UNA SERATA POST-ELETTORALE

Posted on aprile 2, 2010. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , , |

Cari amici, in attesa di ricevere un’altra intervista da Marco (il cervello in fuga newyorkese) che al momento risulta ancora disperso, affronto anch’io il tema elezioni, traendo spunto dal post di Valerio e dalla trasmissione “Annozero” di ieri giovedì 1 aprile.

Premetto che – se escludiamo la trasmissione clandestina “raiperunanotte” della settimana scorsa che ho gradito moltissimo – non avevo mai visto una puntata di Annozero dal principio alla fine. Non lo avevo fatto finora sia per impegni canori, sia per il semplice fatto che, al di la dell’apprezzamento per il lavoro di Santoro e del suo staff, spesso come in altre trasmissioni la “caciara” e la sovrapposizione delle voci mi innervosivano oltremodo rendendomi impossibile capire a volte anche di cosa si stesse parlando.

Ieri, spinto dalla curiosità di vedere cosa sarebbe successo dopo l’esperienza del Paladozza, con un Santoro a mio parere ancora a rischio espulsione, e comunque fuori dalla “par condicio”, ho deciso di vedermi la trasmissione intera.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla pressochè totale assenza di “caciara”, salvo un paio di momenti. E’ vero che non c’erano i soliti politici “da urlo”, ma tant’è che sono riuscito a capire tutto quello che si diceva, le varie posizioni degli ospiti in studio e in collegamento esterno, le analisi e i dati.

Una piccola nota sui commenti davvero deliranti di Emilio Fede in collegamento (il quale verso la fine fortunatamente non ha trovato di meglio che andarsene). Ammetto di non provare simpatia per il personaggio, ma davvero sembrava l’unico che non potesse contribuire in maniera intelligente alla discussione. Infatti era chiaro che il fido partiva dal presupposto che tutti i presenti stessero dicendo comunque delle enormi fesserie, arrivando perfino a definire farneticante quel povero signore dell’Osservatorio di Pavia che stava semplicemente illustrando i dati del Ministero degli Interni sulle percentuali di voto (che naturalmente rilevavano una emorragia di voti anche nel partito del suo beneamato)… sorvoliamo.

Gian Antonio Stella (da http://www.smeraldo.it)

Vorrei invece soffermarmi sul commento a mio parere più intelligente nella sua apparente banalità, sentito durante la serata a firma dell’ottimo Gianantonio Stella. Si discuteva delle ragioni dell’astensionismo bipartisan, del profilo di coloro che non sono andati a votare, se fossero moderati o estremisti, e cosa significa oggi essere moderati. Stella in estrema sintesi ha detto qualcosa che a mio parere è il nodo centrale della situazione politica attuale: i personaggi/partiti che hanno vinto in questa tornata elettorale (la Lega in primis, ma anche Vendola in Puglia e i sorprendenti Movimenti 5 stelle) non hanno caratteri estremisti, ma non sono nemmeno moderati. Semplicemente, banalmente, sono partiti, movimenti, persone che hanno posizioni chiare e nette su alcune quesioni chiave. Posizioni condivisibili o meno (e ci mancherebbe, se no li voterebbero tutti!), ma dette chiaramente, con un programma alle spalle: persone che dicono agli elettori cosa vogliono e non vogliono fare: se ci state mi votate, altrimenti votate qualcun altro. E gli elettori hanno votato loro.

E’ vero, come dice Civati intervistato da “Il Fatto Quotidiano”, che non si può cambiare 20 segretari in 2 giorni, ma non se ne esce: o la dirigenza PD si rende conto di questa banalità, o alla prossima tornata si prepari a ricevere l’ennesima bastonata.

Qualche domandina di contorno per i dirigenti PD. Che fine hanno fatto Civati e soprattutto la Serracchiani? Sbaglio o quest’ultima alle europee aveva preso più preferenze di Berlusconi? Allora perché è sparita? In un commento ad un post di Marco l’anno scorso avevo ricordato che la stessa Serracchiani aveva aperto timidamente a Grillo e al suo movimento: è questa la sua “colpa”? Com’è che adesso vi arrabbiate tanto perché i grillini hanno portato via voti al PD? E siamo sicuri che sia proprio così oppure, come ha detto provocatoriamente Grillo, è il PD che ha tolto voti al Movimento 5 stelle?

