IL BIANCO NATALE E L’IDENTITA’ SBIADITA

Posted on novembre 23, 2009. Filed under: Cultura, Politica | Tag:, , , |

L’amministrazione di centrodestra di Coccaglio, piccolo comune nel bresciano, ha lanciato l’operazione “Bianco Natale”, finalizzata all’individuazione ed espulsione degli extracomunitari clandestini presenti nel territorio comunale. Chi ha giustamente osservato che un’operazione del genere nulla ha a che vedere con il Natale e ha ben poco di cristiano, ha incontrato la pronta risposta di un leghista componente la giunta locale: “Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. Il ragionamento dell’amministratore evidenzia la sua assoluta ignoranza dei principi fondanti il Cattolicesimo e conferma, a mio avviso, la carenza di un’identità culturale nella Lega Nord e nei suoi sostenitori.

I leghisti richiamano la tradizione cristiano-cattolica, ma dimostrano spesso di non avere interiorizzato alcuno dei valori che l’identificano. Non si tratta di essere o meno buoni cristiani, c’è qualcos’altro. La religione viene ridotta a simboli da difendere e non viene riconosciuta come un insieme di dogmi e valori.

Per il leghista sono le tradizioni, intese spesso come abitudini, e non i valori, a fondare la sua identità. Del cristianesimo va difeso il crocifisso nelle scuole, non ne vanno vissuti i principi. E ciò perché detti principi non rientrano nel sistema dei valori della Lega. Il leghista che scrive su facebook che è legittimo torturare i clandestini e quello che considera il Natale una tradizione che nulla ha a che fare con l’accoglienza non credono nei valori del cristianesimo.

E un’identità basata su tradizioni, tra loro distanti e magari inventate, come le feste celtiche nei capannoni, e non su un sistema di valori, non è un’identità.

Se quanto ho scritto è vero, il vasto consenso di cui gode la Lega, soprattutto nella mia regione, il Veneto, può essere sintomo, almeno in parte, di una carenza identitaria nella popolazione?

Più volte ho sentito proporre la seguente immagine: se sali su una delle montagne venete e guardi la pianura di sotto, vedi Los Angeles. Più che una metropoli, direi che vedi, rubando le parole a Calvino, “una zuppa di città diluita nella pianura”. Il punto è, probabilmente, tutto qui.

In territori dove, qualche decennio fa, nell’arco di poco tempo si è passati da un’economia contadina a un’economia industriale, dove i campi hanno lasciato spazio, senza criterio, alla cementificazione e ai capannoni, dove sono arrivati migliaia di stranieri, dove la vita è cambiata radicalmente senza che la politica governasse il cambiamento, senza che l’identità perduta fosse accompagnata da una nuova consapevolezza, un partito che fondi le sue politiche sulla difesa di abitudini, tradizioni e lingua dei tempi andati – non sui valori, perché non gli appartengono più – e rifiuta il cambiamento, fomentando la diffidenza in ciò che, all’apparenza, è altro, può trovare consenso, finché non maturino, un po’ alla volta, una nuova identità e una nuova idea di comunità.

Raffaele

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BURQA BURQA DELLE MIE BRAME…

Posted on ottobre 28, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

… chi è la più libera del reame?

(dialogo immaginario e semiserio con la Ministra Mara Carfagna)

Donne in burqa

Donne in burqa (da: http://www.msnbc.msn.com/id/15766750/ - Christopher Furlong/Getty Images)

Mi è capitato di riflettere comparando il mio post precedente sulle pratiche matrimoniali in Benin, con l’articolo apparso il 13 ottobre sull’ottimo “Il Fatto Quotidiano” a firma dell’ottima Elisa Battistini.

Il filo che lega i due pezzi è una frase della Ministra (insomma si dice Ministra o Ministro? Boh… facciamo Ministra che a proposito fa tanto donna emancipata…). Dice: “Il fenomeno [del burqa nelle scuole] è sintomo di scarsa istruzione”. Più o meno quello che diceva Mons. Pascal N’Koue a proposito dei matrimoni forzati. La premessa insomma è identica, ma l’atteggiamento che ne consegue mi sembra diametralmente opposto: Lì si investe (o si tenta di investire) nell’istruzione, qui si vieta il burqa. Preciso che non voglio parlare di sicurezza: mi fermo all’aspetto “culturale” sollevato dalla Superministra.

