LA TERRA DEL SIGNORE

Posted on giugno 14, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , , , , |

Il 2 giugno, a Castelfranco Veneto (TV) si è svolto uno spettacolo organizzato dai “Cittadini per la pace” e da altre associazioni intitolato “La Terra del Signore” con Moni Ovadia e Mario Brunello.

Mario Brunello e Moni Ovadia

Mario Brunello e Moni Ovadia

Diversamente da altre volte, Moni Ovadia non è stato impegnato in canti e balli per l’intero spettacolo. La gran parte di esso è stata infatti una narrazione chiara e dettagliata di come si è arrivati allo stato di terribile conflitto in cui è immersa la Terra Santa.

All’inizio Ovadia ha raccontato ai presenti che il padre delle tre grandi religioni monoteiste, Abramo, in seguito all’abbandono dell’iconoclastia e alla sua conversione, si mette in viaggio attraverso la Mesopotamia e l’Egitto. Dio parla ad Abramo della terra promessa nella quale potrà abitare il suo popolo, ma, nella Bibbia è riportato numerose volte,  specifica che la terra sarà comunque sempre sua (di Dio), non del popolo che la abiterà.
Significativo è dunque che per fare la volontà di Dio si debba uscire dalla propria terra ed abbandonare la propria famiglia, quindi uscire dai confini ed incontrare lo straniero, il diverso per eccellenza.

Citando invece la storia di Mosé, Ovadia racconta come questi non fosse come Charlton Heston nel film “I 10 comandamenti” ma fosse verosimilmente un piccoletto mite ed insicuro, ed il popolo eletto non fosse composto che da una minoranza (circa il 20% di coloro che abitavano l’Egitto) di ebrei: in prevalenza schiavi piagnucolosi.

Schiavi e stranieri, dunque. Questo il popolo al quale Dio garantisce i suoi benefici e una terra su cui vivere, anche se non da possedere. Quindi Dio, interpreta Moni, si manifesta principalmente nell’incontro con l’altro e si dichiara contrario alla “proprietà” di una terra da parte del suo popolo.

Come è possibile che oggi la maggior parte degli abitanti di Israele si sia dimenticato questi concetti? Come è possibile che i governi israeliani non riconoscano negli abitanti degli stessi territori e dei territori contigui il diverso con il quale relazionarsi? Come è possibile che ne ignorino l’esistenza (lo stato di Israele è stato fondato sul presupposto che ci fosse della terra “libera” da occupare) e le sofferenze?

Ovadia però esamina anche la parte non divina del percorso di creazione dello stato di Israele: il colonialismo britannico, definito il primo responsabile della situazione attuale, le risoluzioni dell’ONU e le guerre israeliane. Rispetto alle risoluzioni dell’ONU fa notare che il governo israeliano, mentre ha giovato delle risoluzioni in suo favore, si è sempre rifiutato di rispettare quelle che ponevano limiti al proprio espansionismo (ho cercato si verificare a quali risoluzioni si riferisse Ovadia, ma sono decine quelle non rispettate da Israele).

Lo spettacolo è poi passato ad altre dimensioni grazie alla performance di Mario Brunello uno dei più famosi violoncellisti del mondo. Toccante la preghiera ebraica in onore di tutti i morti nei campi di concentramento suonata da Brunello e con la “vociaccia” di Ovadia, con la quale si è concluso lo spettacolo.

Marco

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Cinefigli 2: Valzer con Bashir

Posted on gennaio 18, 2009. Filed under: Cultura | Tag:, , |

“Valzer con Bashir” del regista israeliano Ari Folman è il film non americano che, nell’anno appena trascorso, si è diviso con “Gomorra” di Matteo Garrone i maggiori riconoscimenti internazionali, e che oggi batte il rivale sul filo di lana, sconfiggendolo ai Golden Globe e forse portandosi a casa l’Oscar come migliore film straniero (lo sapremo a marzo). “Valzer con Bashir” è un documentario a cartoni animati sul ricordo di un evento che ha segnato il regista e gli israeliani della sua generazione (Folman è nato nel 1962): l’intervento di Israele in Libano nell’82, e la strage di Sabra e Chatila. Il regista, anche interprete del film, non riesce a ricordarsi niente dell’esperienza in Libano, così decide di cercare i vecchi compagni d’armi, per ricostruire i propri ricordi. E’ un film sulla rimozione del ricordo, sull’elaborazione del lutto e della colpa, sulle cicatrici che la guerra lascia su chi l’ha combattuta. Come i migliori film di guerra (Apocalypse now, Full Metal Jacket), non è un film sulla guerra ma sull’elaborazione mentale della guerra. Un’elaborazione che ha le fattezze iperrealistiche dell’incubo. E l’intuizione di usare i cartoni animati in questo senso è riuscita. Si è detto che è la prima volta che un cartone animato viene utilizzato per fare un documentario.