E poi, come mi chiedevo all’epoca nello stesso commento, le battaglie tipiche che il suddetto Movimento ha portato in campagna elettorale in modo chiaro e netto (acqua pubblica, rete libera, rifiuti zero, mobilità…) non dovrebbero essere le stesse che interessano l’elettorato del PD? Perché avete candidato una pro-TAV in Piemonte? Sarà anche una scelta più che legittima, ma adesso non avete il diritto di piangere o meravigliarvi perché ha perso!

Ma soprattutto: visto che perfino uno come Fitto ha dato le dimissioni per aver perso in Puglia, perché dopo la vostra figuraccia pugliese, ma anche quelle a livello nazionale, siete ancora lì a dirigere il PD?

Quasi quasi giro sul serio queste domande a Bersani & C., ma da quello che ho sentito negli ultimi giorni devono averne parecchie di domande di (ex) elettori incazzati a cui rispondere: non vorrei sovraccaricarli di lavoro!

Buona Pasqua a tutti!

Alvise

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Incentivi auto e politiche industriali

Posted on marzo 1, 2010. Filed under: Attualità e politica, economia | Tag:, , , , |

Torno a parlare di auto. La volta scorsa la “partita” era tra Italia e Germania, oggi vorrei cambiare avversario: parliamo della Francia, dei nostri amatissimi cugini mangiarane. Detto con simpatia naturalmente.

Lo spunto viene da una notizia del 17 febbraio scorso. Come avrete sentito, il Ministro Scajola ha dichiarato ufficialmente in Parlamento che per quest’anno gli incentivi per l’acquisto di auto nuove non ci saranno. Di questa dichiarazione si è parlato lo stesso giorno nel corso della trasmissione radiofonica “Caterpillar” su Radio Rai 2. Ospiti telefonici una cittadina italofrancese “corrispondente di Caterpillar” e il Direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini. Nel dibattito si accennava al regime degli incentivi vigente in Francia.

Ora direte: “il solito disfattista! Eccolo con l’erba del vicino che è sempre più verde, e con l’Italia che è uno schifo, e bla bla…”. Che volete che vi dica? Non posso farci niente: ancora una volta, ascoltando ciò che succede all’estero, non solo provo un senso di rabbia e – diciamolo pure – di invidia, ma mi domando perché abbiamo una classe politica tanto inetta da non essere nemmeno in grado di copiare le buone cose che si fanno al di là delle Alpi. Basterebbe così poco! Giudicate voi.

Intanto permettetemi una prima considerazione. Trovo sconcertante che un Ministro se ne esca con questa dichiarazione, dopo che il 27 gennaio (20 giorni prima appena) aveva dichiarato: “…noi intenderemo dare incentivi di minore entità per un periodo più breve, in modo che si arrivi ad esaurire il percorso degli incentivi”. Capirete che due dichiarazioni così discordanti anche se vicine nel tempo, e apparentemente innocue, creano invece quantomeno un po’ di scompiglio sia tra le case automobilistiche, sia tra i consumatori, con effetti che possono essere anche rilevanti sull’economia del paese.

