etica

ESISTE UN RISPARMIO GIUSTO?

Posted on febbraio 17, 2013. Filed under: Attualità e politica, economia, etica | Tag:, , , |

Il 31 gennaio scorso, a Salzano (VE), ho partecipato ad un incontro organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice di Venezia dal titolo ESISTE UN RISPARMIO “GIUSTO”?

Il problema mi pareva serio per due motivi:

  1. il primo non è nuovo e riguarda l’utilizzo etico del risparmio: è giusto che con i miei soldi vengano finanziate attività che io reputo sbagliate? Come posso evitarlo visto che non mi viene data l’informazione di chi fa cosa col mio denaro?
  2. il secondo credo sia più recente: una volta poteva interessare solo a noi anime belle che il nostro denaro non fosse usato per armi o attività inquinanti. Alla maggior parte delle persone interessava solo avere un ritorno in termini di denaro: l’interesse. Da alcuni anni, però, questo interesse è molto diminuito e, a volte, non basta nemmeno a pagare le commissioni della banca. Inoltre aumenta la percezione che l’uso speculativo dei nostri risparmi sia stato causa della crisi economica che da 4 anni ci attanaglia.

Renato Mazzone di MAG Venezia ci ha commentato questa storia che illustra cosa può capitare se il denaro si slega dalla realtà: si può vivere di credito, quindi al di sopra delle proprie possibilità, magari senza rendersene pienamente conto, se non quando è ormai troppo tardi. I risultati sono disastrosi per l’economia reale e per la vita delle persone.

Giancarlo Cioli, dell’associazione che sta promuovendo in Italia una banca di tipo JAK, ci ha raccontato alcune cose interessanti sugli interessi. La più interessante è questa: se devo comprare la casa mi posso fare prestare i soldi da una banca e firmo un contratto di mutuo nel quale c’è scritto che devo ridare indietro i soldi che ho ricevuto in prestito più gli interessi. Alla fine di un certo periodo pago tutto. Se il periodo è lungo pago più interessi che capitale, in modo che finanzio la banca e chi le ha prestato i soldi senza.

Questo lo sapevamo.

Ma anche se io non ho bisogno di un mutuo e non mi compro la macchina né niente altro a rate, pago molti interessi. Come? Comprando beni per di soggetti che hanno avuto bisogno di andare a prestito, ovvero tutti. Se compro una scatola di tonno al supermercato è verosimile che il supermercato, il distributore all’ingrosso del tonno, l’inscatolatore, la ditta che ha pescato il tonno abbiano avuto bisogno di prestiti nella loro vita economica e che abbiano inserito nel costo del tonno anche quello dei loro interessi.

Alla fine della mia vita io, normale cittadino-consumatore, avrò pagato più interessi di quelli che avrò avuto dal sistema bancario. E questo vale per l’80% dei cittadini occidentali. Il 10% ne riceve tanti quanti ne paga e il 10% si prende tutti gli interessi pagati dall’80%.

Chi sono i fortunati che fanno parte di quest’ultimo 10%? I super ricchi. Anche loro pagano interessi in ogni cosa che comprano, ma siccome hanno una montagna di soldi da parte, su questi guadagnano anche una montagnetta di interessi.

L’interesse è quindi un modo sistematico e spietato attraverso cui i poveri finanziano i ricchi.

Se ne può fare a meno? Be’, la banca JAK, che ancora non esiste in Italia ma che invito tutti a sostenere, riceve denaro e lo presta senza interessi, attraverso il sistema dei punti risparmio. Se tieni in banca 100 euro per un mese  guadagni 100 punti che ti consentono di avere in prestito 100 euro per un mese. Puoi tenere i soldi lì per 10 anni e poi, quando avrai una spesa grossa li potrai avere a prestito. Oppure il pensionato con poche spese può mettere a disposizione del nipote che deve comprarsi la casa i suoi punti risparmio. O, meglio di tutto, si possono mettere i propri punti accumulati a disposizione di tutta la collettività. D’altronde, se tutte le attività economiche del mio paese vengono finanziate senza interessi io stesso ci guadagno perché i prezzi dei beni saranno più bassi e perché non avrò sostenuto il sistema di finanziamento occulto ai ricchi di cui ho scritto sopra.

Infine ricordo che MAG Venezia e JAK sono poi attente a finanziare solo soggetti e attività che rispecchiano determinati criteri che le rendono socialmente accettabili.

