GINO SI REINVENTA

Posted on giugno 21, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , |

In questo terzo articolo sull’Unione Europea vi raccontiamo la storia di Gino, un personaggio che ci aiuterà a rendere più concrete le situazioni che analizzeremo.

Formazione europea

Formazione europea

Gino era il titolare di una piccolissima impresa che lavorava per esportazione del Nord Est produttrice di componentistica per cancelli elettrici. Gino ha 45 anni e dopo aver lavorato fin da giovane presso imprese della zona, aveva avviato un’impresetta tutta sua nella quale erano impiegati la moglie e un paio di dipendenti. Alla fine dell’anno 2008 Gino ha dovuto cessare l’attività a causa della crisi economica.

Per trovare un altro lavoro si è poi rivolto ai Centri per l’impiego presso il quale l’operatrice, con faccia mesta, gli ha detto che avrebbe dovuto “re-inventarsi”. Le difficoltà delle imprese, dei mercati e dell’occupazione sono infatti reali e nessuno ha la bacchetta magica per risolvere la situazione con un “plin”; ciascuno deve fare la propria parte.
Le ripercussioni sociali della crisi in atto sono note, come noti sono i dati in aumento sulla disoccupazione: il tasso di disoccupazione passa infatti dal 6,6 % del quarto trimestre 2007 al 7,1% del quarto trimestre 2008 (Fonte Istat). Gino rientra nel 7,1%.

Quali azioni mette in campo l’Unione Europea per rispondere a questa crisi generalizzata? La Commissione Europea vuole puntare a combattere la disoccupazione e promuovere la creazione di posti di lavoro. Nel caso specifico del nostro Gino, la Comunità Europea stanzia un finanziamento attraverso le Regioni che gli permette di accedere gratuitamente al corso “Operatore Commerciale con l’estero”. Gino, che nel suo lavoro teneva i contatti con clienti esteri, decide di aumentare le proprie conoscenze e competenze frequentando il corso di complessivi 3 mesi in aula e di 1 mese e mezzo circa di stage presso un’azienda dove spera di poter essere assunto. Gino potrà ricevere una borsa di studio di circa tre euro lordi orari.

Abbiamo voluto presentare il caso di Gino per evidenziare come le politiche dell’Unione europea influenzino la nostra vita di tutti i giorni. Sempre nell’ambito della formazione potremmo però portare altri casi: ad esempio l’Unione Europea che vuole stimolare la capacità dei giovani di essere cittadini attivi nelle comunità in cui vivono e per questo propone attività formative specifiche. In questo caso la “formazione” proposta non è necessariamente quella tradizionale che propongono le scuole e le università, ma può essere svolta in anche forma nuova: attraverso il gioco e la discussione in gruppo. Per disabili,  ex-tossicodipendenti o lavoratori “anziani” sono proposti altri percorsi formativi specifici.

Lisa e Marco

Annunci
Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

OCCUPAZIONE E STRATEGIA DI LISBONA

Posted on marzo 28, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , |

Con l’articolo “L’Europa questa sconosciuta” mi ero riproposto di iniziare una serie di interventi che evidenziassero l’importanza dell’Unione europea sulla nostra vita quotidiana. Oggi vi presento alcune osservazioni sulle politiche europee dell’occupazione.

La crisi economica che sta attraversando il mondo riporta alla ribalta la questione della disoccupazione che era stata considerata meno prioritaria in Europa negli ultimi anni a causa della continua discesa del tasso di disoccupazione. Oggi che vediamo intorno a noi le imprese chiudere, ci chiediamo cosa può fare il governo per questo problema, ma dovremmo anche chiederci se le strategie europee complessive siano state adeguate e se lo siano ancora. L’economia di mercato funziona infatti su scala globale e le politiche per l’occupazione devono quindi superare l’ambito dei singoli stati. I Paesi membri dell’Unione europea al Consiglio europeo del 2000 tenutosi a Lisbona hanno dato avvio ad un processo, denominato strategia di Lisbona, attraverso il quale si voleva rendere “l’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale di pervenire alla piena occupazione entro il 2010”. Essa si fonda su tre pilastri:

  • un pilastro economico che deve preparare la transizione verso un’economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza. L’accento è posto sulla necessità di adattarsi continuamente alle evoluzioni della società dell’informazione e sulle iniziative da incoraggiare in materia di ricerca e di sviluppo;
  • un pilastro sociale che deve consentire di modernizzare il modello sociale europeo grazie all’investimento nelle risorse umane e alla lotta contro l’esclusione sociale. Gli Stati membri sono invitati a investire nell’istruzione e nella formazione e a condurre una politica attiva per l’occupazione onde agevolare il passaggio all’economia della conoscenza;
  • un pilastro ambientale aggiunto in occasione del Consiglio europeo di Göteborg nel giugno 2001 e che attira l’attenzione sul fatto che la crescita economica va dissociata dall’utilizzazione delle risorse naturali.

Il Consiglio europeo di Lisbona ha considerato che l’obiettivo generale in ambito occupazionale era quello di aumentare il tasso di occupazione globale dell’Unione europea al 70 % e il tasso di occupazione femminile a più del 60 % entro il 2010. Il bilancio a metà percorso realizzato nel 2005 ha dimostrato che la concreta realizzazione degli obiettivi posti era insufficiente. Ad esempio in Italia il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni a fine 2007 era ancora al 58,7%. Per tale motivo sono state approvate nuove procedure che dovrebbero rendere più efficiente la realizzazione della strategia. Oltre a queste modifiche organizzative, l’Unione europea utilizza tre strumenti finanziari per sostenere l’occupazione: il programma PROGRESS, i fondi strutturali e il programma per l’apprendimento reciproco che consiste nel mettere in evidenza il trasferimento delle politiche più efficaci.

