MA-LA SANITÀ???

Posted on ottobre 2, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , |

Questo post non nasce da una particolare competenza in materia di sanità. E neppure in materia di riforme, gestione finanziaria o altro. Nasce, piuttosto, da un vissuto, che credo sia paragonabile al vissuto di tanti, perché in un modo o nell’altro a tutti, prima o poi, capita di diversi interfacciare con il sistema sanitario. Ciò che voglio esprimere, quindi, non è un giudizio universale sulla sanità italiana, ma il frutto delle mie più recenti esperienze.

Sanità costosa

Sanità costosa

Voglio elencare solo alcune riflessioni, nella speranza di raccogliere opinioni illuminanti e, magari, rassicuranti.

Sono cresciuta con l’idea che il servizio sanitario italiano fosse tra i più efficienti del mondo. Che l’accesso al servizio e l’attenzione alla salute fossero davvero una garanzia per ricchi e poveri, giovani e anziani, autoctoni e stranieri, in perfetta coerenza con il suo carattere universalistico, e nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione Italiana che sancisce il diritto alla salute di tutti gli individui. Certo con qualche differenza geografica (idea nata dopo una visita al pronto soccorso di un ospedale campano), ma pur sempre un sistema solido.

Ma ciò che ho capito negli anni è che, spesso, c’è una facciata e un retrobottega.

Ospedali riconosciuti a livello internazionale per la presenza di specialisti e ricercatori, scontano giornalmente le difficoltà dovute alla mancanza di personale. Reparti rinomati per interventi chirurgici al limite del possibile, dimenticano (e non di rado) di somministrare le terapie ai pazienti (perfino l’alimentazione!). Se hai un parente o amico in ospedale, sai che ogni giorno devi armarti per ingaggiare una lotta con gli infermieri e che dovrai usare tutte le tue doti di investigatore per riuscire a parlare con un medico.

E vogliamo parlare di prevenzione? La “facciata” in Italia è la tanto raccomandata prevenzione! Ma a chi non è capitato di fare un esame specialistico con il sistema sanitario pubblico (dopo essere riusciti a convincere il medico di base a fare l’impegnativa) e di sentirsi dire che non era necessario? Che si accolla al sistema una spesa inutile? Per non parlare dei tempi di attesa… Il “retrobottega” è che la prevenzione è valida solo per chi se la può pagare.

Potrei, inoltre, parlare delle case di riposo per gli anziani. Delle rette spaventose (non meno di millecinquecento euro al mese!!), del servizio scarso, del poco personale, degli anziani parcheggiati lungo il perimetro delle sale, dell’assenza di controlli medici costanti, …

Se si pensa che in Italia poco meno della metà della spesa sanitaria totale viene collocata nell’assistenza ospedaliera, c’è davvero da chiedersi dove vengano impiegate queste risorse.

I casi di malasanità, che ci fanno sgranare gli occhi e inorridire a giorni alterni al telegiornale, sono solo la parte più visibile del fenomeno. Ma lungo le corsie e nelle camere degli ospedali la situazione è più silenziosa, meno eclatante ma altrettanto sconvolgente.

In questi giorni sta facendo molto discutere il piano del presidente Obama per la riforma del sistema sanitario americano: «Una nuova era basata sul rispetto», «Impegno storico per riformare la sanità», «Sanità per tutti, anche tassando i più ricchi»! Questi gli slogan negli articoli dei giornali. Se pensate che, qualche anno fa, in Michigan ho speso seicentocinquanta euro per un esame del sangue e la prescrizione di un antibiotico, potete forse immaginare lo sconvolgimento che dovrà esserci nel sistema americano. Se poi preciso che quei soldi, in realtà, li ha pagati l’assicurazione che ho dovuto obbligatoriamente stipulare prima di partire, è facile comprendere anche il motivo dell’insorgere di molti alle parole di Obama.

Io, personalmente, indipendentemente da ciò che accadrà negli USA, mi auguro che prima o poi anche qui in Italia vi sia qualcuno come Obama che, contro tutto e tutti, dia un colpo di spugna al falso paternalismo sanitario di cui siamo vittime.