Vabbè, ringraziamo il Ministro e veniamo al punto. Il Direttore di Quattroruote alla radio sosteneva che in pratica in Italia la questione “incentivi si – incentivi no” non è nient’altro che una bega tra il Governo e il più grande gruppo industriale del nostro paese. Il problema di fondo, secondo lui, era che mentre in Italia gli incentivi li pagano tutti i contribuenti ma sono studiati per servire alle imprese, in Francia (e nel resto del Mondo) gli incentivi sono pensati innanzitutto come una misura per aiutare i consumatori. Per cui è evidente, e a questo punto normale, che la Fiat e Marchionne abbiano preso la questione degli incentivi come un fatto personale. Abbiamo sentito negli ultimi giorni che l’Amministratore della Fiat, a chi gli rinfacciava il fatto che la sua azienda è sopravvissuta per decenni grazie a finanziamenti pubblici sotto varie forme, ha risposto facendo addirittura l’offeso. Ha detto in sostanza: “ah si? La Fiat sarebbe stata sempre foraggiata dallo Stato? Bene, d’ora in poi possiamo fare a meno dei vostri spiccioli sotto forma di incentivi…” Intanto vedremo come “possono fare a meno”, tanto eventualmente ne farà le spese qualche migliaio di operai e non certo Marchionne (vedi la vicenda Termini Imerese e la recente cassa integrazione per tutti gli stabilimenti). Ma il vero fatto che emerge, a prescindere che sia vero o no che la Fiat abbia vissuto finora di elargizioni statali, è la conferma di quanto dice Tedeschini: in Italia gli incentivi auto sono pensati per servire alle imprese, non ai consumatori. Beninteso: è chiaro che alla fine se ne avvantaggia anche il consumatore (e ci mancherebbe!), ivi compreso il sottoscritto (menomale che ho comprato l’anno scorso!), ma sto facendo un discorso più ampio su qual è il pensiero che sta dietro ad una misura di politica economica.

Insomma, mentre alla radio si diceva questa cosa tanto ovvia, ho pensato che siamo talmente abituati a questo modo di fare politica industriale, che non ci meravigliamo neanche più… Quindi già mi stavo “alterando” un poco, quando è arrivato il colpo di grazia dalla corrispondente francese (se non ricordo male tale sig.ra Marcelinò). Questa signora ha raccontato – notizia confermata da Tedeschini – che in Francia non ci sono incentivi per l’acquisto delle auto, ma una specie di “bonus malus”. Funziona così. Se si compra un auto utilitaria con bassissime emissioni, magari ibrida, si ha diritto ad un incentivo sotto forma di sconto sull’acquisto. Man mano che le emissioni e l’impatto inquinante del modello aumentano, diminuiscono gli sconti, e a partire da un certo valore c’è al contrario una sovrattassa, che aumenta proporzionalmente fino ad arrivare a cospicue somme per l’acquisto ad esempio di un SUV. Per chi come me è rimasto allibito, vorrei girare il coltello nella piaga riassumendo brevemente i vantaggi del sistema. a) è un sistema evidentemente a favore del consumatore (cosciente); b) è un sistema equo: toglie ai ricchi (e agli inquinatori) per dare ai poveri (e a coloro che stanno attenti all’ambiente); c) alla fine è effettivamente un incentivo anche per le case automobilistiche, ma solo per spingerle a produrre auto meno inquinanti (quindi a investire in ricerca, quindi ad assumere cervelli, quindi…); d) è in definitiva una misura di politica economica, ma anche ambientale… allora si può fare!; e) non ultimo: è un sistema che si autofinanzia! Meraviglia! si può replicarlo all’infinito e non c’è bisogno di salassi in finanziaria ogni anno!

Scusate, signori politici e governanti italiani… sì, sì, dico anche a voi del PD: ma un giretto in Francia, no? E mi raccomando: che sia a spese vostre, non sia mai vi venga in mente di pasteggiare a ostriche e Champagne. Anzi, passando, fate una tappa anche a Lourdes che potrebbe venirvi utile…

Alvise

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I FINANZIAMENTI PUBBLICI

Posted on gennaio 12, 2010. Filed under: Attualità e politica, Politica | Tag:, , |

Tanto per cominciare il nuovo anno con una ventata di ottimismo. Peraltro vedo che anche il post precedente di Marco non fornisce grandi speranze per il futuro…

Menomale che c’è Valerio che ha chiuso il 2009 alla grande!