Dunque Ministra: la “scarsa istruzione” di chi? Nostra o delle ragazze con il burqa? E se fosse di entrambi? E’ vero, chissà quante ragazze ignoranti sono costrette a mettere il burqa, ma… Ministra, per favore guardiamoci un attimo negli occhi reciprocamente sbarrati. Lo sappiamo che cos’è il burqa? Lo sappiamo perchè si mette? Quanti tipi ne esistono? Chi l’ha inventato e introdotto nella cultura islamica, e perchè?

Io non ho problemi ad ammettere che non lo so; ho alcune informazioni ma a mio parere frammentarie e scarse (ringrazio chi vorrà integrarmele). E lei? Si dice allarmata per la condizione delle immigrate, ma lei si allarma per la condizione delle loro coetanee italiane che si prostituiscono per una ricarica di cellulare? Quali sono i “simboli di sottomissione” nel nostro civilissimo paese? Solo il burqa o c’è dell’altro?

Ministro, invece di “vietare l’espressione di tradizioni, culture e modi di trattare le donne incompatibili con i nostri” (testuale), non sarebbe meglio avviare un dialogo finalmente serio con queste culture per eliminare insieme e da entrambe le parti tradizioni e culture incompatibili con i diritti umani ma anche con la dignità delle donne? O pensa che le nostre siano tutte “compatibili”? E soprattutto – come al solito – chi siamo noi per decidere cosa è “compatibile” e cosa non lo è? Io nel post sul Benin mi sono quantomeno posto il problema, e stavo parlando di tradizioni forse più sconcertanti del burqa.

Su una cosa non sono d’accordo con la Battistini. Quando dice “Una battaglia giusta, quella dell’emancipazione femminile. Che il velo diventi il suo simbolo è però una semplificazione”. Non è una semplificazione: è una sciocchezza. Ho conosciuto personalmente donne velate immensamente più emancipate di tante italiche ragazze con la pancia emancipata in fuori.

A questo punto, per tagliare la testa al toro, sarebbe tanto semplice metterci d’accordo con la ministra una volta per tutte su cosa intendiamo per “emancipazione”. Ma qui subentrano fattori che renderebbero probabilmente impossibile l’accordo. Ministra, abbia pazienza, io ci metto anche tutta la buona volontà, posso anche essere convinto delle sue serie intenzioni e buona fede, ma parliamoci chiaro: che credibilità ha una “calendarista” che affronta questi temi? E per favore non tiriamo fuori la solita storiella del “scurdammoce ‘o passato!” Insomma io cerco di mettermi nei panni (che fatica!) di una ragazza islamica col suo bel velo che ascolta il suo discorso: diciamo che mi viene da sorridere. Anche la Battistini vede oltremodo semplicistico “giudicare una cultura pensando alle donne che si spogliano per fare un calendario”. Siamo già in due: quanti altri ce ne sono?

Ministra Carfagna, non me ne voglia: è la solita questione dell’uovo e della gallina. Non sono io che ce l’ho con lei perché faceva i calendari (ci mancherebbe: era pur sempre un bel vedere!…), ma è lei che, come del resto “altri” prima di lei, si è (liberamente? Spero almeno consapevolmente!) messa a fare un mestiere “incompatibile” (aridaje) con quello precedente, se non altro in termini di credibilità. Trattandosi tra l’altro di uno dei mestieri più difficili ed “alti”, è un bel problema per lei, ma se lo deve risolvere se vuole essere ascoltata da teste anche solo minimamente pensanti.

Un momento: “…se vuole essere ascoltata da teste…” Ecco! Ha ragione! Forse la soluzione è tutta qui: ma chi se ne frega delle teste pensanti? Lei intanto le spara, qualcuno sicuramente raccoglierà…

Auguri Ministra, e buon lavoro!

