OTTOBRE

Posted on ottobre 20, 2009. Filed under: Politica | Tag:, , , , , , , , , |

Ragazzi, che soddisfazione, oggi: dopo l’iniziativa di Franceschini di indossare un paio di calzini azzurri, son tornato a casa di corsa e ho trovato, in fondo al cassetto, seminascosti, quei calzini azzurri che mi ricordavo di avere e che più di una volta avevo pensato di buttare, senza mai averne il coraggio, perché non butto mai via niente.

Calzini azzurri Franceschini

Calzini azzurri Franceschini

Ora mi torneranno utili! Domattina li esporrò sulla tratta ferroviaria Milano Lambrate-Milano Greco Pirelli. A Radio Popolare stasera il pubblico dibatteva se si tratti di una protesta adeguata o meno alla gravità della situazione attuale. Secondo me qualsiasi iniziativa creativa, pacifica va bene. Il punto è: tenere alta la guardia. E coprirsi, che fa freddo! Quindi i calzini azzurri, che sono un po’ leggeri, non so se andranno bene domenica al seggio delle primarie. Mi hanno dato anche il turno più scomodo, a cavallo di pranzo, dalle 12 alle 15. Bisogna ricordarsi documento d’identità e tessera elettorale, poi due euro. Dicono al PD: ALMENO due euro. Io mi sa che darò soltanto proprio due euro giusti, perché li voglio stimolare a tenere bassi i costi della politica. Detto questo, vedo che in questo blog molti sostengono Marino. Io invece sostengo Franceschini. Qui a Milano non lo vota quasi nessuno: nel mio circolo, la sera del voto, solo una vecchietta ha detto di sostenerlo. A me invece sembra che abbia, più degli altri, la percezione del fenomeno del berlusconismo, e la voglia di combatterlo. Rispetto a Bersani più in grado, anche perché cattolico, di garantire una posizione laica del partito. E più di Marino rappresentativo di tutte le anime che ci sono nel PD. Però mi piacciono tutti e tre, ecco. Forza e coraggio.

Valerio

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LE MIE PRIMARIE

Posted on ottobre 16, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , , , |

Carissimi autori e lettori di Ricostituente,
è giunto il momento di affrontare il tema delle elezioni primarie del Partito Democratico del 25 ottobre prossimo.

I tre contendenti

I tre contendenti

Comincio chiarendo subito che io intendo andare a votare e che voterò per la mozione di Ignazio Marino.

I motivi di questa scelta sono:

  1. il Sen. Marino è una persona non sostenuta dall’apparato del partito, il quale a mio modo di vedere è uno dei responsabili del dramma che vive l’Italia oggi e un freno alla crescita di un’alternativa di successo alla destra.  Non ne posso più di sentire dirigenti si occupano di rapporti di forza tra correnti del partito piuttosto che di proposte politiche concrete. In certe zone del meridione questo significa tenere dentro persone colluse con mafia e camorra e questo è inaccettabile. Se ascoltate questo discorso di Franceschini comprendete facilmente come per lui il partito sia più un fine che non un mezzo per salvare l’Italia.
  2. Il fatto di essere libero dall’apparato può consentire a Marino di prendere posizioni nette e portarle avanti fino in fondo, come sui diritti civili o sul nucleare, questioni sulle quali la ricerca della mediazione porta a non risolvere i problemi. Si potrebbe avere un Segretario che sa dire sì e no alle cose con chiarezza. Anche la sua campagna elettorale si basa su questo: NO ai respingimenti degli immigrati, SI al diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, ecc.
  3. Le tre priorità del suo programma sono intelligenti: sapere, economia verde e diritti civili. Formazione e ricerca assieme allo sviluppo di energie e processi ecosostenibili sono il cuore di un possibile sviluppo nazionale. I Diritti civili delle persone indipendentemente dalle loro preferenze sessuali, condizioni fisiche, economiche e sociali sono il fondamento della possibilità per ciascuno di ricercare la propria felicità.
  4. Marino ha il coraggio di dire che la nostra società è bloccata: cresce il reddito con il crescere dell’età e non con la produttività o il merito, le donne si trovano ancora discriminate, l’innovazione in politica, così come in economia, fa paura. Egli propone di rischiare, propone di non aver paura, propone di innovare. In Italia le capacità individuali sono messe in secondo piano rispetto all’appartenenza a gruppi, strutture o partiti: paga più la fedeltà che la competenza. Marino propone una cosa diversa, ed io sono con lui.
  5. infine: si può essere più stupidi di un partito (e di due candidati) che invece di confrontarsi pubblicamente sulle proprie idee in televisione (RAI e Mediaset erano estremamente interessati ad ospitare l’evento) ed utilizzare questa discussione per far vedere che si hanno idee e strumenti per governare l’Italia, si propone un duello ingessato da regole burocratiche e proposto un giorno solo su Youdem, canale video on line del PD? Sono queste le cose che fa la dirigenza del PD…

