LIBRI DA LEGGERE A VENT’ANNI (E OLTRE)

Posted on dicembre 7, 2009. Filed under: Cultura, Giovani | Tag:, , |

I libri da leggere a vent'anni

Una bibliografia selettiva è un elenco di libri, scelti da qualcuno, accomunati da una qualche caratteristica. Ad esempio, per dire, i 100 migliori romanzi della letteratura italiana degli ultimi 50 anni. Le migliori bibliografie selettive sono anche “ragionate”, ossia prevedono, accanto ai dati del libro, anche un commento sul libro in questione, che spiega le ragioni dell’inclusione di quel titolo nell’elenco. Nel mondo anglosassone, dove, forse per la matrice culturale protestante, le persone privilegiano un approccio autonomo alla cultura, questo tipo di pubblicazioni ha sempre riscosso un certo successo editoriale. In Italia non altrettanto. Dato che ho sempre amato queste pubblicazioni (così come quelle tipo “I 500 migliori dischi della storia del rock”, oppure “I film che non potete non avere nella vostra videoteca”, ecc.), non potevo certo non acquistare “I libri da leggere a vent’anni : una bibliografia selettiva – a cura di Giulio Vannucci e Nicola Villa, Edizioni dell’asino, 2009”. Le Edizioni dell’asino sono legate alla rivista “Lo straniero”, diretta da Goffredo Fofi, di cui Vannucci e Villa sono due giovani (nati rispettivamente nel 1986 e nel 1984) collaboratori. L’intento del libro è di essere (copio dalla quarta di copertina) “una guida per capire dove stiamo andando attraverso una bibliografia selettiva, ragionata ed esigente, di testi essenziali per orientarsi nelle trasformazioni del mondo contemporaneo e capire dal passato i fondamentali riferimenti della realtà sociale, culturale, economica, politica di ieri e del nostro tempo”. I titoli sono suddivisi in categorie, tipo “Pensiero politico e sociale”, “L’amore e la famiglia”, “Economie alternative”, “Aspetti della società italiana”, ecc. Sono soprattutto saggi, ma ci sono anche parecchi romanzi, alla voce “Letteratura”. Io in due giorni l’ho quasi divorato. E’ ideale anche per fare i regali di Natale.

Valerio

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Settembre

Posted on settembre 15, 2009. Filed under: Attualità e politica, Cultura | Tag:, , , |

Milano a settembre è molto diversa da Milano d’agosto. Tornano le macchine, si mette via la bici, si riprende in mano l’abbonamento ai mezzi pubblici, torna il grigio, torna il rumore. Che poi è il rumore delle macchine. Marc Augé nel suo “Il bello della bicicletta” (Bollati Boringhieri) definisce le città moderne “deserti”. Poi ci mette anche accanto un aggettivo, che però non mi ricordo perché ho già restituto il libro alla biblioteca. E anche Vasco Brondi – Le luci della centrale elettrica, un musicista ferrarese trasferitosi a Milano, nel suo disco “Canzoni da spiaggia deturpata”, definisce Milano “un deserto all’incontrario”. Cioè: caotica, affollata, puzzolente, ma pur sempre un deserto. A settembre ricomincia anche la festa de l’Unità e quest’anno c’è il congresso del PD. L’altra sera qui ha parlato Ignazio Marino, suscitando grande entusiasmo. Fra qualche giorno ci sarà la votazione nel mio circolo e io sosterrò Ignazio. Per quello che ho visto, mi sembra che a sostenerlo siano soprattutto giovani e donne, ma forse è solo un’impressione da qui, non so a livello nazionale. Fattostà che ho già dovuto litigare con alcuni sostenitori di Bersani. In particolare sul tema della legalità e della questione morale. Loro tendono a difendere Bassolino e il clan dei pugliesi. Io invece li caccerei tutti a pedate. In particolare, uno di questi sosteneva che il tema della “legalità” non era un tema “riformista”. Al che io dico che la parola “riformista” in sé non vuol dire niente. Al che quello s’incazza. Ma secondo me ho ragione io! Dico: in Italia, il ripristino della legalità non è proprio il nocciolo di un discorso riformista? E poi, nel mio programma “riformista”, ci metterei naturalmente anche: città a misura d’uomo, dove si possa respirare, con spazi verdi, piste ciclabili e tram silenziosi molto frequenti, anche di notte. E poi, sicuramente, una bella legge sul conflitto d’interessi. Nessun privato può avere più di un canale televisivo, e per averlo deve dotarsi di una speciale patente, quest’ultima proposta avanzata da Karl R. Popper nel suo “Cattiva maestra televisione” (Marsilio). Io poi aggiungo che si può facilissimamente perdere questa patente se si fanno programmi volgari, stupidi e violenti (a giudizio di una speciale Magistratura indipendente della TV). Se vi sembra una proposta esagerata, è perché ancora non avete visto “Videocracy” di Erik Gandini, al cinema in questi giorni. Lo consiglio a chi non è debole di cuore, perché è un vero horror!