Potete sapere di più su MAG Venezia qui e su JAK Italia qui. La banca svedese JAK è stata oggetto di un interessante puntata di report che è possibile vedere qui.

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MAFIE E CORRUZIONE A NORDEST–SERATA PER PLACIDO RIZZOTTO

Posted on marzo 31, 2012. Filed under: Attualità e politica, etica, Politica | Tag:, , , , |

Ieri ho partecipato ad un incontro organizzato dall’Associazione Libera – nomi e numeri contro le mafie a Mirano (VE), sul tema della penetrazione della criminalità organizzata e della corruzione nel Nord Est d’Italia.

Walter Mescalchin, di Libera Veneto ha riportato dati che dimostrano l’aumento della presenza delle mafie nella nostra regione e ha spiegato che per libera la legalità è un mezzo importantissimo, seppure solo un mezzo, per perseguire la giustizia sociale.

Sebastiano Canetta, collaboratore del Manifesto, giornale che ha collaborato all’iniziativa, ha ricordato che informazioni sulle attività mafiose sono disponibili nei siti istituzionali ed in particolare invita a leggere le relazioni semestrali che la Direzione Investigativa Antimafia redige e che sono disponibili nel sito del Ministero dell’Interno.

Relatori convegno Placido RizzottoCanetta e Mescalchin hanno inoltre rilevato come i casi di corruzione sembrano in grande aumento negli ultimi anni.

Gianni Belloni, coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità del comune di Venezia e di Legambiente, ha fatto il ragionamento più interessante: in passato si credeva che il fenomeno mafioso fosse fortemente legato a specifiche caratteristiche culturali di determinati territori e che quindi non avrebbe potuto espandersi e svilupparsi in altre aree del paese. Negli ultimi 20 anni invece lo sviluppo delle attività mafiose è stato dirompente, in particolare nel Nord Italia. Non si tratta quindi di avere attenzione solo per la struttura delle organizzazioni mafiose, ma di comprendere come esse si rapportano con il contesto che trovano nei vari territori in Italia e nel mondo. La Mafia è oggi composta da sistemi di relazioni tra cosche tradizionali, affiliazioni, corruzione, zona grigia, tessuto imprenditoriale, politica. In questi sistemi prevale spesso la convenienza di tutti gli attori coinvolti piuttosto che la coercizione con la violenza.

Massimo Carlotto, infine, uno dei miei autori preferiti, ha ricordato che 15 anni fa studi delle Nazioni Unite indicavano che i soldi a disposizione delle organizzazioni mafiose erano tanti, tantissimi (centomila miliardi di dollari? Con tutti quegli zeri è facile sbagliare) e che per investirli, cioè riciclarli, era necessario individuare i territori e le economie più recettive e convenienti. Il Nordest è stato uno di questi territori: qui il tessuto imprenditoriale era pronto a fare affari con la mafia e ad ottenerne i capitali. Secondo Carlotto le nostre piccole imprese non hanno mai avuto il sentimento che lo stato e la legge fossero amici e non vedevano l’ora di essere contattati e “corrotti” dalle mafie.

Carlotto, ricordando che lo sviluppo di attività con fondi criminali avviene solo quando sono disponibili e partecipi gli ambienti dell’impresa, della politica e della finanza, invita a liberarci prima possibile della classe dirigente veneta di questi tre ambiti. E invita a diffidare delle grandi opere che sono il modo più conveniente per riciclare il denaro delle organizzazioni mafiose.

Uscendo, ho preso, a fronte di una giusta offerta, il vino rosso Placido Rizzotto e il libro “Nordest” di Carlotto e Videtta. In omaggio ho avuto i biscotti fatti da Anna e Gianni Sorriso

Marco

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AMMETTO DI AVER SBAGLIATO

Posted on maggio 20, 2010. Filed under: Attualità e politica, etica, Politica | Tag:, , , , , |

Maggio 2010 – comportamenti politici

Un paio di settimane fa il ministro Claudio Scajola è stato preso con le mani nel sacco: aveva usufruito di alcuni vantaggi per l’acquisto della sua abitazione di Roma. Sembra che l’abbia pagata poco più di 600 mila euro a fronte del suo valore di circa 1 milione e 500 mila euro. Il Ministro si è presentato ad una conferenza stampa dicendo che finalmente i mass media l’hanno aiutato a prendere coscienza che forse qualcun altro ha contribuito a pagargli la casa.

