generale, il film ci trasporta nel mondo delle due bambine mentre ragionano su quale sia la migliore strategia per riempire il salvadanaio al più presto o si ingegnano a vendere cavallette fritte per racimolare più spiccioli.

Gli oggetti assumono un’importanza simbolica in Treeless mountain: il titolo stesso si riferisce ad un ramo secco piantato dalle bambine su un piccolo ammasso di terra (una montagna dal loro punto di vista) sul quale si siedono per controllare la fermata dell’autobus. Da lì sperano di vedere arrivare la madre, che l’autobus aveva portato via. Il salvadanaio diventa quasi un oggetto magico che racchiude il segreto del ritorno sperato. Molte inquadrature sono riservate al fuoco su cui Jin e Bin arrostiscono (non senza una dose di crudeltà infantile) le cavallette.

Gli adulti rimangono in secondo piano, sempre incapaci di risolvere veramente i problemi delle protagoniste o così deboli e oppressi che le bambine emergono come le persone più sagge nella storia.

Secondo il New York Times, la vicenda è basata, almeno in parte, sulla storia dell’infanzia della regista. Non si può negare che lo stile della narrazione sia improntato a un deciso realismo, rafforzato dallo svolgimento lineare del racconto. I fatti vengono rappresentati di fronte allo spettatore, dal punto di vista delle protagoniste, senza alcun tentativo di creare un documentario o di fare leva sui sentimenti (una tentazione anche troppo ovvia visto il tema). Il critico paragona l’approccio della regista al neorealismo italiano, a De Sica in particolare.

La mia impressione è che Treeless mountain sia più che altro un film sulla speranza, sul coraggio rappresentato dalla testardaggine di queste due bambine che non comprendono il mondo degli adulti ma riescono a sopportare il loro destino sostenendosi l’una con l’altra. E’ un omaggio commovente alla capacità di guardare avanti con un sorriso che solo i bambini possono avere. Un piccolo gioiello.

Giulianosq

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IL FILM: THE GIRLFRIEND EXPERIENCE (2009)

Posted on dicembre 15, 2009. Filed under: Cultura | Tag: |

La locandina del film.

Tre cose mi hanno incuriosito di The girlfriend experience. Anzitutto l’attrice protagonista, Sasha Grey, che ha solo ventun anni e già un numero considerevole di film pornografici alle spalle. In secondo luogo il successo ottenuto al Sundance Festival, vetrina del cinema indipendente. Infine ero curioso di vedere l’ultimo film di Soderbergh, che ultimamente sembra sfornare nuove pellicole a ripetizione.

L’idea su cui si basa The girlfriend experience è molto semplice: la protagonista, Chelsea, è una prostituta di lusso che oltre ad andare a letto con il cliente (a volte al posto di andarci a letto) lo conforta, parla con lui e discute perfino dei suoi problemi finanziari. Completa il quadro un fidanzato-compagno, Chris, che lavora come personal trainer, uno dei personaggi più vuoti e irritanti che vi sarà mai capitato di vedere al cinema.

La trama vede Chelsea trasgredire la regola non scritta secondo cui non si passa mai più di una notte con un cliente. L’eccezione alla regola scatena una serie di reazioni da parte di Chris e coincide con il fallimento del tentativo da parte di Chelsea di mettersi in luce grazie alla recensione di un anonimo esperto in prostitute newyorchesi.

Comincerò col dire che nel complesso mi è sembrato che il film non fosse particolarmente riuscito. A dispetto della abilità tecnica, di cui dirò tra poco, lo spettatore esce dal cinema con la sensazione che le premesse del film siano troppo ambiziose. Una possibile lettura è che tutti noi ci stiamo prostituendo, in nome di una vuota ricerca della ricchezza. Effettivamente certi richiami tra gli atteggiamenti di Chelsea e quelli di Chris, il cui lavoro dovrebbe essere più socialmente rispettabile, fanno pensare ad una amara ironia sulla vacuità della vita moderna. Questa interpretazione è supportata dal fatto che la storia si svolge nel 2008, quando la crisi economica sta per farsi sentire particolarmente tra quelli che, come i protagonisti del film, dipendono dalla fascia più ricca della società per la propria sopravvivenza.

Quello che mi è piaciuto di The girlfriend experience è la tecnica. Il film è quasi completamente girato con una telecamera digitale a mano, un mezzo sfruttato meravigliosamente in alcune scene particolari. Per esempio vediamo una serie di primi piani asfissianti, con colori esageratamente brillanti, di Chris e dei suoi ricchi clienti mentre intrattengono una conversazione stucchevole su un jet privato in viaggio verso Las Vegas. Oppure vediamo due bicchieri di vino, perfettamente a fuoco, in primo piano e i movimenti di Chelsea impegnata con un cliente molto sfocati sullo sfondo. O ancora le tante sequenze in bar e locali alla moda, in cui la telecamera tenuta a mano ad altezza d’uomo dà la sensazione sconcertante e realistica di perdersi in una folla di sconosciuti.