Prima di terminare devo però fare un passo indietro: perché andare a votare alle primarie se reputo che il Pd sia un partito che fa cose stupide? Proprio perché ritengo che la struttura del partito, se avesse a capo uno come Marino, non farebbe più le cose stupide che fa.

Concludo infine ringraziando il Partito democratico ed i suoi militanti che mi consentono, pur non avendo la tessera, di partecipare alle loro discussioni e decisioni.

PS ho letto questo sondaggio che dice che Marino ha “vinto” il confronto con gli altri due contendenti di oggi.  Forse le cose che sono stupide per il PD non lo sono per Bersani e Franceschini che sanno di essere leader vincenti nel contesto “protetto” del partito ma sono re nudi nella società italiana o in TV.

PPS e il fatto che Bersani e Franceschini si siano messi d’accordo per disattendere lo statuto  e riconoscere come segretario del PD chi ha la maggioranza relativa dei voti? Sono esterrefatto!

Marco

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Settembre

Posted on settembre 15, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura | Tag:, , , |

Milano a settembre è molto diversa da Milano d’agosto. Tornano le macchine, si mette via la bici, si riprende in mano l’abbonamento ai mezzi pubblici, torna il grigio, torna il rumore. Che poi è il rumore delle macchine. Marc Augé nel suo “Il bello della bicicletta” (Bollati Boringhieri) definisce le città moderne “deserti”. Poi ci mette anche accanto un aggettivo, che però non mi ricordo perché ho già restituto il libro alla biblioteca. E anche Vasco Brondi – Le luci della centrale elettrica, un musicista ferrarese trasferitosi a Milano, nel suo disco “Canzoni da spiaggia deturpata”, definisce Milano “un deserto all’incontrario”. Cioè: caotica, affollata, puzzolente, ma pur sempre un deserto. A settembre ricomincia anche la festa de l’Unità e quest’anno c’è il congresso del PD. L’altra sera qui ha parlato Ignazio Marino, suscitando grande entusiasmo. Fra qualche giorno ci sarà la votazione nel mio circolo e io sosterrò Ignazio. Per quello che ho visto, mi sembra che a sostenerlo siano soprattutto giovani e donne, ma forse è solo un’impressione da qui, non so a livello nazionale. Fattostà che ho già dovuto litigare con alcuni sostenitori di Bersani. In particolare sul tema della legalità e della questione morale. Loro tendono a difendere Bassolino e il clan dei pugliesi. Io invece li caccerei tutti a pedate. In particolare, uno di questi sosteneva che il tema della “legalità” non era un tema “riformista”. Al che io dico che la parola “riformista” in sé non vuol dire niente. Al che quello s’incazza. Ma secondo me ho ragione io! Dico: in Italia, il ripristino della legalità non è proprio il nocciolo di un discorso riformista? E poi, nel mio programma “riformista”, ci metterei naturalmente anche: città a misura d’uomo, dove si possa respirare, con spazi verdi, piste ciclabili e tram silenziosi molto frequenti, anche di notte. E poi, sicuramente, una bella legge sul conflitto d’interessi. Nessun privato può avere più di un canale televisivo, e per averlo deve dotarsi di una speciale patente, quest’ultima proposta avanzata da Karl R. Popper nel suo “Cattiva maestra televisione” (Marsilio). Io poi aggiungo che si può facilissimamente perdere questa patente se si fanno programmi volgari, stupidi e violenti (a giudizio di una speciale Magistratura indipendente della TV). Se vi sembra una proposta esagerata, è perché ancora non avete visto “Videocracy” di Erik Gandini, al cinema in questi giorni. Lo consiglio a chi non è debole di cuore, perché è un vero horror!

valerioozu

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LO SVARIONE DI GRILLO COL PD

Posted on luglio 22, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , |

Seguo Beppe Grillo da molti anni, da quando in televisione faceva “Te la do io l’America!” e l’ho sempre apprezzato come comico. Così come ho apprezzato quando ha utilizzato per i suoi spettacoli in maniera intelligente i temi dell’ecologia.