Bene, so già che questo mio post provocherà tanti malumori, ma devo pur sfogarmi in qualche modo! Il fatto è questo: come molti di voi sanno, lavoro spesso su progetti (di cooperazione internazionale, formazione e altro) finanziati in tutto o in parte con fondi pubblici (Regione, Province, Unione Europea, Ministeri vari…). Perché dovrei provocare malumori? Perché alcuni di voi lavorano presso gli enti che erogano i finanziamenti! Insomma vorrei premettere a scanso di equivoci: non prendetela come un fatto personale, sto facendo un discorso generale. E poi non credo proprio che siate voi a poter aprire o chiudere i cordoni della saccoccia…

Schei

Insomma negli ultimi tempi, diciamo un paio d’anni, mi si sta facendo sempre più forte una sensazione. Mi sbaglierò, ma quando otteniamo dei finanziamenti, sempre più spesso mi pare che questo avvenga a prescindere dalla qualità delle proposte progettuali. In alcuni casi ho addirittura la sensazione (quando non la certezza) che i progetti non vengano nemmeno letti, ma che ci si soffermi, per dirla papale papale, sul “colore” o le simpatie politiche di chi propone l’iniziativa, o peggio su chi ci ha “presentato” al dirigente o al responsabile dell’ente finanziatore.

E’ evidente innanzitutto che una cosa del genere, per chi come me fa progetti di professione, è una cosa davvero svilente che porta la mia autostima a livelli prossimi allo zero! Tradotto: ma chi me lo fa fare di lavorare come un mulo per fare un buon progetto, se non è quello che conta perché il progetto venga finanziato?

Ma la cosa davvero triste su cui vorrei soffermarmi è l’ambiente in cui devo muovermi. Intendiamoci, non sto parlando di mazzette al dirigente o al papavero di turno per far passare il progetto (non credo arriverei mai a tanto!) Ma per certi versi sento che siamo regrediti a ben prima della caduta della cosiddetta “prima repubblica”. Si tratta di tutto un sistema di amicizie, calcoli, contropartite, compromessi (nel senso negativo del termine) a cui ormai quasi sempre ci si sente costretti se si vuole lavorare. Oltretutto, trattandosi il più delle volte di progetti da realizzare in paesi in via di sviluppo, viene davvero da chiedersi se valga ancora la pena lavorare con i finanziamenti pubblici… volete già la risposta? No, non varrebbe la pena, ma il più delle volte non ci sono alternative.

Sono troppo idealista? Forse, ma a parte le considerazioni personali sul valore della mia professionalità, non posso e non voglio (ancora) rassegnarmi ad un sistema in cui “se non hai le amicizie giuste non lavori”, anche se “è sempre stato così”. Anzi proprio per questo, non sarebbe ora di cambiare? Ma cambiare sul serio, non come vorrebbe un Ministro della Repubblica che, dopo essersi guadagnato l’esame di Stato in un ambientino “facile”, giura solennemente che d’ora in poi “verrà premiato il merito”!

Attendo con ansia i vostri commenti. Se confermeranno tutti le mie sensazioni, avrò due strade davanti:

1)     Emigrazione in un paese ugualmente scalcagnato, ma almeno un po’ più efficiente e dignitoso

2)     Permanenza in Italia previa iscrizione a tutti i principali partiti politici, per l’utilizzo della tessera giusta di volta in volta 

A presto e buon 2010 a tutti!

Alvise

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LARGO AI GIOVANI

Posted on ottobre 31, 2009. Filed under: Attualità e politica, Giovani, lavoro | Tag:, , , , |

Entrata da poco nel terzo decennio della mia esistenza, mi trovo frequentemente a fare i conti con un’età che, almeno biologicamente, dovrebbe avermi traghettato nella maturità, e una situazione professionale che fatica ad abbandonare definitivamente una connotazione tipicamente giovanile. Il riferimento è, naturalmente, al perdurare della fase di inserimento flessibile (per alcuni precario, atipico, saltuario) nel mondo del lavoro. Condizione alla quale sembra che ormai la maggior parte dei “giovani” sia soggetta. Pur da un osservatorio privilegiato (ho un lavoro flessibile virtuoso, che mi concede spazi, vera libertà di orario, aggiornamento, crescita …), non posso non riflettere sulla condizione dei giovani lavoratori che vedono perdurare periodi di stagnazione professionale e, di conseguenza, anche economica e personale.
E subito mi ritrovo davanti ad un paradosso non di poco conto. Da un lato, va considerato che il progressivo invecchiamento della popolazione – dovuto all’aumento della durata di vita media e ai bassi tassi di natalità – non può non assumere una sempre maggiore rilevanza nel mondo del lavoro che si ritrova a dover trattenere una grossa quantità di “giovani sessantenni”, con una speranza di vita ancora troppo lunga per pensare di poter smettere di lavorare e contare su una buona pensione. Dall’altro lato ci sono eserciti di giovani che attendono con ansia il consolidarsi del proprio posto nella società, con difficoltà sempre più gravose a causa delle evidenti mutazioni che hanno coinvolto il mondo del lavoro e, complice, non indifferente, questa fase prolungata di crisi economica.