valerioozu

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Cinefigli 2: Valzer con Bashir

Posted on gennaio 18, 2009. Filed under: Cultura | Tag:, , |

“Valzer con Bashir” del regista israeliano Ari Folman è il film non americano che, nell’anno appena trascorso, si è diviso con “Gomorra” di Matteo Garrone i maggiori riconoscimenti internazionali, e che oggi batte il rivale sul filo di lana, sconfiggendolo ai Golden Globe e forse portandosi a casa l’Oscar come migliore film straniero (lo sapremo a marzo). “Valzer con Bashir” è un documentario a cartoni animati sul ricordo di un evento che ha segnato il regista e gli israeliani della sua generazione (Folman è nato nel 1962): l’intervento di Israele in Libano nell’82, e la strage di Sabra e Chatila. Il regista, anche interprete del film, non riesce a ricordarsi niente dell’esperienza in Libano, così decide di cercare i vecchi compagni d’armi, per ricostruire i propri ricordi. E’ un film sulla rimozione del ricordo, sull’elaborazione del lutto e della colpa, sulle cicatrici che la guerra lascia su chi l’ha combattuta. Come i migliori film di guerra (Apocalypse now, Full Metal Jacket), non è un film sulla guerra ma sull’elaborazione mentale della guerra. Un’elaborazione che ha le fattezze iperrealistiche dell’incubo. E l’intuizione di usare i cartoni animati in questo senso è riuscita. Si è detto che è la prima volta che un cartone animato viene utilizzato per fare un documentario.

Valzer con Bashir

Il risultato è che le interviste ai protagonisti sono montate non con la ricostruzione dell’evento, come avviene in alcuni documentari, ma con l’evento stesso. Come dice lo stesso Folman ad una giornalista della tv francese, i disegni animati consentono una libertà che il cinema con attori non consente. Oggi poi, con il computer, non richiedono neanche più i tempi che richiedevano nell’era Disney. E’ possibile che i cartoni animati diventino il principale strumento dei nuovi cineasti, poveri di soldi, ma non d’idee? Già oggi i documentari sono l’arma preferita di espressione di molti giovani cineasti, cui basta una piccola videocamera e un programma di montaggio video per ottenere spesso opere molto più interessanti dei film di finzione.
“Valzer con Bashir”, documentario e cartone animato, si colloca al vertice di questo triangolo, e segna una strada per il futuro. Proprio per questo penso non sia scandaloso che sia stato preferito al pur bello “Gomorra”.

Valerio

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Cinefigli

Posted on dicembre 9, 2008. Filed under: Cultura | Tag:, , |

Questa rubrica è per i cinefigli. I cinefigli sono i figli dei cinefili. Come accade in molti campi con questa generazione, i cinefigli non sono per certi versi all’altezza dei padri: non hanno visto tutti i film che hanno visto quelli, spesso non li hanno visti neanche in una sala cinematografica, e anche i film non sono più quelli di un tempo.

cinema1Ai tempi dei cinefili, Truffaut, Hitchcock, Lang e Rossellini erano vivi. Oggi i cinefigli al massimo  si coccolano Manoel De Oliveira, che proprio dopodomani compie cent’anni. I cineclub hanno chiuso. I cinefigli i film li scaricano da internet, pregando di stare scaricando una copia buona. Li scaricano un po’ a caso, seguendo i consigli degli amici, o qualche dritta del Morandini (inteso il dizionario dei film). Le riviste di cinema infatti hanno perso lo smalto di un tempo. La critica non divide più i cinefili in gruppi ostili l’uno all’altro (meglio Hawks o Huston? pro o contro il carrello di Kapò?). Oggi i cinefigli danno quasi la stessa importanza ai giornalisti e alle critiche del pubblico. Anche perchè, essendo più poveri dei cinefili, i cinefigli ci pensano due volte prima di spendere 7 euri per andare a vedere un film che magari non gli piace.

Ecco, i 7 euri sono praticamente in banca se andate a vedere “La felicità porta fortuna” di Mike Leigh. Grande film, mi è piaciuto un sacco (un cinefiglio dice sempre chiaramente se un film gli è piaciuto). Mike Leigh è un regista inglese, l’ultima volta che ho visto una sua foto mi sa che viaggiava verso la sessantina, dovrebbe essere un contemporaneo di Ken Loach, penso si conoscano anche, solo che Leigh, rispetto a Loach, ha meno l’ansia di fare discorsi. Non vuole dimostrare teoremi: i personaggi di Leigh si limitano a vivere. Come Poppy, la protagonista di questo film, una maestra single, trentenne, che divide l’appartamento a Londra con un’amica, ed è più o meno sempre di buonumore.

I film di Mike Leigh che mi piacciono di più, oltre a questo, sono (dritte per lo scaricamento): “Dolce è la vita” (1990), dove recita anche sua moglie Alison Steadman, che potrebbe essere Poppy da grande, e “Ragazze” (1997), con la grandissima Katrin Cartlidge.

Valerio

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