Claudio Scajola

La storia è ovviamente una bufala che appare tale anche ai più ingenui e questo un uomo intelligente come lui ovviamente lo sa bene. Ma sa anche che gli uomini di potere possono ignorare la realtà e possono continuare a mentire come se niente fosse. Nella vita politica la verità è un concetto diverso da quello che abbiamo noi persone comuni. La verità è quella che fa comodo a me. E siccome così fan tutte le parti, nessuno più si domanda se ne esista un concetto non utilitarista. Quante volte abbiamo sentito esponenti politici contraddirsi palesemente o dire che non avevano detto ciò che era stato registrato da telecamere e registratori? Eppure questo non appare come un problema: il potente misura le cose che dice in base a rapporti di forza che gli consentono di accrescere o difendere il proprio potere. Dice ciò che è utile a questo. Che sia la verità o no, non ha importanza. Non è una domanda che ci si pone. Ovviamente non si può mentire in maniera così palese che l’opinione pubblica ti si rivolti contro. Ma solo per una questione di interesse.

Su un altro fronte un’altra ministra, Mara Carfagna, in occasione della giornata contro l’omofobia (19 maggio) si è scusata pubblicamente davanti al Presidente della Repubblica e a tutto il mondo dell’ associazionismo  omosessuale. «All’ inizio sono stata guidata dal pregiudizio nei confronti delle vostre istanze. Questo, visto il mio ruolo, ha creato dei problemi. Me ne scuso e ringrazio l’ onorevole Anna Paola Concia. È lei che mi ha aiutata a capire, con il suo impegno e la sua delicatezza…».

Mara Carfagna

Mara Carfagna

Una Ministra ammette i propri limiti in pubblico, ammette di aver sbagliato. Non aveva frodato, come sostanzialmente ha fatto Scajola, aveva solo agito politicamente per pregiudizio. Ancora di più: ammette di aver cambiato idea a seguito di una relazione avuta con una parlamentare della parte opposta.
Credo che questo sia un fatto molto positivo, un esempio che tutti dovremmo seguire. Un esempio di buona politica che, diciamolo pure, non è un caso che venga da due donne.

Scajola che sostiene l’insostenibile con la menzogna e la Carfagna che dimostra umiltà e coraggio.

Marco

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UN ATTACCO DI GIUSTIZIALISMO? Prima parte

Posted on febbraio 19, 2010. Filed under: Attualità e politica, etica, Giustizia, Inchieste, Politica, Uncategorized | Tag: |

