Incentivi auto e politiche industriali

Posted on marzo 1, 2010. Filed under: Attualità e politica, economia | Tag:, , , , |

Torno a parlare di auto. La volta scorsa la “partita” era tra Italia e Germania, oggi vorrei cambiare avversario: parliamo della Francia, dei nostri amatissimi cugini mangiarane. Detto con simpatia naturalmente.

Lo spunto viene da una notizia del 17 febbraio scorso. Come avrete sentito, il Ministro Scajola ha dichiarato ufficialmente in Parlamento che per quest’anno gli incentivi per l’acquisto di auto nuove non ci saranno. Di questa dichiarazione si è parlato lo stesso giorno nel corso della trasmissione radiofonica “Caterpillar” su Radio Rai 2. Ospiti telefonici una cittadina italofrancese “corrispondente di Caterpillar” e il Direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini. Nel dibattito si accennava al regime degli incentivi vigente in Francia.

Ora direte: “il solito disfattista! Eccolo con l’erba del vicino che è sempre più verde, e con l’Italia che è uno schifo, e bla bla…”. Che volete che vi dica? Non posso farci niente: ancora una volta, ascoltando ciò che succede all’estero, non solo provo un senso di rabbia e – diciamolo pure – di invidia, ma mi domando perché abbiamo una classe politica tanto inetta da non essere nemmeno in grado di copiare le buone cose che si fanno al di là delle Alpi. Basterebbe così poco! Giudicate voi.

Intanto permettetemi una prima considerazione. Trovo sconcertante che un Ministro se ne esca con questa dichiarazione, dopo che il 27 gennaio (20 giorni prima appena) aveva dichiarato: “…noi intenderemo dare incentivi di minore entità per un periodo più breve, in modo che si arrivi ad esaurire il percorso degli incentivi”. Capirete che due dichiarazioni così discordanti anche se vicine nel tempo, e apparentemente innocue, creano invece quantomeno un po’ di scompiglio sia tra le case automobilistiche, sia tra i consumatori, con effetti che possono essere anche rilevanti sull’economia del paese.

Vabbè, ringraziamo il Ministro e veniamo al punto. Il Direttore di Quattroruote alla radio sosteneva che in pratica in Italia la questione “incentivi si – incentivi no” non è nient’altro che una bega tra il Governo e il più grande gruppo industriale del nostro paese. Il problema di fondo, secondo lui, era che mentre in Italia gli incentivi li pagano tutti i contribuenti ma sono studiati per servire alle imprese, in Francia (e nel resto del Mondo) gli incentivi sono pensati innanzitutto come una misura per aiutare i consumatori. Per cui è evidente, e a questo punto normale, che la Fiat e Marchionne abbiano preso la questione degli incentivi come un fatto personale. Abbiamo sentito negli ultimi giorni che l’Amministratore della Fiat, a chi gli rinfacciava il fatto che la sua azienda è sopravvissuta per decenni grazie a finanziamenti pubblici sotto varie forme, ha risposto facendo addirittura l’offeso. Ha detto in sostanza: “ah si? La Fiat sarebbe stata sempre foraggiata dallo Stato? Bene, d’ora in poi possiamo fare a meno dei vostri spiccioli sotto forma di incentivi…” Intanto vedremo come “possono fare a meno”, tanto eventualmente ne farà le spese qualche migliaio di operai e non certo Marchionne (vedi la vicenda Termini Imerese e la recente cassa integrazione per tutti gli stabilimenti). Ma il vero fatto che emerge, a prescindere che sia vero o no che la Fiat abbia vissuto finora di elargizioni statali, è la conferma di quanto dice Tedeschini: in Italia gli incentivi auto sono pensati per servire alle imprese, non ai consumatori. Beninteso: è chiaro che alla fine se ne avvantaggia anche il consumatore (e ci mancherebbe!), ivi compreso il sottoscritto (menomale che ho comprato l’anno scorso!), ma sto facendo un discorso più ampio su qual è il pensiero che sta dietro ad una misura di politica economica.

