UNA SERATA POST-ELETTORALE

Posted on aprile 2, 2010. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , |

Cari amici, in attesa di ricevere un’altra intervista da Marco (il cervello in fuga newyorkese) che al momento risulta ancora disperso, affronto anch’io il tema elezioni, traendo spunto dal post di Valerio e dalla trasmissione “Annozero” di ieri giovedì 1 aprile.

Premetto che – se escludiamo la trasmissione clandestina “raiperunanotte” della settimana scorsa che ho gradito moltissimo – non avevo mai visto una puntata di Annozero dal principio alla fine. Non lo avevo fatto finora sia per impegni canori, sia per il semplice fatto che, al di la dell’apprezzamento per il lavoro di Santoro e del suo staff, spesso come in altre trasmissioni la “caciara” e la sovrapposizione delle voci mi innervosivano oltremodo rendendomi impossibile capire a volte anche di cosa si stesse parlando.

Ieri, spinto dalla curiosità di vedere cosa sarebbe successo dopo l’esperienza del Paladozza, con un Santoro a mio parere ancora a rischio espulsione, e comunque fuori dalla “par condicio”, ho deciso di vedermi la trasmissione intera.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla pressochè totale assenza di “caciara”, salvo un paio di momenti. E’ vero che non c’erano i soliti politici “da urlo”, ma tant’è che sono riuscito a capire tutto quello che si diceva, le varie posizioni degli ospiti in studio e in collegamento esterno, le analisi e i dati.

Una piccola nota sui commenti davvero deliranti di Emilio Fede in collegamento (il quale verso la fine fortunatamente non ha trovato di meglio che andarsene). Ammetto di non provare simpatia per il personaggio, ma davvero sembrava l’unico che non potesse contribuire in maniera intelligente alla discussione. Infatti era chiaro che il fido partiva dal presupposto che tutti i presenti stessero dicendo comunque delle enormi fesserie, arrivando perfino a definire farneticante quel povero signore dell’Osservatorio di Pavia che stava semplicemente illustrando i dati del Ministero degli Interni sulle percentuali di voto (che naturalmente rilevavano una emorragia di voti anche nel partito del suo beneamato)… sorvoliamo.

Gian Antonio Stella (da http://www.smeraldo.it)

Vorrei invece soffermarmi sul commento a mio parere più intelligente nella sua apparente banalità, sentito durante la serata a firma dell’ottimo Gianantonio Stella. Si discuteva delle ragioni dell’astensionismo bipartisan, del profilo di coloro che non sono andati a votare, se fossero moderati o estremisti, e cosa significa oggi essere moderati. Stella in estrema sintesi ha detto qualcosa che a mio parere è il nodo centrale della situazione politica attuale: i personaggi/partiti che hanno vinto in questa tornata elettorale (la Lega in primis, ma anche Vendola in Puglia e i sorprendenti Movimenti 5 stelle) non hanno caratteri estremisti, ma non sono nemmeno moderati. Semplicemente, banalmente, sono partiti, movimenti, persone che hanno posizioni chiare e nette su alcune quesioni chiave. Posizioni condivisibili o meno (e ci mancherebbe, se no li voterebbero tutti!), ma dette chiaramente, con un programma alle spalle: persone che dicono agli elettori cosa vogliono e non vogliono fare: se ci state mi votate, altrimenti votate qualcun altro. E gli elettori hanno votato loro.

E’ vero, come dice Civati intervistato da “Il Fatto Quotidiano”, che non si può cambiare 20 segretari in 2 giorni, ma non se ne esce: o la dirigenza PD si rende conto di questa banalità, o alla prossima tornata si prepari a ricevere l’ennesima bastonata.

Qualche domandina di contorno per i dirigenti PD. Che fine hanno fatto Civati e soprattutto la Serracchiani? Sbaglio o quest’ultima alle europee aveva preso più preferenze di Berlusconi? Allora perché è sparita? In un commento ad un post di Marco l’anno scorso avevo ricordato che la stessa Serracchiani aveva aperto timidamente a Grillo e al suo movimento: è questa la sua “colpa”? Com’è che adesso vi arrabbiate tanto perché i grillini hanno portato via voti al PD? E siamo sicuri che sia proprio così oppure, come ha detto provocatoriamente Grillo, è il PD che ha tolto voti al Movimento 5 stelle?

E poi, come mi chiedevo all’epoca nello stesso commento, le battaglie tipiche che il suddetto Movimento ha portato in campagna elettorale in modo chiaro e netto (acqua pubblica, rete libera, rifiuti zero, mobilità…) non dovrebbero essere le stesse che interessano l’elettorato del PD? Perché avete candidato una pro-TAV in Piemonte? Sarà anche una scelta più che legittima, ma adesso non avete il diritto di piangere o meravigliarvi perché ha perso!

Ma soprattutto: visto che perfino uno come Fitto ha dato le dimissioni per aver perso in Puglia, perché dopo la vostra figuraccia pugliese, ma anche quelle a livello nazionale, siete ancora lì a dirigere il PD?

Quasi quasi giro sul serio queste domande a Bersani & C., ma da quello che ho sentito negli ultimi giorni devono averne parecchie di domande di (ex) elettori incazzati a cui rispondere: non vorrei sovraccaricarli di lavoro!

Buona Pasqua a tutti!