L’ordine in cui sono presentate le scene non è quello in cui gli avvenimenti si svolgono. Diversi piani temporali si sovrappongono, intrecciano e richiamano continuamente quasi come in un documentario televisivo – a volte, va detto, in modo un po’ confuso. Il regista sceglie di enfatizzare alcune scene minori e soffermarsi pochissimo su altre che sembrano più importanti nello svolgimento dei fatti. All’inizio del film una intera sequenza ritrae Chelsea e il suo cliente come una coppia, creando un’illusione svelata nelle scene successive.

Chi va a vedere The girlfriend experience aspettandosi scene di sesso rimane deluso, praticamente niente accade davanti alla telecamera. Il tono prevalente del film è anzi triste, centrato sulle miserie personali della protagonista che fallisce qundo sembra lasciarsi andare alla ricerca di una parvenza di sentimento vero. O quando sente la pressione delle concorrenti più giovani e le parole taglienti del misterioso esperto, anch’egli alla fine mosso dai propri fini egoistici.

Infine la prova di Sasha Grey mi è sembrata eccezionale, in particolare vista la difficoltà di un personaggio che è allo stesso tempo inconsistente e profondo.

Giuliano

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LIBRI DA LEGGERE A VENT’ANNI (E OLTRE)

Posted on dicembre 7, 2009. Filed under: Cultura, Giovani | Tag:, , |

I libri da leggere a vent'anni

Una bibliografia selettiva è un elenco di libri, scelti da qualcuno, accomunati da una qualche caratteristica. Ad esempio, per dire, i 100 migliori romanzi della letteratura italiana degli ultimi 50 anni. Le migliori bibliografie selettive sono anche “ragionate”, ossia prevedono, accanto ai dati del libro, anche un commento sul libro in questione, che spiega le ragioni dell’inclusione di quel titolo nell’elenco. Nel mondo anglosassone, dove, forse per la matrice culturale protestante, le persone privilegiano un approccio autonomo alla cultura, questo tipo di pubblicazioni ha sempre riscosso un certo successo editoriale. In Italia non altrettanto. Dato che ho sempre amato queste pubblicazioni (così come quelle tipo “I 500 migliori dischi della storia del rock”, oppure “I film che non potete non avere nella vostra videoteca”, ecc.), non potevo certo non acquistare “I libri da leggere a vent’anni : una bibliografia selettiva – a cura di Giulio Vannucci e Nicola Villa, Edizioni dell’asino, 2009”. Le Edizioni dell’asino sono legate alla rivista “Lo straniero”, diretta da Goffredo Fofi, di cui Vannucci e Villa sono due giovani (nati rispettivamente nel 1986 e nel 1984) collaboratori. L’intento del libro è di essere (copio dalla quarta di copertina) “una guida per capire dove stiamo andando attraverso una bibliografia selettiva, ragionata ed esigente, di testi essenziali per orientarsi nelle trasformazioni del mondo contemporaneo e capire dal passato i fondamentali riferimenti della realtà sociale, culturale, economica, politica di ieri e del nostro tempo”. I titoli sono suddivisi in categorie, tipo “Pensiero politico e sociale”, “L’amore e la famiglia”, “Economie alternative”, “Aspetti della società italiana”, ecc. Sono soprattutto saggi, ma ci sono anche parecchi romanzi, alla voce “Letteratura”. Io in due giorni l’ho quasi divorato. E’ ideale anche per fare i regali di Natale.

Valerio

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IL PROGETTO NESSUNO ESCLUSO (E UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEI PARTITI CENTRALIZZATI)

Posted on dicembre 4, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura, Giustizia, Inchieste, Pace, Politica | Tag:, , , , , , |