Ilaria

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CRISI ECONOMICA E IMPLICAZIONI SULLA SALUTE PUBBLICA

Posted on luglio 13, 2009. Filed under: Attualità e politica | Tag:, , , , |

L’attuale crisi finanziaria, iniziata con il crollo nel 2007 dei mutui subprime in Nord America e in Europa, si è estesa anche ai Paesi a basso e medio reddito. Vi sono già paesi che hanno ricevuto – o sono in trattativa – un sostegno finanziario di emergenza del Fondo monetario internazionale. Eppure, affermano gli studiosi economisti, proprio queste forme di sostegno potrebbero limitare la capacità dei governi di investire nella salute pubblica.

Dottore e paziente

Dottore e paziente

Nonostante le tinte fosche che sembra assumere la situazione, è difficile valutare le implicazioni della crisi per la salute delle persone in tutto il mondo. Per fare un po’ di luce sulla crisi attuale, gli economisti stanno analizzando le passate recessioni e il loro effetto sull’assistenza sanitaria. Tre sono i periodi di recessione mondiale negli ultimi 20 anni: 1990-93, 1997-98, 2001-02. Gli ultimi due sono stati trainati da crisi finanziarie e sono, in qualche modo, simili alla crisi attuale.

Di recente a Venezia, si è svolto il “G8 sulla Sanità” tra Ministri della Salute Pubblica, propedeutico – credo sia un termine adatto –  al G8 dell’Aquila (evidenzio che Ministro italiano e Governatore veneto si sono ber guardati dal parteciparvi … entrambi pesantemente impegnati nel non intaccare gli equilibri politici interni …). Quello che è emerso in sostanza è che l’analisi degli effetti della recessione economica sui sistemi sanitari nazionali è cosa molto complessa. Sembrano esistere infatti fattori di compensazione che, in ambito sanitario, durante i momenti di crisi economica, permettono di limitare gli effetti negativi sulla salute delle persone. A tal proposito, ho partecipato ad un interessante seminario promosso dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) – nonché organizzatore del G8 veneziano –  e dall’Unità Complessa per le Relazioni Socio-Sanitarie Internazionali della Regione del Veneto, dove tra tecnici si è analizzata la situazione internazionale e messo in luce i possibili scenari aperti dalla crisi economica. In tempi di crisi, ad esempio, i governi possono imparare a impiegare in modo più efficace i propri bilanci sanitari utilizzando maggiormente i farmaci generici, oppure – com’è accaduto in alcuni paesi – adottando nuove misure di protezione sociale. In fase di recessione è importante che i governi proteggano le fasce di popolazione più povere e svantaggiate.

Tornando all’evento veneziano, mi sembra importante evidenziare come il punto chiave del dibattito – che ho avuto modo si ascoltare “da dietro alle quinte” – sia che la tutela della salute pubblica non basta. Per garantire il benessere dei cittadini, i Ministri della Salute devono ridurre le ingiustizie sociali, migliorare e controllare la qualità del cibo, affrontare la questione dei cambiamenti climatici e della proprietà intellettuale dei farmaci, investire sulla prevenzione e sulla tutela della salute a livello globale. Riflettendo su queste indicazioni, mi piace constatare una forte convergenza con quanto dichiarato da Obama nel suo documento elettorale per il Potenziamento del Sistema Sanitario, nonché con quanto da lui confermato in occasione del vertice dell’Aquila. Obama, nel tentativo di risollevare gli Stati Uniti da una situazione sanitaria non sempre all’altezza della prima potenza economica mondiale, difende l’accessibilità ai farmaci generici a tutti i Paesi sovrani, così da poter far fronte alle necessità della salute pubblica, rompendo la morsa di alcune case farmaceutiche. E’ una politica dura, che incontra l’opposizione dei conservatori e delle lobby, ma che giunge diretta alle persone!

Come per tutte le grandi questioni, più che dagli investimenti e dai finanziamenti veri e propri, la rivoluzione arriva dalle persone, dalle ideologie e dall’orientamento dei vertici.

Lisa

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