Alvise

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OTTOBRE

Posted on ottobre 20, 2009. Filed under: Politica | Tag:, , , , , , , , , |

Ragazzi, che soddisfazione, oggi: dopo l’iniziativa di Franceschini di indossare un paio di calzini azzurri, son tornato a casa di corsa e ho trovato, in fondo al cassetto, seminascosti, quei calzini azzurri che mi ricordavo di avere e che più di una volta avevo pensato di buttare, senza mai averne il coraggio, perché non butto mai via niente.

Calzini azzurri Franceschini

Calzini azzurri Franceschini

Ora mi torneranno utili! Domattina li esporrò sulla tratta ferroviaria Milano Lambrate-Milano Greco Pirelli. A Radio Popolare stasera il pubblico dibatteva se si tratti di una protesta adeguata o meno alla gravità della situazione attuale. Secondo me qualsiasi iniziativa creativa, pacifica va bene. Il punto è: tenere alta la guardia. E coprirsi, che fa freddo! Quindi i calzini azzurri, che sono un po’ leggeri, non so se andranno bene domenica al seggio delle primarie. Mi hanno dato anche il turno più scomodo, a cavallo di pranzo, dalle 12 alle 15. Bisogna ricordarsi documento d’identità e tessera elettorale, poi due euro. Dicono al PD: ALMENO due euro. Io mi sa che darò soltanto proprio due euro giusti, perché li voglio stimolare a tenere bassi i costi della politica. Detto questo, vedo che in questo blog molti sostengono Marino. Io invece sostengo Franceschini. Qui a Milano non lo vota quasi nessuno: nel mio circolo, la sera del voto, solo una vecchietta ha detto di sostenerlo. A me invece sembra che abbia, più degli altri, la percezione del fenomeno del berlusconismo, e la voglia di combatterlo. Rispetto a Bersani più in grado, anche perché cattolico, di garantire una posizione laica del partito. E più di Marino rappresentativo di tutte le anime che ci sono nel PD. Però mi piacciono tutti e tre, ecco. Forza e coraggio.

Valerio

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LE MIE PRIMARIE

Posted on ottobre 16, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , , , |

Carissimi autori e lettori di Ricostituente,
è giunto il momento di affrontare il tema delle elezioni primarie del Partito Democratico del 25 ottobre prossimo.

I tre contendenti

I tre contendenti

Comincio chiarendo subito che io intendo andare a votare e che voterò per la mozione di Ignazio Marino.

I motivi di questa scelta sono:

  1. il Sen. Marino è una persona non sostenuta dall’apparato del partito, il quale a mio modo di vedere è uno dei responsabili del dramma che vive l’Italia oggi e un freno alla crescita di un’alternativa di successo alla destra.  Non ne posso più di sentire dirigenti si occupano di rapporti di forza tra correnti del partito piuttosto che di proposte politiche concrete. In certe zone del meridione questo significa tenere dentro persone colluse con mafia e camorra e questo è inaccettabile. Se ascoltate questo discorso di Franceschini comprendete facilmente come per lui il partito sia più un fine che non un mezzo per salvare l’Italia.
  2. Il fatto di essere libero dall’apparato può consentire a Marino di prendere posizioni nette e portarle avanti fino in fondo, come sui diritti civili o sul nucleare, questioni sulle quali la ricerca della mediazione porta a non risolvere i problemi. Si potrebbe avere un Segretario che sa dire sì e no alle cose con chiarezza. Anche la sua campagna elettorale si basa su questo: NO ai respingimenti degli immigrati, SI al diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, ecc.
  3. Le tre priorità del suo programma sono intelligenti: sapere, economia verde e diritti civili. Formazione e ricerca assieme allo sviluppo di energie e processi ecosostenibili sono il cuore di un possibile sviluppo nazionale. I Diritti civili delle persone indipendentemente dalle loro preferenze sessuali, condizioni fisiche, economiche e sociali sono il fondamento della possibilità per ciascuno di ricercare la propria felicità.
  4. Marino ha il coraggio di dire che la nostra società è bloccata: cresce il reddito con il crescere dell’età e non con la produttività o il merito, le donne si trovano ancora discriminate, l’innovazione in politica, così come in economia, fa paura. Egli propone di rischiare, propone di non aver paura, propone di innovare. In Italia le capacità individuali sono messe in secondo piano rispetto all’appartenenza a gruppi, strutture o partiti: paga più la fedeltà che la competenza. Marino propone una cosa diversa, ed io sono con lui.
  5. infine: si può essere più stupidi di un partito (e di due candidati) che invece di confrontarsi pubblicamente sulle proprie idee in televisione (RAI e Mediaset erano estremamente interessati ad ospitare l’evento) ed utilizzare questa discussione per far vedere che si hanno idee e strumenti per governare l’Italia, si propone un duello ingessato da regole burocratiche e proposto un giorno solo su Youdem, canale video on line del PD? Sono queste le cose che fa la dirigenza del PD…

Prima di terminare devo però fare un passo indietro: perché andare a votare alle primarie se reputo che il Pd sia un partito che fa cose stupide? Proprio perché ritengo che la struttura del partito, se avesse a capo uno come Marino, non farebbe più le cose stupide che fa.

Concludo infine ringraziando il Partito democratico ed i suoi militanti che mi consentono, pur non avendo la tessera, di partecipare alle loro discussioni e decisioni.