Furio Colombo, nel suo libro La paga. Il destino del lavoro e altri destini (edito da Il Saggiatore, Milano, 2009), racconta di una “guerra all’ultimo sangue tra i giovani che non riescono ad accedere ai posti di lavoro, e i vecchi, che ingombrano il passaggio” e ne attribuisce la responsabilità a “un’economia da campo che monta e smonta in fretta le sue attività con tecniche da spettacolo”. La sua visione è molto drammatica. Per Colombo siamo ormai avvolti in una spirale di incertezza, dove l’investimento non è mai sufficiente (in termini di qualità e quantità di lavoro, di tempo, di investimento personale) ed il precariato è l’unica condizione sicura. Il mondo del lavoro è “un gioco dove la selezione, la formazione, il merito, la crescita sono solo apparenti, si perdono in un percorso labirintico che non porta al dignitoso e meritato posto di lavoro”.

È vero anche che, come scriveva Michele Serra in un’Amaca di qualche anno fa (10 maggio 2005), “il nostro slittamento nella gerontocrazia sembra inarrestabile ed è perfettamente coincidente con una cultura di governo che cura pochissimo la formazione culturale, la scuola e la ricerca […]”. Ciononostante, la capacità di adattamento umana si è dimostrata davvero illimitata ed ha portato al progressivo cambio delle variabili osservate per la classificazione delle età anagrafiche. “Avendo la barba già grigia, e dopo trent’anni di giornalismo e di scrittura, mi sono sentito definire «giovane autore» in qualche recente dibattito. Ne consegue che i trentenni italiani sono considerati teen-ager e i quarantenni giovanotti”. Serra conclude chiedendosi se questo cambiamento sia causato prevalentemente dalla prepotenza degli adulti o dalla timidezza e pigrizia dei giovani ma la sua ultima frase non lascia spazio a fraintendimenti: “Non so rispondere se non dicendo questo: che non ho l’impressione di dovermi difendere, nel mio lavoro, da agguerrite e insistenti pressioni di giovani leoni che aspirano al mio cadreghino”.

Queste parole di Serra mi avevano molto impressionato, e il pensiero autocritico nei confronti della mia generazione è prevalso. Ma penso anche fortemente che abbiamo sotto gli occhi, oggi più che mai, esempi di spazi non lasciati, maturi prepotenti e troppo attaccati al cadreghino, che non lasciano spazio alle giovani leve. Nel mondo del lavoro e, ancor più, nella politica. Occorrerebbe, in entrambi i contesti, una rivoluzione del modo di concepire l’investimento personale, il tempo concesso e l’apporto di competenze. Ad esempio, la flessibilità dei contratti di lavoro, che attualmente è strettamente concepita per la fase iniziale della vita lavorativa, andrebbe utilizzata per attenuare le forti rigidità della fase finale. Questo favorirebbe un ricambio generazionale graduale e virtuoso. Favorirebbe il passaggio delle competente ai giovani mantenendo un ruolo attivo dei lavoratori più anziani ed eviterebbe il permanere in condizioni lavorative precarie per lungo tempo. Forse, in questo modo, quando la responsabile del call center del film Un giorno perfetto di F. Ozpetek comunica la decisione di non rinnovare il contratto a termine alla precaria centralinista quarantenne perché “L’azienda preferisce personale più giovane”, potrebbe essere per un posto di quadro o dirigente, con un contratto a tempo indeterminato …

Ilaria

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HO VOGLIA DI PARTECIPARE …

Posted on settembre 14, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , , , |

(lettera aperta ai miei amici del blog … e agli amici del blog!)