Poi è passato dalla satira contro il potere alla proposta politica, seppure non partitica. E già questo è piuttosto anomalo per un comico. D’altronde Grillo ha fatto dell’anomalia un’arte: si è inserito in spazi che prima erano vuoti e li ha riempiti di contenuti.

Non so quanto il suo successo sia dovuto a contingenze e quanto a capacità personali, tuttavia trovo che la parola che più si adatta a descrivere il suo percorso sia “genialità”, cioè la caratteristica di evidenziare questioni e trovare soluzioni in maniera impensata.

Nell’ultimo periodo (un paio d’anni?) la critica di Grillo contro i partiti è stata feroce e, con la creazione delle liste civiche e la definizione di un programma, è diventata politica anche nel senso che i più attribuiscono a questa parola. Non ho avuto niente da dire neanche fin qui. Tra l’altro ho trovato spesso più chiaro ed efficace il programma delle sue liste civiche che del PD.

Ora però ha fatto uno svarione: dopo aver parlato male del PD e dei suoi leader, dopo aver vietato a chiunque fosse iscritto al partito (ad ogni partito, quindi anche quello sedicente democratico) di partecipare alle sue liste, chiede di entrarci dentro. E di comandare. Non vi sembra troppo? Non sembra anche a voi che di incoerenti ce ne sono fin troppi in politica oggi? Non vi sembra che di sogetti che propongono norme ma le fanno valere solo per gli altri ne possiamo fare a meno? Se non credi nella chiesa non andare a messa, se non credi nel PD continua a proporre un movimento alternativo.

Che sia stata solo una provocazione? Dalla determinazione che vi ho visto, non mi è sembrata. Comunque, ancora una volta, Grillo ha messo il dito su una piaga dei partiti: come ci fa notare Travaglio nel suo ultimo articolo proprio nel blog di Grillo, lo statuto del PD non prevede che si possa rifiutare la tessera a una persona che ha dimostrato avversità al PD. Sappiamo che sotto il congresso si tesserano anche i morti e i delinquenti. Ma non i pericolosi concorrenti. Insomma, come già dimostrato anche i altri articoli su questo Blog, anche il PD utilizza e rispetta lo statuto quando fa comodo ai suoi dirigenti, altre volte ci passa sopra senza rimorsi. 

Grillo non avrebbe mai dovuto chiedere la tessera del PD, ma il PD avrebbe fatto una figura migliore accettando la sua tessera e la sua candidatura e dimostrando attraverso lo sforzo democratico che ci sono candidati migliori di lui per programmi e capacità. Questo non è avvenuto, e me ne dispiaccio.

Marco

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IL LINGOTTO … OVVERO IL SOLITO PROBLEMA DI COME TRASFORMARE IL PIOMBO IN ORO

Posted on luglio 1, 2009. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , , , , |

e non viceversa, quello (ci) riesce benissimo da sempre!

Facciamo come i vecchi alchimisti, dedichiamoci alle pozioni:

1) scegliere qualche parolina magica tra i discorsi dei leader emergenti
Ad esempio
Civati “È il momento. Di cambiare la nostra vita. Di far parte di un partito di cui essere orgogliosi. Di non doverci più giustificare perché crediamo nella politica. Di non dover dire più: «continuiamo a farci del male».
Serracchiani “Noi non abbiamo bisogno di un leader, noi non abbiamo bisogno di un capo, noi non abbiamo bisogno di un messia ne di una figura salvifica. Noi abbiamo bisogno di una squadra che sia la prossima classe di governo, che abbiamo come obiettivo il governo di questo Paese…”
Adinolfi “Sì, vabbè, giovani (oddio, mica tutti), carini (idem) e simpatici (non ne parliamo). Tutto bene, anche gli applausi lì a Franceschini e Bersani, che si sa che questi in teoria vogliono uccidere il padre ma è meglio se papà fa finta di essere distratto e lascia le chiavi della macchina nuova attaccate e allora gli si dà pure un bacino, che quelli del Lingotto non sono tipi da farsela a piedi.”
Scalfarotto “Il gruppo dirigente che ha guidato questo partito e che si propone di guidarlo in futuro non ha saputo evitare la crescita a dismisura del debito pubblico, il fiorire di un potere economico corporativo; non ha saputo sradicare la criminalità organizzata; non è riuscito a resistere alla tentazione di occupare le istituzioni; è stato incapace di regolamentare nuovi fenomeni sociali e prendere posizione sui diritti della persona. La nuova classe dirigente dovrà essere in grado di impegnarsi su tutti questi fronti e per poter farlo credibilmente dovrà presentare volti e profili non compromessi con queste responsabilità.”