PS ho letto questo sondaggio che dice che Marino ha “vinto” il confronto con gli altri due contendenti di oggi.  Forse le cose che sono stupide per il PD non lo sono per Bersani e Franceschini che sanno di essere leader vincenti nel contesto “protetto” del partito ma sono re nudi nella società italiana o in TV.

PPS e il fatto che Bersani e Franceschini si siano messi d’accordo per disattendere lo statuto  e riconoscere come segretario del PD chi ha la maggioranza relativa dei voti? Sono esterrefatto!

Marco

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LO SVARIONE DI GRILLO COL PD

Posted on luglio 22, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , |

Seguo Beppe Grillo da molti anni, da quando in televisione faceva “Te la do io l’America!” e l’ho sempre apprezzato come comico. Così come ho apprezzato quando ha utilizzato per i suoi spettacoli in maniera intelligente i temi dell’ecologia.

Poi è passato dalla satira contro il potere alla proposta politica, seppure non partitica. E già questo è piuttosto anomalo per un comico. D’altronde Grillo ha fatto dell’anomalia un’arte: si è inserito in spazi che prima erano vuoti e li ha riempiti di contenuti.

Non so quanto il suo successo sia dovuto a contingenze e quanto a capacità personali, tuttavia trovo che la parola che più si adatta a descrivere il suo percorso sia “genialità”, cioè la caratteristica di evidenziare questioni e trovare soluzioni in maniera impensata.

Nell’ultimo periodo (un paio d’anni?) la critica di Grillo contro i partiti è stata feroce e, con la creazione delle liste civiche e la definizione di un programma, è diventata politica anche nel senso che i più attribuiscono a questa parola. Non ho avuto niente da dire neanche fin qui. Tra l’altro ho trovato spesso più chiaro ed efficace il programma delle sue liste civiche che del PD.

Ora però ha fatto uno svarione: dopo aver parlato male del PD e dei suoi leader, dopo aver vietato a chiunque fosse iscritto al partito (ad ogni partito, quindi anche quello sedicente democratico) di partecipare alle sue liste, chiede di entrarci dentro. E di comandare. Non vi sembra troppo? Non sembra anche a voi che di incoerenti ce ne sono fin troppi in politica oggi? Non vi sembra che di sogetti che propongono norme ma le fanno valere solo per gli altri ne possiamo fare a meno? Se non credi nella chiesa non andare a messa, se non credi nel PD continua a proporre un movimento alternativo.

Che sia stata solo una provocazione? Dalla determinazione che vi ho visto, non mi è sembrata. Comunque, ancora una volta, Grillo ha messo il dito su una piaga dei partiti: come ci fa notare Travaglio nel suo ultimo articolo proprio nel blog di Grillo, lo statuto del PD non prevede che si possa rifiutare la tessera a una persona che ha dimostrato avversità al PD. Sappiamo che sotto il congresso si tesserano anche i morti e i delinquenti. Ma non i pericolosi concorrenti. Insomma, come già dimostrato anche i altri articoli su questo Blog, anche il PD utilizza e rispetta lo statuto quando fa comodo ai suoi dirigenti, altre volte ci passa sopra senza rimorsi. 

Grillo non avrebbe mai dovuto chiedere la tessera del PD, ma il PD avrebbe fatto una figura migliore accettando la sua tessera e la sua candidatura e dimostrando attraverso lo sforzo democratico che ci sono candidati migliori di lui per programmi e capacità. Questo non è avvenuto, e me ne dispiaccio.

Marco

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IL LINGOTTO … OVVERO IL SOLITO PROBLEMA DI COME TRASFORMARE IL PIOMBO IN ORO

Posted on luglio 1, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , , |

e non viceversa, quello (ci) riesce benissimo da sempre!

Facciamo come i vecchi alchimisti, dedichiamoci alle pozioni:

1) scegliere qualche parolina magica tra i discorsi dei leader emergenti
Ad esempio
Civati “È il momento. Di cambiare la nostra vita. Di far parte di un partito di cui essere orgogliosi. Di non doverci più giustificare perché crediamo nella politica. Di non dover dire più: «continuiamo a farci del male».
Serracchiani “Noi non abbiamo bisogno di un leader, noi non abbiamo bisogno di un capo, noi non abbiamo bisogno di un messia ne di una figura salvifica. Noi abbiamo bisogno di una squadra che sia la prossima classe di governo, che abbiamo come obiettivo il governo di questo Paese…”
Adinolfi “Sì, vabbè, giovani (oddio, mica tutti), carini (idem) e simpatici (non ne parliamo). Tutto bene, anche gli applausi lì a Franceschini e Bersani, che si sa che questi in teoria vogliono uccidere il padre ma è meglio se papà fa finta di essere distratto e lascia le chiavi della macchina nuova attaccate e allora gli si dà pure un bacino, che quelli del Lingotto non sono tipi da farsela a piedi.”
Scalfarotto “Il gruppo dirigente che ha guidato questo partito e che si propone di guidarlo in futuro non ha saputo evitare la crescita a dismisura del debito pubblico, il fiorire di un potere economico corporativo; non ha saputo sradicare la criminalità organizzata; non è riuscito a resistere alla tentazione di occupare le istituzioni; è stato incapace di regolamentare nuovi fenomeni sociali e prendere posizione sui diritti della persona. La nuova classe dirigente dovrà essere in grado di impegnarsi su tutti questi fronti e per poter farlo credibilmente dovrà presentare volti e profili non compromessi con queste responsabilità.”