Insomma, mentre alla radio si diceva questa cosa tanto ovvia, ho pensato che siamo talmente abituati a questo modo di fare politica industriale, che non ci meravigliamo neanche più… Quindi già mi stavo “alterando” un poco, quando è arrivato il colpo di grazia dalla corrispondente francese (se non ricordo male tale sig.ra Marcelinò). Questa signora ha raccontato – notizia confermata da Tedeschini – che in Francia non ci sono incentivi per l’acquisto delle auto, ma una specie di “bonus malus”. Funziona così. Se si compra un auto utilitaria con bassissime emissioni, magari ibrida, si ha diritto ad un incentivo sotto forma di sconto sull’acquisto. Man mano che le emissioni e l’impatto inquinante del modello aumentano, diminuiscono gli sconti, e a partire da un certo valore c’è al contrario una sovrattassa, che aumenta proporzionalmente fino ad arrivare a cospicue somme per l’acquisto ad esempio di un SUV. Per chi come me è rimasto allibito, vorrei girare il coltello nella piaga riassumendo brevemente i vantaggi del sistema. a) è un sistema evidentemente a favore del consumatore (cosciente); b) è un sistema equo: toglie ai ricchi (e agli inquinatori) per dare ai poveri (e a coloro che stanno attenti all’ambiente); c) alla fine è effettivamente un incentivo anche per le case automobilistiche, ma solo per spingerle a produrre auto meno inquinanti (quindi a investire in ricerca, quindi ad assumere cervelli, quindi…); d) è in definitiva una misura di politica economica, ma anche ambientale… allora si può fare!; e) non ultimo: è un sistema che si autofinanzia! Meraviglia! si può replicarlo all’infinito e non c’è bisogno di salassi in finanziaria ogni anno!

Scusate, signori politici e governanti italiani… sì, sì, dico anche a voi del PD: ma un giretto in Francia, no? E mi raccomando: che sia a spese vostre, non sia mai vi venga in mente di pasteggiare a ostriche e Champagne. Anzi, passando, fate una tappa anche a Lourdes che potrebbe venirvi utile…

Alvise

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ATTENZIONE ALL’AMBIENTE E POLITICHE PER LA FAMIGLIA

Posted on novembre 27, 2009. Filed under: Ambiente, Cultura | Tag:, , |

Direte: “e che c’entrano l’attenzione all’ambiente con le politiche per la famiglia?” Aspettate a leggere, uomini e donne di poca fede! Intanto datemene atto: finalmente mi sono deciso a parlarvi di questi benedetti pannolini lavabili!

Devo dire che diversi fattori hanno “sbloccato la situazione”.

Innanzitutto sappiate che dal 21 al 29 novembre c’è la “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti”. Tanto per introdurre l’aspetto di cui vorrei parlare: qualcuno lo sapeva? Qualcuno sa di cosa si tratta? È stata adeguatamente pubblicizzata? Non credo, perciò vi invito intanto a visitare il sito http://www.ecodallecitta.it/menorifiuti/index.php

Per chi non l'ha mai visto, ecco un esemplare del famigerato "lavabile"

Poi naturalmente ci sono state le vostre “pressioni”, anche in occasione dell’ultima cena ricostituente. Ancora non ho capito il perché di tanto interesse da parte di chi non ha nemmeno figli, ma va benissimo: mi sembrano comunque informazioni che vale la pena diffondere.

Infine il recente inizio per mia figlia Alessia dell’esperienza del nido. Ottima sotto tanti punti di vista, non ultimo il fatto che Alessia abbia non solo accettato da subito il primo “distacco”, ma lo abbia fatto con entusiasmo. Segno che l’ambiente è accogliente (oppure è l’Alessia che è un mito?). Tuttavia dal lato “ecologia” ho avuto le notizie non buone che trovate più avanti.