Gli episodi corruttivi emersi negli ultimi giorni (e le difese abbozzate da alcuni leader: “questa volta chi ruba non lo fa per il partito ma per sé stesso” così più o meno il pensiero del Presidente Fini) ripropongono una questione emersa nell’immediato post tangentopoli: la responsabilità dei partiti per i fatti illeciti commessi dai propri membri.
La questione, da giovane studente di giurisprudenza, mi aveva appassionato per le implicazioni di natura costituzionale.
La passione però col tempo tende a spegnersi, soprattutto se sul fuoco si lanciano secchiate d’acqua.
Nel 2001 con l’approvazione della legge in materia di responsabilità (para)penale degli enti il mio interesse era sto risvegliato dalla circostanza che la normativa (di derivazione europea e che ha introdotto nel nostro ordinamento una forma di responsabilità penale che molti credevano contraria ai principi fondamentali della nostra Carta) avesse espressamente escluso la responsabilità di soggetti pubblici e partiti politici.
Mentre per i primi (stato, regioni, comuni etc) esiste una spiegazione razionale, il salvacondotto rilasciato ai secondi (che sono pur sempre dal punto di vista del diritto privato associazioni non riconosciute) mi lasciava e lascia piuttosto perplesso.
In pratica mentre una società, una fondazione, una qualsiasi associazione (diversa dai partiti) possono essere condannati se al proprio interno vengono commessi alcuni tipi di reato (dalla corruzione agli infortuni sul lavoro) salvo che i vertici delle medesime abbiano dimostrato di aver adottato modelli organizzativi idonei alla prevenzione del rischio reato, il Partito è esente da qualsiasi coinvolgimento nei processi penali che riguardano i propri membri (e non solo quando esercitano le proprie prerogative costituzionali ma anche quando agiscono iure privatorum e, ad esempio, non rispettano la normativa in materia di sicurezza sul lavoro)
Ho pensato quindi di ripercorre l’iter legislativo degli ultimi vent’anni e poi di fare alcune valutazioni complessive.
Comincio proponendovi uno spezzone di relazione parlamentare
RELAZIONE – N. 725 – 4339-A Onorevoli Colleghi! – Il testo in esame è il risultato di un lungo percorso di elaborazione che è partito da proposte di legge nate sull’onda emotiva della necessità di dare una risposta immediata al fenomeno di “tangentopoli” che ha devastato il sistema politico ed evidenziato l’intreccio affaristico tra pubblica amministrazione, politica ed economia. Non a caso la proposta di legge da cui è partita la discussione (AC 725 Martinat ed altri) recava come titolo “Norme per lo scioglimento e la confisca dei beni dei partiti politici a seguito di condanne penali dei loro segretari nazionali politici o amministrativi”. Questa proposta era in realtà viziata da rilevanti profili di incostituzionalità e, nella previsione dello scioglimento dei partiti in caso di reati contro la pubblica amministrazione, faceva carico ad un soggetto che si configura ancora come associazione privata di una responsabilità oggettiva in campo penale, sconosciuta nel nostro ordinamento generale. La discussione, pur salvaguardando il principio di individuare una responsabilità del partito e del movimento politico qualora propri titolari di cariche elettive avessero commesso reati contro la pubblica amministrazione, ha proceduto alla riarticolazione del testo, cercando di coniugare la trasparenza e la responsabilità dei partiti con i princìpi generali del nostro ordinamento senza incorrere in posizioni estranee e demagogiche di scarsa efficacia concreta.
L’articolo 1 introduce il concetto di responsabilità in solido, da accertare in sede civile, del partito politico per eventuali danni patrimoniali alla pubblica amministrazione, conseguenti alla commissione da parte di un titolare di carica elettiva di uno dei due delitti di cui al capo I del titolo II del libro II del codice penale. Al comma 2 dell’articolo 1 viene ovviamente prevista la possibilità per il partito o movimento politico della prova liberatoria, cioè della dimostrazione di non aver potuto evitare il fatto illecito compiuto dal proprio titolare di carica elettiva. Il principio di responsabilità solidale viene a queste norme direttamente collegato nella quantità, e di conseguenza limitato al contributo che il singolo partito riceve ai sensi della legge 2 gennaio 1997 n. 2.
L’articolo 2 prevede un’estensione dell’articolo 1 qualora i reati in esso previsti siano stati consumati, per il finanziamento dell’attività politica dei partiti, da chi al momento del fatto delittuoso non ricopriva cariche elettive.
Nell’articolo 3 viene affrontato il problema del finanziamento ai partiti al di fuori di quello previsto dalla legge n. 2 del 1997. Nel comma 1 viene fatto divieto assoluto agli organi della pubblica amministrazione, agli enti pubblici, alle società con partecipazione di capitale pubblico pari o superiore al 10 per cento e alle società controllata da queste ultime, di erogare contributi sono qualsiasi forma a partiti o movimenti politici e alle loro articolazioni. Chiunque corrisponde o riceve questi contributi è punito con la reclusione da uno a cinque anni, con la multa fino a cinque volte l’ammontare della somma erogata, nonché con l’interdizione dai pubblici uffici. Nel comma 2 dell’articolo 3 è stabilito che il divieto di cui al comma 1 si applichi anche alle società di persone o di capitali che elargiscano contributi a partiti o movimenti senza che gli stessi siano deliberati dall’organo sociale competente e quindi regolarmente iscritti in bilancio. Viene fatto obbligo anche a coloro che ricevono i contributi di accertarsi, richiedendo la relativa certificazione, delle corrispondenti deliberazioni della società. La pena prevista in questo caso è la reclusione da sei mesi a quattro anni e la conseguente interdizione dai pubblici uffici.
Nell’articolo 4 viene regolamentata la responsabilità del partito e del movimento politico che intenzionalmente omettono di dichiarare o dichiarano in misura mendace di avere ricevuto contributi o elargizioni da società con regolare delibera e iscrizione in bilancio, o da privati. In questo caso la sanzione prevista è del pagamento di una somma pari a cinque volte l’ammontare percepito, nonché l’interdizione dai pubblici uffici da uno a tre anni. Le dichiarazioni non sono richieste quando i contributi siano di valore inferiore a lire 10 milioni, da calcolare nell’ambito dello stesso anno. Il comma 2 del medesimo articolo richiama la forma in cui devono essere fatte le dichiarazioni di cui al comma 1, facendo riferimento all’articolo 8 della legge n. 2 del 1997. Al comma 3 vengono abrogate le norme dell’articolo 7 della legge n. 195 del 1974, e dell’articolo 14, commi dal primo al sesto, della legge 18 novembre 1981, n. 659.
L’articolo 5 prevede che qualora con sentenza passata in giudicato sia stato accertato il finanziamento illecito al partito, come previsto dagli articoli precedenti, l’importo del contributo volontario destinato al partito ai sensi della legge n. 2 del 1997 sia decurtato di una somma pari al doppio di quella illegittimamente percepita.
L’articolo 6 prevede che le sentenze di condanna siano trasmesse al ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per gli adempimenti relativi alla eventuale decurtazione del finanziamento ai partiti.
Per far fronte alla preoccupazione relativa ad una possibile incidenza degli articoli 3 e 4 sui procedimenti penali in corso, dove è contestato il reato di finanziamento illecito ai partiti ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 195 del 1974, è stata approvata dalla Commissione anche una norma transitoria che stabilisce che la nuova legge va applicata solo per i fatti successivi alla sua entrata in vigore.
Questa deroga ai princìpi generali del diritto penale, che invece afferma il principio del favor rei ha trovato già un suo autorevole precedente nelle disposizioni della legge n. 4 del 1929 (articolo 20), confermata dalla Corte costituzionale che in diverse sentenze ha stabilito che il principio del favor rei non gode di copertura costituzionale, ma solo di legge ordinaria quale il codice penale.
La Commissione ha anche tenuto conto, approvando alcuni emendamenti in questo senso, delle osservazioni contenute nel parere favorevole espresso dal Comitato per la legislazione.” CENTO, Relatore.
Com’è andata a finire?
Fine della prima parte.
Tommaso