2) mescolare con pazienza fino a quando la pozione assume un sapore gradevole conservando un certo grado di asprezza.
La formula, nel nostro caso, potrebbe essere questa: “bisogna cambiare la formazione della squadra senza attendere un papà che fa finta di essere distratto dando visibilità a volti e profili non compromessi”

3) servire agli elettori prima che si raffreddi.

Gli alchimisti più prudenti mettono in guardia i novizi sulla utilità di affidarsi -nella malaugurata ipotesi che la pozione tardi a dare i risultati sperati – anche alla scienza tradizionale (o meglio ai principi che ne costituiscono le fondamenta: rapporto causa effetto, principio di non contraddizione, etc.) per individuare qualche rimedio atto ad impedire che il piombo, in attesa di essere trasformato in oro, possa, per qualche misteriosa ragione, liquefarsi.
… e con questo rimando “polemicamente” (dall’etimo guerra, nel senso che la battaglia è ancora aperta) ad un mio precedente post -che non ha avuto molto successo- in cui mi chiedevo se era possibile individuare una serie di piccole azioni concrete da porre in essere quotidianamente lungo la via del rinnovamento?

Tommaso

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RISALIRE LA CHINA II

Posted on giugno 9, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , , |

Visto che il risultato di Debora Serracchiani è uno dei pochi dati di rilievo emersi dalle elezioni, vorrei ripartire dal testo del discorso che l’ha portata alla ribalta estrapolando alcune frasi che ritengo maggiormente significative.

“Mai una parola chiara, mai una linea netta e soprattutto mai una linea unica.”
…..
“io chiedo al nostro partito di imparare a votare, di imparare ad assumere decisioni, se è necessario anche solo a maggioranza, se è necessario anche lasciando a casa qualcuno. Io dico che dobbiamo imparare a parlare unitariamente da PD, è giusto il dissenso, è giusta la scelta di coscienza, ma la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi quando non siamo uniti. E dobbiamo smetterla di pensare che il nostro problema sia soltanto come comunichiamo ai giornali perché non è così, ci mettiamo molto del nostro.”
…..
“La verità è che, in questi pochi mesi di vita del partito democratico, almeno io ho avuto la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita molto di più dalla base che dai dirigenti.
Noi dobbiamo superare i protagonisti e i personalismi ed avere una nostra politica che sia nuova e se necessario rinnovata.
Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica che non è solo una questione anagrafica ma è una questione di mentalità una mentalità che non sia ancorata alla difesa dell’identità ma votata alla costruzione convinta del partito democratico.
Una mentalità che è difficile riscontrare, io lo credo, in quelli che per anni hanno vissuto come ad opposte fazioni e che non è detto che esista in coloro che indichiamo come dirigenti solo perché sono giovani o perché sono figli di. Non basta, non basta, ci illudiamo se crediamo che il cambiamento avvenga spontaneamente, noi dobbiamo conquistarlo.”

Io aggiungo, non basta “imparare a votare, ad assumere decisioni”, ma bisogna imparare “a decidere bene”.
Sembrerà una ovvietà, ma forse non lo è se condividiamo l’idea che il processo decisionale nell’azione politica e amministrativa deve percorrere un iter complesso che costituisce valore in sé.
Un partito “democratico” nella sostanza e non soltanto nella denominazione ha:

  • l’onere di raccogliere con obiettività i dati sulla base dei quali saranno effettuate le scelte;
  • il dovere di effettuare un bilanciamento degli interessi in gioco senza timore di sacrificare le posizioni di rango inferiore, da valutare caso per caso;
  • la responsabilità, quando gli interessi contrapposti sono tutti di pari rilevanza, di effettuare scelte realmente “politiche” condizionate solo dall’interesse comune e caratterizzate dalla minimizzazione del sacrificio degli interessi non soddisfatti;

In questo modo anche le posizioni rimaste minoritarie conservano valore e il voto a maggioranza (da non perseguire, ma nemmeno da demonizzare e che comunque se il meccanismo funziona realmente dovrebbe diventare l’ultima ratio) diventa uno strumento “di lavoro” e non di prevaricazione.

Tommaso

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IL LIMITE DI MANDATI IN POLITICA

Posted on maggio 6, 2009. Filed under: Attualità e politica, Uncategorized | Tag:, , |

Ernesto Galli della Loggia ha lamentato, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, l’esistenza di una norma che impone il limite di due mandati per l’elezione a sindaco o a presidente di provincia. Dall’articolo si evince che, secondo l’autore, essa impedirebbe a bravi amministratori di continuare a dare il loro contributo alle città o province in cui operano.

La norma in questione è l’art. 51, comma II, del Decreto Legislativo n. 267/00 (Testo Unico sugli Enti Locali): “Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non e’, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alle medesime cariche.”