Scimpanzè

Scimpanzè

<< La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi>>.  (B. Russell)

Oggi è il mio compleanno e ieri sera ho festeggiato con alcuni amici. Ma non è questo di cui voglio scrivere! Per l’occasione un’amica mi ha regalato un libro sugli aforismi … un libro leggero <<per sorridere, riflettere o meditare …>> (cito dalla copertina) ma che mi ha stimolato dei pensieri …

Stavo facendo colazione e sfogliando alcune pagine del libro, ho incontrato una frase di Bertrand Russell << La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi>>. Da principio mi ha fatto sorridere e mi sono detta: “vuoi vedere che sono tanto intelligente perché sono piena di dubbi???” (ovviamente scherzo) … mai poi (questa volta seriamente) ho sentito arrivare una sensazione meno buona … avete presente quando ci si interroga su di sé e sulle esperienze che si fanno? Quando decine di input diversi ti giungono alla mente? E vedi anche delle facce ben conosciute e delle situazioni molto vivide?

Spero che questa mia comunicazione di oggi non sia eccessivamente personale. In effetti, non vi sto raccontando di un fatto, né portando a conoscenza di un’informazione importante, ma sto cercando di riflettere a voce alta … e penso che questa riflessione abbia anche a che fare con il mio essere un membro (se pur nuovo) del blog. Un blog che nasce con la costituzione del PD e che ora prosegue nella scia degli eventi … vicini o lontani dalla vita del PD … ma che raccontati da noi sempre ne contengono la “filosofia”.

Una cosa per me è chiara: la politica mi interessa! Partecipazione, condivisione, confronto … mi fanno sentire viva, eccitata, energica. Quando provo a comunicare delle cose, a condividere dei pensieri, mi trovo sempre a mettere “in ordine” ciò a cui penso e ad essere concreta … credo che così sia più semplice essere ascoltata e tengo alla larga l’etichetta di moralista che tanto temo … la vedo in alcuni e non mi piace per niente. In molti si atteggiano a “professionisti della politica”, coloro che la società in cui viviamo considera “esperti”. Loro non hanno dubbi sulle giuste soluzioni … io invece mi sento dubbiosa, ma sono convinta (e questa volta senza alcun dubbio!) che questi incertezze siano il punto di partenza per costruire delle cose concrete nel territorio in cui viviamo.

Ho voglia di semplificare per essere più comprensibile agli altri e comprendere di più … eppure quotidianamente mi trovo nella difficoltà di farlo … perché ci si scontra con le “famose implicazioni politiche” per cui i “famosi professionisti” ti spiegano che ci sono degli equilibri – qualcuno si allarga ad usare il termine “strategie” – per i quali <<bisogna … non si vorrebbe fare ma poi ti tocca>>.

Ho voglia di partecipare sforzandomi di semplificare … perché anch’io me lo devo ricordare!

Ho voglia di partecipare raccontandovi i miei dubbi.

Ho voglia di partecipare perché è l’unico modo per crescere e tenermi viva.

Vi saluto con un altro aforismo che mi ha fatto compagnia a colazione: <<Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati>>. (B. Brecht)

Lisa

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A CHI VANNO I “SOLDI PER L’AFRICA”?

Posted on luglio 23, 2009. Filed under: Uncategorized | Tag:, , , , , |

Qualche settimana fa, nel pieno dello “spettacolo G8”, ascoltando la radio in auto mia moglie se ne esce con una delle sue domande che ti stroncano e che ti fanno dire: “ma perché non ci ho mai pensato?…” Domande che, tra l’altro, sono una delle ragioni per cui l’ho sposata.