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COSE CHE GUARDIAMO

Posted on gennaio 18, 2010. Filed under: etica | Tag:, , , |

L’altra sera abbiamo guardato Io sono leggenda, un film in cui il protagonista lotta contro un virus che trasforma letteralmente le persone  in mostri senza peli, allucinati nella loro aggressività che li rende dimentichi di ogni umanità. Ogni tratto umano è perduto, dice il protagonista, e questi ex-umani sono come animali: cacciano, uccidono, divorano tutto e tutti.

Queste sono cose che guardo, perchè nonostante la tensione e i salti sulla sedia, si tratta di finzione, di una serata passata davanti alla tv che l’indomani sarà sostituita da un’altra, magari a fare cose più divertenti.

Tra le cose che non guardo ci sono state le foto di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nelle celle del tribunale, pestato a morte (o chissà) da non si sa chi o perchè, e c’è oggi il filmato dell’esecuzione di un uomo, accusato di sciacallaggio tra le macerie di un paese distrutto. Vi consiglio di leggere questo bellissimo editoriale di Zucconi su Repubblica che mi ha colpita molto per la verità terribile che racconta.

“Si vorrebbe poter dire: ma quelli non siamo noi.” Mi sono ritrovata nel racconto di Zucconi tra quelli che hanno pensato che in Europa non ci sarebbero stati i saccheggi e le violenze che hanno seguito l’uragano Katrina, perchè è difficile pensare che l’abisso della disperazione possa cambiare così radicalmente una civiltà che crediamo così solida. Eppure ce ne sono di ragioni per credere a quello che dice Zucconi  “… potremmo essere noi. O, peggio, siamo stati anche noi.”

Di fronte all’orrore che provo nel solo pensare alle situazioni di cui parla Zucconi (non so trovare una parola migliore di situazioni, per quanto riduttiva) mi dico che bisogna coltivare il buono che c’è in noi, ah che frase banale, ma quanto è difficile trovare altre definizioni per fare sintesi!

Cominciando vicino a noi vorrei dirvi che ho appena ricevuto un sms in cui si cercano donatori di sangue b positivo per un bambino colpito da leucemia fulminante. Io ho il numero di telefono, se qualcuno può rendersi disponibile lo segnali tra i commenti e ve lo faccio avere.

Vorrei chiudere con una frase di speranza e ricordare le migliaia di persone che si sono mobilitate per andare o restare ad Haiti ed aiutare la popolazione. Per alcune informazioni sulla raccolta fondi per contribuire alla loro azione sul territorio e aiutare gli Haitiani, provate a guardare qui.

-Caterina

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