Contrariamente a Galli della Loggia, ritengo che la norma sia giusta e che dovrebbe essere estesa a ogni carica elettiva, per i seguenti motivi:

a) dieci anni sono sufficienti per portare avanti un progetto politico (che eventualmente potrà essere completato da altri);

b) le qualità e le caratteristiche che hanno garantito una buona capacità di lettura della società in un dato momento storico non è detto che la garantiscano anche dieci anni dopo, anzi spesso non la garantiscono;

c) il limite è di due mandati consecutivi, non in generale; una pausa può evitare il distacco dalla realtà che il ricoprire a lungo una posizione spesso comporta;

d) il bravo sindaco o presidente di provincia potrà, dopo dieci anni, essere un bravo assessore nell’ambito che più gli è consono o potrà dare il suo contributo in altri organismi politici o nella società civile;

e) la limitazione dovrebbe essere di stimolo per il buon amministratore (e per i partiti) ad impegnarsi anche per aiutare la crescita di nuove generazioni di amministratori.

E’ debole l’argomento per cui il limite di due mandati indurrebbe il bravo amministratore a distrarsi cercando un’altra collocazione: se l’amministratore fa politica per il proprio tornaconto, o non è un bravo amministratore, o si guarda intorno anche se non esistono limiti per le candidature…

Secondo Galli della Loggia, “che la regola dell’ ineleggibilità sia sbagliata, è dimostrato dal fatto che nessuno ha mai pensato di applicarla dove, se quella norma fosse sensata e fondata, dovrebbe, allora, essere applicata per primo, e cioè alla carica di parlamentare”. Io dico invece che la fondatezza della norma sta anche nel fatto che non vi è analoga previsione per la carica di parlamentare. Quest’ultima, per ovvie ragioni di carattere economico, è generalmente più ambita di quella di sindaco, per cui chi la ricopre è restio a rinunciare a priori a possibili rielezioni e, di conseguenza, non legifera in tal senso.

Nel corso degli anni, peraltro, il possibile limite di mandati per i parlamentari è stato più volte affrontato nel dibattito politico, anche se poi sempre accantonato.

In assenza di una normativa in proposito, alcune forze politiche si sono autoregolamentate. Il Partito Democratico ha limitato a tre il numero di mandati che un proprio iscritto può ricoprire nel parlamento nazionale o in quello europeo e a due il numero di mandati che possono essere ricoperti in cariche monocratiche o esecutive (art. 22 dello Statuto del PD).

Per il Partito Democratico del Veneto il limite di due mandati vale anche per il parlamento nazionale e quello europeo, oltre che per il consiglio regionale (art. 7 dello Statuto del PD Veneto).

Se poi è vero, come scrive Galli della Loggia, che negli altri Stati non ci sono norme limitative al numero dei mandati e che negli Stati Uniti ci sono senatori che sono lì da 40 anni, è però anche vero che l’immobilismo sociale che c’è in Italia non c’è da nessun’altra parte. In Gran Bretagna, un quarantenne può diventare Primo Ministro, negli Stati Uniti può già pensare alla presidenza, in Italia, anche se in possesso di titoli e curriculum rilevanti, è generalmente considerato dagli apparati di partito un giovane di cui si dovrà tenere conto al momento del ricambio generazionale…

Raffaele

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RISALIRE LA CHINA

Posted on aprile 23, 2009. Filed under: Politica | Tag:, |

Tra i simpatizzanti del Pd ha prodotto un certo interesse l’articolo “Risalire la china dell’«inciviltà» di Bartolomeo Sorge. Ne cito l’incipit “dopo una serie continua di sconfitte, dalle elezioni politiche dell’aprile 2008 alle elezioni regionali sarde del febbraio 2009, e dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria, oggi il Partito Democratico (PD) è alle corde. Il collasso del suo progetto coraggioso e nuovo rende ancora più preoccupante la situazione in cui versa il Paese, stretto tra la crisi economica mondiale e la china pericolosa imboccata dalla politica nazionale. Il rischio maggiore non è tanto nella sconfitta del PD, quanto nello sbandamento in massa dell’elettorato, attratto dall’individualismo, dall’utilitarismo e dall’egoismo imperanti. È chiaro però che il pericolo cresce a causa dello sfaldamento dell’opposizione democratica, l’unica in grado di denunciare il dissesto prodotto dal «pensiero unico» e di mobilitare le forze sane della società per arrestarlo o, quanto meno, contrastarlo.
Questa voleva essere la sfida del PD: realizzare un progetto riformista audace, fondato su una cultura politica nuova, alternativa al neoliberismo galoppante, che facesse sintesi tra le tradizioni politiche che avevano ricostruito la democrazia in Italia dopo il fascismo. Ora, questo disegno, nella forma in cui era stato concepito, non è riuscito, come ha confessato lealmente Veltroni. Tutto ciò – aggiungiamo noi – perché è mancata al PD una chiara identità politica: non si è realizzata tra i partner la necessaria omogeneità culturale intorno a un ethos comune condiviso, che il Manifesto del PD aveva tracciato sulla carta. Affrontando subito le elezioni primarie dell’ottobre 2007, è mancato anche il tempo di una campagna costituente, che invece sarebbe stata necessaria per lanciare e consolidare il nuovo progetto nella società italiana; di conseguenza il PD, anziché essere un soggetto politico «nuovo», è nato vecchio, in seguito alla «fusione fredda» tra ex comunisti ed ex democristiani, che si sono spartiti il potere secondo i canoni della partitocrazia classica. È mancato soprattutto il coraggio di rinnovare la classe dirigente a livello nazionale: volti nuovi e giovani che sapessero interpretare le istanze della base. Riuscirà Dario Franceschini, che ha preso il posto di Veltroni alla segreteria, a recuperare il tempo e il terreno perduti nelle poche settimane che ci separano dalla prova del fuoco delle elezioni europee e amministrative del 7 giugno?……..”
L’interrogativo finale non mi stuzzica molto (anche se comprendo che non dovrebbe essere così), il resto sì.
Lo “sbandamento in massa dell’elettorato attratto dall’individualismo, dall’utilitarismo e dall’egoismo imperanti” è giustamente paventato come effetto e non come causa delle sconfitte elettorali.
Il progetto iniziale del Pd rischia, non tanto di non trovare condivisione nella maggioranza della società civile, ma di essere troppo “alto” rispetto alle capacità operative che questo partito ha potuto/saputo/voluto (?) mettere in campo.
L’entusiasmo iniziale si è scontrato con l’ineffettività del rinnovamento e ha generato una crisi di rigetto.
Condivido quindi il giudizio secondo cui “è mancato soprattutto il coraggio di rinnovare la classe dirigente a livello nazionale: volti nuovi e giovani che sapessero interpretare le istanze della base”, ritengo però che le dinamiche , assolutamente a-conflittuali, che caratterizzano i rapporti tra le generazioni non consentano un avvicendamento, che richiederebbe una spinta dal basso di cui non si vede traccia, ma un faticoso percorso di “coinvolgimento attivo” ad ogni livello.
Su quali strumenti si possa fare leva per giungere a questo risultato, come sempre, lascio lo spazio al dibattito.

