ITALIA – GERMANIA PARTE III – L’EPILOGO

Posted on giugno 11, 2009. Filed under: economia, Uncategorized | Tag:, , , , , , |

fiat-opel

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E’ vero, avevo pensato con Marco di mandarvi qualcosa sul terzo mondo e sulla cooperazione internazionale, ma dopo l’epilogo della vicenda Fiat – Opel, come potevo non concludere il discorso?

Dunque è andata male. Ma a chi, poi?

Insomma le perplessità che avevo sollevato nei capitoli I e II della “saga” rimangono tutte, eccome! E per giunta, letti alcuni commenti più o meno autorevoli, se ne aggiungono delle altre.

Intanto, con o senza Opel, la situazione degli operai italiani della Fiat non è affatto rosea. Gli altri fronti su cui è ancora impegnata la casa torinese (Chrysler – e di ieri il via libera del Governo USA -, ma anche Peugeot-Citroën e Saab) richiamano venti di tempesta per le prospettive occupazionali del nostro Paese, tattandosi sempre di aziende con cui ci sarebbero pericolose sovrapposizioni di mercato.

E poi ci sono le valutazioni degli esperti. Vi consiglio a tal proposito questo articolo. Tra i vari elementi che avrebbero influenzato l’affare, si citano la nostra atavica “incapacità di fare squadra”, già denunciata a suo tempo da Montezemolo. Ma se da una parte c’è chi (Tremonti) afferma che “l’influenza di Silvio Berlusconi avrebbe potuto fare molto“ (no comment), dall’altra c’è chi osserva che “il pregiudizio verso gli italiani, il nostro scarso peso internazionale avrebbero zavorrato l’offerta di Sergio Marchionne”. Da parte mia propenderei per la seconda ipotesi, anzi: non sarà mica che siamo incapaci di “fare squadra” proprio perché qualche giocatore (magari il “capitano”) non fa che alimentare all’estero i pregiudizi nei confronti degli italiani? Mah…

Comunque secondo l’autore c’è poco da aggiungere: l’offerta del concorrente era migliore di quella di Fiat. E giù con una serie di motivazioni ben argomentate.

Dell’articolo citato mi ha colpito in particolare la frase: “ci si meraviglia che i destini delle grandi aziende siano decisi anche dai governi”.

In effetti anch’io – non so se si era capito – non trovo affatto strano che un governo si interessi del destino di migliaia di suoi cittadini lavoratori, anche se si tratta di un’azienda privata. E, insisto, è proprio quello che secondo me la Merkel ha pensato di salvaguardare, per quanto possibile. Trovo invece strano quando un governo interviene nei destini di una grande azienda privata (ma ex-pubblica) non per salvaguardare posti di lavoro, né per ottenere le condizioni industriali migliori, ma per aiutare un gruppetto di amici industriali a fare soldi scaricando i debiti sui cittadini.

Dunque per tornare alla domanda iniziale, a chi è andata male? Direi proprio ai colletti bianchi, ai manager che già si leccavano i baffi per le prospettive di guadagno sulla pelle degli operai. E’ brutto dirla così, sembra di essere tornati ai tempi delle lotte di classe, ma non mi vengono davvero altre definizioni.

E’ andata meglio alle italiche tute blu, che quanto meno hanno ancora qualche (remotissima) speranza di mantenere lavoro e stipendio.

E chissà che, dopo la sconfitta in terra germanica, il buon Marchionne si accorga che un’altra strategia è possibile. Che forse investire anche sulle risorse umane qualificate e sulla ricerca in Italia (e perché no? anche all’estero…) potrebbe non essere una strategia perdente. Che forse si può davvero sfruttare quel potenziale vantaggio che Fiat ha a livello mondiale sui carburanti alternativi, anche per rilanciare economia e occupazione nel nostro Paese.

Vabbè mi sto allargando, sogno ad occhi aperti! … Preparate le bottiglie di sangiovese!

Alla prossima, con le notizie da mondi sconosciuti… promesso!

Alvise

PS: a parte l’articolo citato, ho trovato il sito giornalettismo.com davvero ben fatto. Andatelo a vedere!

