A CHI VANNO I “SOLDI PER L’AFRICA”?

Posted on luglio 23, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , |

Qualche settimana fa, nel pieno dello “spettacolo G8”, ascoltando la radio in auto mia moglie se ne esce con una delle sue domande che ti stroncano e che ti fanno dire: “ma perché non ci ho mai pensato?…” Domande che, tra l’altro, sono una delle ragioni per cui l’ho sposata.

Alla radio stavano dicendo più o meno che “…gli 8 capi hanno ottenuto un grandissimo risultato: verranno stanziati 20 miliardi di Dollari in 3 anni per l’Africa…” Mia moglie allora mi chiede: “Ma chi è che rappresenta l’Africa?” Io dico: “se non sbaglio mi pare che al G8 ci sia l’Egitto…” “No, no – risponde lei – intendo proprio chi è il rappresentante ufficiale… Insomma, come per gli Stati Uniti c’è Obama…” Io rimango un po’ così, poi dico: “ma l’Africa non è uno Stato sovrano, è un continente composto da “tot” Stati sovrani… non c’è neanche un’organizzazione tipo Unione Europea che li raggruppi almeno in parte, c’è solo qualche accordo commerciale… che senso ha questa domanda?”

Quanti Dollari del G8 saranno arrivati a queste donne con i loro bambini?

Beneficiarie dei fondi stanziati dall'ultimo G8

E la domanda un senso ce l’aveva eccome! Insomma, nessuno si è mai domandato: “Ok, ci sono 20 mld di Dollari stanziati “per l’Africa”. Ma non essendo l’Africa uno Stato con il suo bel bilancio, la sua Banca Centrale, ecc, allora quanti soldi vanno al Congo? Quanti allo Swaziland? Quanti al Ghana, alla Repubblica Centrafricana, all’Eritrea, all’Egitto, al Burkina Faso? E alla piccola Guinea Equatoriale? E alla nostra amica Libia (che ne ha estremo bisogno per pattugliare le coste affinchè non partano i barconi in direzione Lampedusa)? Boh!

E cosa si fa con questi soldi? Chi controlla che “si faccia sul serio”? Riboh!

Qualcuno per la verità una questione l’aveva sollevata, anche durante il recente G8. Si diceva che in realtà durante tutti i G8/G14/G20/G198 i Paesi ricchi stanziano i “soldi per l’Africa”. Ma quanti? Come? Dove? Per fare che? Addirittura c’è stato chi questa volta ha insinuato che almeno parte di quei 20 miliardi fossero fondi già stanziati in precedenti G8 e mai erogati. Diciamo che non lo so, ma che se fosse vero non mi stupirei. Tra l’altro un amico del Benin recentemente mi ha confermato questa ipotesi.

Quanti? Come? Dove? Per fare che? Domande banalissime, ma pensateci bene: qualcuno vi ha mai dato su questo una risposta chiara? A me no. E dire che in qualche modo lavoro nel settore… Anzi a dire la verità un altro amico (Ottavio, che fa il missionario in Burundi, e che una volta mi aveva commentato un articolo su Ricostituente; sto cercando di convincerlo a mandarmi qualcosa sulla sua esperienza) qualche tempo fa mi ha dato una notizia abbastanza sconcertante. Mi ha detto che in Burundi la percentuale di APD (Aiuto Pubblico allo Sviluppo, quindi fondi della cooperazione internazionale) è attualmente ancora pari al 60% del PIL del Paese. Per chi fosse interessato e conosce il francese, mi ha anche fornito una fonte sull’argomento: http://imf.org/external/pubs/ft/fandd/fre/2002/06/pdf/heller.pdf

Ora, io come al solito mi ritengo un’ignorante, ma mi pare che ci sia qualcosa che non va in queste cifre. E la valutazione peggiora ulteriormente se penso che 10 anni fa il il Ministero della Difesa del Burundi spendeva il 39% del bilancio nazionale… oggi dovremmo essere ancora al 20% (che mi dici Ottavio?), anche se la guerra è, per così dire, “finita”. Restiamo quindi nell’attesa fiduciosa che qualcuno ci spieghi:

a)     Quanti soldi si spendono “per l’Africa” davvero ogni anno;

b)     Come vengono davvero utilizzati questi soldi, ma soprattutto…

c)      Quali Stati davvero beneficiano di questi “aiuti allo sviluppo”, e infine…

d)     Perché, dopo decenni di erogazioni, il numero di morti di fame continua a salire e l’unico settore in sviluppo è in genere quello militare…

Se conoscete qualcuno che queste risposte le sa, fatemi un fischio!