Tommaso

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Racconti (ri)costituenti

Posted on febbraio 22, 2009. Filed under: Attualità e politica, Inchieste | Tag:, , , |

“Salve, cerchiamo delegati con meno di 95 anni da intervistare per l’Infedele… “

“95 anni?”

“Beh, è quasi l’età media….”

E’ cominciata così, ieri, la nostra avventura nei meandri del Partito Democratico sul palco della nuova fiera di Roma.  Siamo partiti alle 5 da casa per partecipare all’assemblea Costituente Nazionale, a cui siamo stati entrambi eletti nel lontano – in molti sensi – ottobre 2007, convocata in tutta emergenza dopo le dimissioni del segretario Walter Veltroni. Un grande cartello un po’ sgualcito, attaccato all’ingresso inneggia a “congresso primarie ora” e dà il benvenuto ai delegati, quasi a voler sottolineare da subito la vera posta in gioco di questa assemblea. La sala è piena evidentemente ad di là delle previsioni visto il numero delle sedie predisposte, anche se i numeri smentiscono questa impressione con 1229 presenti sui 2858 aventi diritto.

I lavori cominciano con solo 50 minuti di ritardo, con Anna Finocchiaro presidente dell’Assemblea che nella sua breve introduzione descrive con precisione la struttura della giornata con un piglio formale doveroso e apprezzato. Ci viene detto che la prima scelta a cui saremo chiamati è la scelta tra dare all’assemblea il mandato di scegliere un nuovo segretario fino al Congresso di ottobre oppure procedere con lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale.

L’approvazione della prima ipotesi comporta la successiva presentazione delle candidature e il voto dell’Assemblea, con esplicita menzione del fatto che la Direzione Nazionale e tutti i segretari regionali e provinciali appoggiano questa opzione e la successiva candidatura di Dario Franceschini. La seconda ipotesi invece richiede che si decida se utilizzare il regolamento utilizzato per la primarie del 14 ottobre oppure la stesura di uno nuovo, per poi innescare l’iter di preparazione delle primarie per la scelta del segretario nazionale. Con nostra grande sorpresa, vengono stabiliti (e rispettati nella maggior parte dei casi) dei limiti precisi per gli interventi a supporto, 5 per ciascuna delle tesi (segretario o primarie) di 5 minuti ciascuna. Intervengono per la prima tesi Piero Fassino, Rosy Bindi, il segretario del PD di Piombino, Ermete Realacci e Vaasco Errani; a sostegno della tesi delle primarie sono invece Arturo Parisi, Rognoni, Paola Concia, Gad Lerner e Enrico Morando.

A quelli di voi che non si sono appassionati delle vicende del PD all’indomani delle dimissioni di Veltroni, interesserà sapere che tra i primi ad esporsi a sostegno della tesi di rimettere alla base le sorti del partito con le primarie è stato Arturo Parisi, ingrossando le fila dei molti che dalle pagine dei giornali avevano auspicato questa soluzione, come il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, Ilvo Diamanti, oltre a Gad Lerner, che aveva lanciato dal suo sito una pre-riunione alle 9.30 per prepararsi a sostenere la tesi delle primarie, ai primi firmatari dell’appello “nontorniamoindietro” Scafarotto, Gozi e Concia. Invece la quasi totalità dell’establishment PDino aveva dichiarato il sostegno all’ipotesi Franceschini segretario “a patto di chiarire alcuni punti”, dal potenziale avversario Bersani, che aveva avanzato la sua candidatura a segretario solo pochi giorni prima delle dimissioni di Veltroni, alla direzione nazionale.