2) mescolare con pazienza fino a quando la pozione assume un sapore gradevole conservando un certo grado di asprezza.
La formula, nel nostro caso, potrebbe essere questa: “bisogna cambiare la formazione della squadra senza attendere un papà che fa finta di essere distratto dando visibilità a volti e profili non compromessi”

3) servire agli elettori prima che si raffreddi.

Gli alchimisti più prudenti mettono in guardia i novizi sulla utilità di affidarsi -nella malaugurata ipotesi che la pozione tardi a dare i risultati sperati – anche alla scienza tradizionale (o meglio ai principi che ne costituiscono le fondamenta: rapporto causa effetto, principio di non contraddizione, etc.) per individuare qualche rimedio atto ad impedire che il piombo, in attesa di essere trasformato in oro, possa, per qualche misteriosa ragione, liquefarsi.
… e con questo rimando “polemicamente” (dall’etimo guerra, nel senso che la battaglia è ancora aperta) ad un mio precedente post -che non ha avuto molto successo- in cui mi chiedevo se era possibile individuare una serie di piccole azioni concrete da porre in essere quotidianamente lungo la via del rinnovamento?

Tommaso

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RISALIRE LA CHINA II

Posted on giugno 9, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , , |

Visto che il risultato di Debora Serracchiani è uno dei pochi dati di rilievo emersi dalle elezioni, vorrei ripartire dal testo del discorso che l’ha portata alla ribalta estrapolando alcune frasi che ritengo maggiormente significative.

“Mai una parola chiara, mai una linea netta e soprattutto mai una linea unica.”
…..
“io chiedo al nostro partito di imparare a votare, di imparare ad assumere decisioni, se è necessario anche solo a maggioranza, se è necessario anche lasciando a casa qualcuno. Io dico che dobbiamo imparare a parlare unitariamente da PD, è giusto il dissenso, è giusta la scelta di coscienza, ma la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi quando non siamo uniti. E dobbiamo smetterla di pensare che il nostro problema sia soltanto come comunichiamo ai giornali perché non è così, ci mettiamo molto del nostro.”
…..
“La verità è che, in questi pochi mesi di vita del partito democratico, almeno io ho avuto la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita molto di più dalla base che dai dirigenti.
Noi dobbiamo superare i protagonisti e i personalismi ed avere una nostra politica che sia nuova e se necessario rinnovata.
Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica che non è solo una questione anagrafica ma è una questione di mentalità una mentalità che non sia ancorata alla difesa dell’identità ma votata alla costruzione convinta del partito democratico.
Una mentalità che è difficile riscontrare, io lo credo, in quelli che per anni hanno vissuto come ad opposte fazioni e che non è detto che esista in coloro che indichiamo come dirigenti solo perché sono giovani o perché sono figli di. Non basta, non basta, ci illudiamo se crediamo che il cambiamento avvenga spontaneamente, noi dobbiamo conquistarlo.”

Io aggiungo, non basta “imparare a votare, ad assumere decisioni”, ma bisogna imparare “a decidere bene”.
Sembrerà una ovvietà, ma forse non lo è se condividiamo l’idea che il processo decisionale nell’azione politica e amministrativa deve percorrere un iter complesso che costituisce valore in sé.
Un partito “democratico” nella sostanza e non soltanto nella denominazione ha:

  • l’onere di raccogliere con obiettività i dati sulla base dei quali saranno effettuate le scelte;
  • il dovere di effettuare un bilanciamento degli interessi in gioco senza timore di sacrificare le posizioni di rango inferiore, da valutare caso per caso;
  • la responsabilità, quando gli interessi contrapposti sono tutti di pari rilevanza, di effettuare scelte realmente “politiche” condizionate solo dall’interesse comune e caratterizzate dalla minimizzazione del sacrificio degli interessi non soddisfatti;

In questo modo anche le posizioni rimaste minoritarie conservano valore e il voto a maggioranza (da non perseguire, ma nemmeno da demonizzare e che comunque se il meccanismo funziona realmente dovrebbe diventare l’ultima ratio) diventa uno strumento “di lavoro” e non di prevaricazione.