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ITALIA GERMANIA PARTE II

Posted on maggio 24, 2009. Filed under: economia | Tag:, , , , , , , , , , , |

Cari amici di Ricostituente,

qualcuno ricorderà il post che avevo scritto qualche tempo fa su una mia vicenda personale che – guarda la combinazione! – riguardava FIAT e OPEL. La combinazione naturalmente è che in questi giorni si parla tanto della vicenda del possibile acquisto di OPEL da parte di FIAT, dopo che “sembra” sia andato in porto l’affare con Chrysler. In attesa di capire veramente come andranno a finire entrambe le storie, mi permetto alcune considerazioni, naturalmente sollecitando le vostre opinioni, e sempre partendo da quella mia esperienza personale. Per gli amanti del genere “valutazioni quattroruote” intanto comunico che la mia Opel funziona benissimo, le prestazioni buone, le rifiniture anche, i consumi ottimi… insomma finora sono molto soddisfatto, pur con qualche piccola e inevitabile critica. Detto ciò confermo l’impressione negativa che avevo espresso in quel post riguardo all’“italianità” di FIAT ed alle prospettive occupazionali ed industriali, a questo punto – alla luce degli avvenimenti – non solo di FIAT ma anche delle altre due case automobilistiche coinvolte nell’affaire. Infatti, dalle notizie non del tutto chiare che circolano in questi giorni, mi pare emergano alcuni elementi da considerare. 1) Sia nell’affare Chrysler che in quello Opel si parla inevitabilmente di debiti privati assorbiti dal pubblico. Addirittura (articolo su La Repubblica del 30/04/09) il New York Post ipotizzava che “il piano di salvataggio messo a punto dal Governo (USA n.d.r.) per Chrysler attraverso l’unione con l’italiana Fiat potrebbe trasformarsi in un grande bidone, che potrebbe costare miliardi di dollari ai contribuenti americani se fallisse”. Vi ricorda niente? Vi do un aiutino: compagnie aeree, CAI… Che poi se ci pensate non si tratta né più né meno della prassi finanziaria in uso presso FIAT praticamente da sempre. Penso che se si calcolasse seriamente quanti fondi pubblici sono stati versati nel capitale FIAT in decenni di casse integrazioni, aiuti, incentivi, eccetera, potremmo tranquillamente affermare che la FIAT è di proprietà del Tesoro, cioè nostra. 2) Alla fine, in tutti gli affari in questione, quello che non sarà garantito – non del tutto almeno – saranno proprio i posti di lavoro. In Germania, in USA, e… guarda un po’… anche in Italia! Non per niente gli operai interessati cominciano a ribollire. Insomma il ragionamento che io e mia moglie avevamo fatto nella nostra beata ingenuità (“compriamo italiano, che diamo una mano ai nostri operai!”), era ancora meno fondato di quello che si pensava, perché alla fine abbiamo comprato tedesco, ma probabilmente non daremo una mano neanche ai tedeschi, a meno di una manovra salvadebiti che pagheranno i cittadini tedeschi, e che comunque non garantirà il lavoro agli operai tedeschi… c’è di che impazzire! 3) Resta da capire che fine farà la parte di tecnologia, di ricerca e sviluppo: altro argomento affrontato in quel mio post. Questo secondo me rimane l’aspetto più incomprensibile di tutta la vicenda, ma sarò io che sono un somaro; chiedo a voi di darmi lumi se ne siete in grado. Insomma, per quante critiche si possano fare a Marchionne, è indubbio che la strategia di puntare decisamente sulle alimentazioni alternative e sulle riduzioni drastiche di emissioni e consumi (magari in attesa dell’idrogeno) sia stata azzeccata, e lo vediamo soprattutto da quando ci troviamo nel pieno della crisi economica. Tant’è vero che “pare” che FIAT attualmente sia in controtendenza sul mercato dell’auto europeo, e che stia addirittura acquisendo quote. Ma perché la ricerca e la costruzione dei modelli eco-alimentati non si fa da noi anziché in Turchia? Perché le nostre istituzioni (e quelle europee) non incentivano questa politica invece che pagare debiti per conto terzi qua e la? Perché non sfruttiamo la nostra cultura storica del metano per autotrazione, che credo ancora oggi non abbia eguali in Europa (per dire: nel 2003 gli stati con il maggior numero di veicoli a gas erano Argentina, Brasile, Pakistan, India e appunto Italia, unico Paese europeo), nonostante incredibili tentativi di governi precedenti per farci tornare indietro? Alla luce di tutto ciò (vi invito a questo proposito ad andarvi a leggere anche la pagina http://new.eurogasauto.egm.it/it/infometano, che contiene una illuminante e sintetica sezione sulla storia del Metano in Italia e in Europa) che dire? Sono il solito italiota polemico che sputa nel piatto dove mangia, che fa polemica sterile su tutto, perché “in Italia non funziona niente e piove sempre, governo ladro”? Può darsi. Allora forse la strategia della FIAT (investire in Turchia per diminuire i costi di produzione anche per motori ad alto contenuto tecnologico) è stata migliore della “dissennata” strategia OPEL (investire in Germania per la costruzione di modelli ibridi, perché era lì che c’era in know how), tant’è che è FIAT che si sta comprando OPEL e non viceversa. Tuttavia ancora nessuno finora è stato in grado di levarmi questa pulce dall’orecchio. Vedo l’eterna abitudine della FIAT a fare affari coi soldi nostri o dei contribuenti dei Paesi in cui “investe”. Vedo che non si punta sulla qualità delle risorse umane e (di conseguenza) sulla ricerca, ma ci si ostina a competere sui costi di fronte a concorrenti stile India e Cina; Vedo l’adagiarsi sugli allori di un residuo vantaggio dell’Italia/FIAT rispetto ai concorrenti stranieri sul know how del metano, anziché spingere di più sull’idrogeno o – perché no? – sulla ricerca di ulteriori alternative… Ecco, la mia pulce è una pesante impressione che tutto questo lo pagheremo prima o poi. Forse lo pagheremo allegramente insieme ai nostri amici operai tedeschi e statunitensi a suon di wurstel, hot dog e sangiovese (per dimenticare). O forse lo pagheremo da soli, e berremo solo sangiovese. In tetrapak. A presto.