Andiamo con ordine. Intanto vi do subito il sito che dovete vedere se siete interessati al prodotto: www.ecobaby.it. La bibbia del pannolino lavabile.

Lo definirei un “broker” di pannolini lavabili, nel senso che dalla pagina si possono ricevere informazioni dettagliatissime (prezzi, modelli, colori, caratteristiche…), confrontarle, nonché naturalmente acquistare i diversi tipi di pannolini, dei diversi produttori (quasi tutti stranieri), con diverse modalità, con sconti-quantità, ecc. C’è inoltre la possibilità di conoscere ed acquistare tutto l’”indotto” e i prodotti della stessa linea: “mooncups” (gli assorbenti ecologici di grillina memoria), buste porta pannolini, vari accessori, ecc.

Non ultima, da notare la sezione più “filosofica” (nella homepage in basso, alla voce “Pannolini lavabili perchè?”), indispensabile per chi vuole capire cosa c’è dietro all’idea di usare pannolini lavabili, e per chi vuole farsi una cultura, anche con numeri e dati oggettivi.

In estrema sintesi, calcolando la somma di pannolini usa e getta che vengono utilizzati mediamente nella vita di un bambino, e confrontandoli con i vari sistemi lavabili, i vantaggi sono di 3 tipi: economico (il risparmio sull’acquisto), educativo (il bambino ad un certo momento con il lavabile sente il disagio del panno sporco e viene quindi invogliato a toglierlo prima rispetto agli usa e getta) e naturalmente ecologico (se le andate a vedere, le cifre fanno veramente paura!).

Sui primi due vantaggi nulla da eccepire. Vorrei soffermarmi proprio sul terzo per invitare a due riflessioni che vengono naturalmente dall’esperienza personale.

1) Non è così facile. Insomma, ho notato che finchè mia moglie era a casa dal lavoro, la procedura (cambiare il pannolino, sciacquarlo, metterlo da parte fino ad arrivare ad un numero sufficiente da mettere in lavatrice, fare la lavatrice, stendere i pannolini, riporli) pur essendo indubbiamente faticosa rispetto all’usare e gettare, era un “sacrificio” che si faceva molto volentieri per tutti i motivi di cui sopra. Devo dire che eravamo arrivati ad un’organizzazione veramente efficace ed efficiente. Ma tutto è cambiato con il ritorno di mia moglie al lavoro. Insomma si lavora entrambi a tempo pieno, torniamo a casa quando va bene entrambi alle 18, ci sono ovviamente mille altre cose da fare per la piccola, quindi la procedura dei pannolini lavabili oltrepassa molto spesso i limiti del possibile.

2) Viviamo in un ambiente non ancora culturalmente preparato. E qui torno al tema del nido. Quando abbiamo inserito Alessia al nido, ci è stato detto testualmente che i pannolini lavabili non erano ammessi, in quanto dopo il cambio avrebbero dovuto essere necessariamente conservati negli armadietti (che nel loro caso sono divisi in comune tra due bimbi). Niente da obiettare, ma mi pare evidente la mancanza di una cultura in questo senso. Ricordo che si tratta di una struttura comunale, all’avanguardia sotto vari aspetti (da sottolineare la mensa interna: una vera rarità che, oltre a garantire elevata qualità, abbatte notevolmente i costi). Ciononostante la struttura evidentemente non è (ancora?) attrezzata per promuovere tra le mamme la cultura del pannolino lavabile.

Che fare? Per questo secondo aspetto non resta che sensibilizzare. Le istituzioni, ma anche i singoli cittadini, le mamme, ecc. La lobby degli usa e getta non aiuterà di certo, ma ci si può provare. Del resto io nel mio piccolo lo sto facendo.

Invece per il primo aspetto la faccenda è più complicata. Verrebbe da tirar fuori le annose questioni delle “politiche per la famiglia” con cui tutti i nostri eccelsi parlamentari si riempiono la bocca, della possibilità concrete che hanno le donne (e gli uomini?) di conciliare davvero i tempi del lavoro con quelli della famiglia… voi che dite?