Tommaso

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IL LIMITE DI MANDATI IN POLITICA

Posted on maggio 6, 2009. Filed under: Attualità e politica, Uncategorized | Tag:, , |

Ernesto Galli della Loggia ha lamentato, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, l’esistenza di una norma che impone il limite di due mandati per l’elezione a sindaco o a presidente di provincia. Dall’articolo si evince che, secondo l’autore, essa impedirebbe a bravi amministratori di continuare a dare il loro contributo alle città o province in cui operano.

La norma in questione è l’art. 51, comma II, del Decreto Legislativo n. 267/00 (Testo Unico sugli Enti Locali): “Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non e’, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alle medesime cariche.”

Contrariamente a Galli della Loggia, ritengo che la norma sia giusta e che dovrebbe essere estesa a ogni carica elettiva, per i seguenti motivi:

a) dieci anni sono sufficienti per portare avanti un progetto politico (che eventualmente potrà essere completato da altri);

b) le qualità e le caratteristiche che hanno garantito una buona capacità di lettura della società in un dato momento storico non è detto che la garantiscano anche dieci anni dopo, anzi spesso non la garantiscono;

c) il limite è di due mandati consecutivi, non in generale; una pausa può evitare il distacco dalla realtà che il ricoprire a lungo una posizione spesso comporta;

d) il bravo sindaco o presidente di provincia potrà, dopo dieci anni, essere un bravo assessore nell’ambito che più gli è consono o potrà dare il suo contributo in altri organismi politici o nella società civile;

e) la limitazione dovrebbe essere di stimolo per il buon amministratore (e per i partiti) ad impegnarsi anche per aiutare la crescita di nuove generazioni di amministratori.

E’ debole l’argomento per cui il limite di due mandati indurrebbe il bravo amministratore a distrarsi cercando un’altra collocazione: se l’amministratore fa politica per il proprio tornaconto, o non è un bravo amministratore, o si guarda intorno anche se non esistono limiti per le candidature…

Secondo Galli della Loggia, “che la regola dell’ ineleggibilità sia sbagliata, è dimostrato dal fatto che nessuno ha mai pensato di applicarla dove, se quella norma fosse sensata e fondata, dovrebbe, allora, essere applicata per primo, e cioè alla carica di parlamentare”. Io dico invece che la fondatezza della norma sta anche nel fatto che non vi è analoga previsione per la carica di parlamentare. Quest’ultima, per ovvie ragioni di carattere economico, è generalmente più ambita di quella di sindaco, per cui chi la ricopre è restio a rinunciare a priori a possibili rielezioni e, di conseguenza, non legifera in tal senso.

Nel corso degli anni, peraltro, il possibile limite di mandati per i parlamentari è stato più volte affrontato nel dibattito politico, anche se poi sempre accantonato.

In assenza di una normativa in proposito, alcune forze politiche si sono autoregolamentate. Il Partito Democratico ha limitato a tre il numero di mandati che un proprio iscritto può ricoprire nel parlamento nazionale o in quello europeo e a due il numero di mandati che possono essere ricoperti in cariche monocratiche o esecutive (art. 22 dello Statuto del PD).

Per il Partito Democratico del Veneto il limite di due mandati vale anche per il parlamento nazionale e quello europeo, oltre che per il consiglio regionale (art. 7 dello Statuto del PD Veneto).

Se poi è vero, come scrive Galli della Loggia, che negli altri Stati non ci sono norme limitative al numero dei mandati e che negli Stati Uniti ci sono senatori che sono lì da 40 anni, è però anche vero che l’immobilismo sociale che c’è in Italia non c’è da nessun’altra parte. In Gran Bretagna, un quarantenne può diventare Primo Ministro, negli Stati Uniti può già pensare alla presidenza, in Italia, anche se in possesso di titoli e curriculum rilevanti, è generalmente considerato dagli apparati di partito un giovane di cui si dovrà tenere conto al momento del ricambio generazionale…