Buona estate a tutti

Alvise

PS: lo so, dovevo scrivere di pannolini lavabili con un’”intervista” alla mia espertissima moglie… portate pazienza arriverà anche quello. Nel frattempo, approfittando dell’estate, provvedete a procreare, altrimenti a che vi servono i pannolini?

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CRISI ECONOMICA E IMPLICAZIONI SULLA SALUTE PUBBLICA

Posted on luglio 13, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , |

L’attuale crisi finanziaria, iniziata con il crollo nel 2007 dei mutui subprime in Nord America e in Europa, si è estesa anche ai Paesi a basso e medio reddito. Vi sono già paesi che hanno ricevuto – o sono in trattativa – un sostegno finanziario di emergenza del Fondo monetario internazionale. Eppure, affermano gli studiosi economisti, proprio queste forme di sostegno potrebbero limitare la capacità dei governi di investire nella salute pubblica.

Dottore e paziente

Dottore e paziente

Nonostante le tinte fosche che sembra assumere la situazione, è difficile valutare le implicazioni della crisi per la salute delle persone in tutto il mondo. Per fare un po’ di luce sulla crisi attuale, gli economisti stanno analizzando le passate recessioni e il loro effetto sull’assistenza sanitaria. Tre sono i periodi di recessione mondiale negli ultimi 20 anni: 1990-93, 1997-98, 2001-02. Gli ultimi due sono stati trainati da crisi finanziarie e sono, in qualche modo, simili alla crisi attuale.

Di recente a Venezia, si è svolto il “G8 sulla Sanità” tra Ministri della Salute Pubblica, propedeutico – credo sia un termine adatto –  al G8 dell’Aquila (evidenzio che Ministro italiano e Governatore veneto si sono ber guardati dal parteciparvi … entrambi pesantemente impegnati nel non intaccare gli equilibri politici interni …). Quello che è emerso in sostanza è che l’analisi degli effetti della recessione economica sui sistemi sanitari nazionali è cosa molto complessa. Sembrano esistere infatti fattori di compensazione che, in ambito sanitario, durante i momenti di crisi economica, permettono di limitare gli effetti negativi sulla salute delle persone. A tal proposito, ho partecipato ad un interessante seminario promosso dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) – nonché organizzatore del G8 veneziano –  e dall’Unità Complessa per le Relazioni Socio-Sanitarie Internazionali della Regione del Veneto, dove tra tecnici si è analizzata la situazione internazionale e messo in luce i possibili scenari aperti dalla crisi economica. In tempi di crisi, ad esempio, i governi possono imparare a impiegare in modo più efficace i propri bilanci sanitari utilizzando maggiormente i farmaci generici, oppure – com’è accaduto in alcuni paesi – adottando nuove misure di protezione sociale. In fase di recessione è importante che i governi proteggano le fasce di popolazione più povere e svantaggiate.

Tornando all’evento veneziano, mi sembra importante evidenziare come il punto chiave del dibattito – che ho avuto modo si ascoltare “da dietro alle quinte” – sia che la tutela della salute pubblica non basta. Per garantire il benessere dei cittadini, i Ministri della Salute devono ridurre le ingiustizie sociali, migliorare e controllare la qualità del cibo, affrontare la questione dei cambiamenti climatici e della proprietà intellettuale dei farmaci, investire sulla prevenzione e sulla tutela della salute a livello globale. Riflettendo su queste indicazioni, mi piace constatare una forte convergenza con quanto dichiarato da Obama nel suo documento elettorale per il Potenziamento del Sistema Sanitario, nonché con quanto da lui confermato in occasione del vertice dell’Aquila. Obama, nel tentativo di risollevare gli Stati Uniti da una situazione sanitaria non sempre all’altezza della prima potenza economica mondiale, difende l’accessibilità ai farmaci generici a tutti i Paesi sovrani, così da poter far fronte alle necessità della salute pubblica, rompendo la morsa di alcune case farmaceutiche. E’ una politica dura, che incontra l’opposizione dei conservatori e delle lobby, ma che giunge diretta alle persone!

Come per tutte le grandi questioni, più che dagli investimenti e dai finanziamenti veri e propri, la rivoluzione arriva dalle persone, dalle ideologie e dall’orientamento dei vertici.

Lisa

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