Io, quando faccio questo ragionamento, penso a quella puntata di Report di qualche anno fa, dove una mamma francese diceva che aveva diritto ad un anno di maternità obbligatoria, più l’eventuale facoltativa, più assegni progressivi in base al numero di figli che le garantivano – con tre figli – pressochè il suo stipendio mensile, più incentivi, più la possibilità del nido aziendale…

Limitandoci all’aspetto economico (non parliamo della qualità dell’ambiente con tutta quell’immondizia in meno), è da queste piccole cose che si vede la “catena virtuosa”. Nel nostro caso: “investire” nella mamma = incentivare l’abitudine ecologica = minore produzione di rifiuti = minore spesa per smaltirli

Troppo complicato? Sarà… ma intanto non mi risulta che in Francia il debito pubblico sia esploso come in altri paesi… vuoi vedere che si possono fare sul serio delle vere politiche per la famiglia senza andare in bancarotta?

A presto.

Alvise

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A PROPOSITO DI FORESTA AMAZZONICA: INTERVISTA A P. MIGUEL PIOVESAN

Posted on luglio 3, 2009. Filed under: Ambiente | Tag:, , , , |

Qualche giorno fa ho potuto intervistare don Michele “Miguel” Piovesan, un missionario di quelli che io dico “con la tuta mimetica”, con il quale da qualche anno stiamo cercando di realizzare piccole azioni di cooperazione allo sviluppo nella regione peruviana del Purus, al confine con il Brasile, in piena foresta amazzonica. Mi sembrava un’opportunità formidabile per avere un punto di vista autorevole, da parte di una persona che vive in Sudamerica da moltissimi anni, sia sul ruolo storico delle chiese (non solo quella cattolica) in quell’area, sia soprattutto sulla questione ambientale dell’Amazzonia che anche Giuliano ha affrontato recentemente nel suo post.

Buongiorno Miguel, mi racconti brevemente la tua storia? Da quanto sei in Perù, come sei arrivato alla Parrocchia del Purus, quanti parrocchiani hai…
Padre Miguel a Monastier