Raffaele

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Una voce fuori dal coro

Posted on marzo 9, 2009. Filed under: Politica | Tag:, |

Da un po’ di tempo frequento un circolo del PD. Ho fatto anche la tessera. Sembra non sia obbligatorio farla, tant’è che molti si sono complimentati quando l’ho fatta! Tranne una persona, che aveva spesso cercato di sconsigliarmi. Si chiama Bernardo. Quando alla fine non ho seguito il suo consiglio, per recuperare la sua amicizia, dato che ci tengo, gli ho promesso che l’avremmo ospitato in questo blog, come “voce fuori dal coro nel PD”. Lo introduco brevemente. Bernardo è un uomo dall’apparente età di trent’anni, magro, piuttosto alto, esageratamente curvo quando sta seduto ma un po’ meno quando sta in piedi, vestito con una certa ma non totale trascuratezza. Il pallido volto, dai tratti comuni, è segnato da un’aria sofferente; una sofferenza di difficile definizione che può indicare varie cause: privazioni, angosce, e quel patimento che nasce dall’indifferenza proveniente dall’aver sofferto molto (ndr è lo stesso Bernardo che mi ha fornito queste righe di presentazione – Valerio).

“Mi chiamo Bernardo e colgo non malvolentieri quest’occasione di collaborare a un blog vicino alle posizioni del Partito Democratico, perché ho un’urgenza. Ecco, io voglio dire a voi che leggete: non fate la tessera del PD! Io non l’ho fatta. Pino me lo chiede, il segretario del circolo, una riunione sì e l’altra no, sfidando la mia naturale riservatezza, ma io non la farò. Gliel’ho detto. Non ancora, almeno. Neanche voi fatela. Ci sono troppe cose da chiarire, nel PD. Troppe zone d’ombra. Punti ciechi. Lati oscuri. Facce non visibili. Se ci fosse un giornalista della BBC ad intervistare Franceschini, ecco che scoperchierebbe la pentola delle contraddizioni; ecco che cadrebbe il castello; ecco che si farebbe una breccia nel muro; e passerebbe finalmente un raggio di luce. Ma giornalisti italiani capaci di fare il proprio mestiere non ce ne sono. Anche chi scrive su questo blog, se posso dire, è un po’ reticente,  sul tema PD, un po’ troppo ecumenico, da interno alla struttura (che si vuole forse conservare la cadrega? come si dice dalle mie parti…). Per concludere, ho dimostrato, penso, come ci sia bisogno come l’acqua nel deserto di voci fuori dal coro, quale è e vuole essere, modestamente ma consapevolmente, la mia. Il vostro (ometto il cognome per naturale riservatezza)

Bernardo S.”

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Morale… a terra

Posted on dicembre 19, 2008. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Siamo giovani di centro sinistra. Il progetto del PD, cioè della creazione di un grande partito democratico che accetti al suo interno posizioni e tradizioni politiche diverse e che ricerchi tra queste la miglior sintesi possibile, ci interessa. E’ una scommessa di grande portata. La grandezza storica del progetto però è stata già messa a repentaglio, negli ultimi mesi, da vari personalismi (di singoli esponenti del PD e dalle loro correnti). Nelle ultime settimane essa è messa in discussione dalla disonestà di altre.

Le inchieste della magistratura stanno rendendo pubblici episodi di malgoverno, immoralità e illegalità. A noi dispiace che siano i giudici a fare questo compito: rimuovere la spazzatura che c’è dentro il PD deve essere compito del PD stesso. Se non lo fa, si dimostra assolutamente inidoneo a raggiungere gli obiettivi che si è dato. E questa sarebbe una tragedia. Non tanto per il partito che se è marcio e corrotto è giusto che sparisca, quanto per l’Italia e per le speranze di chi crede che un mondo diverso sia possibile. La scena politica rimarrebbe libera per una destra antimoderna e una sinistra incapace di governare.

Cosa si può fare? Tutti – donne e uomini, giovani e anziani, dentro i partiti e fuori – dobbiamo rivelare ogni azione immorale, ogni intrigo di palazzo, denunciare ogni azione illegale, criticare apertamente coloro che accettano furti, appropriazioni, malegestioni e inefficienze. Talvolta questi comportamenti vengono giustificati dalla necessità di perseguire uno scopo superiore. NON CREDIAMOCI! Non dobbiamo accettare il fine che giustifica i mezzi: non ci sarà nessuna salvezza al di là del guado, nessuna pace dopo le bombe, nessuna onestà dopo la rapina. L’unico percorso perseguibile è quello della fatica giornaliera, della ricerca della coerenza, della rinuncia alla strumentalità delle posizioni.

