IL LINGOTTO … OVVERO IL SOLITO PROBLEMA DI COME TRASFORMARE IL PIOMBO IN ORO

Posted on luglio 1, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , , |

e non viceversa, quello (ci) riesce benissimo da sempre!

Facciamo come i vecchi alchimisti, dedichiamoci alle pozioni:

1) scegliere qualche parolina magica tra i discorsi dei leader emergenti
Ad esempio
Civati “È il momento. Di cambiare la nostra vita. Di far parte di un partito di cui essere orgogliosi. Di non doverci più giustificare perché crediamo nella politica. Di non dover dire più: «continuiamo a farci del male».
Serracchiani “Noi non abbiamo bisogno di un leader, noi non abbiamo bisogno di un capo, noi non abbiamo bisogno di un messia ne di una figura salvifica. Noi abbiamo bisogno di una squadra che sia la prossima classe di governo, che abbiamo come obiettivo il governo di questo Paese…”
Adinolfi “Sì, vabbè, giovani (oddio, mica tutti), carini (idem) e simpatici (non ne parliamo). Tutto bene, anche gli applausi lì a Franceschini e Bersani, che si sa che questi in teoria vogliono uccidere il padre ma è meglio se papà fa finta di essere distratto e lascia le chiavi della macchina nuova attaccate e allora gli si dà pure un bacino, che quelli del Lingotto non sono tipi da farsela a piedi.”
Scalfarotto “Il gruppo dirigente che ha guidato questo partito e che si propone di guidarlo in futuro non ha saputo evitare la crescita a dismisura del debito pubblico, il fiorire di un potere economico corporativo; non ha saputo sradicare la criminalità organizzata; non è riuscito a resistere alla tentazione di occupare le istituzioni; è stato incapace di regolamentare nuovi fenomeni sociali e prendere posizione sui diritti della persona. La nuova classe dirigente dovrà essere in grado di impegnarsi su tutti questi fronti e per poter farlo credibilmente dovrà presentare volti e profili non compromessi con queste responsabilità.”

2) mescolare con pazienza fino a quando la pozione assume un sapore gradevole conservando un certo grado di asprezza.
La formula, nel nostro caso, potrebbe essere questa: “bisogna cambiare la formazione della squadra senza attendere un papà che fa finta di essere distratto dando visibilità a volti e profili non compromessi”

3) servire agli elettori prima che si raffreddi.

Gli alchimisti più prudenti mettono in guardia i novizi sulla utilità di affidarsi -nella malaugurata ipotesi che la pozione tardi a dare i risultati sperati – anche alla scienza tradizionale (o meglio ai principi che ne costituiscono le fondamenta: rapporto causa effetto, principio di non contraddizione, etc.) per individuare qualche rimedio atto ad impedire che il piombo, in attesa di essere trasformato in oro, possa, per qualche misteriosa ragione, liquefarsi.
… e con questo rimando “polemicamente” (dall’etimo guerra, nel senso che la battaglia è ancora aperta) ad un mio precedente post -che non ha avuto molto successo- in cui mi chiedevo se era possibile individuare una serie di piccole azioni concrete da porre in essere quotidianamente lungo la via del rinnovamento?

Tommaso

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RISALIRE LA CHINA II

Posted on giugno 9, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , , |

Visto che il risultato di Debora Serracchiani è uno dei pochi dati di rilievo emersi dalle elezioni, vorrei ripartire dal testo del discorso che l’ha portata alla ribalta estrapolando alcune frasi che ritengo maggiormente significative.

“Mai una parola chiara, mai una linea netta e soprattutto mai una linea unica.”
…..
“io chiedo al nostro partito di imparare a votare, di imparare ad assumere decisioni, se è necessario anche solo a maggioranza, se è necessario anche lasciando a casa qualcuno. Io dico che dobbiamo imparare a parlare unitariamente da PD, è giusto il dissenso, è giusta la scelta di coscienza, ma la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi quando non siamo uniti. E dobbiamo smetterla di pensare che il nostro problema sia soltanto come comunichiamo ai giornali perché non è così, ci mettiamo molto del nostro.”
…..
“La verità è che, in questi pochi mesi di vita del partito democratico, almeno io ho avuto la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita molto di più dalla base che dai dirigenti.
Noi dobbiamo superare i protagonisti e i personalismi ed avere una nostra politica che sia nuova e se necessario rinnovata.
Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica che non è solo una questione anagrafica ma è una questione di mentalità una mentalità che non sia ancorata alla difesa dell’identità ma votata alla costruzione convinta del partito democratico.
Una mentalità che è difficile riscontrare, io lo credo, in quelli che per anni hanno vissuto come ad opposte fazioni e che non è detto che esista in coloro che indichiamo come dirigenti solo perché sono giovani o perché sono figli di. Non basta, non basta, ci illudiamo se crediamo che il cambiamento avvenga spontaneamente, noi dobbiamo conquistarlo.”

Io aggiungo, non basta “imparare a votare, ad assumere decisioni”, ma bisogna imparare “a decidere bene”.
Sembrerà una ovvietà, ma forse non lo è se condividiamo l’idea che il processo decisionale nell’azione politica e amministrativa deve percorrere un iter complesso che costituisce valore in sé.
Un partito “democratico” nella sostanza e non soltanto nella denominazione ha:

  • l’onere di raccogliere con obiettività i dati sulla base dei quali saranno effettuate le scelte;
  • il dovere di effettuare un bilanciamento degli interessi in gioco senza timore di sacrificare le posizioni di rango inferiore, da valutare caso per caso;
  • la responsabilità, quando gli interessi contrapposti sono tutti di pari rilevanza, di effettuare scelte realmente “politiche” condizionate solo dall’interesse comune e caratterizzate dalla minimizzazione del sacrificio degli interessi non soddisfatti;

In questo modo anche le posizioni rimaste minoritarie conservano valore e il voto a maggioranza (da non perseguire, ma nemmeno da demonizzare e che comunque se il meccanismo funziona realmente dovrebbe diventare l’ultima ratio) diventa uno strumento “di lavoro” e non di prevaricazione.

Tommaso

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