Padre Miguel con il suo caratteristico copricapo

Sono nato a Pralongo di Monastier (TV), sul Piave, nel Veneto, nel 1949. Sono il 13° di 15 fratelli, una classica famiglia povera del dopoguerra, in cui i genitori insegnavano che “è meglio poveri ed onesti che ricchi e con la coscienza non tranquilla…” Devo dire che il gruppo famigliare numeroso mi ha allenato alla comunione della diversità ed al dibattito immediato sul dissenso. Le otto sorelle e i sei fratelli mi hanno inoltre trasmesso un equilibrio che sento come un tesoro, se penso ai tanti che attualmente hanno bisogno di terapie psicologiche…
Gli anni di seminario mi hanno garantito un’istruzione valida. In seguito, uscendo dall’Italia, ho scoperto che il nostro Paese non è il centro del Mondo. E adesso, ritornando ogni tanto, vedo che è sempre meno quella Nazione meravigliosa con una propria identità di artisti, ingegneri, filosofi, imprenditori…
A 20 anni sono stato inviato in Argentina, dove ho finito gli studi teologici ed ho ricevuto l’Ordine Sacro, assegnato alla Diocesi di Viedma in Patagonia. Nel 1989 ho fatto anche uno studio in Colombia sull’ecumenismo.
Per 20 anni sono stato parroco in diverse parrocchie della Provincia di Rio Negro. Nel 1992 la diocesi mi ha inviato (perché mi ero offerto) presso un vicariato in una zona montagnosa del Perù con pochi sacerdoti e con mille problemi. Siamo durante il periodo tormentoso delle azioni di “Sendero Luminoso”, che faceva invece molto “buio” sulla società, con azioni crudeli e morti continue, ingiuste ed assurde.
Nel 1999 sono stato nominato parroco (niente a che vedere con i parroci in Europa!) nella regione amazzonica del fiume Purus. Una zona isolatissima: non c’ è altra maniera di raggiungerla se non con un aereo privato! La zona è abitata da dieci gruppi etnici, ciascuno con la propia lingua ed identità: Cashinahua, Sharanahua, Culina, Mastanahua, Chaninahua, Amahuaca, Ashaninka, Yines, Piros, Mestizos. Sono tutti contadini, vivono di caccia, pesca e agricoltura. I gruppi etnici risiedono complessivamente in 44 villaggi, ciascuno composto dai cento ai trecento abitanti. La somma della popolazione non supera i 5 mila abitanti.
Il loro isolamento geografico ha naturalmente provocato anche un isolamento storico. Lo sviluppo tecnologico in molti casi è ancora in una fase che si potrebbe definire preistorica. (Alcuni gruppi non conoscono nemmeno la ruota n.d.r.).
Appena arrivato, la gente mi ha supplicato affinché collaborassi a rompere il loro isolamento, realizzando in qualche modo una connessione fisica con il resto della Nazione. Mi sono messo all’opera, ma la presenza nel posto di gruppi evangelici integralisti, praticanti forme di fanatismo ossessivo, ha ridotto di molto il nostro agire.
Inoltre certi “sbirri” del Primo Mondo con vestiti “messianici”, hanno proposto azioni di accompagnamento allo sviluppo (educativo, sanitario, organizzativo, ecc) in maniera aggressiva, al punto da creare una rottura ed uno scontro fra Chiesa e popolazione (che cerca comunque un minimo benessere) da una parte, e gruppi di potere internazionale dall’altra, arrivando anche a gravi e ripetute minacce.

Allora ti faccio una domanda che avrei fatto anche ai primi Gesuiti arrivati in quei posti così difficili: secondo te come si fa a conciliare l’evangelizzazione e l’educazione con la salvaguardia delle tradizioni locali?
Per fortuna la Chiesa si è ravveduta abbastanza sugli errori commessi nel passato in nome dell’evangelizzazione. Infatti come sappiamo in America la Chiesa è arrivata sulle barche della conquista del Regno di Castilla, e la Croce è apparsa assieme alla spada. Nonostante questo, la presenza della Chiesa è stata sempre un freno alla conquista. Gli sbagli metodologici dell’uso della lingua latina anche per i non latini (guarda un po’: proprio oggi le ordinazioni lefevbriste a Econe…), la liturgia romana (che ancora sussiste, sfortunatamente), e l’imposizione a volte anche involontaria della cultura “occidentale e cristiana”, senza capire e senza valorizzare le culture locali… tutti questi sbagli per fortuna hanno insegnato a rivedere le metodologie.
Oggi la Chiesa in America Latina è senza dubbio molto più vicina alla gente rispetto ad esempio a quella Italiana. Lo prova il fatto che la gerarchia non ha e non vuole tutti quei privilegi, quel potere che si colgono in Italia. Un altro segno di una più genuina comunione è il protagonismo dei laici, sempre molto intenso. E poi un altro elemento di questa vicinanza è la liturgia, che è senza dubbio più “incarnata” nell’identità locale, più vivace, meno controllata dalla gerarchia ecclesiastica, più “festosa” direi, ed anche più connessa ed impegnata con la realtà quotidiana. Insomma più fedele al Concilio Vaticano II.