Non sorprendentemente le argomentazioni a sostegno della tesi del segretario girano intorno al concetto base della tempistica: serve tempo per organizzare un congresso “vero” ( con “vero” diventato il nuovo aggettivo mascotte del rinato PD al posto dell’ormai trito “nuovo”), tempo che non abbiamo perchè impiegato nella campagna elettorale (locale ed europea). Inoltre andare ora ad un congresso, senza idee chiare porterebbe ad una mera lotta tra fazioni, mentre rimandare ad ottobre permetterebbe di condurre una riflessione più ampia. E’ stato fatto ampio riferimento a parole come “innovazione generazionale”, contatto con i “territori”, oltre che alla necessità di un segretario credibile e forte per portare avanti il progetto del PD.

Pur ammettendo la nostra parzialità, non ci sembra immotivato dire che gli interventi per l’ipotesi primarie hanno prodotto gli argomenti più convincenti, a partire da quello accorato di Arturo Parisi, che con grande lucidità ha identificato nella vacuità del programma del partito la prima ragione delle sconfitte elettorali e dell’aumento della sfiducia all’interno della base. Soprattutto la necessità di recuperare credibilità ed evitare di nasconderci nell’illusione di compattezza che ha circondato il partito sono state richiamate sia da Gad Lerner che da Enrico Morando, ribadendo che una leadership provvisoria, indipendentemente dalla persona che la incarni, non può essere la via per uscire da una crisi strutturale come quella che stiamo attraversando. Soprattutto la cosa che più ci ha colpito è la semplicità delle proposta parisiana e dei suoi sostenitori, cioè chiedere all’attuale classe dirigente di assumersi la responsabilità del fallimento e tornare alla base con proposte e progetti politici precisi tra cui la gente possa liberamente scegliere. Per la serie, diteci come la pensate e lasciateci votare chi preferiamo! Senza contare che il semplice sostenere che non ci siano idee per andare al Congresso oggi dovrebbe dirla lunga sul lavoro fatto all’interno del PD quanto a sintesi di contenuti (idea nostra).

Vi invitiamo a cercare su youdem i video degli interventi se siete interessati, visto che per amor di sintesi non ci possiamo dilungare oltre (ma ne varrebbe la pena).

Il resto, purtroppo direbbero alcuni, è storia: l’Assemblea ha votato e scelto con 1006 voti a favore, 207 contro e 16 astenuti di andare alla scelta del segretario, per poi eleggere con 1047 voti a sostegno Dario Franceschini come nuovo segretario. Arturo Parisi, candidatosi a seguito della sconfitta della sua mozione ha ricevuto solo 92 voti. Visto che la Presidente dell’Assemblea ha detto che i votanti sono stati 1258, se la matematica non è un’opinione restano 119 voti nulli o bianchi… un dato che fa riflettere!

Facendo un po’ di sintesi di tutti questi dati, appare chiaro che se la componente pro segretario è decisamente “fidelizzata” su Franceschini, anche tra coloro che avrebbero preferito lo scioglimento dell’Assemblea, solo una parte hanno poi votato Parisi candidato. Parisi nel suo discorso (su cui torniamo più avanti) ha fatto notare come l’opzione scioglimento abbia trovato solo il 17 percento dei consensi in assemblea e a noi piace provocatoriamente aggiungere come il 17 percento sia proprio la quota di componenti dell’Assemblea che non proviene da DS o Margherita.

Due elementi di colore non possono non essere sottolineati: il primo potrebbe essere chiamato “gli urlatori” e il secondo “la vergogna”. Durante l’intervento di Ermete Realacci, fischi, urla e rumore sono provenuti da una piccola parte degli astanti, costituenti hard core a sostegno dell’opzione primarie senza molto buon senso, poichè come ha ricordato Morando rischiavano più di ledere che di aiutare la causa a sostegno dell’opzione di scioglimento dell’Assemblea. Anche la Presidente dell’Assemblea ha giustamente chiesto ai facinorosi di calmarsi per non attirare i giornalisti e dare un’idea sbagliata del procedere dei lavori, per ben due volte. La stessa solerzia però non l’abbiamo vista quando è stato Parisi a prendere la parola, dopo 35 minuti di discorso di Franceschini  a seguito della vittoria dell’opzione scelta del segretario. Dopo l’arringa da vincitore (?) dell’ex vice Dario al di là di ogni logica di gestione del tempo di intervento, Anna Finocchiaro ha dato la parola a Vannino Chiti, per poi togliergliela subito per far parlare Parisi “che non aveva visto”. Arturo Parisi ha dimostrato grande compostezza, ha presentato la sua candidatura e una lucida analisi dei problemi del Partito, della necessità di dare forza ad un vero progetto politico capace di affrontare la crisi, citando Keynes e una serie di dati precisi, mentre davanti a lui sembrava fosse suonata la campanella della ricreazione. Finito l’applauso per Franceschini, la maggior parte dei presenti, delegati e parlamentari ospiti si sono alzati per fare quattro ciaccole, per salutarsi, per discutere della vittoria, incuranti del discorso dell’altro candidato. Eravamo entrambi allibiti dalla scena, Caterina si è persino dovuta alzare per chiedere ad una serie di gruppetti di spostarsi perchè non si vedeva nè sentiva assolutamente nulla. Parisi, a cui va tutta la nostra solidarietà e stima, ha continauto il suo discorso cercando di ignorare la vergognosa bolgia, per poi chiedere alla Presidente di intervenire per invitare i presenti a fare silenzio o uscire. “Mi hanno appena riacceso il microfono” è stata la sua risposta, insieme ad un laconico invito a fare silenzio (largamente inascoltato).