Alvise

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ITALIA GERMANIA… IN CRISI

Posted on marzo 2, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , , , , |

Italia – Germania: tanti anni fa a calcio finì 4 a 3, ma la partita della crisi economica mi sa che la vinceranno loro…

Cari amici di Ricostituente,

mi pare interessante raccontarvi una cosa che mi è successa e che volevo condividere anche con voi, non tanto per fare la solita polemica sterile, ma come al solito per riflettere su come il nostro paese e le nostre imprese stanno gestendo questa evidente crisi economica che stiamo vivendo.
Dunque nelle ultime settimane, visto l’allargarsi della famiglia (figliola arrivata da poco ndM), con mia moglie cominciamo a pensare di acquistare un’auto più grande di un’utilitaria senza bagagliaio, tanto per farci stare un passeggino e un po’ di spesa. E poi, visto che di recente sono stati emanati i nuovi incentivi (rottamazione, alimentazione a gas, ecc), decidiamo di andarci a informare presso le concessionarie della zona, anche perché un conto sono gli spot televisivi che ti parlano di 6.000 euro (!!!) di sconto, altro conto è capire bene come effettivamente funzionano questi incentivi.
A questo proposito sono a disposizione per chi fosse interessato, in due settimane di giro-concessionari sono diventato espertissimo in materia!
Bene, posto che la conditio sine qua non era per noi l’alimentazione a metano (che entrambi amiamo da tanti anni), procediamo con la scelta dei concessionari da visitare.
Qui sarò costretto a fare nomi di case automobilistiche, altrimenti non si capirebbe.
Il fatto è che in questa fase confesso di aver pensato anche a “comprare italiano”, e mi sono detto “insomma, visti i tempi bui sarebbe meglio che i soldi che ahimè dovremo tirare fuori vadano almeno a sostenere le nostre imprese e i nostri lavoratori”.
Inevitabilmente quindi la scelta è ricaduta sulla Fiat, sia per questo motivo (non ce ne sono tante altre in Italia), sia perché Fiat ha effettivamente una gamma abbastanza ampia di veicoli a metano.
Ma la sorpresa era dietro l’angolo…
Prima di visitare i concessionari Fiat abbiamo visitato anche un concessionario Opel. Marca tedesca, grande immagine di affidabilità, tecnologia, sicurezza… Nell’elencare la dotazione del modello che ci interessava, l’addetto ci illustra l’iter di produzione dei modelli a metano della Opel, che vengono interamente prodotti in Germania nella sede centrale, proprio per l’alta componente di ricerca applicata a queste auto di nuova generazione, tesa a massimizzare le prestazioni e minimizzare costi ed emissioni di inquinanti.
Passati alla Fiat potete immaginare la nostra delusione nell’apprendere che il modello “Doblò”, che era quello che ci interessava di più, viene prodotto interamente in Turchia!
Ora, non ho niente contro i turchi, lungi da me osannare i tedeschi, ma questa cosa mi ha molto colpito.
Magari da questo spunto potete riflettere su come un sistema paese può uscire dalla crisi e un altro può limitarsi a subirla.
E soprattutto, quando comprate italiano per dare una mano ai nostri lavoratori concittadini, verificate che sia italiano sul serio!
A presto.
Alvise

