TERRA DA CONDIVIDERE

Posted on febbraio 3, 2012. Filed under: Ambiente, Attualità e politica | Tag:, , , , , , , |

Mi sembra che oggi ci siano troppi soldi. E lo dico a costo di attirarmi le ire di chi è senza lavoro e fa fatica ad arrivare a fine mese. Ci sono troppi soldi mal distribuiti. La finanza internazionale non sa cosa farne e allora li usa per acquistare e vendere niente: soldi che comprano e vendono soldi. L’acquisto dei beni di lusso non conosce recessione. E se quei denari tornassero a soddisfare i bisogni del popolo? Se si usassero per acquistare beni e servizi di cui le famiglie hanno bisogno? Se chi ha 1.000 o un milione di euro da parte non decidesse di investirli sulla base del rendimento ma dell’utilità per tutti e della sicurezza dell’investimento?

Secondo me sarebbe un miglioramento.

IMG_5884Mi sembra che nel sistema commerciale attuale non siamo assolutamente in contatto con i produttori di ciò che mangiamo, né con i luoghi in cui verdure, frutta, carni e pesci crescono, né conosciamo i procedimenti di trattamento, conservazione, trasporto, imballaggio ecc. Insomma dobbiamo fidarci e spesso paghiamo qualcuno per verificare che tutto sia OK: le società di certificazione della qualità, del biologico, le ispezioni delle ASL, i NAS, le catene di supermercati. E se invece conoscessimo i produttori e potessimo visitare i campi, la terra, le stagioni, gli animali? E se potessimo scegliere tra varietà di cereali rispettose delle necessità della terra e buone per l’uomo?

Secondo me sarebbe un miglioramento.

Mi sembra che partecipiamo troppo poco alla gestione del nostro territorio. E del mondo intero. Se vicino casa mia si decide di costruire l’area direzionale più grande d’Italia o si decide di preservare il panorama tradizionale e la biodiversità, questo viene fatto senza la mia opinione e il mio consenso. E se invece agissi in prima persona per decidere la destinazione d’uso del terreno circostante? Se sfruttassi l’occasione per creare delle relazioni nella mia comunità?

Secondo me, ancora, sarebbe un miglioramento.

Mi sembra, tra l’altro, che la capacità della terra di rigenerarsi e rigenerare ciò che serve a noi stia diminuendo a causa dei troppi prelievi che facciamo da essa. L’eccessiva cementificazione crea zone impermeabili che non le consentono di proseguire con il ciclo naturale dell’acqua o, più in generale con i cicli della vita. Tuttavia acquistare della terra per costruirci sopra una casa o una fabbrica è più redditizio che acquistarla per tenerci un bosco o coltivarla. E se decidessimo comunque che l’investimento in terra è un gioco che vale la candela?

Anche questo sarebbe un miglioramento.

Tutto questo (e altro ancora!) per dirvi che dovremmo spendere una parte dei nostri risparmi per comprarci la terra ancora “libera” attorno ai nostri paesi e alle nostre città. Potremmo salvarla dalla speculazione edilizia, potremmo scegliere quali verdure, ortaggi, alberi coltivarci; potremmo tenerne parte a bosco, potremmo portarci i nostri figli e ricordare loro che esistono le stagioni. Potremmo allevare animali che facciano una vita, prima di morire. Alla fine potremmo cibarci dei frutti della terra ottenuti senza spremerla tanto da avere necessità di riempirla con prodotti chimici.

E questo è senz’altro un miglioramento.

Marco

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SAGRE PAESANE SOSTENIBILI

Posted on giugno 13, 2010. Filed under: Ambiente, Attualità e politica, Giustizia | Tag:, |

Ho pensato di dare una mano agli organizzatori della sagra del mio paese.

Ho pensato che oltre che in cucina, potessi dare un contributo anche nella definizione delle linee guida della sagra.

Ho pensato che a far la sagra ci si mette tanto impegno e tante energie e si usano anche molte risorse della terra.

Ho pensato di proporre agli organizzatori questo documento che contiene:

  • la giustificazione teorica del perché è importante usare meno materiali, energia e risorse
  • 10 proposte concrete per rendere la Sagra più sostenibile dal punto di vista ambientale

So per esperienza che le cose nuove, le cose teoriche e le cose che servono per difendere l’ambiente sono difficili da accettare. Questa proposta contiene tutti e tre questi elementi “difficili”, ma mi ci sono tuffato lo stesso con il necessario entusiasmo.

Ovviamente non è filato tutto liscio, ma sentite com’è andata:

In una prima riunione allargata ho buttato lì l’argomento. In una seconda, più ristretta, ho fatto lo stesso. Di fronte allo scetticismo e l’incomprensione ho chiesto la possibilità di incontrare due volte alcune persone che ricoprivano ruoli “utili” alla sagra per spiegare meglio di che si trattava. La prima riunione si è svolta e ho presentato il già citato documento. Qui sono emerse le prime critiche più circostanziate. Al secondo incontro han cambiato l’ordine del giorno e la sostenibilità è scomparsa.

Assieme alle giuste e concrete critiche di singole attività che avevo proposte ce ne son state tre di fenomenali:

  • “a cosa serve un documento scritto? A me piace guardarmi in faccia con la gente e dire quel che ho da dire”
  • “dovrebbero pagarci per fare queste cose, che le facciano loro”
  • “no, noi è meglio che non facciamo ‘ste robe, che è difficile. Ma senti qua: perché non proponiamo a un gruppo di ragazzi dei centri estivi di farle loro?”

I veneti sono un popolo concreto: poche parole e molti fatti. I conti si fanno coi soldi e non con le chiacchiere. In tutto questo non c’è spazio per la cultura e il suo mezzo prediletto: la scrittura. Se riusciamo a star bene insieme, a divertirci e bere un ombra de vin, siamo tutti soddisfatti.

La crisi ambientale esiste e bisogna fare qualcosa? Finché non vedo che la casa crolla, tiro dritto. E se c’è da raffonzare le fondamenta, che siano altri a farlo. Chi? Non si sa bene, forse il governo, forse coloro che hanno scoperto le crepe.

Va bene, è vero, fare qualcosa è giusto. Quindi che siano i bambini a fare queste esperienze. Io devo dare il buon esempio? Ci sono gli educatori per questo.

Come dicevo, ci sono state anche critiche assolutamente giustificate:  l’organizzazione, i tempi, il fatto che senza molta esperienza è bene partire con le minime incognite possibili, ecc. Per questo avevo preparato alcune contromosse. Ma contro la cultura che sa guardare solo al futuro immediato, mi sento veramente impotente.

Che facciamo?

Marco

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