Alvise

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ANCHE MOHAMED POTRÀ GUIDARE IL TRAM

Posted on luglio 31, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Questo è il titolo dell’articolo con cui il bollettino Adapt n. 23 del 27 luglio scorso (www.adapt.it) racconta di un ragazzo immigrato, Mohamed Hailoua, che ha denunciato un caso di discriminazione nella possibilità di accesso ad un concorso per operaio elettricista presso l’Azienda Trasporti Milanesi S.p.A.. Il bando, infatti, limitava la possibilità di partecipazione al concorso ai cittadini di paesi appartenenti all’Unione Europea. Eppure, come cita il documento, l’art. 2, comma 3 del D. L.vo n. 286/98 stabilisce che “la Repubblica Italiana […] garantisce a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento o piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”.

Discriminazioni

Discriminazioni

Peccato però, che nella realtà dei fatti, anche considerando tutte le deroghe ed i limiti previsti per l’accesso a determinate occupazioni (cfr. articoli 10, 12 e 14 della L. n. 158/81), siamo molto lontani dal rispettare le nostre stesse normative, non solo per quanto riguarda l’accesso al lavoro, ma anche e soprattutto durante il lavoro. È oltremodo evidente quanto permanga l’atteggiamento per il quale lo straniero è “necessario ma non benvenuto”. Il bisogno sempre più impellente della sua forza lavoro è nettamente in contrasto con la difficoltà della sua accettazione all’interno della società. L’immigrato è necessario per coprire tutti i posti di lavoro più pesanti, con ritmi più sostenuti, non qualificati e pericolosi. E, nonostante questo, moltissimi imprenditori continuano a non puntare sulla qualità delle loro condizioni di lavoro e sul soddisfacimento dei bisogni di cui sono portatori in quanto appartenenti a etnie diverse e provenienti da paesi anche molto lontani (come ad esempio la concessione di periodi di ferie più lunghi per tornare in patria o spazi e orari flessibili per il culto religioso).

Così come non è un caso trovare operai non qualificati stranieri con una laurea in ingegneria. Il mancato riconoscimento della professionalità e l’impossibilità di sviluppo professionale sono, infatti, la seconda grande discriminazione subita dai lavoratori immigrati. Discriminazione che, oltre ad essere un danno per la persona, è un incredibile perdita di risorse e di potenziale per l’azienda.

Per fortuna esistono anche casi positivi, che andrebbero raccontati e valorizzati il più possibile. Vi racconto brevemente una storia (i nomi e le attività dell’azienda sono di fantasia… ma la storia è vera). Gianni è un caporeparto cinquantenne. Ha la terza media e, al suo attivo, trent’anni di esperienza professionale. Gianni non ama i cambiamenti e le procedure per creare il tubo che esce dal suo reparto sono le stesse da anni, anche perché non è compito suo proporre alternative. Juan viene dal Perù. È un operaio non qualificato ed ha una laurea in ingegneria meccanica. Il suo compito è esattamente come quello di Charlie Chaplin nel film “Tempi moderni”. Un giorno decide con grande coraggio di esporsi e, suscitando l’ira di Gianni, propone all’imprenditore un sistema innovativo per la produzione del tubo. L’imprenditore concede la possibilità di fare una prova e, riconosciuta la validità dell’alternativa, adotta il nuovo processo e promuove Juan.

Detto questo… staremo a vedere se, alla fine, anche Mohamed sarà così fortunato e il tram lo guiderà davvero!