P. Miguel con alcuni suoi piccoli parrocchiani

P. Miguel con alcuni suoi piccoli parrocchiani

Il fatto di dover “attingere l’acqua come e con la Samaritana”, il fatto della fame che esige una moltiplicazione del pane, il fatto di una cecità, di una sordità, di una ignoranza (non rimproverabili) che richiedono un impegno straorinario per trasformare strutture e persone, sono tutti elementi che ispirano molto meglio una religione che faccia da ponte fra terra e cielo, che esigono (e provocano) un cristianesimo più coerente. I Vescovi, i preti, i laici impegnati, uccisi durante gli ultimi anni nel continente, sono il segno di questa religione “con la gente e per la gente”.
Il vescovo attualmente Presidente in Paraguay, come altri preti “sindaci”, sono un’altra espressione di questo fenomeno di religione “incarnata”. Dal mio punto di vista, basta sentire che il messaggio di Gesù Cristo è una proposta, un invito a scoprire il Regno dei cieli nascosto nei sacramenti, ma nascosto anche in ogni uomo di buona volontà, ciascuno con la propria cultura e sensibilità, ed anche con la propria dinamica e ritmo di conversione.

Ogni tanto (raramente) ci arrivano notizie di manifestazioni degli Indios peruviani a difesa della foresta. Tu che ci vivi, ci spieghi cosa sta succedendo veramente in Perù con gli ambientalisti? Perché è importante per le comunità in cui vivi costruire una strada di 100 km in mezzo alla foresta? Cosa pensano e cosa fanno veramente gli Indios? C’è qualcuno che sta approfittando della situazione?
Bisogna partire da un dato di fatto: in quella e in altre regioni l’isolamento impedisce qualsiasi minimo miglioramento e benessere. Non solo. Il costo della vita a volte è superiore anche del 1000% rispetto al resto del Perù a causa delle difficoltà di trasporto. E non dimentichiamoci che senza un minimo di mezzi di comunicazione, chi si ammala muore. Siamo in una regione che ha l’indice di analfabetismo tra i più alti del pianeta, dove la popolazione è esclusa da tutto ciò che la scienza e la tecnica possono offrire all’umanità, dove la gente è costretta comunque a vivere nella miseria, nella povertà e nella sofferenza.
Dall’altra parte, nel 2004 una grossa fetta del territorio degli Indios è stata sottratta alle popolazioni per convertirla in un Parco Nazionale. “Bene!” si dirà… Ma il fatto è che in realtà quella è una riserva ecologica per il Primo Mondo intossicato di carbonio.
Sul resto del territorio, ricco di legno pregiato, è stata vietata la commercializzazione di questo legname da parte delle popolazioni locali: praticamente è stata tolta loro una delle poche possibilità di vivere e svilupparsi.
Poi c’è la questione delle organizzazioni ambientaliste. Emissari di WWF, Ryan Forest, Park Watch, e di tante altre organizzazioni “ecologiche” non governative, hanno iniziato una campagna di lavaggio del cervello sugli indigeni, sollevando ad esempio l’argomento che “se faranno la strada sarà il loro sterminio, se si metteranno in contatto con il mondo esterno, sarà la loro fine”.
Queste organizzazioni hanno creato, guidato e sovvenzionato un’organizzazione indigena denominata “FECONAPU”, che serve sostanzialmente alla loro (delle organizzazioni n.d.r.) remunerazione, e fanno dire e firmare agli Indios quello che interessa alle Organizzazioni Internazionali.
Il fatto è che mentre questi emissari viaggiano comodamente in aereo, e ricevono un lauto stipendio in Dollari, gli indigeni, convinti da costoro che “Dio li ha creati per badare al bosco, polmone del mondo”, hanno loro i polmoni senza ossigeno, sono denutriti, e vivono esclusi ed isolati. In sostanza ho l’impressione che il grande interesse di questi rappresentanti del Primo Mondo sia espressamente l’ossigeno, ma, appunto, solo per il Primo Mondo! E poi, sotto sotto, c’è il discorso dell’ acqua, del petrolio, dell’oro che abbondano in questa regione.
È davvero triste vedere come in Europa questi “verdi” predichino la salvezza della specie umana, mentre nel Purùs mostrano chiaramente di non dare nessuna importanza all’essere umano. Piangono, gridano e si stracciano le vesti se si taglia un albero, ma nulla sembra importare loro se un uomo muore nella nostra selva.
Mi permetto di aggiungere una cosa. Di fronte a questi problemi la Chiesa Evangelica, molto potente e presente nel luogo, insegna la rassegnazione perchè “se le cose stanno così, è perché Iddio ha voluto così…” Invece la Chiesa Cattolica (Vescovi, parroci, consigli parrocchiali), e il Fronte di Difesa dei Diritti del Popolo hanno preso una posizione chiara di denuncia, ed hanno cominciato a costruire la strada. Il vescovo, Mons. Francisco Gonzalez Hernandez, è addirittura vicepresidente della “Commissione Pro-strada”. Allora le organizzazioni pseudo-ecologiste hanno subito “istruito” i loro dirigenti, al punto da far firmare loro diverse minacce contro il parroco ed altre personalità, attive nella promozione umana, nello sviluppo sostenibile della regione e nella lotta all’isolamento imposto da questi falsi “salvatori dell’umanità”.
Come proseguirà questa situazione non si sa. Quello che è chiaro sono gli interessi dei potenti, sempre e comunque a scapito dei più deboli.
Ti ringrazio, complimenti per il blog, al quale accederò, se riesco, con molto piacere, partecipe della vostra nobile curiosità, rispondendo alle tue domande che magari possono aiutare i più ingenui a riflettere su argomenti come il ruolo dei mass media, in mano sempre ai (pre)potenti!
Grazie a te Padre Miguel, in bocca al lupo per tutto, buon lavoro e alla prossima!