A volte l’azione amministrativa riesce a tradurre in pratica il paradigma della multiculturalità con metodo ed intelligenza.
Il Comune di Novellara (RE) con il suo progetto “Nessuno escluso” è sicuramente un buon esempio.
Recentemente, con una associazione a cui appartengo (La magnifica Compagnia della Melanzana, che magari vi descriverò con qualche maggior dettaglio in seguito) abbiamo premiato il sindaco di questa cittadina, Raul Daoli, e questi, per l’occasione, ci ha illustrato il senso della sua esperienza.
Nel suo discorso mi ha colpito, in particolare, la assoluta mancanza di enfasi e la volontà di rifuggire da qualsiasi “ismo” (buonismo, catastrofismo).
Il suo è un progetto saldamente ancorato a solide premesse teoriche e ad una accurata analisi della realtà territoriale (tanto apparentemente inattaccabile per serietà e senso del futuro quanto concretamente ostacolato anche all’interno dell’area di centro sinistra in cui è stato concepito, sic!).
Ho avuto la curiosità di consultare il sito del Comune e di apprezzare il lungo iter in cui il progetto si sviluppa (dai convegni per riflettere sui dati emersi dal territorio alla istituzione del mediatore culturale; dalle collaborazioni con le scuole alle celebrazioni delle festività -dal Capodanno cinese al Ramadan- tipiche delle comunità residenti a Novellara, etc.)
Consiglio quindi una visita sul web, a prescindere da temi e contenuti, si tratta infatti di un qualcosa di “esportabile”,
Questi progetti ed altri analoghi dovrebbero venire “messi in circolo” a cura delle strutture di partito nazionali.
Invece spesso queste iniziative anche l’iscritto al partito le conosce della tv o dal web, mentre riceve continue sollecitazioni per partecipare ad estemporanee manifestazioni di piazza che lasciano solo impronte sulla sabbia (a volte verrebbe da dire fango) della politica.
Se un partito come struttura centralizzata non venisse sistematicamente meno alla sua funzione
a) di canalizzazione dal basso verso l’alto di energie, idee, progettualità,
b) di incubazione di tali input ed elaborazione di output da far ricadere a cascata sul territtorio
probabilmente non si starebbe tanto a ragionare sulla crisi del sistema, sarebbe uno “strumento” molto utile a prescindere dalla sua strutturazione.
Per chiudere tornando sul tema iniziale, riporto un simpatico stralcio tratti da un convegno tenutosi a Novellara nel 2007 dal titolo “Il dialogo fra paura e scoperta dell’altro”:
“Una storia mediorientale racconta di un viandante nel deserto che, all’improvviso, vide in lontananza un mostro orribile e cattivo che, ovviamente, gli fece molta paura.

In breve, il mostro gli si avvicinò e vide che in realtà era un uomo: certo un uomo che incuteva paura, ma pur sempre un uomo.

Dopo poco quell’uomo gli fu vicino e quando poté finalmente guardarlo negli occhi, riconobbe che era sua fratello”
Dalla politica della paura dobbiamo passare a quella della conoscenza, della ragione, della convivenza. A volte la nostra paura e la nostra ignoranza ci fanno vedere dei mostri che non esistono e delle differenze che non hanno rilevanza”

Tommaso

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ATTENZIONE ALL’AMBIENTE E POLITICHE PER LA FAMIGLIA

Posted on novembre 27, 2009. Filed under: Ambiente, Cultura | Tag:, , |

Direte: “e che c’entrano l’attenzione all’ambiente con le politiche per la famiglia?” Aspettate a leggere, uomini e donne di poca fede! Intanto datemene atto: finalmente mi sono deciso a parlarvi di questi benedetti pannolini lavabili!

Devo dire che diversi fattori hanno “sbloccato la situazione”.

Innanzitutto sappiate che dal 21 al 29 novembre c’è la “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti”. Tanto per introdurre l’aspetto di cui vorrei parlare: qualcuno lo sapeva? Qualcuno sa di cosa si tratta? È stata adeguatamente pubblicizzata? Non credo, perciò vi invito intanto a visitare il sito http://www.ecodallecitta.it/menorifiuti/index.php

Per chi non l'ha mai visto, ecco un esemplare del famigerato "lavabile"

Poi naturalmente ci sono state le vostre “pressioni”, anche in occasione dell’ultima cena ricostituente. Ancora non ho capito il perché di tanto interesse da parte di chi non ha nemmeno figli, ma va benissimo: mi sembrano comunque informazioni che vale la pena diffondere.

Infine il recente inizio per mia figlia Alessia dell’esperienza del nido. Ottima sotto tanti punti di vista, non ultimo il fatto che Alessia abbia non solo accettato da subito il primo “distacco”, ma lo abbia fatto con entusiasmo. Segno che l’ambiente è accogliente (oppure è l’Alessia che è un mito?). Tuttavia dal lato “ecologia” ho avuto le notizie non buone che trovate più avanti.

Andiamo con ordine. Intanto vi do subito il sito che dovete vedere se siete interessati al prodotto: www.ecobaby.it. La bibbia del pannolino lavabile.