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L’EUROPA QUESTA SCONOSCIUTA

Posted on febbraio 24, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , , |

L’Italia è uno dei paesi fondatori delle comunità europee. Da più di 50 anni abbiamo deciso di limitare la nostra sovranità in favore di maggiore stabilità economica e cooperazione con altri paesi europei.

Ritengo che questa adesione rappresenti un passaggio epocale per l’Italia e per il mondo e la scarsità di informazioni e di interesse che circonda l’unione europea oggi è sconcertante.

Nei giornali italiani non si parla di Europa se non quando un provvedimento comunitario è usato strumentalmente da una parte o dall’altra dell’arena politica per parlar male dell’altra parte. Da questo punto di vista mi vergogno di essere italiano. Trovo disgustosa la provincialità con la quale i nostri politici ed i nostri mass media ignorano i temi di interesse europeo o ci battibeccano sopra.

Questo atteggiamento di incomprensione dell’Europa è dimostrato anche dal fatto che i parlamentari italiani nel parlamento di Strasburgo nelle ultime due legislature sono stati sempre i più assenti. E non credo si possa dire che 35.000 euro al mese siano pochi! Tra l’altro, il seggio a Strasburgo è considerato talmente poco importante ed allettante che ben 36 europarlamentari italiani (su 78 posti a disposizione) nell’ultima legislatura lo hanno abbandonato per altri posti in Italia.

I dati oggettivi ci dovrebbero fare comportare in maniera diversa: l’Unione europea possiede l’economia più grande al mondo, con un prodotto interno lordo stimato in 10.335 miliardi di euro (nel 2006); essa si occupa di questioni vitali come la politica agricola, la politica monetaria, ricerca e sviluppo, le reti infrastrutturali, la difesa dei consumatori. Su altri temi da anni si sta cercando una maggiore convergenza tra i vari stati membri e dal trattato di Maastricht in poi l’Unione europea attua una cooperazione strutturata anche relativamente alla Politica estera e di sicurezza e alla Cooperazione in ambito giudiziario.

Come ricordate, nel 2004 è stato firmato il trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, ma che quella costituzione non è mai entrata in vigore perché non tutti i paesi l’hanno ratificata.

Lo sviluppo dell’Unione europea per aggiunte successive, sia dal punto di vista delle materie di competenza che per l’aggregazione di nuovi paesi, ha portato ad una struttura molto complessa. Per alcune materie le decisioni vengono prese in un modo, per altre in un altro modo (la tendenza è sempre quella che gli stati membri cercano di mantenere per sé le materie più delicate); alcune norme sono fatte proprie da tutti gli stati e per altre alcuni paesi sono riusciti ad avere l’opt-out, ovvero la possibilità di non sottostare a quel vincolo. Per capirsi: la libera circolazione delle persone è garantita più dall’accordo Schengen che dal trattato sull’Unione europea e l’euro è ad oggi adottato da 16 paesi sui 27 che la compongono.

Bene, per vederci un po’ più chiaro e evidenziare l’influenza che l’Unione europea ha sulla nostra vita di tutti i giorni, mi ripropongo di scrivere 10 articoli su Ricostituente, ciascuno su di un tema specifico di sicuro interesse!

Marco

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