Alvise

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VENDESI: AREA DI FORESTA AMAZZONICA GRANDE COME LA FRANCIA

Posted on giugno 26, 2009. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, economia | Tag:, |

La deforestazione selvaggia vista dal satellite (Google Earth)

La deforestazione selvaggia vista dal satellite (Google Earth)

Non ascolto quasi mai la radio. In effetti ascolto la radio solo mentre guido e uso la macchina solo una decina di volte all’anno – più che altro per andare all’aeroporto. La settimana scorsa stavo appunto tornando da un viaggio in Italia e ho sentito questa notizia alla BBC. Ho pensato di aver capito male, in fondo era tardissimo, ero stanco e l’inglese non è la mia lingua.

Così sono tornato a casa e ho controllato, prima di tutto sul sito della BBC. Avevo capito bene: il governo brasiliano sta per privatizzare un’area di foresta amazzonica più grande della Francia. Ieri il presidente brasiliano Lula ha firmato l’atto definitivo che dà via libera al provvedimento. Ho cercato la notizia sui siti dei quotidiani inglesi e italiani ma non ho trovato granché. L’Economist propone un’analisi molto interessante degli interessi economici che sono in gioco nella riforma della proprietà terriera in Brasile.

Il disegno di legge, noto come misura provvisoria 458, era stato adottato dal parlamento con l’intenzione di garantire la sicurezza economica dei piccoli imprenditori agricoli nella regione amazzonica. Secondo il reportage della BBC, gli agricoltori che occuparono terreni prima del 2004 vivono in uno stato di profonda incertezza perché non hanno ottenuto alcun riconoscimento formale della proprietà. La questione è estremamente complessa per via del numero di casi interessati (centinaia di migliaia di appezzamenti) e dell’estensione dell’area. Sarà estremamente difficile per le autorità locali controllare lo stato di un terreno, verificare la proprietà e, in particolare, assicurare l’applicazione della nuova legge.

Gli ambientalisti, che hanno duramente criticato il progetto di riforma, sottolineano che non saranno solo i piccoli proprietari a trarne beneficio. Infatti, se l’acquisizione della proprietà formale avverrà a titolo gratuito per terreni sotto i cento ettari, sarà anche possibile ottenere per un prezzo simbolico proprietà di media grandezza e addirittura proprietà fino a 1500 ettari che verranno messe all’asta. Per queste ultime il pagamento sarà dilazionato su tempi lunghissimi. Basta aggiungere che il terreno così acquistato potrà essere venduto sul mercato tre anni dopo l’ottenimento del diritto di proprietà e il quadro si fa preoccupante.