Alla radio stavano dicendo più o meno che “…gli 8 capi hanno ottenuto un grandissimo risultato: verranno stanziati 20 miliardi di Dollari in 3 anni per l’Africa…” Mia moglie allora mi chiede: “Ma chi è che rappresenta l’Africa?” Io dico: “se non sbaglio mi pare che al G8 ci sia l’Egitto…” “No, no – risponde lei – intendo proprio chi è il rappresentante ufficiale… Insomma, come per gli Stati Uniti c’è Obama…” Io rimango un po’ così, poi dico: “ma l’Africa non è uno Stato sovrano, è un continente composto da “tot” Stati sovrani… non c’è neanche un’organizzazione tipo Unione Europea che li raggruppi almeno in parte, c’è solo qualche accordo commerciale… che senso ha questa domanda?”

Quanti Dollari del G8 saranno arrivati a queste donne con i loro bambini?

Beneficiarie dei fondi stanziati dall'ultimo G8

E la domanda un senso ce l’aveva eccome! Insomma, nessuno si è mai domandato: “Ok, ci sono 20 mld di Dollari stanziati “per l’Africa”. Ma non essendo l’Africa uno Stato con il suo bel bilancio, la sua Banca Centrale, ecc, allora quanti soldi vanno al Congo? Quanti allo Swaziland? Quanti al Ghana, alla Repubblica Centrafricana, all’Eritrea, all’Egitto, al Burkina Faso? E alla piccola Guinea Equatoriale? E alla nostra amica Libia (che ne ha estremo bisogno per pattugliare le coste affinchè non partano i barconi in direzione Lampedusa)? Boh!

E cosa si fa con questi soldi? Chi controlla che “si faccia sul serio”? Riboh!

Qualcuno per la verità una questione l’aveva sollevata, anche durante il recente G8. Si diceva che in realtà durante tutti i G8/G14/G20/G198 i Paesi ricchi stanziano i “soldi per l’Africa”. Ma quanti? Come? Dove? Per fare che? Addirittura c’è stato chi questa volta ha insinuato che almeno parte di quei 20 miliardi fossero fondi già stanziati in precedenti G8 e mai erogati. Diciamo che non lo so, ma che se fosse vero non mi stupirei. Tra l’altro un amico del Benin recentemente mi ha confermato questa ipotesi.

Quanti? Come? Dove? Per fare che? Domande banalissime, ma pensateci bene: qualcuno vi ha mai dato su questo una risposta chiara? A me no. E dire che in qualche modo lavoro nel settore… Anzi a dire la verità un altro amico (Ottavio, che fa il missionario in Burundi, e che una volta mi aveva commentato un articolo su Ricostituente; sto cercando di convincerlo a mandarmi qualcosa sulla sua esperienza) qualche tempo fa mi ha dato una notizia abbastanza sconcertante. Mi ha detto che in Burundi la percentuale di APD (Aiuto Pubblico allo Sviluppo, quindi fondi della cooperazione internazionale) è attualmente ancora pari al 60% del PIL del Paese. Per chi fosse interessato e conosce il francese, mi ha anche fornito una fonte sull’argomento: http://imf.org/external/pubs/ft/fandd/fre/2002/06/pdf/heller.pdf

Ora, io come al solito mi ritengo un’ignorante, ma mi pare che ci sia qualcosa che non va in queste cifre. E la valutazione peggiora ulteriormente se penso che 10 anni fa il il Ministero della Difesa del Burundi spendeva il 39% del bilancio nazionale… oggi dovremmo essere ancora al 20% (che mi dici Ottavio?), anche se la guerra è, per così dire, “finita”. Restiamo quindi nell’attesa fiduciosa che qualcuno ci spieghi:

a)     Quanti soldi si spendono “per l’Africa” davvero ogni anno;

b)     Come vengono davvero utilizzati questi soldi, ma soprattutto…

c)      Quali Stati davvero beneficiano di questi “aiuti allo sviluppo”, e infine…

d)     Perché, dopo decenni di erogazioni, il numero di morti di fame continua a salire e l’unico settore in sviluppo è in genere quello militare…

Se conoscete qualcuno che queste risposte le sa, fatemi un fischio!

Buona estate a tutti

Alvise

PS: lo so, dovevo scrivere di pannolini lavabili con un’”intervista” alla mia espertissima moglie… portate pazienza arriverà anche quello. Nel frattempo, approfittando dell’estate, provvedete a procreare, altrimenti a che vi servono i pannolini?