L’Unione tuttavia non ha competenze dirette ed esclusive sulle politiche per l’occupazione previste all’interno della strategia di Lisbona; a qualcuno quindi tale strategia potrebbe sembrare ininfluente. In realtà i governi nazionali sanno che è necessario un coordinamento delle politiche dell’occupazione ed accettano volontariamente i vincoli derivanti dalle proposte e dalle normative comunitarie. D’altro canto l’Unione europea è fondata sulla libera adesione degli stati che ne accettano i vincoli pur di partecipare ai vantaggi che derivano dalla partecipazione. All’inizio la Comunità Economica Europea era un accordo molto limitato ma con il passare degli anni si sono aggiunte nuove competenze alle strutture europee. Con il trattato di Amsterdam del 1997 l’occupazione diventa una materia di interesse comune e oggi si trova inserita nel nuovo Titolo VIII (articoli da 125 a 130) del trattato CE che precisa obiettivi e mezzi per raggiungerli.

In tutti i documenti italiani che riguardano la programmazione delle politiche del lavoro e della formazione sono citati gli obiettivi della strategia di Lisbona che sono quindi anche obiettiva nazionali. Io vedo positivamente questa “limitazione di sovranità” perché mi sembra che aiuti i nostri governi, di solito occupati ad affrontare l’oggi, ad effettuare una programmazione di lungo periodo, quindi bipartisan. Inoltre sia la qualità della documentazione, sia i contenuti delle politiche proposte in ambito Europeo sono mediamente migliori delle nostre. Noi siamo un paese che continua ad infilare le riforme della scuola all’articolo 622 della legge finanziaria 2007 o in norme che riguardano la tutela del consumatore. E siamo un paese in cui spesso si preferiscono le politiche che hanno un effetto immediato sull’opinione pubblica piuttosto che quelle realmente tarate sul contesto e che avranno effetti magari nel lungo periodo.

Marco

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

L’EUROPA QUESTA SCONOSCIUTA

Posted on febbraio 24, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , , |

L’Italia è uno dei paesi fondatori delle comunità europee. Da più di 50 anni abbiamo deciso di limitare la nostra sovranità in favore di maggiore stabilità economica e cooperazione con altri paesi europei.

Ritengo che questa adesione rappresenti un passaggio epocale per l’Italia e per il mondo e la scarsità di informazioni e di interesse che circonda l’unione europea oggi è sconcertante.

Nei giornali italiani non si parla di Europa se non quando un provvedimento comunitario è usato strumentalmente da una parte o dall’altra dell’arena politica per parlar male dell’altra parte. Da questo punto di vista mi vergogno di essere italiano. Trovo disgustosa la provincialità con la quale i nostri politici ed i nostri mass media ignorano i temi di interesse europeo o ci battibeccano sopra.

Questo atteggiamento di incomprensione dell’Europa è dimostrato anche dal fatto che i parlamentari italiani nel parlamento di Strasburgo nelle ultime due legislature sono stati sempre i più assenti. E non credo si possa dire che 35.000 euro al mese siano pochi! Tra l’altro, il seggio a Strasburgo è considerato talmente poco importante ed allettante che ben 36 europarlamentari italiani (su 78 posti a disposizione) nell’ultima legislatura lo hanno abbandonato per altri posti in Italia.

I dati oggettivi ci dovrebbero fare comportare in maniera diversa: l’Unione europea possiede l’economia più grande al mondo, con un prodotto interno lordo stimato in 10.335 miliardi di euro (nel 2006); essa si occupa di questioni vitali come la politica agricola, la politica monetaria, ricerca e sviluppo, le reti infrastrutturali, la difesa dei consumatori. Su altri temi da anni si sta cercando una maggiore convergenza tra i vari stati membri e dal trattato di Maastricht in poi l’Unione europea attua una cooperazione strutturata anche relativamente alla Politica estera e di sicurezza e alla Cooperazione in ambito giudiziario.

Come ricordate, nel 2004 è stato firmato il trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, ma che quella costituzione non è mai entrata in vigore perché non tutti i paesi l’hanno ratificata.

Lo sviluppo dell’Unione europea per aggiunte successive, sia dal punto di vista delle materie di competenza che per l’aggregazione di nuovi paesi, ha portato ad una struttura molto complessa. Per alcune materie le decisioni vengono prese in un modo, per altre in un altro modo (la tendenza è sempre quella che gli stati membri cercano di mantenere per sé le materie più delicate); alcune norme sono fatte proprie da tutti gli stati e per altre alcuni paesi sono riusciti ad avere l’opt-out, ovvero la possibilità di non sottostare a quel vincolo. Per capirsi: la libera circolazione delle persone è garantita più dall’accordo Schengen che dal trattato sull’Unione europea e l’euro è ad oggi adottato da 16 paesi sui 27 che la compongono.

Bene, per vederci un po’ più chiaro e evidenziare l’influenza che l’Unione europea ha sulla nostra vita di tutti i giorni, mi ripropongo di scrivere 10 articoli su Ricostituente, ciascuno su di un tema specifico di sicuro interesse!

Marco

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 1 so far )

Liked it here?
Why not try sites on the blogroll...