In pratica il governo è accusato di aver approvato un’amnistia per gli approfittatori che hanno occupato vasti terreni illegalmente. Stando alla BBC, fonti della magistratura federale hanno criticato la nuova legge perché potrebbe calpestare i diritti delle comunità indigene amazzoniche se i controlli non saranno sufficientemente approfonditi.

Quello che è certo è che gli interessi in gioco sono enormi. La foto dal satellite pubblicata dall’Economist mostra le ferite profonde inferte dalla deforestazione selvaggia lungo il Rio delle Amazzoni. Al taglio degli alberi segue l’arrivo di piccoli allevatori che fanno pascolare gli animali nell’area lasciata libera, un’attività sempre più redditizia. L’idea del governo brasiliano è quella di fermare la deforestazione riconoscendo ai piccoli proprietari un diritto formale, in modo da incoraggiare lo sviluppo sostenibile ed eliminare lo sfruttamento dei contadini nell’area amazzonica. Quella approvata ieri non è certo la prima misura adottata in Brasile con questo scopo. Riuscirà Lula a mettere a tacere i critici?

Giulianosq

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Delirio di Beppe Grillo

Posted on gennaio 25, 2009. Filed under: Attualità e politica, Uncategorized | Tag:, , , , , , , |

Ieri sono andato a vedere lo spettacolo di Beppe Grillo “Delirio”.

Ancora una volta Grillo è riuscito a riempire un palazzetto dello sport. Ancora una volta Grillo è riuscito a divertire e far riflettere insieme. Ancora una volta il prezzo del biglietto è stato ripagato.

Ma sulla bontà dello spettacolo ci sono pochi dubbi.

Beppe Grillo

Beppe Grillo

La parte che fa discutere di Grillo è quella politica. Quella nella quale oltre alla satira si fa proposta politica. In ogni spettacolo di Beppe Grillo ci sono state proposte di comportamenti, uso di prodotti e inviti a tenere determinati stili di vita. Negli ultimi due o tre anni, però, Grillo e il suo pubblico hanno intrapreso, soprattutto grazie ad internet, un percorso di politica attiva e diretta: si sono fatti i V day, le proposte di legge popolari, i referendum, le petizioni ed ora le liste civiche. In moltissime città italiane si sono creati i Meet up di Beppe Grillo e molte persone hanno trovato una “collocazione politica” occupandosi della difesa dell’ambiente, proponendo una mobilità intelligente, cercando un’informazione libera.

Ora le liste civiche che si rifanno a Grillo sosterranno il programma dei comuni a 5 stelle (1 l’acqua è pubblica, 2 raccolta differenziata porta a porta, 3 connessione ad internet libera e gratuita, 4 mobilità intelligente; 5 innovazione nell’energia). Oltre a questo filmeranno i consigli comunali e metteranno i filmati on line.

Io vedo con favore tutto questo. Mi sembra che ci fosse un gran bisogno di aiutare chi non si ritrova nei partiti di destra e di sinistra a non sentirsi solo/a e ad impegnarsi socialmente. È chiaro che nel merito ogni proposta deve essere discussa e vagliata, ma si tratta comunque di un buon segnale di vita della nostra società civile. Pensate alla questione dell’informazione (già toccata in questo Blog da Giuliano) e allo spettacolo vergognoso, subdolo, spudoratamente di parte e antieducativo che danno i telegiornali di stato e di Berlusconi. Io sentivo e sento l’esigenza di trovare le informazioni altrove e Beppe Grillo in questo è di grande aiuto.

Rispetto al contenuto, le proposte più interessanti sono quelle di sostituire tre prodotti che usiamo abitualmente al fine di ridurre del 50% il materiale conferito in discarica:

A casa mia penso che proveremo quanto meno i detersivi. Poi vi facciamo sapere.

Marco

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