Lo definirei un “broker” di pannolini lavabili, nel senso che dalla pagina si possono ricevere informazioni dettagliatissime (prezzi, modelli, colori, caratteristiche…), confrontarle, nonché naturalmente acquistare i diversi tipi di pannolini, dei diversi produttori (quasi tutti stranieri), con diverse modalità, con sconti-quantità, ecc. C’è inoltre la possibilità di conoscere ed acquistare tutto l’”indotto” e i prodotti della stessa linea: “mooncups” (gli assorbenti ecologici di grillina memoria), buste porta pannolini, vari accessori, ecc.

Non ultima, da notare la sezione più “filosofica” (nella homepage in basso, alla voce “Pannolini lavabili perchè?”), indispensabile per chi vuole capire cosa c’è dietro all’idea di usare pannolini lavabili, e per chi vuole farsi una cultura, anche con numeri e dati oggettivi.

In estrema sintesi, calcolando la somma di pannolini usa e getta che vengono utilizzati mediamente nella vita di un bambino, e confrontandoli con i vari sistemi lavabili, i vantaggi sono di 3 tipi: economico (il risparmio sull’acquisto), educativo (il bambino ad un certo momento con il lavabile sente il disagio del panno sporco e viene quindi invogliato a toglierlo prima rispetto agli usa e getta) e naturalmente ecologico (se le andate a vedere, le cifre fanno veramente paura!).

Sui primi due vantaggi nulla da eccepire. Vorrei soffermarmi proprio sul terzo per invitare a due riflessioni che vengono naturalmente dall’esperienza personale.

1) Non è così facile. Insomma, ho notato che finchè mia moglie era a casa dal lavoro, la procedura (cambiare il pannolino, sciacquarlo, metterlo da parte fino ad arrivare ad un numero sufficiente da mettere in lavatrice, fare la lavatrice, stendere i pannolini, riporli) pur essendo indubbiamente faticosa rispetto all’usare e gettare, era un “sacrificio” che si faceva molto volentieri per tutti i motivi di cui sopra. Devo dire che eravamo arrivati ad un’organizzazione veramente efficace ed efficiente. Ma tutto è cambiato con il ritorno di mia moglie al lavoro. Insomma si lavora entrambi a tempo pieno, torniamo a casa quando va bene entrambi alle 18, ci sono ovviamente mille altre cose da fare per la piccola, quindi la procedura dei pannolini lavabili oltrepassa molto spesso i limiti del possibile.

2) Viviamo in un ambiente non ancora culturalmente preparato. E qui torno al tema del nido. Quando abbiamo inserito Alessia al nido, ci è stato detto testualmente che i pannolini lavabili non erano ammessi, in quanto dopo il cambio avrebbero dovuto essere necessariamente conservati negli armadietti (che nel loro caso sono divisi in comune tra due bimbi). Niente da obiettare, ma mi pare evidente la mancanza di una cultura in questo senso. Ricordo che si tratta di una struttura comunale, all’avanguardia sotto vari aspetti (da sottolineare la mensa interna: una vera rarità che, oltre a garantire elevata qualità, abbatte notevolmente i costi). Ciononostante la struttura evidentemente non è (ancora?) attrezzata per promuovere tra le mamme la cultura del pannolino lavabile.

Che fare? Per questo secondo aspetto non resta che sensibilizzare. Le istituzioni, ma anche i singoli cittadini, le mamme, ecc. La lobby degli usa e getta non aiuterà di certo, ma ci si può provare. Del resto io nel mio piccolo lo sto facendo.

Invece per il primo aspetto la faccenda è più complicata. Verrebbe da tirar fuori le annose questioni delle “politiche per la famiglia” con cui tutti i nostri eccelsi parlamentari si riempiono la bocca, della possibilità concrete che hanno le donne (e gli uomini?) di conciliare davvero i tempi del lavoro con quelli della famiglia… voi che dite?

Io, quando faccio questo ragionamento, penso a quella puntata di Report di qualche anno fa, dove una mamma francese diceva che aveva diritto ad un anno di maternità obbligatoria, più l’eventuale facoltativa, più assegni progressivi in base al numero di figli che le garantivano – con tre figli – pressochè il suo stipendio mensile, più incentivi, più la possibilità del nido aziendale…

Limitandoci all’aspetto economico (non parliamo della qualità dell’ambiente con tutta quell’immondizia in meno), è da queste piccole cose che si vede la “catena virtuosa”. Nel nostro caso: “investire” nella mamma = incentivare l’abitudine ecologica = minore produzione di rifiuti = minore spesa per smaltirli

Troppo complicato? Sarà… ma intanto non mi risulta che in Francia il debito pubblico sia esploso come in altri paesi… vuoi vedere che si possono fare sul serio delle vere politiche per la famiglia senza andare in bancarotta?

A presto.

Alvise

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