Ilaria

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SICUREZZA SICUREZZA …LA SALVEZZA DELLA NOSTRA LIBERTA’

Posted on luglio 9, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , , , , , , |

Il Ddl sicurezza è legge
La legge, che completa il pacchetto di norme sulla sicurezza voluto dall’attuale governo, è divisa in tre capitoli: sicurezza urbana, immigrazione, criminalità organizzata. Ecco alcune delle disposizioni.
Reato di clandestinità: lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello stato violando la legge, è punito con l’ammenda da 5mila a 10mila euro e l’espulsione.
Una pagliacciata demagogica priva di concreta deterrenza (quindi inutile anche rimanendo nella logica di chi ritiene che i flussi migratori si possano modificare con l’inchiostro -delle leggi- o con il piombo -delle mitragliatrici- mentre servirebbero acqua e riso) che determinerà soltanto ulteriore intasamento delle aule di giustizia.
Identificazione: il periodo massimo complessivo di trattenimento per l’identificazione non può essere superiore a 180 giorni. Il questore, in ogni caso, può eseguire l’espulsione e il respingimento anche prima della scadenza del termine, dandone comunicazione al giudice di pace.
L’identificazione nel codice penale Rocco (promulgato nel periodo fascista e tuttora vigente con aggiustamenti che lo hanno reso compatibile col nuovo assetto democratico) e nella Costituzione comporta la possibilità della coazione, ma il rispetto di tempi brevissimi. Imbarbarimento.
Ronde “senza armi”: via libera alle associazioni volontarie dei cittadini “a guardia” dei quartieri. I «volontari per la sicurezza» non potranno girare armati e svolgeranno attività di segnalazione alle forze dell’ordine, ma non di presidio del territorio. Le associazioni saranno iscritte in un apposito elenco tenuto dal prefetto e tra esse avranno la precedenza quelle costituite da ex appartenenti alle forze dell’ordine, alle forze armate e agli altri corpi dello stato. I requisiti per l’iscrizione delle associazioni negli elenchi saranno definiti con provvedimenti successivi del viminale.
« Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza:
nel Fascismo è la salvezza
della nostra libertà… »
Da l’ultima versione di “Giovinezza” approvata, ufficialmente, dal Direttorio del Partito Nazionale Fascista come “Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista”
Il canto, divenuto nel corso del ventennio di importanza pari ad un inno nazionale, si presta magnificamente, con qualche piccola modifica, ad essere intonato dalle ronde notturne e a divenire il tormentone della nuova estate italiana