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LETTERA DI DON FARINELLA AL CARDINAL BAGNASCO

Posted on giugno 29, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , , , |

Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

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IL LIMITE DI MANDATI IN POLITICA

Posted on maggio 6, 2009. Filed under: Attualità e politica, Uncategorized | Tag:, , |

Ernesto Galli della Loggia ha lamentato, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, l’esistenza di una norma che impone il limite di due mandati per l’elezione a sindaco o a presidente di provincia. Dall’articolo si evince che, secondo l’autore, essa impedirebbe a bravi amministratori di continuare a dare il loro contributo alle città o province in cui operano.

La norma in questione è l’art. 51, comma II, del Decreto Legislativo n. 267/00 (Testo Unico sugli Enti Locali): “Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non e’, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alle medesime cariche.”

Contrariamente a Galli della Loggia, ritengo che la norma sia giusta e che dovrebbe essere estesa a ogni carica elettiva, per i seguenti motivi:

a) dieci anni sono sufficienti per portare avanti un progetto politico (che eventualmente potrà essere completato da altri);

b) le qualità e le caratteristiche che hanno garantito una buona capacità di lettura della società in un dato momento storico non è detto che la garantiscano anche dieci anni dopo, anzi spesso non la garantiscono;

c) il limite è di due mandati consecutivi, non in generale; una pausa può evitare il distacco dalla realtà che il ricoprire a lungo una posizione spesso comporta;

d) il bravo sindaco o presidente di provincia potrà, dopo dieci anni, essere un bravo assessore nell’ambito che più gli è consono o potrà dare il suo contributo in altri organismi politici o nella società civile;

e) la limitazione dovrebbe essere di stimolo per il buon amministratore (e per i partiti) ad impegnarsi anche per aiutare la crescita di nuove generazioni di amministratori.

E’ debole l’argomento per cui il limite di due mandati indurrebbe il bravo amministratore a distrarsi cercando un’altra collocazione: se l’amministratore fa politica per il proprio tornaconto, o non è un bravo amministratore, o si guarda intorno anche se non esistono limiti per le candidature…

Secondo Galli della Loggia, “che la regola dell’ ineleggibilità sia sbagliata, è dimostrato dal fatto che nessuno ha mai pensato di applicarla dove, se quella norma fosse sensata e fondata, dovrebbe, allora, essere applicata per primo, e cioè alla carica di parlamentare”. Io dico invece che la fondatezza della norma sta anche nel fatto che non vi è analoga previsione per la carica di parlamentare. Quest’ultima, per ovvie ragioni di carattere economico, è generalmente più ambita di quella di sindaco, per cui chi la ricopre è restio a rinunciare a priori a possibili rielezioni e, di conseguenza, non legifera in tal senso.

Nel corso degli anni, peraltro, il possibile limite di mandati per i parlamentari è stato più volte affrontato nel dibattito politico, anche se poi sempre accantonato.

In assenza di una normativa in proposito, alcune forze politiche si sono autoregolamentate. Il Partito Democratico ha limitato a tre il numero di mandati che un proprio iscritto può ricoprire nel parlamento nazionale o in quello europeo e a due il numero di mandati che possono essere ricoperti in cariche monocratiche o esecutive (art. 22 dello Statuto del PD).

Per il Partito Democratico del Veneto il limite di due mandati vale anche per il parlamento nazionale e quello europeo, oltre che per il consiglio regionale (art. 7 dello Statuto del PD Veneto).

Se poi è vero, come scrive Galli della Loggia, che negli altri Stati non ci sono norme limitative al numero dei mandati e che negli Stati Uniti ci sono senatori che sono lì da 40 anni, è però anche vero che l’immobilismo sociale che c’è in Italia non c’è da nessun’altra parte. In Gran Bretagna, un quarantenne può diventare Primo Ministro, negli Stati Uniti può già pensare alla presidenza, in Italia, anche se in possesso di titoli e curriculum rilevanti, è generalmente considerato dagli apparati di partito un giovane di cui si dovrà tenere conto al momento del ricambio generazionale…

Raffaele

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