Valzer con Bashir

Il risultato è che le interviste ai protagonisti sono montate non con la ricostruzione dell’evento, come avviene in alcuni documentari, ma con l’evento stesso. Come dice lo stesso Folman ad una giornalista della tv francese, i disegni animati consentono una libertà che il cinema con attori non consente. Oggi poi, con il computer, non richiedono neanche più i tempi che richiedevano nell’era Disney. E’ possibile che i cartoni animati diventino il principale strumento dei nuovi cineasti, poveri di soldi, ma non d’idee? Già oggi i documentari sono l’arma preferita di espressione di molti giovani cineasti, cui basta una piccola videocamera e un programma di montaggio video per ottenere spesso opere molto più interessanti dei film di finzione.
“Valzer con Bashir”, documentario e cartone animato, si colloca al vertice di questo triangolo, e segna una strada per il futuro. Proprio per questo penso non sia scandaloso che sia stato preferito al pur bello “Gomorra”.

Valerio

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Gaza terra martoriata

Posted on gennaio 15, 2009. Filed under: Attualità e politica, Pace | Tag:, , , |

Mi piacerebbe capire meglio la situazione del vicino oriente. Mi piacerebbe capire tutti i motivi che portano arabi ed israeliani a combattersi da anni così tenacemente. Vorrei saperlo per poter suggerire soluzioni, individuare punti di equilibrio, aprire strade.

Forse però la cosa è più semplice di quanto si possa immaginare. In ogni conflitto ciascuna parte ha le sue ragioni e deve però riconoscere quelle dell’altra parte. Gli estremismi sono i primi ostacoli alle soluzioni, ma anche i morti, i feriti, le umiliazioni e le ingiustizie subite sono macigni sulla buona volontà di molti. La pace deve essere fondata sulla giustizia e, dopo tanti anni di guerra,  sul perdono.

Rispetto al perdono non so bene cosa dire: non so come instillarlo. Sulla giustizia, però, voglio citare alcuni stralci di un appello di Luisa Morgantini, Vice-Presidente del Parlamento Europeo:

“Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale.  Furto di  terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati,  colonie che  crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.
Ma voi dirigenti politici [italiani] avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via e dei soldati che  lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con  sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia  loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un’altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.
Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicurezza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.

Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano: dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra  loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.”

Marco

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Omer Goldman – Shministit

Posted on dicembre 10, 2008. Filed under: Pace | Tag:, , , |

Omer Goldman è una ragazza israeliana di 19 anni. E’ carina ed è di buona famiglia: suo padre è stato vice capo del Mossad, il servizio segreto israeliano, fino all’anno scorso.

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Omer Goldman

Probabilmente non ha letto tutti i libri sul pacifismo, però è una Shministit, cioè una giovane israeliana che rifiuta di prestare il servizio militare in Israele. Per questo motivo è stata in prigione negli ultimi mesi. Ora è fuori per motivi di salute, ma i suoi amici continuano a frequentare le celle di stato.

Tutti i mesi per tre settimane.

Fino a quando avranno 21 anni.

Per Omer sarebbe stato normale servire la patria sotto le armi, come suo padre e sua sorella prima di lei, ma quando qualche mese fa ha partecipato ad una manifestazione per la pace, che si svolgeva in Palestina, l’esercito che rappresentava la sicurezza per lei e per la sua nazione le ha sparato addosso. Solo proiettili di gomma e granate lacrimogene, potrebbe dire qualcuno, che in Israele sono acqua fresca… Ma evidentemente abbastanza per scuotere una coscienza.

Oppure avrebbe potuto chiedere un aiutino per non fare il militare, se avesse voluto, invece assieme ad altri amici cerca di sollevare l’attenzione del suo paese e del mondo sul dramma della guerra e dell’occupazione militare. E’ oggi attiva nel Jewish Voice for Peace che sta organizzando una giornata d’azione il 18 dicembre e ci chiede di aiutarla scrivendo una lettera di adesione tramite questo sito.

Potete anche iscrivervi al loro gruppo degli Shministit su facebook, se volete.

Io ho fatto entrambe le cose.

E mi sono sentito meglio.

Marco

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