“Zone di sicurezza”: un altro pacchetto di norme riguarda i reati che destano allarme sociale, prevedendo aggravanti per l’estorsione, la rapina e la truffa. L’inasprimento di pena scatta nel caso in cui gli illeciti siano compiuti in alcuni luoghi particolarmente frequentati dai cittadini come stazioni, banche, uffici postali, parchi e giardini pubblici e fermate di autobus. Vengono anche aggravate le pene per chi commette violenza contro i minori all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o formazione.
Da valutare, ma l’aggravamento dell’impianto sanzionatorio di un codice fondamentalmente repressivo come il codice Rocco non ha finora mai avuto alcun effetto generalpreventivo. Anzi è dimostrato che oltre certi limiti le pene non fanno più paura. E comunque il problema del nostro ordinamento è l’esecuzione, l’effettività non i proclami preventivi.
Sindaci “sceriffi”: più poteri ai sindaci nei casi di indebita occupazione di suolo pubblico, o quando ricorrono motivi di sicurezza pubblica. I primi cittadini potranno ordinare l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese dei colpevoli. Se si tratta di venditori ambulanti viene predisposta la sospensione dell’attività commerciale fino all’adempimento dell’ordine e del pagamento delle spese, o la chiusura per motivi di igiene e decoro urbano.
La solita minestra servita riscaldata.
Stragi del sabato sera. Si inaspriscono le pene per gli automobilisti ubriachi o drogati. Il “fondo contro l’incidentalità notturna” servirà per l’acquisto di materiali e mezzi per le forze di polizia oltre che per campagne di sensibilizzazione. Le auto sequestrate ai proprietari fermati per eccesso di alcol e uso di droga potranno essere assegnate in custodia giudiziale agli organi di polizia, prioritariamente per la prevenzione della sicurezza della circolazione stradale.
Vedi sopra.
Tassa permesso soggiorno: la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro. Sono esclusi i casi di richiesta d’asilo e di protezione per motivi umanitari.
Siamo abituati a “contribuire” in ogni ambito, ma la componente ideologica sottostante rende odioso il provvedimento anche in questa sua parte.
Fondo rimpatri: è istituito presso il ministero dell’Interno un fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri.
Il vero fondo rimpatri dovrebbe essere costituito da quella, minima, parte del PIL che gli stati più ricchi avevano deciso di destinare al resto del mondo in un recente G-qualche cosa, ma che non risulta sia stata effettivamente distribuita (d’altronde noi siamo in crisi finanziaria e in Africa in fondo manca solo l’acqua).
Carcere per chi affitta a clandestini: chiunque, a titolo oneroso al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
La solita minestra servita riscaldata con aggiunta di un pizzico di sale.
Oltraggio a pubblico ufficiale: viene reintrodotto il reato abrogato nel 1999. La pena massima, per chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale, è di 3 anni.
Apparentemente abbastanza innocua vista che la condotta risultava comunque sanzionata come ingiuria aggravata, di fatto viene introdotto un reato che nella prassi spesso veniva creato con facilità ad arte per aggravare la posizione di piccoli criminali (il recente caso Aldovrandi docet: l’operato delle forze dell’ordine sui marginali non è sempre improntato a correttezza e capita purtroppo troppo spesso che l’unica sanzione effettiva irrogata siano le manganellate al momento dell’arresto)
Registro dei clochard: si istituisce, presso il Viminale, il registro nazionale dei senza fissa dimora. Per i clochard viene stabilito anche l’obbligo di dimora. In base alla nuova norma i senza tetto che non avranno comunicato un domicilio all’anagrafe comunale non saranno “in regola”.
Non capisco
Albo dei buttafuori: non ci sono pubbliche qualifiche ed è vietato l’uso di armi o di oggetti atti ad offendere e di qualunque strumento di coazione fisica. Il personale è iscritto in apposito elenco, tenuto dal prefetto competente per territorio.
Decoro urbano: Multe fino a 500 euro per chi getta rifiuti mentre passeggia per strada. La sanzione sale fino a mille euro se i rifiuti vengono gettati da un’auto in movimento o in sosta. Per i writer che sporcano o deturpano monumenti o palazzi storici, carcere fino a un anno e multa fino a 3 mila euro.
Vedi sopra
Inasprimento 41-bis: istituti destinati ai soli detenuti sottoposti al regime del 41-bis, preferibilmente in aree insulari, o comunque all’interno di sezioni speciali e  logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria. Stretta anche sui colloqui con parenti e avvocati e sull’ora d’aria.
Il problema però è che l’Italia colleziona condanne dalla CEDU in materia di regime penitenziari speciale da molti anni, quindi il sistema è destinato a collassare.
Spray al peperoncino. Viene liberalizzata la vendita di bombolette spray urticanti per l’autodifesa. Le caratteristiche tecniche e il contenuto degli spray saranno definiti da un regolamento del viminale di concerto con il ministero della sanità.

Presto disponibile anche nella versione “al pesto” servito da una ronda in guanti bianchi

Bambini “invisibili”. Gli stranieri avranno l’obbligo di esibire agli uffici della pubblica amministrazione il permesso di soggiorno ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni e altri provvedimenti, ma anche per atti di stato civile o per accedere ai pubblici servizi.
Questo provvedimento secondo l’opposizione renderà impossibile l’iscrizione all’anagrafe per i figli dei clandestini. Comunque secondo me renderà più difficile usufruire di servizi (asilo etc) la cui doverosità a favore dei minori è stata più volte affermata dalla giurisprudenza senza distinzioni.
Norma anti-racket. Viene introdotto l’obbligo per gli imprenditori titolari di commesse pubbliche di denunciare le estorsioni. Se non lo fanno verranno esclusi dalla possibilità di partecipare alle gare di appalto. Per prevenire infiltrazioni nei pubblici appalti il prefetto potrà fare ispezioni nei cantieri.
Norme anti-accattonaggio. Carcere fino a tre anni per chi sfrutta i minori sotto i 14 anni e decadenza della patria potestà del genitore.

Tommaso

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