I Costituenti hanno scelto, ma chi sono questi costituenti nelle cui mani è stata messa una scelta così delicata? Per quanto ci riguarda siamo andati in assemblea sapendo di non poter rappresentare che noi stessi (per le ragioni per cui siamo stati eletti) ma consapevoli di avere una responsabilità verso la base di iscritti che hanno radicato il partito in questi mesi di cui facciamo parte, iscritti senza voce alcuna nè menzione all’Asseblea di ieri. Nessuno dei molti oratori che hanno esposto ancora e ancora le loro ragioni ha detto di aver parlato con il proprio territorio, di aver indetto una riunione, di essersi confrontato con la base di cui fa parte. Nessuno. Nemmeno l’establishment del partito si è ricordato dei molti che saranno il cuore e soprattuttole braccia delle campagne elettorali in onore delle quali non si poteva fare il congresso subito, se non per dire che bisogna fare di più per radicare il partito. Nessuno di loro legge i sondaggi, o forse, come tristemente ricordava Sebastiamo Messina ieri su Repubblica nel suo Bonsai, è una questione di principio fare l’esatto opposto di quello che tutti i sondaggi popolari mostravano: che il popolo del PD era pronto a partecipare di nuovo, a lavorare per la primarie per scegliere un volto nuovo, adesso. Personalmente abbiamo cercato di sentire alcune delle persone con cui facciamo vita di PD; il circolo di Caterina ha persino organizzato una riunione last minute per scambiarsi opinioni e consigli, in cui è emerso lo stesso desiderio di novità. Abbiamo sentito il desiderio di cercare conforto nella difficile, ma secondo noi necessaria, scelta di rimettere nelle mani degli iscritti le sorti del Partito, al di là degli accordi dei pochi.

Siamo partiti forti del sostegno di molti, che ringraziamo, ma siamo tornati sconfitti. Franceschini nel suo discorso finale ha fatto molte promesse, a partire dall’azzeramento del governo ombra e del coordinamento nazionale  ( la direzione nazionale viene confermata ma sarà ampliata per rispettare il principio di rappresentanza… no comment). Non possiamo che sperare che questa volta riesca a mantenerle…

“E’ tornato l’ottimismo?” ci hanno chiesto gli stessi giornalisti dell’Infedele all’uscita dell’Assemblea quali imperdibili bestie rare, controcorrente in un’asseblea all’insegna della concordia massima.

Serve dirvi che cosa abbiamo risposto?

Caterina e Raffaele

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Morale… a terra

Posted on dicembre 19, 2008. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Siamo giovani di centro sinistra. Il progetto del PD, cioè della creazione di un grande partito democratico che accetti al suo interno posizioni e tradizioni politiche diverse e che ricerchi tra queste la miglior sintesi possibile, ci interessa. E’ una scommessa di grande portata. La grandezza storica del progetto però è stata già messa a repentaglio, negli ultimi mesi, da vari personalismi (di singoli esponenti del PD e dalle loro correnti). Nelle ultime settimane essa è messa in discussione dalla disonestà di altre.

Le inchieste della magistratura stanno rendendo pubblici episodi di malgoverno, immoralità e illegalità. A noi dispiace che siano i giudici a fare questo compito: rimuovere la spazzatura che c’è dentro il PD deve essere compito del PD stesso. Se non lo fa, si dimostra assolutamente inidoneo a raggiungere gli obiettivi che si è dato. E questa sarebbe una tragedia. Non tanto per il partito che se è marcio e corrotto è giusto che sparisca, quanto per l’Italia e per le speranze di chi crede che un mondo diverso sia possibile. La scena politica rimarrebbe libera per una destra antimoderna e una sinistra incapace di governare.

Cosa si può fare? Tutti – donne e uomini, giovani e anziani, dentro i partiti e fuori – dobbiamo rivelare ogni azione immorale, ogni intrigo di palazzo, denunciare ogni azione illegale, criticare apertamente coloro che accettano furti, appropriazioni, malegestioni e inefficienze. Talvolta questi comportamenti vengono giustificati dalla necessità di perseguire uno scopo superiore. NON CREDIAMOCI! Non dobbiamo accettare il fine che giustifica i mezzi: non ci sarà nessuna salvezza al di là del guado, nessuna pace dopo le bombe, nessuna onestà dopo la rapina. L’unico percorso perseguibile è quello della fatica giornaliera, della ricerca della coerenza, della rinuncia alla strumentalità delle posizioni.

E chi dentro il PD c’è già e magari ricopre ruoli dirigenziali, si ricordi che esiste un codice etico che ha sottoscritto. Un codice che al primo punto afferma che “Le donne e gli uomini che aderiscono al Partito Democratico riconoscono nella Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considerano i suoi principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza”. Noi che in questo codice etico ci abbiamo creduto, siamo stanchi di vederlo troppe volte ignorato e calpestato. Siamo stanchi di vedere che in questo nuovo partito tutto è sempre più uguale a prima. Siamo stanchi di vedere giorno dopo giorno che il nostro sogno sta andando in fumo.

Non so se ce la possiamo fare a cambiare qualcosa, ma speriamo che qualcuno ascolti questo grido di dolore e rabbia.

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