E chi dentro il PD c’è già e magari ricopre ruoli dirigenziali, si ricordi che esiste un codice etico che ha sottoscritto. Un codice che al primo punto afferma che “Le donne e gli uomini che aderiscono al Partito Democratico riconoscono nella Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considerano i suoi principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza”. Noi che in questo codice etico ci abbiamo creduto, siamo stanchi di vederlo troppe volte ignorato e calpestato. Siamo stanchi di vedere che in questo nuovo partito tutto è sempre più uguale a prima. Siamo stanchi di vedere giorno dopo giorno che il nostro sogno sta andando in fumo.

Non so se ce la possiamo fare a cambiare qualcosa, ma speriamo che qualcuno ascolti questo grido di dolore e rabbia.

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Blue Sky

Posted on dicembre 8, 2008. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

La questione Sky è l’esempio tipico delle modalità d’azione della nostra classe politica, nonché la dimostrazione della commistione politica – affari tipica dei governi Berlusconi.

Ripercorriamo la vicenda.

Nel 1991, l’allora ministro socialista Rino Formica (governo Andreotti), fissò nel 4% l’I.V.A. per gli abbonamenti alla pay-tv Telepiù, all’epoca del gruppo Fininvest.

L’Espresso ci ricorda che, negli anni ‘90, la Procura di Milano svolse un’indagine correlata alla vicenda, in cui fu coinvolto anche Berlusconi: agli atti c’era un fax di un manager Fininvest in cui si chiedeva a Berlusconi di spingere per la nomina alla Corte dei Conti del dirigente del Ministero delle Finanze che si era speso per fare ottenere a Telepiù l’agevolazione dell’I.V.A. al 4%.

Nel 1995, il centro-sinistra (governo Dini) cercò di portare l’I.V.A. per gli abbonamenti alla pay-tv al 19%, ma ebbe la meglio il centro-destra che, insieme a Rifondazione Comunista, riuscì a bloccare l’I.V.A. al 10%.

Per 13 anni non è successo niente, anche se Prodi ha ricordato che: “le sollecitazioni dell’Unione Europea perché fosse risolta l’asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia ci furono. Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere. Ma poi non entrammo mai nel merito” (Corriere della Sera, 03.12.08).

Nel mentre Telepiù, con un paio di passaggi di proprietà, nel 2002 è diventata Sky.

Ora il governo Berlusconi ha deciso di portare l’I.V.A. per gli abbonamenti a Sky al 20%.

Il centro-sinistra ha rispolverato la questione del conflitto di interessi: l’aumento dell’I.V.A. per Sky, oltre ad essere un aumento delle tasse inopportuno e in contrasto con le richieste dell’Unione Europea, è una manovra diretta ad avvantaggiare Mediaset rispetto alla concorrenza.

Sky ha immediatamente effettuato una campagna contro le scelte del governo, mandando in onda spot di critica del provvedimento.

Il premier ha detto: “Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri”.

L’Unione Europea è intervenuta evidenziando la necessità di armonizzazione delle imposte.

La successione dei fatti si commenta da sola e non serve spendere parole sulla facilità con cui gli esponenti di entrambi gli schieramenti (che, in forza dell’assenza di ricambio generazionale, sono oggi gli stessi di 15 anni fa) sono passati da una posizione al suo esatto contrario.

La vicenda offre però significativi spunti di riflessione che, effettivamente, vanno al di là di una mera valutazione sull’opportunità di aumentare l’I.V.A. sugli abbonamenti a Sky:

1) c’è l’ennesima conferma dell’esistenza di un conflitto di interessi che da sempre connota l’operato del Berlusconi politico e che un’intera classe politica non ha, ad oggi, voluto e/o saputo risolvere;

2) in Italia manca una normativa che garantisca il “distacco” del potere politico da interessi economici personali e concreti;

3) con l’operazione Sky, Berlusconi ha perso il 3% nei sondaggi: può più una campagna “pubblicitaria” contro in televisione, che l’opposizione in parlamento;

4) il PD, ormai acefalo, fatica a sviluppare un progetto politico coerente e in ogni questione dimostra di navigare a vista.

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